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	<title>2bePOP &#187; Dario Greco</title>
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		<title>Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 11:35:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Suoni]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/07/new-picture-ddca3ec6-48dd-4936-8bed-08d35b7e573f1-495x495.png" alt="" width="495" height="495" /><p>Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture &#8220;Sono entrato in contatto con il blues ...<a href="https://www.2bepop.it/van-morrison-roll-with-the-punches-the-story-behind-the-picture/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/van-morrison-roll-with-the-punches-the-story-behind-the-picture/">Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
	<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/07/new-picture-ddca3ec6-48dd-4936-8bed-08d35b7e573f1-495x495.png" alt="" width="495" height="495" />			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture<br />
</strong><br />
&#8220;Sono entrato in contatto con il blues quando ero molto piccolo. La cosa che amo di questo genere è che non devi esaminarlo, solo suonarlo. Non ho mai analizzato troppo la mia musica, la compongo e basta. La musica deve essere solamente suonata ed è questo il modo in cui funziona il blues, è un’attitudine. Sono stato fortunato ad incontrare i più grandi: John Lee Hooker, Jimmy Witherspoon, Bo Diddley, Little Walter e Mose Allison. Li ho frequentati e ho assorbito ciò che facevano. Erano persone senza un grosso ego e mi hanno insegnato moltissimo. Le canzoni di Roll With The Punches, che siano scritte da me o no, sono orientate alla performance. Ogni canzone è una storia e io eseguo quella storia. È un concetto dimenticato perché le persone hanno la tendenza ad analizzare troppo le cose. Ancor prima di iniziare a scrivere canzoni sono stato un performer. Questo è quello che faccio.&#8221; <em>(Van Morrison)</em></p>
<p><span id="more-3436"></span></p>
<p>La copertina del nuovo disco di Van Morrison non è solo “una foto di quelli che fanno finta di picchiarsi” come direbbe <em><strong>l&#8217;italiano medio</strong></em>, è una foto a cui possiamo dare tanti significati anche relativi al titolo dell&#8217;album “Roll with the punches”, che possiamo tradurre come “Fa buon viso a cattivo gioco”. Innanzitutto chi sono i due lottatori? Beh quello con la acconciatura alla “moicana” è <strong>Billy Two Rivers</strong>, un ex lottatore canadese della nazione Mohawk (difatti il suo nome mohawk è Kaientaronkwen) e i suoi capelli sono tipici del suo popolo, chiamarli “alla moicana” è un errore molto diffuso in Italia, si è esibito in tutto il mondo prima di ritirarsi nel 1977 e diventare uno dei capi della riserva Kahnawake.  L&#8217;altro era <strong>Hans Streiger</strong> (deceduto nel 2002), un wrestler inglese del Derbyshire il cui vero nome era Clarke Mellor, e nella foto è proprio lui, l&#8217;inglese (ma con un nome d&#8217;arte tedesco nordico a nascondere le sue vere origini, un po&#8217; come Van Morrison che si considera più un <em>druido</em> <em>celtico</em> che un irlandese britannico) a dover rotolare a terra per evitare una lesione alla spalla in seguito alla proiezione del lottatore nativo americano. Bene, in un certo senso noi siamo lui, costretti dalla vita a far “buon viso a cattivo gioco” alle avversità della vita, rappresentate dall&#8217;&lt;indiano&gt; simbolo anche delle forze della natura, in quanto più vicino al <strong>“Grande Spirito”</strong> e alla Natura in generale, un &lt;buon selvaggio&gt; come direbbe Rosseau, in questo caso molto iracondo verso di noi.</p>
<p>Questo si collega con la scelta del disco di essere un album blues contemporaneo, blues che è per definizione musica delle radici, radici che vogliamo perdere e che spesso però ci riportano <strong>violentemente</strong> a terra. Il disco uscirà il prossimo 22 settembre e sarà il 37esimo lavoro in studio pubblicato da <strong>Van Morrison</strong>, composto da 15 brani, di cui la maggior parte sono standard blues rielaborati e registrati ex novo.</p>
<p style="text-align: right;"> <strong>Osiander in collaborazione con Dario Greco</strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/J2hFYZd9WwQ" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Like a Virgin</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 16:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[hunter s. thompson]]></category>
		<category><![CDATA[magma]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[virgin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Guida alla produzione del tuo primo disco New York 1972 Hell&#8217;s Kitchen Manatthan John O&#8217;Riley, un chitarrista si ...<a href="https://www.2bepop.it/like-a-virgin/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/like-a-virgin/">Like a Virgin</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-3392" alt="Rockets" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/01/Rockets.jpg" width="400" height="290" />Guida alla produzione del tuo primo disco</strong></em></p>
<p><b><i>New York 1972 Hell&#8217;s Kitchen Manatthan</i></b></p>
<p>John O&#8217;Riley, un chitarrista si sveglia sopra un materasso dentro a un vicolo impreziosito da pipì di classe, John non si ricordava come mai era finito lì e manco gli interessava, iniziò subito ad elaborare mentalmente i testi per un pezzo che aveva appena composto, un pezzo breve e commerciale, una roba per le radio, una suite di scale concatenate di 20 minuti. La parte strumentale era stata già registrata anche se c&#8217;erano state diverse interruzioni nella lavorazione del disco perché il batterista (che lui conosceva solo come “il batterista del disco”) era pericolosamente poco fornito di cavallo. Il cavallo è l&#8217;eroina. “Ecco sì, perfetto! Questa canzone parlerà di eroina. Per essere precisi, di come quella del Lower East Side faccia schif&#8230;” intanto mentre componeva la frase dentro la sua mente aveva già cambiato idea. Cambiò diverse volte idea quella mattina, intanto vi ricordo che era sempre sul materasso con la pipì di classe.<span id="more-3391"></span></p>
<p>Andò a casa, entrò in casa dalla finestra, passando come al solito dalle scale antincendio, per ribadire il concetto che abitata a New York. Si mise sul divano sempre a riflettere… ok no, non era casa sua. Cazzo però, non state sempre a sottilizzare! Ok la riscrivo; andò in una casa, entrò in una casa dalla finestra, passando per le scale antincendio e si mise sul divano a riflettere.</p>
<p>La canzone però era davvero troppo semplice. Serviva qualcosa di diverso, sì, ma che cosa? Cosa? E sopratutto: “Chi è lei? Cosa ci fa qui? Ora chiamo la poliz&#8230;” Queste sono le ultime parole che sentì prima che il proprietario andasse a prendere un calibro 12 in cucina. Troppo film di Scorsese? No, no, scene del genere capitano spesso, da queste parti… e non solo!</p>
<p>Doveva assolutamente parlare col suo manager discografico, serviva una svolta a questo disco e alla sua carriera. Serviva essere seri e iniziare a lavorare. Ok, il suo manager discografico era anche il suo spacciatore quindi la serata assunse (e quando dico <b><i>assunse</i></b> mica butto parole alla cazzo!) un tono leggermente diverso.</p>
<p>“<i>C&#8217;è questa roba nuova che mi è arrivata dal porto, dicono che sia fenomenale, me ne ha parlato molto bene il mio medico, che anche se è italiano resta una persona seria: il Dottor Droga</i>”. Questa novità andava provata, dopo tutto noi qui, abbiamo un dovere verso la comunità scientifica!</p>
<p>“Senti ma che farebbe” “No, nulla dicono che possa piegare lo spaziotempo. Solo questo… Hai presente che per ogni sistema di riferimento la separazione spazio-temporale tra due eventi (chiamata <i>metrica</i>) è costante e si calcola come ds² = dx² + dy² + dz² – d(ct)²?” “Certo! Ma che domande fai? Mi hai preso per un cretino?”.</p>
<p>Beh in realtà quest&#8217;ultimo dialogo non andò così ma mi piace farvelo credere, fu più un gorgogliare di vomito tra due persone in intossicazione da alcool in un auto parcheggiata davanti a un cimitero. Roba che <em><strong>Hunter S. Thompson</strong></em> era già con la mascella <i>smostrata</i> a prendere appunti come un allievo di liceo qualunque!<br />
John comprò la nuova droga, magari avrebbe potuto essere la svolta per scrivere il testo giusto e tornò a casa sua. No, no! Stavolta era davvero casa sua, prese il primo disco di <b>Trout Mask Replica</b> di <i>Captain Beefheart &amp; His Magic Band</i> e mise sul piattò il lato B. Iniziò a sniffare quella <i>strana polvere rossa,</i> che odorava di zolfo e di cantine vuote. Intanto fuori pioveva copiosamente. Come succede solo a New York City.</p>
<p>Dopo il primo tiro iniziò a piovere <strong>Frank Sinatra</strong>, dopo il secondo <strong>Dean Martin</strong> e dopo il terzo <strong>Sammy Davis Junior.</strong> Fu proprio durante la fase Sammy Davis Junior che si sdraiò sul letto e tutto iniziò a diventare nero. BAAAAM! Fine. Forse devo smettere con la droga? No, troppo tardi, ormai.<br />
<b><i><img class="alignleft size-medium wp-image-3393" alt="Franco_Battiato_con_il_suo_gruppo_nel_1972 (1)" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/01/Franco_Battiato_con_il_suo_gruppo_nel_1972-1-300x209.jpg" width="300" height="209" />New York 2017 Hell&#8217;s Kitchen Manatthan</i></b><br />
John O&#8217;Riley, un chitarrista si sveglia sopra un materasso dentro a un vicolo impreziosito da pipì di classe, John non si ricordava come mai era finito lì e manco gli interessava. Iniziò subito ad elaborare mentalmente i testi per un pezzo che aveva appena composto. Era un pezzo breve, ma intanto la droga che trasforma i materassi pieni di pipì in macchine del tempo aveva funzionato.</p>
<p>Capì quasi subito che era nel futuro, si ricordò dell&#8217;equazione e tutto era chiaramente ovvio, tranne il lieve problemino di aver viaggiato nel tempo-spazio verso il futuro pisciandosi (oppure venendo coperto di piscio da qualche creatura <i>spaziodimensionale</i> ignota). La droga aveva funzionato!</p>
<p>Ora aveva l&#8217;idea per il pezzo, ok tutti i suoi musicisti erano morti o lungodegenti per malattia/sifilide/rapimento alieno/infarto/troppa salute, però aveva capito tutto. Finalmente aveva il pieno controllo sul suo modo di comporre. Gli bastava scrivere tutti i pezzi in una lingua di un&#8217;altra dimensione inventata da lui con regole grammaticali e dizionario.</p>
<p>In un mondo a lui totalmente alieno in cui le persone ascoltavano la musica col telefono invece che con il giradischi. In un emisfero dove c’era chi si masturbava davanti a un calcolatore invece che nel parco come tutte le persone perbene, John iniziò a scrivere e a comporre tutto con una velocità e una maestria senza pari. Il tutto avveniva mentre stava realizzando che tutti i musicisti più bravi di lui erano morti, e quelli del mondo della masturbazione sbagliata non erano certo alla sua altezza, figuriamoci!</p>
<p>Beh io non so come successe ma… oddio no, lo so ma non credo di potervelo dire. Comunque John O&#8217;Riley viaggiatore nel tempo venuto dal passato e chitarrista sperimentale si recò presso una nota casa discografica convinto che i produttori discografici fossero cambiati poco, rispetto ai suoi tempi.</p>
<p><i>“Salve senta cosa vorrebbe proporci?” </i></p>
<p><i></i>“Un disco di rock psichedelico di 90 minuti tutto cantato in una lingua <i>dimensionale</i> inventata da me, una lingua con regole grammatiche e dizionario, una cosa come i <b>Magma</b> però con una lingua dimensionale invece che aliena! Quindi direi abbastanza diversa, in effetti…” (disse John con il massimo della convinzione possibile)</p>
<p>“<i>Mmmh interessante, ci segua nell&#8217;altra stanza, ora…</i>”</p>
<p>E fu così che John venne preso a randellate nel sottoscala della casa discografica da tutti i discografici e anche dell&#8217;uomo delle pulizie che mostrò tanto sadismo e pochissima empatia. Un fatto davvero sbalorditivo, visto in una storia tanto normale, quanto folle.</p>
<p style="text-align: right;"><b><br />
FINE </b></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Osiander</em></strong></p>
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		<title>Un crowdfunding per il Nautilus</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 20:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiccherie]]></category>
		<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[capitano nemo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Viviamo in un’epoca tragicamente comica e intimamente deflagrante. Tutto quello che facciamo e che sosteniamo non è altro ...<a href="https://www.2bepop.it/un-crowdfunding-per-il-nautilus/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/un-crowdfunding-per-il-nautilus/">Un crowdfunding per il Nautilus</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3297" alt="Nemo Nudo" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/06/Nemo-Nudo.jpg" width="819" height="517" /></p>
<p><i>Viviamo in un’epoca tragicamente comica e intimamente deflagrante. Tutto quello che facciamo e che sosteniamo non è altro che illusione. Non c’è più tempo e spazio per l’immaginazione. Tutto ciò che resta sommerso smette come per incanto di esistere. Tutto quello che conosciamo è così scontato, volgare e ovvio. Si tratta di un immenso mercatone, dove non rimane altro che scarti, cianfrusaglie, chincaglierie. Così tocca essere abili pescatori di perle della Papuasia, a volte. Non mi ritengo affatto una persona vinta, perché non mi sono mai arreso. In quest’epoca di silicio, io sto ancora cercando la mia gemma preziosa. Sono un cacciatore di mare alla ricerca di una storia, forse. Di un disperato e pidocchioso mistero. Ecco perché sono finito a Malta, adesso…</i></p>
<p><span id="more-3215"></span></p>
<p><b>Qualcuno molto più illustre e conosciuto di me un giorno ha detto: </b><i>&#8220;Nessun uomo si guadagna l&#8217;immortalità attraverso la pubblica acclamazione. La verità è nella zona d&#8217;ombra.&#8221;</i></p>
<p>Parto da questo concetto per introdurvi alla mia storia, che è poi la storia di un uomo, e non dirò un eroe, perché stiamo attraversando un’epoca in cui è meglio evitare pensieri e parole scomode. E se c’è un solo vocabolo che trovo insidioso, questo è sicuramente il termine <b><i>eroe</i></b>, eroico, eroina e compagnia bella…<br />
Adesso vi dirò esattamente quello che penso e che so a proposito di questa storia, così assurda e incredibile che anche io, mentre ve la racconto, stento a credere nella veridicità di tali accadimenti, per dirla alla Edgar Allan Poe.<br />
Perché nella vita va bene essere scienziati, e va anche bene l’esplorazione, almeno come concetto. Ci sono cose peggiori, come candidarsi alle elezioni regionali e imbrattare ogni muro, lecito e non.  Sì, la vita è una vera e propria lotta, però ci sono dei limiti anche a questo. Io ad esempio ne ho conosciuto di persone misantrope e un po&#8217; chiuse, ma mai come il <b>Capitano Nemo</b>.</p>
<p>Ora sedetevi un momento, e mettete da parte il vostro <i>smartphone</i> così che io possa raccontarvi come e quando lo conobbi.</p>
<p>Mi trovavo a Malta, in quel periodo, perché non avevo di meglio da fare, e perché ero convinto che se ogni uomo è un&#8217;isola, vale la pena viverci in un posto simile, almeno per un po&#8217; di tempo. Mi trovavo dalle parti di <b>Gzira</b>, ed ero completamente in balia dei venti di una primavera timida e fredda. Così per ripararmi dal maltempo entrai in una taverna. Lì dentro c&#8217;erano facce solcate dal mare e dalla salsedine. Troppa salsedine per una vita intera, e troppe rughe per una persona sola. Il gestore del locale stava asciugando senza troppo entusiasmo dei boccali di birra e c&#8217;erano due-tre clienti che guardavano una partita di campionato inglese, in maniera abbastanza esistenziale. Io, così, senza troppo meditare, ordinai una birra locale, una <b>Cisk</b>, e mi accomodai sopra uno sgabello. Il gestore mi porse la birra e mi allungò un piattino con dei crostini di pane conditi con cipolla, origano e olio d&#8217;oliva. E mi sentivo, almeno per un attimo, come in un vero racconto di mare e di avventura, degno della migliore penna di Joseph Conrad. A spezzare l&#8217;idillio giunse un misterioso uomo con un vestito d&#8217;altri tempi. Aveva stivali, cappello da ufficiale di marina e un imponente soprabito di fine ottocento, che mi fece esclamare, anche se solo nella mia mente: -<i>Ma che cazzo di stile!</i> Eppure non era solo questo. Qualcosa nel suo portamento, nel suo look era vagamente antico, non fintamente vintage come un hipster da strapazzo, insomma. Mi guardai attorno e notai che il gestore della taverna iniziò a sbuffare e a innervosirsi oltre misura, senza un apparente motivo, come se al posto di questo uomo tanto misterioso, fosse giunta la moglie in preda all’ormone impazzito…</p>
<p>Come potevo sapere io, fuori posto, e fuori luogo di essere di fronte niente meno che al capitano Nemo in persona! Io, che ho sempre adorato i classici come un bibliotecario vecchio stampo, pronto a dare la vita per una prima edizione di Moby Dick! Così in quella atmosfera surreale il capitano si sedette e ordinò un cognac. Pare che il Capitano Nemo beve solo cognac. E sti ca’!?!  Abbiate pazienza, io sono solo un tamarro di media collina la cui più grande aspirazione è guidare una panda vecchio modello. Che cavolo gli racconto ora al Capitano Nemo? Niente, questo è quello che gli racconto.</p>
<p>Capitano, lo sa che con quel soprabito a <b>Taverna di Montalto</b> come minimo le avrebbero dato il titolo di Prefetto o  di Commendatore? Ma sono troppo eccitato ed emozionato, e sto tentando di raccapezzarmi per non fare la figura del perfetto idiota, come spesso accade al mio amico Santino. Conoscete Santino, vero? Ora, uno dei clienti appena uscito dal torpore, e forse con l’intento di scroccarmi da bere mi fa un cenno. Io ne approfitto per sgranchirmi le gambe anchilosate e con poco entusiasmo mi avvicino. Il tipo mi dice, sottovoce:- <i>Eccolo, è arrivato!</i><br />
E io timidamente:- <i>scusate, ma è davvero lui, sì?</i> E il tipo, incalzandomi: &#8211; <i>Lui, sì! Che sia maledetto! Ci sia una volta che si decide a pagare! Sempre a cricco, sempre pronto ad approfittarsi della nostra generosità! Tanto lui è capitano! U capitanu di sta fungia!<br />
</i>Ora tra me e me penso, primo: tutto questo non ha molto senso. Secondo, perché questo tipo dovrebbe parlare in dialetto cosentino? Terzo: ma che storie sono?!?     &#8211; Mi scusi, ma non la seguo. Chi sarebbe questo signore? Perché dice che non paga?<br />
Il tipo, senza troppi giri di parole, mi fa: -Guarda giovane, non lo dico io, quello è il capitano Nemo. Da lontano sembravi un tipo sveglio, o comunque uno che sa riconoscere quando lo vede il Capitano. Lui non paga mai perché alla fine si imbarca su quel suo strano trabiccolo e santa notte!  Noi poveri maltesi, come se non avessimo già grossi grattacapi. Costretti a tifare Milan e Juventus, manco fossimo dei calabresi, ci tocca anche subire questo scroccone manu curta del Capitano Nemo.</p>
<p>Qui io resto pietrificato. Ho il cuore che batte a mille e l’alito che sa di cipolla come poche volte nella vita. Però a pochi centimetri da me c’è davvero il Capitano Nemo, in persona. Che stranamente scopro non goda di grandissima stima in questi ambienti. È proprio vero che non ci sono più certezze. Come dice un mio amico: <b>ti sei voluto divertire e mo’ comprati la bicicletta</b><strong>!</strong> Intanto il mio sgabello è stato occupato dal Capitano Nemo. Andrea qui direbbe senza batter ciglio che chi tardi arriva non alloggia. Vabbè, lui è un amico oltre che uno dei più grossi numeri uno di Sambiase-Nicastro. Lo conoscete sicuramente, voi, vero?</p>
<p>Sto tentando in ogni modo di distrarmi, non ho manco il coraggio di fare qualche domanda al Capitano Nemo, e ho anche paura che mi possa scroccare da bere. Sta bevendo cognac costosissimo, questo <i>disgrazieto</i>! Mi ricordo una volta quando stavo in un bar pizzeria a Palazzello, e stavo aspettando per una pizza da asporto di aver assistito a scene simili. Qui a Malta è la stessa cosa, ed è vero che spesso conoscere una leggenda è alquanto deludente. Però una cosa vorrei dirla lo stesso: tutto pensavo ma non che il Capitano Nemo non fosse ben visto nel suo paese natale. Come direbbe qualcuno più saggio di me: Nemo propheta in patria.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3225" alt="EUROPEMEDITERRANEANMALTACON_MLTMALTADES_000555STJULIANSBAY" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/06/EUROPEMEDITERRANEANMALTACON_MLTMALTADES_000555STJULIANSBAY-300x168.jpg" width="300" height="168" /></p>
<p><b>La putiga di Spinola</b></p>
<p><i>Capite per caso di elettronica? Avete una qualche dimestichezza con i sottomarini? No? E allora tacete e lasciate parlare me, così che possa narrarvi la mia storia.</i></p>
<p>Dice lui, sì è un prodigio tecnologico! Dice anche che i motori fanno uso di elettricità impiegando batterie di sodio-mercurio. Come se io avessi nozioni di come è fatto davvero un sottomarino composto da due scafi, uno esterno e uno interno, separati da compartimenti stagni, ed è in grado di raggiunge la velocità di 50 nodi. Non ne so nulla, mi sono documentato tramite internet, anzi su Wikipedia, esattamente come state facendo voi adesso, mentre mi leggete. Ma lasciatemi dire di questo uomo eccentrico, a suo modo un genio dell&#8217;ingegneria, che <i>dai che ti dai</i> riesce a tirare su questa mostruosa invenzione, decisamente un pezzo prima rispetto agli smartphone!</p>
<p>Adesso sarebbe troppo facile, scaricare la app, eseguire il download e procedere con un corposo libretto di istruzioni e relativa guida online! Prima era tutto scritto a mano, prima noi le cose le facevamo tutte a mano, sapete?</p>
<p>Prendiamo ad esempio una libretta. Lo sapete voi che cos&#8217;è esattamente una libretta? Prima di diventare cittadini del mondo e di fare l&#8217;Erasmus c&#8217;era la libretta come misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono ecc…</p>
<p>Dicevo, che prima esisteva questo modulo di pagamento dilazionato nel tempo, uno strumento meraviglioso e simultaneamente un&#8217;arma a doppio taglio. Su questa benedetta libretta venivano appuntati i debiti che un cliente accumulava nei confronti del negoziante, dicesi per correttezza e completezza <b>‘u putigaru</b>, nel corso del tempo e dello spazio. Questo accadeva nel sud Italia, come nel resto del mondo. Adesso questo tipo di pratica è considerata vetusta, superata. Ma non a Malta, e non per il signor Spinola. Lo conoscete il signor Spinola vero?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3227" alt="DSCN3941-300x225" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/06/DSCN3941-300x2251.jpg" width="300" height="225" />Un uomo di una generosità fuori dal comune, un vero filantropo dal cuore tenero. Mister Spinola ha allevato e cresciuto un figlio maschio. Il rampollo di Spinola ha sei anni, ma è un tipo sveglio, molto più del padre. Probabilmente nel suo sangue ci sono tracce di qualche antico cavaliere, si dice. Mister Spinola è un tipo onesto e pratico e non bada a questo. Ha istillato in suo figlio gli stessi valori che a lui aveva impartito suo padre, Spinola Senior. Che è un po’ come dire il gran visir di tutti i putigari di Malta. Il concetto cardine su cui si basa l&#8217;ordine dei putigari di Malta è un motto di spirito che recita pressappoco così: &#8211; Qualunque cosa accada, qualsiasi cambiamento arrivi dal mare, noi, stiamo bene dove stiamo. Qualche volta l&#8217;attuale signor Spinola, preso dagli ordini, dalle fatture e da rappresentati cialtroni, se ne dimentica. Tocca perciò al figlio ammonire il padre e rammentargli il motto di famiglia.</p>
<p>Qualunque cosa accada, qualsiasi cambiamento arrivi dal mare, noi, stiamo bene dove stiamo. Questo funzionava finché nella putiga di <strong>Mister Spinola</strong> non era sopraggiunto il Capitano Nemo. Il famoso capitano, noto negli ambienti di mare come un uomo serio e valoroso, si era presentato con il cappello in mano chiedendo credito al signor Spinola. Questi con fare molto pragmatico aveva chiesto come garanzia di pagamento una parte dei guadagni relativi al leggendario Nautilus. Ora i tempi, dai fasti di epoche precedenti erano un po&#8217; cambiati. Il <b>Nautilus</b> non era più quel gran prodigio tecnologico del passato, e per di più consumava un botto di gasolio, per via di alcune modifiche che aveva subìto, nel corso del tempo. Non solo, per colpa di <b>Greenpeace</b> si era dovuto riconvertire per non creare inquinamento nella flora e nella fauna marina. Insomma, era diventato un mezzo catorcio. Così il Capitano Nemo, seppur a malincuore, aveva dovuto piegarsi alle regole del mercato odierno. Sto per dirvi una cosa che non vi piacerà: Nemo aveva accettato un contratto a tempo determinato da parte di quei negrieri di <b>Amazon.com, Inc.</b></p>
<p>Eppure neanche questo era stato sufficiente, così il secondo ufficiale di bordo, era stato costretto ad aprirsi un account twitter e attraverso tale account aveva lanciato un <b><i>crowdfunding</i></b> per salvare il <b>Nautilus</b> dalla bancarotta e per reinvestire in spese di manutenzione e ammodernamento la cifra simbolica nonché fallimentare di 27 mila sterline inglesi.</p>
<p><i>Sono sopravvissuto alla mia stessa morte, perché la mia vita non è uno scherzo. Il mare ha stretto un’alleanza con me e mi ha consentito di fare ritorno, come un bravo marinaio. Io sono il diritto, sono la giustizia! Sono l&#8217;oppresso. Ecco l&#8217;oppressore! Per sua mano ciò che ho amato adorato e venerato: patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quel che io odio è là. La gente tende a copiare più di quanto voi possiate credere, specialmente quando piove nei negozi specializzati in tendaggi e mercerie.  </i></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>In fede, </strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>Capitano Nemo</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Immagine front by NUDO. </strong></p>
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		<title>Il mio Nome è Kevin Cipparrone e vivo a Fagnano Castello</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2016 07:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><i><img class="alignnone size-full wp-image-3066" alt="Poster" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/poster.jpg" width="960" height="730" />Ma è meglio PJ Harvey o Patti Smith?</i></p>
<p><i>Dipende. E da che dipende? </i></p>
<p><i>Da che punto guardi la P tutto dipende. </i>(Tratto da “Un dialogo, probabilmente”)</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3065"></span>Una volta <b>Tom Waits</b> durante le riprese di Short Cuts chiese a <b>Robert Altman</b> come voleva inquadrarlo. E Altman gli rispose: &#8211; Il tuo mondo in questo momento è quello del recitare, il mio è quello di fare le inquadrature, quindi non rompere le palle.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che non sia più gente come Altman in circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti stavo notando che ogni volta che muore un grande della musica, Prince, Bowie o <b>Merle Haggard</b>, c&#8217;è sempre lo spiritoso che fa qualche battutaccia su <b>Keith Richards</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">A me piace pensare che Keith legga tutti i nostri post, che di simpatico hanno davvero molto poco, e si faccia sopra… Niente, si faccia sopra. Basta così.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ come quella volta che mi trovavo a Roggiano Gravina per assistere a un concerto di <b>Tolo</b> <b>Marton</b>, perché sono un tamarro come pochi e mi piace quel tipo di musica datata. In particolare apprezzo quando la sezione ritmica di una band è capace di chiudere il pezzo senza fare errori. E&#8217; una mia fissazione. Prendere o lasciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi reputo in assoluto una delle persone meno competenti per parlare o, peggio,  scrivere di musica. Onestà, ci vuole onestà di &#8216;sti tempi, fanculo la diplomazia e fanculo anche a quei quattro situazionisti che con tre accordi ci costruiscono una carriera e un conto in banca dignitoso. Non fa per me, campo alla giornata io e accampo scuse basandomi su alibi morali che reggono solo nei giorni pari, quando mi va bene. Soffro d&#8217;insonnia e piglio <i>un po&#8217; di cose</i> per riposare decentemente, di tanto in tanto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-large wp-image-3067" alt="Cipparrone Plus" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Cipparrone-plus-1024x718.jpg" width="1024" height="718" />Ieri notte stavano dando in tv On the road, tratto dal libro-culto di <b>Jack Kerouac</b>. Non un bel film. Però è servito per farmi tornare in mente la storia dei gemelli Kevin e <b>Nicholas Cipparrone</b>, che ho conosciuto in villeggiatura a Fuscaldo, molti anni fa. Loro venivano per trovare nonni e zii e si fermavano due mesi all&#8217;anno, nei travolgenti e sfolgoranti anni novanta. E Fuscaldo all&#8217;epoca sfolgorava, di vita e di pazzia. Mio padre, che è sempre stato un grande ironico, aveva coniato un&#8217;espressione per descrivere quello status: <i>Vabbè, ma tanto siamo al mare</i>!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel senso che era tutto concesso e tollerato. Qualche volta mi ricordo che andavamo da Zucchero a prendere un gelato e a discutere sui massimi sistemi e sulle scena musicale underground italiana. Loro in realtà, <i>i gemelli del gol</i> Cipparrone erano appassionati di heavy metal e di band come <b>Pantera</b>, <b>Anthrax</b>, <b>Sepultura</b> e altre realtà che io conoscevo solo di riflesso, visto che mio cugino aveva una dignitosa collezione di musicassette. Le canzoni erano come delle ciambelle, le potevi mettere in tasca, ora invece è tutto così impalpabile, o forse è solo l’arteriosclerosi che avanza…</p>
<p style="text-align: justify;">A me interessavano poche cose e musicalmente ai tempi non ero andato oltre la sacra triade <strong>De André </strong>- <strong>De Gregori </strong>- <strong>Guccini</strong>, e a livello internazionale, <strong>Police</strong>, <b>Nirvana</b>, <strong>U2</strong>, <strong>Queen</strong> e <strong>Madonna</strong>. Insomma, non capivo un cazzo di musica, ignoravo l&#8217;esistenza dei <b>Magma</b> (gruppo francese che canta in una lingua inventata dal leader-batterista e glottoteta) e la ignoro ancora oggi. Più che altro mi interessavo di cinema e libri, ma anche lì non è che ci capissi molto. Insomma sono sempre stato uno coerente, diciamo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A Kevin non stavo simpatico, perché lui era uno di quelli emancipati, oggi lo definiremmo <i>hipster</i>, ma all&#8217;epoca non avevamo tanti termini per etichettare la gente. Ci limitavamo a chiamare stronzi, le persone che ci stavano sulle palle. Eravamo fatti così, come diceva la sigla di un cartone animato educativo. Un&#8217;altra cosa importante era che tutti noi, simpatici e antipatici, eravamo ostinatamente contro la tecnologia. Cioè, facevamo delle concessioni. Videoregistratore, impianto stereo e chitarra elettrica erano ok. Ma già chi era fissato con i cd non ci andava così tanto a genio. Io avevo un walkman Sony, e penso anche Nicholas, con cui ci univa la passione per i testi di <b>Kurt Cobain</b> e alcuni libri che ci scambiavamo in un gioco inesauribile e sfiancante di citazioni, per noi colte, ma che oggi farebbero solo pensare a due disadattati come tanti. Due di quelli che preferiscono trascorrere il proprio tempo dietro ai libri, piuttosto che ad andare appresso alla ragazzine.</p>
<p><img class="size-full wp-image-3076 aligncenter" alt="Cipparrone Brothers" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/cipparrone_brothers.jpg" width="600" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma negli anni novanta era tutto molto normale e dignitoso. Anche l&#8217;essere dei disadattati poteva avere un senso, o forse mi piaceva pensare fosse così. Se non ricordo male c&#8217;era anche qualcos&#8217;altro che ci univa: l&#8217;ideale politico. Qualcosa di vago, che era in qualche maniera legato con la <b>Pantera</b>, il movimento universitario di cui noi sapevamo poco e niente. Ma era bello pensare di farne parte, anche solo a livello ideale. Del resto ero uno che leggeva Kerouac, e che quindi in qualche modo aspirava a quello stile di vita cosiddetto “alternativo”. E gli alternativi all&#8217;epoca erano il mainstream di oggi, per quanto riguarda il “<i>Volume Noi Giovani Anni Novanta”</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ci si accontentava davvero di poco, o forse no. In effetti eravamo scontenti come pochi… </b></p>
<p style="text-align: justify;">In giro c’erano personaggi a dir poco sovversivi e folkloristici. Impazzavano i fan di <b>Lorenzo Lamas</b>, e c’era chi a bordo di una <b>Honda NSR</b> 125 si sentiva un maniaco della velocità, mentre sfrecciava a tavoletta, evitando pedoni, passeggini e anziani con la mobilità di un bradipo in calore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poi c’era il momento che tutti noi aspettavamo. Il falò di San Lorenzo. Che ci prendeva almeno una settimana per preparativi e organizzazione. Legna, fischi, ragazze da invitare e che sistematicamente ci davano bidone e poi, dulcis in fundo, un assortimento di bottiglie che manco i peggiori bar di <b>Caracas</b>. Era l’epoca del Gin Lemon e del Vodka Tonic, quella, e quasi nessuno di noi era ancora andato in Spagna. Fatto da non sottovalutare. Nonostante questo, si procedeva sempre a testa alta, come tanti <i>caproni disarticolati</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">I gemelli Cipparrone suonavano entrambi la chitarra, e io all’epoca mi ero convinto di saper cantare. Di positivo ci fu che tramite una ragazza che piaceva a tutti e tre, scoprimmo un mondo: l’Irlanda. E anche qui, grandi seghe mentali e non, con cinema musica e libri. Anche se la scoperta di <b>Roddy Doyle</b>, mi sarebbe tornata utile, quasi 10 anni dopo, a Cork. Ma quella è un’altra storia!</p>
<p style="text-align: justify;">L’unico vera dramma di quelle sere d’estate era quando l’ubriachezza molesta mista agli ormoni sfociava nel delirio politico e distopico alla Gibson, William, purtroppo!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Questo è quello che la mia mente ricorda a grandi linee, del comizio di Kevin Cipparrone:</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>La dittatura, il sistema, la nomenclatura, e tutto quello che noi vediamo come un barlume di parvenza che in tanti chiamano società civile in realtà non esistono. L&#8217;individuo oggi viene completamente lasciato libero, (allo sbando) da uno stato invisibile, impalpabile, che però quando avverte che l&#8217;individuo diventa pericoloso, e che quindi costituisce una minaccia reale, o potenziale, lo bracca e fa di tutto per ridimensionarlo, come si fa con una bestia feroce, che ha perso il senno. C&#8217;è solo questo controllo &#8220;apparente&#8221; tra gli individui e gli stati, le nazioni, che hanno perso sempre più potere e sono ormai allo sbando e verso un disarmo totale. Dove conta solo il profitto di aziende, multinazionali e corporation. Diciamo che il mio punto di vista si ispira più ad autori come Dick, Burroughs e William Gibson… </i></p>
<p style="text-align: justify;">E qui il ricordo diventa davvero molto vago, ma non so dire se per colpa mia o no.</p>
<p style="text-align: center;"><i>Viviamo per desiderare, e cosi farò anch&#8217;io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo un bel niente, pieno di splendida ignoranza come un &#8220;coglionazzo&#8221; qualsiasi che si barcamena scongiurando un naufragio con questa Marea di seconda mano.</i></p>
<p style="text-align: center;">(<b>Jack Kerouac</b>)</p>
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		<title>Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 13:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, ...<a href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/">Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter  wp-image-2655" style="border: 0px;" alt="Bruce Springsteen" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/6_7_small-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga, verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore.<span id="more-2653"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo. Da costa a costa. LaCoste permettendo. E mi perdonino, se possono, tutti gli skin che leggeranno questo pezzo. C&#8217;è una promessa che va mantenuta, c&#8217;è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio.</p>
<p>Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e la strada. Della musica di questo celebrato artista si è detto tante volte, forse troppe. E troppe celebrazioni alle volte fanno solo ubriacare. Ma nel rock si è visto anche di peggio. Chiedere ad Elvis per credere. Provare per credere. Prove it all night.</p>
<p><b>Qui ci interessa però descrivere il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada.</b></p>
<p>Come per altri celebri artisti, penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac, la strada ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l’importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale.</p>
<p>In molti casi il successo di un artista di questo genere è legato doppiamente al suo rapporto con la vita di strada, alle avventure sognate, sublimate o vissute dal vero, il più delle volte seguendo un percorso improvvisato, non definito.</p>
<p>Il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada è lungo e duraturo. Già nel suo primo disco la celebrazione del vivere alla macchia, on the road, sarà uno dei suoi marchi di fabbrica. E’ così che costruirà e plasmerà la sua epica, una mitologia fatta di ruote e di sudore, di giacche di pelle rubate a Marlon Brando, di corse nel cuore della notte che sanno di ribellione con un causa, apparente e non.</p>
<p>David Bowie, musicista inglese che già all&#8217;epoca godeva di una certa credibilità artistica, se ne innamorò, di questa estetica ruspante e verace, e riproponendo due brani di Springsteen nel suo repertorio, il più fortunato, It&#8217;s hard to be a saint in the city è uno spaccato urbano iperrealista, non privo di umorismo e di episodi surreali e intriganti.</p>
<p>La strada, in tutti i suoi aspetti è al centro di buona parte della discografia springsteeniana. Già nei titoli viene messa in primo piano: Jungleland, Street of fire, Racing in the streets, Out in the street, Thunder Road, Backstreets, Incident on 57th Street, fino ad arrivare a Street of Philadelfia.</p>
<p>Si tratta della stessa strada raccontata da Martin Scorsese che in Mean Streets e in Taxi Driver è davvero vicina come scrittura e punto di vista a quella poetica spingsteeniana, che nella mitologia del rock ha sempre avuto un posto di rilievo al pari degli Stones, di Dylan e di Tom Waits. Anche il regista Walter Hill, un autore duro e da uno stile secco e iperrealista,  lo cita ben due volte, e arriva a usare un suo titolo per quello che sarà uno dei suoi film meno riusciti: Streets of fire.  Sean Penn al suo esordio dietro la macchina da presa guarderà a Springsteen come modello per raccontare una storia di sangue, di fratelli e di strade violente nel suo The Indian Runner.</p>
<p>La corsa pazza di Springsteen pare interrompersi dopo l&#8217;ubriacatura amorosa di Tunnel of love, del 1987, dove uno dei suoi protagonisti nella struggente e notturna Cautius Man, arriva a dire: <i>Una notte Billy si svegliò dopo un terribile sogno chiamando sua moglie per nome lei giaceva respirando al suo fianco in un sonno sereno, mille miglia lontana lui si vestì al chiaro di luna e si incamminò veloce giù verso l’autostrada quando vi giunse non trovò nient&#8217;altro che la strada.</i></p>
<p>Il tema della strada torna però nel successo e steinbeckiano The ghost of tom joad, quasi un seguito ideale di quel capolavoro e ancora cinematografico che era stato Nebraska, tra Malick e Ford, tra l&#8217;esistenzialismo e il nichilismo, ad un passo dall&#8217;isolamento e dalla depressione. Saranno davvero tante le strade battute dalla sua chitarra e dalla sua penna, sempre puntuale nel saper cogliere alcuni degli aspetti più importanti e veri di questo mito americano.</p>
<p>Appassionato di auto, motociclista, e animo zingaro, Bruce Springsteen ha davvero incarnato, in modo del tutto personale, l&#8217;eroe da lui stesso celebrato e cantato più volte.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2658" alt="Cover Born to Run" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/cover-1024x512.jpg" width="1024" height="512" />Per chi ha amato dischi come Born to run, che oggi compie 40 anni, e Darkness on the edge of town, non sarà difficile ricordare il significato univoco di strada per Spingsteen: tutto inizia e si conclude con un colpo di acceleratore, con un cambio di marce, e con una corsa folle lungo il sogno americano (che non c&#8217;è).</p>
<p>Si possono vestire gli abiti dei reduci del Vietnam, o dell&#8217;eroe della classe operaia. Ribelli, attaccabrighe o semplicemente viaggiatori, uomini di passaggio che devono risolvere qualche malaffare ad Atlantic City, o in un meeting nei pressi di un fiume. Non ha importanza di quale sia la location o lo scopo: ci sarà sempre una strada, un volante, un passaggio e un passeggero. Si tratta appunto della neo mitologia americana, di cui Springsteen è stato per almeno 10 anni uno dei massimi esponenti. Non è un caso che ancora oggi, a distanza di 30 anni, quando si pensa ad una certa atmosfera notturna, di gare clandestine e di frizioni bruciate, si pensa subito alla sua poetica <i>stradaiola</i> e suburbana.</p>
<p>Giacomo Leopardi nelle note del Zibaldone anticipa la poetica springsteeniana di Born To Run, quando scrive: “La velocità è piacevolissima, per sé sola, cioè per la vivacità, l&#8217;energia, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea d&#8217;infinito. Sublima l&#8217;anima, la fortifica.” Non molto distante, questo pensiero dall’inno di fuga di Born to run, dove il protagonista invita la sua ragazza a tagliare con il passato per camminare nella luce.</p>
<p>Bruce Springsteen ha vissuto quelle strade, ha cantato quel tipo di racconto scarno ed epico nello stesso tempo. I suoi protagonisti sono cresciuti, invecchiati, qualche volta anche morti, sul sedile di una Chevi. Hanno provato a camminare come gli eroi che volevano diventare. La realtà però è fatta di altre cose. Springsteen questo lo sapeva, e per questi motivi ha preferito creare dopo tanto viaggiare una casa dentro cui far riposare questo animo inquieto e battagliero. I suoi eroi però vivranno per sempre, e saranno sempre lì, pronti quando la notte li chiamerà a raccolta, in un&#8217;ultima adunata, come in una celebre scena di un film di Walter Hill, guerrieri, giovani ribelli, ragazzi di città e di periferia che preferiscono essere protagonisti delle loro vite. Che preferiscono non accettare passivamente quello che la vita vuole e pretende da loro.</p>
<p>Siamo nelle terre che Jack London chiamava Vagabonlandia e che Springsteen contribuisce a ridefinire, portando il suo contributo a quel Grande Romanzo Americano, dei Dos Passos, Faulkner e Steinbeck. Con una prosa lucida, stringata e talvolta epica, Springsteen vive e racconta la strada, con i suoi personaggi a metà tra l&#8217;eroismo da fumetto e lo spaccato urbano di una città multiforme e multietnica. In questa miscela convivono le tante facce dell&#8217;America e del suo sogno irrealizzabile. Ci sono dentro operai, reduci, orfani e poeti, c&#8217;è dentro uno spaccato di vita che grida giustizia e pietà. Sono ruote che vengono scambiate per ali, come dice in Thunder Road, canzone di speranza e di redenzione. E&#8217; una città di perdenti e noi ce ne stiamo scappando per vincere. Al di là dei molti proclami però, i personaggi di Springsteen vivono e incarnano la strada, il viaggio con consapevolezza. C&#8217;è un prezzo da pagare e a volte il biglietto è davvero troppo caro. Ci sono lungo la strada immigrati che cercano un modo migliore per vivere, uomini a piedi lungo i binari, ragazzi che sognano una vita migliore guardando dentro uno specchietto retrovisore. C&#8217;è la strada nel suo significato simbolico e allegorico e c&#8217;è quasi sempre una speranza, di raggiungere prima o poi una terra promessa.</p>
<p>C’è un protagonista, a volte solitario, a volte accompagnato da un partner, in una scorribanda notturna. E’ una notte che brucia di vita e di passione…</p>
<p><i>Viviamo per desiderare, e cosi farò anch&#8217;io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo tutto alla perfezione pieno di splendida ignoranza in cerca di una scintilla altrove.</i> (Jack Kerouac, Angeli di desolazione)</p>
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		<title>C&#8217;era troppo Clubbing nel tuo Thriller</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 13:32:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2276" alt="Clubbing Thriller" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/Thriller_Clubbing.jpg" width="1024" height="768" />Immaginate se fra un po&#8217;, in seguito a un fortissimo esaurimento nervoso, dovuto a troppi Estathé e a pochi riposi postprandiali, io quasi per incanto, e con un insolito piglio <i>suprematista</i> cominciassi a scrivere status farraginosi sulla condizione di un ultra trentenne affetto da pigrizia acuta che ha smesso di radersi perché di lacrima facile o solo perché <i>fa figo </i>essere un hipster.<span id="more-2277"></span></p>
<p>Potrei in alternativa scrivere dei finti report dove esalto le performance astruse della nuova Marina Abramović di turno, senza però scordarmi di denunciare la carenza di CLUBBING in Italia&#8230; ormai sempre più imperante e diffusa. Oppure diventerei uno di quegli intellettuali di provincia, che al venerdì preferiscono il cinema alla serata live, dimenticando il mio background da giovinastro affetto da aritmia precoce. Potrei esaltare il ritorno di George Miller, mito di gioventù e baluardo di velocità, nichilismo e visione distopica di tutte le brutture che ogni giorno viviamo nel nostro quotidiano inferno al silicio. Immaginate una scena degna di Matrix, dove al posto di campi di esseri umani, si snodano cuffie, tastiere e monitor da call center. Dacci oggi il nostro call master quotidiano e rimetti a noi i nostri accrediti.</p>
<p>O magari se facessi lotte di principio per un giornale di merda come CALABRIA ORA, e come diceva Pierangelo Bertoli, vestendomi come un fesso con maglie a righe da <i>hipster-in-stile-marinaretto-minimal-chic-fan-di-David-Crosby</i> o del cantautorato west coast agrodolce alla James Taylor, salviamo le balene, liberate li pescetti + apericena vegan-style &amp; cose, vorrei che, a quel punto, qualche vero amico mi prendesse a male parole o, ancora meglio, a calci nel deretano!</p>
<p>Se le cose andassero così mi aspetterei da voi una colletta per pagare un sicario affinché mi possa cucire un pregevole cappotto di legno vecchio stampo, così almeno uscirei di scena come un &#8220;martire&#8221;, facendo la figura dell&#8217;eroe idealista e romantico tutto d&#8217;un pezzo. Per poi venire rivalutato dopo tanti anni come un novello <i>Peppino Impastato</i>, con tanto di serate a tema organizzate dal teatro dell&#8217;acquario a cui partecipano persone ipovedenti o con evidenti problemi di deambulazione e maglioni a collo alto, polacchine e giacche di velluto a costine larghe.</p>
<p>…E una vita sprecata e gli altri siamo noi di Umberto Tozzi che fa da colonna sonora ad una periferica esistenza di silente monotonia e di assoluta vigliaccheria, sopportando angherie sul posto di lavoro, corna e cazziatoni, e nervi a fiori di pelle, e palle che girano come eliche di un idrovolante invisibile che smuove la mia coscienza di verme rancoroso e inutile ammennicolo, avanzo di call center, rifiuto di liceo, bandito da ogni accademia che si rispetti e non. Tanto alla fine come diceva qualcuno una moglie brutta e una laurea in scienza della comunicazione non la si nega a nessuno, o quasi&#8230;</p>
<p>Forse c’era solo un po’ troppo clubbing nel suo thriller, per essere un ragazzo simpatico e colto, come ce ne sono tanti in questa provincia sorniona e narcolettica. O, forse, sto solo narrando le gesta di un novello Don Chisciotte armato di cuffie e consolle, con un cuore grande più di una valigetta colma di bei cd e musica celestiale. Oppure forse dovrei smetterla di farmi distrarre dal cd di Gianni Celeste, che la mia vicina si ostina a mandare in loop a tutto volume. Il buon trading chiama e ci sono piatti da lavare, account da sloggare e profili twitter da aggiornare.</p>
<p>Se non giochi a calcio, da giovane nei piccoli paesi di provincia come Lattarico o Rota Greca, difficilmente trovi un posto, una moglie e un cognato che possa davvero stimarti. C’è troppo thriller in queste mie affermazioni. La notte è un cacciatore solitario con un biglietto invisibile da vidimare. Devi solo scegliere se tu sarai il vigilante o il gaglioffo seduto in quel bar a consumare amari, aspettando il finale di partita: Lattarico-Rota Greca. La vita è qualcosa di più che una battuta di caccia al cinghiale: doveva andare a Berlino, ma a Fuscaldo era già una leggenda.</p>
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		<title>La Panda del Pollino</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 13:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>“Un bel panda tibetano di passaggio per Milano, incontrò, con gran stupore, una panda… col motore!” (Gianni Rodari) ...<a href="https://www.2bepop.it/la-panda-del-pollino/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/la-panda-del-pollino/">La Panda del Pollino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><i><img class="aligncenter size-full wp-image-2245" alt="Panda del Pollino" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/darioarticolo1.jpg" width="858" height="323" />“Un bel panda tibetano</i></p>
<p align="center"><i>di passaggio per Milano,</i></p>
<p align="center"><i>incontrò, con gran stupore,</i></p>
<p align="center"><i>una panda… col motore!”</i></p>
<p align="center">(Gianni Rodari)</p>
<p><span id="more-2243"></span><img title="Continua..." alt="" src="http://www.2bepop.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" />Mi sono comprato una Fiat Panda vecchio modello verde. Così, quando avrò 60 anni e mi romperà le palle guidare potrò coronare il mio sogno di divenire un automobilista rincoglionito e nichilista. Erano anni che progettavo la cosa. Un po’ come Melville, con il suo maestoso caminetto. Con le differenze del caso, ovviamente!</p>
<p>Mi sono sempre considerato un tipo da <i>media collina</i>. Quindi, dato come un fatto acquisito che sono un tamarro collinare, ho deciso che era giunto il momento. E in questo momento  mi merito anch’io la mia Panda verde vecchio modello. E&#8217; stata la prima macchina che ho provato a guidare a quindici anni. E&#8217; giusto che sia anche l&#8217;ultima, non trovate? Un mio vicino di casa ne ha una rossa. Anni fa un paio di stronzetti hanno provato a fregargliela. Era una notte placida di agosto e io ero in preda all&#8217;insonnia e al rodimento di culo.</p>
<p>Sono uscito in pantofole, mutande e canottiera. Rischiando che mi spaccassero la testa. Non me ne fregava niente, onestamente. Forse ho avuto una prima avvisaglia di nichilismo da anziano, anche se avevo poco più di 30 anni all&#8217;epoca. Ma sto divagando. Mi sono comprato una fiat panda vecchio modello. Con questa macchina accompagnerò mia moglie, la mia compagna o solo qualche amico per andare a giocare al bowling, o solo per andare a vedere un film di Woody Allen al cinema.  Ci saranno ancora film di Woody Allen al cinema, quando avrò 60 anni, non disperate, ma soprattutto non fate i pignoli. Io con voi non lo sono stato quando vi ho visto suonare le maracas con il jeans coi <i>risvoltini</i>. Siamo amici dal liceo, non mi dovete dare nessuna spiegazione, è un segno dei tempi.</p>
<p>Un imbarbarimento. Ma va bene lo stesso. Io però vi voglio spiegare la filosofia dell&#8217;automobilista del Pollino. Ho degli amici che vivono nella zona del Parco nazionale del Pollino. Anche loro hanno una Fiat Panda vecchio modello. Per me queste persone sono assolutamente degne di stima e di rispetto. E&#8217; gente schietta, senza fronzoli. Sono persone che hanno deciso come stare al mondo, ma soprattutto dove stare&#8230; al mondo. E&#8217; gente che se ne sbatte altamente dei tweet di Fedez, e chiamateli fessi! No, dai chiamateli. <i>Chiamami scemo, ma non chiamarmi emo</i>, come dice il mio carissimo amico Totonno. Lo so, lui ha una Panda nuovo modello, ma lo perdono. Lo conosco dai tempi del liceo. E&#8217; uno che ha stile, e vi fa incazzare. Nella vita ciò che conta è avere attitudine, mi dicono. Lui ne ha, cazzo se ne ha. Ho perso il filo&#8230; ah, ecco, ci sono! Con la Panda tornerò al mio Paese come un vincente, facendo un po’ il contrario rispetto a quello che canta il Boss in <i>Thunder Road</i>. Sapete, da piccolo sognavo auto sportive e belle donne. Un mio vicino di casa, di qualche anno più vecchio mi diceva spesso:- <i>Esci da questo thriller, Miché!</i> A me però non fregava nulla e davanti allo specchio mi esercitavo con il mio moonwalk calabro-lucano. Qualche tempo dopo ho capito che fare tendenza ed essere hipster sono la mia reale missione. La vita è reale, come diceva Freddie Kruger.</p>
<p><i>“Tanti anni fa, quando ero poco più che un adolescente, venni preso di mira da una combriccola che stranamente parlava solo napoletano, seguendomi ovunque, chiamandomi insistentemente con questo odioso epiteto &lt;&lt;Ecc&#8217;allah è arrivato &#8216;O Fallitone!&gt;&gt; La mia giovane vita venne segnata in modo indelebile da questo funesto episodio che mi turbò e ancora oggi mi fa venire i brividi! Questo squadrone del terrore, girava a bordo di una Panda vecchio modello grigia, targata Salerno.”</i></p>
<p>Avete mai guidato una Fiat Panda vecchio modello su una strada del Pollino? No? E allora di cosa diavolo stiamo parlando, amici miei? C&#8217;è la prima, c&#8217;è la seconda, e poi la guidava anche l&#8217;Avvocato Agnelli. Fate 2+2 oppure provate a capire come è bello guidare una panda 4&#215;4. Non è bello ciò che è bello. E&#8217; bello ciò che è Panda. Vecchio modello, of course. Perché in fondo, c’è un Avvocato in ognuno di noi, o qualcosa del genere.<i></i></p>
<p>Non è vero Stè? <img src="https://www.2bepop.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /> </p>
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