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	<title>2bePOP &#187; Francesco Sapone</title>
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		<title>God Bless The Boss</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 08:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di ...<a href="https://www.2bepop.it/god-bless-the-boss/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/god-bless-the-boss/">God Bless The Boss</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-3283" alt="borntorun" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/borntorun.jpg" width="1280" height="800" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di &#8220;Born in The Usa&#8221;.Oggi manca esattamente una settimana al mio cinquantesimo compleanno ed ho appena assistito alla tappa romana del &#8220;The River Tour&#8221;. Il Boss e la leggendaria E Street Band continuano a stare sul palco per 4 ore e 10 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3259"></span>Non sono e non sono mai stato un fan sfegatato di Springsteen, lo conobbi grazie a Mister Fantasy, il programma televisivo rai dei primi anni 80. Il conduttore, Carlo Massarini, mandava sempre dei video live del giovane cantautore del New Jersey, che in patria era già leggenda. Rimasi colpito dall&#8217;intensità di quei concerti, dal contatto che Springsteen riusciva a creare col pubblico, dal suo darsi senza riserve e dalla compattezza della band/famiglia nella quale spiccavano Big Man e Little Steven. Iniziai quindi a recuperarne i dischi appassionandomi più al personaggio/musicista che non propriamente a tutta la sua produzione. Qualche anno dopo scoppiò la bomba &#8221; Born in The Usa&#8221; e quindi il successo commerciale e la fama planetaria. Alla vigilia del mio esame di maturità quel tour già leggendario approdò a San Siro, decisi che valeva la pena &#8221; scappare&#8221; da casa per un giorno, cosi come avevo già fatto due anni prima per i Police di Synchronicity. Decisi bene, e diventai dipendente da live di Springsteen. L&#8217;esame poi lo avevo superato con qualche affanno e le botte di mio padre mentre i Police, di cui ero anche fan maniacale, finirono per sciogliersi.<br />
Oggi mi ritrovo qua,come per chiudere un cerchio. Puntuale ad una sorta di appuntamento fissato trent&#8217;anni addietro. C&#8217;è anche qualche lacrimuccia. Alla fine del concerto scorrono sui mega screen le immagini di Clarence Clemons e di Danny Federici. E&#8217; passata tanta vita, abbiamo perso qualcuno che manca terribilmente, qualcun altro è arrivato. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, c&#8217;è chi è vestito come se dovesse andare in discoteca, sfoggio di tatuaggi e barbe, t shirt del boss ma anche dei Guns and Roses e di Vasco. Un pubblico senza età, un pò come i Rolling Stones dello scorso anno e ci sono anche tanti padri con i loro figli. Siamo tutti al Circo Massimo, &#8221; beautiful location&#8221; nella città più bella del mondo a celebrare il rock,n roll.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3284" alt="springsteen_circomassimo_adn" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg" width="960" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il boss sale sul palco sulle note di &#8220;c&#8217;era una volta il west&#8221; il suo Daje Roma, vi amo, spinge via tutte le paure portandoci lontano dal terrore di chi colpisce anche quello che stiamo celebrando; la cultura, lo stare insieme lontani da ogni distinzione.Del resto Bruce Springsteen è sempre stato artista sensibile verso la lotta per l&#8217;affermazione dei diritti umani e di ogni altra libertà.<br />
Sono le 20,15 e New York City Serenade pervade di magia il rosso tramonto della capitale.Una serie di cuori e dei cartelli con sopra scritti i titoli di alcune canzoni accolgono Bruce e la band. Lui sa che sarà una serata magica e allora sconvolge nell&#8217;ordine dei brani la scaletta. Badlands, Summertime Blues di Eddy Cochran e Boom Boom di John Lee Hooker. &#8220;Drive all night&#8221; e poi chiaramente tutto &#8221; The River&#8221;. Emozionanti gli episodi acustici con chitarra e armonica così come la sequenza di Born in The Usa con Born To Run e Hungry Hearts,Because The Night e Dancing in the Dark. Non si chiude con la consueta Twist and Shout ma con Shout degli Isley Brothers suonata e cantata con i sessantamila per 12 minuti. Poi Thunder Road, col boss che lascia il palco poco dopo la mezzanotte.<br />
Ad un concerto di Springsteen ti diverti e canti a squarciagola i tuoi ooooo o shalalàlla anche se non conosci nessuna delle sue canzoni. Lo spettacolo non è solo lui o la bandana di Little Steven, o il piano di Roy Bittan o le rullate furiose di Max Weinberg, lo spettacolo è il pubblico. C&#8217;è chi è là per ascoltare la storia di Tom Joad o quella dei reduci del vietnam, c&#8217;è chi della poetica del boss e della storia d&#8217;america che ha sempre cantato se ne sbatte ed è li solo per ballare o per Born in the Usa ( che poi è un pezzone). Bruce Springsteen e la sua band di settant&#8217;enni sono magia, sono il rock&#8217;n roll che non è mai morto, sono un esempio di umiltà e passione anche per chi fa il musicista per lavoro.<br />
La festa è finita ed andiamo in pace ed in corteo verso il colosseo. Appagato come non mai tra e me e me penso che Ho rosicato nel vedere dei bambini saltare e ballare con le loro cuffie, il mio è ancora troppo piccolo anche se spesso imbraccia la chitarra col il piglio giusto. Magari una di queste sere gli racconterò la storia di tre amici americani &#8220;c&#8217;era una volta uno che lo chiamavano il Boss e suoi amici Little Steven, uno col bandana , e Big Man, un gigante nero che suonava il sax. Grazie a loro abbiamo saltato, ballato, ed abbiamo vissuto l&#8217;america anche se non ci siamo mai stati. Era solo rock&#8217;n roll ma ci piaceva&#8221;.</p>
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		<title>Prince, Il Treno di Mezzanotte e il Tanga di Sheila E. Quando eravamo King</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 10:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La morte di Prince mi ha fatto rivivere  malinconicamente sensazioni e ricordi legati agli anni 80 e 90, ...<a href="https://www.2bepop.it/prince-il-treno-di-mezzanotte-e-il-tanga-di-sheila-e-quando-eravamo-king/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/prince-il-treno-di-mezzanotte-e-il-tanga-di-sheila-e-quando-eravamo-king/">Prince, Il Treno di Mezzanotte e il Tanga di Sheila E. Quando eravamo King</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-3009" alt="(Photo: Warner Bros. Pictures)" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/Purple-Rain-Prince-DYR-1024x770.jpg" width="1024" height="770" />La morte di Prince mi ha fatto rivivere  malinconicamente sensazioni e ricordi legati agli anni 80 e 90,  di quando noi eravamo “eroi nel vento” avrebbe detto Stefanuzzo e le decadi in cui il genietto di Minneapolis è stato il King dandoci il meglio di sé ,non soltanto in termini di popolarità .<span id="more-3008"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Approcciai a Prince ascoltando dalle radio i singoli  “I wanna be your lover” e “controversy”. Nel mare di RnB e disco music così in voga in quegli anni non restai molto colpito dai suoni quanto dalla sua immagine. Sprizzava sesso e sensualità da tutti i pori, caratteristiche che saranno per sempre determinanti anche nella sua musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lui presi un treno notte, cosa che da fan ho riservato davvero a pochi altri grandi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3013" alt="biglietto Prince Palatrussardi" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/s-l225.jpg" width="169" height="225" />Faceva tappa a Milano il tour di “Lovesexy”. Qualche anno prima mi ero perso quello leggendario di” Sign of the Times”, l’album che ancora oggi amo di più e che ritengo in generale imprescindibile per la storia della musica. Non mi sarei mai potuto perdonare di sgarrare di nuovo lasciandomelo sfuggire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vigendo ai tempi la dittatura di Ticket One, prenotai ed acquistai presso il  mai dimenticato box office di Firenze il mio biglietto, per poi tornarmene a casa per le vacanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 16 luglio 1988, alle 24 presi da Paola, stazione di Paola, il mio bel treno notte per Milano Centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il treno notte era quel mezzo  con i sedili degli scompartimenti in moquette, quando beccavi quella che era stata una prima classe, o in simil pelle colore marroncino quando proprio ti diceva sfiga. Dovendo viaggiare per una notte intera,l’aspirazione massima era quella di trovare uno scompartimento vuoto ed occuparlo per fumare, togliersi le scarpe, aprire il finestrino e sdaiarsi comodi occupando due sedili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  sogno però spesso si tramutava nel più classico degli incubi. Il treno arrivava dalla Sicilia e quasi sempre  era pieno fino all’inverosimile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci viaggiava gente di tutti i tipi ma soprattutto chi andava a lavorare lontano da casa con le palle girate e figurati che cazzo gliene fregava di te che partivi dalla Calabria per andare a vedere un cantante nero, basso e pure sessualmente ambiguo.  Quando avevi il culo di trovare i corridoi  vuoti e percorribili, ti mettevi alla ricerca di un posto provando ad ispezionare gli scompartimenti che trovavi con le porte rigorosamente chiuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla tua forza impegnata sulla porta scorrevole in un nanosecondo se ne opponeva una dall’interno di natura quasi sovrumana.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal piccolo spiraglio che “la cosa dall’interno” ti aveva concesso, riuscivi a scorgere più corpi sdraiati e venivi investito da puzza di piedi e sigarette. Una voce di sonno, con accento siculo e molto incazzata ti diceva : “Hoccupato”. La porta si richiudeva con violenza, semmai l’avessimo voluta considerare o definire aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Di sicuro i viaggiatori non sarebbero scesi a Napoli, quindi, se non trovavi posto nei sedili dei corridoi ti armavi di foglio di giornale  da mettere sul pavimento ti recavi nello spazio tra sportello e bagno.  Accucciato, accendevi il walk man ripassando Prince e ti giravi una canna che tanto la nottata doveva passare.</p>
<p style="text-align: justify;">In fin dei conti, anche se estremamente faticoso ed a tratti umiliante, era tutto molto Rock’n roll.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-3014" alt="Prince photo" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/prince-is-suing-his-facebook-fans-for-22-million-1024x768.jpg" width="1024" height="768" />Del concerto non ricordo tutto ma benissimo alcune cose. La figa prima di tutto. Con Prince non è mai mancata, anzi è stata sempre una componente fondamentale, nella vita, nel live e nella musica.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi vengono in mente Sheila E e Wendy e Lisa, musiciste della band per citare solo le donne  sul palco. Poi Jill Jones, quella del singolo iper Princiano “Mia Bocca”, Kim Basinger, Apolonnia,  Madonna e chissà quante altre.  C’è stato un periodo che tutto il pop risentiva l’influenza del suono di Prince.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo alla musica. Musica della madonna come canterà Jovanotti qualche anno dopo.  Prince era un concentrato di potenza. Uno che di diritto deve essere considerato un grande della black music. Un artista totale e quindi anche controverso ma a suo agio tra Duke Ellington, James Brown ,Miles Davis, Stevie Wonder, Jimi Hendrix  e Michael Jakson, per citarne alcuni. Ma da musicista vorace  subiva influenze anche dal rock. Amava i Queen, Frank Zappa e i Led Zeppelin.  “Around The worl in a Day” è un disco ispirato dalla psicadelia di Sgt. Peppers  dei Beatles. Brani scritti per altri quali Manic Mondays per le bangles o Nothing Compares to you per Shinead O’Connor sono delle autentiche gemme pop.</p>
<p style="text-align: justify;">Del concerto ricordo il palco circolare, il primo che vidi poi adottato anche da altri, delle auto colorate come scenografia, i tacchi di Prince ed un canestro. A volte il live virava verso il musical con la band sempre in primo piano,  c’erano tutte le hits, Kiss compresa. Restai colpito dalle chitarre di The Cross e Purple Rain.</p>
<p style="text-align: justify;">Finiva con la band sul cofano e il tetto della macchina che girava sul perimetro del palco. Tutto il Palatrussardi, oggi forum, a fare un coro su “Alphabet Street”.  Anche il nome del palazzetto era tremendamente anni 90.  Andai via  con in testa il coretto che faceva  Ye ye ye…. Alpahabet Street…negli occhi l’immagine di Prince senza maglietta che suona la chitarra e del tanga di Sheila E. Insieme a quello di Bruce Springesteen , per lui presi l’aereo però , il live più potente che abbia mai visto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3015" alt="Prince" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/Prince.jpg" width="980" height="552" />Rieccomi sul mio treno notte, da Milano per fortuna era vuoto. Mi sento ancora addosso la puzza di quello dell’andata…mi hanno rubato pure il walk man mentre sono andato in bagno….ma ne è valsa la pena.  Arrivato a casa, senza neanche dormire e con la spocchia di chi sa di avere assistito ad una cosa figa  indossai la T shirt del concerto e me  ne andai al mare.</p>
<p style="text-align: justify;"> “ Chi è quello sulla maglietta? Prince?. No non mi piace, cioè kiss, si vabbè bel pezzo …però imita a Michael Jakson”.</p>
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		<title>The Hateful Eight, La Cosa Gialla di Quentin</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2016 22:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>The Hateful Eight , La Cosa Gialla  di Quentin Tarantino. The Hateful Eight è probabilmente l’unico film di ...<a href="https://www.2bepop.it/the-hateful-eight-la-cosa-gialla-di-quentin/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/the-hateful-eight-la-cosa-gialla-di-quentin/">The Hateful Eight, La Cosa Gialla di Quentin</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2765" alt="The-Hateful-Eight-UK-Poster-834x1024" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/02/The-Hateful-Eight-UK-Poster-834x1024.jpg" width="834" height="1024" />The Hateful Eight , La Cosa Gialla  di Quentin Tarantino.</p>
<p style="text-align: justify;">The Hateful Eight è probabilmente l’unico film di Quentin Tarantino che ha ricevuto critiche negative e che ha deluso soprattutto molti fans dello zoccolo duro.<span id="more-2764"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Uscito in Italia da circa due settimane, pur assestandosi tra i primi cinque film più visti non è un campione d’incassi. A dire il vero, situazione non inedita per la storia cinematografica di  Quentin Tarantino. Stesso discorso vale per i botteghini americani dove pur avendo abbondantemente “coperto le spese” è ancora al di sotto dei suoi predecessori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film è stato vittima di una violenta e massiccia “piratata” che lo ha diffuso in rete molto prima dell’uscita ufficiale, e non sono mancate le polemiche con il sindacato di polizia americana che lo ha boicottato ritenendo Tarantino reo di avere marciato a sostegno delle minoranze nere vittime della stessa polizia. Anche l’Academy non è impazzita per The Hateful Eight riservandogli tre nominations, migliore attrice non protagonista, colonna sonora e fotografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente “Inglorious Basterds” e “ Django” avevano fatto presagire ad un altro film, magari  con molta azione e quindi ad un western tradizionale , appassionante e spettacolare attesa anche la scelta di girare in Panavision e 70 mm.   Del western invece non ha nulla. Non ci sono eroi o eroine per cui tifare ma un gruppo di otto personaggi piùttosto antipatici in un interno.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è quindi chi lo definisce un capolavoro e chi lo ritiene un film autoreferenziale, brutto e noioso con Quentin Tarantino a corto di idee che, autocitandosi, si produce in un inutile e presuntuoso esercizio di stile.</p>
<p style="text-align: justify;">E’innegabile che The Hateful Eight sia un film molto lungo e verboso. Come tutti gli altri lavori di Tarantino si caratterizza essenzialmente per i dialoghi. E’ strutturato come una pièce teatrale e ricorda Le Iene.</p>
<p style="text-align: justify;">La narrazione è suddivisa in capitoli e con i tempi della storia a volte invertiti, metodo già visto in Pulp Fiction e non solo. E’ altrettanto vero che resta alto il rischio di annoiarsi almeno per la prima parte, perché si impone la massima attenzione ad ogni battuta pronunciata dai personaggi, ma ciò non può inficiare il giudizio su un ‘opera che rende Tarantino, già abile e manicale frullatore di cinema, maturo anche nella stesura della sceneggiatura.</p>
<p style="text-align: justify;">The Hateful Eight non ha il tiro “pop” e il ritmo di Django ma la struttura di un horror che somiglia consapevolmente a “ La Cosa” di Carpenter (a sua volta un remake) e a gialli di Agata Christie più che ad un western. E’ il terzo film della trilogia “politica” composta dai Basterds e proprio da Django. Opere che pur stilisticamente Tarantiniane e dietro una trama esile affrontano tematiche importanti come quelle della identità dei popoli, del razzismo e della giustizia a cui abilmente il regista oppone e ribadisce la centralità e l’importanza della cultura, della tolleranza e dell’immortalità dell’arte, non solo cinematografica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da cinefilo e cineasta maniacale probabilmente ha scelto la messa in scena del Western per cancellare definitivamente l’idea del cinema di frontiera iniziata con “ Nascita di una Nazione”, già coglionato in Django nella scena del Klu Klux Klan , e poi sviluppata con il “ fascismo”  degli eroi bianchi alla  John Wayne.</p>
<p style="text-align: justify;">The Hateful Eight racconta delle diversità e delle contraddizioni tra le genti che forzatamente hanno unito ed uniscono gli Stati Uniti. Neri, razzisti, messicani, cowboy, assassini, bugiardi, tutti in una stanza impegnati a spiegare attraverso lettere, documenti e referenze chi sono e da dove vengono prima dell’inevitabile bagno di sangue. Il Tarantino migliore di sempre, che è diventando grande e non immagina più cinema ascoltando un disco ma che lo scrive e lo crea frullando e comprimendo tutto il suo immenso background. Per goderne appieno dovreste recarvi in una sala al primo spettacolo, con la mente libera e disponibili a farvi trasportare da attori  giganteschi  in un film che cresce lentamente  insieme alla tensione che anticipa la scoperta del mistero legato all’unica donna del cast, sempre con la faccia tumefatta a metà tra la Carrie di De Palma e la Regan de L ‘Esorcista.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, dopo tutta questa carne al fuoco adesso resta difficile immaginare quale sarà il prossimo passo del nostro Quentin, salgono le quotazioni per l’ horror ma si spera sempre nell’annunciato remake de “ L’allenatore nel Pallone”, quello sicuramente concilierebbe tutti.</p>
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		<title>Kiave &#8211; StereoTelling: considerazioni al rum tra amici sul Rap, l’amore, i cappelli e la crescita in una fredda serata cosentina post natalizia</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 13:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiccherie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni]]></category>
		<category><![CDATA[cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[hip hop]]></category>
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		<category><![CDATA[Macro Beats]]></category>
		<category><![CDATA[rap]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>© Tommaso Gesuato / Macro Beats “Non parlo solo d&#8217;amore verso la persona con cui si condivide un ...<a href="https://www.2bepop.it/kiave-stereotelling/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/kiave-stereotelling/">Kiave &#8211; StereoTelling: considerazioni al rum tra amici sul Rap, l’amore, i cappelli e la crescita in una fredda serata cosentina post natalizia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-2756 alignnone" alt="" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/02/©TommasoGesuato_MIRCO-KIAVE306421-1024x682.jpg" width="1024" height="682" /></p>
<pre>© Tommaso Gesuato / Macro Beats</pre>
<p><em>“Non parlo solo d&#8217;amore verso la persona con cui si condivide un rapporto, ma anche di amore verso ciò che ci circonda, verso la natura, i propri valori. Chi non è mai riuscito ad amare, è riuscito a convincerci che l&#8217;amore sia per persone deboli, quando secondo me non c&#8217;è niente di più forte che lasciarsi andare ad amare”</em></p>
<p><span id="more-2750"></span></p>
<p>Quando mi hanno chiesto di scrivere di “StereoTelling”, il quarto disco del rapper cosentino Kiave, non ho esitato neanche un attimo. La conversazione con lui è sempre piacevole e di alto livello e i nostri solidi e antichi rapporti personali ci hanno consentito di andare oltre disco, affrontando argomentazioni che spaziano dalla sua idea di hip hop all’amore e ad altre grandi tematiche, che vi riporto sempre senza filtri e compromessi ed in pieno stile 2bePOP.</p>
<p>Preannunciandogli telefonicamente il nostro incontro, gli ho ricordato che non sarei stato capace di scrivere una cosa tecnica essendo pur sempre un vecchio trombone rimasto legato al rap degli anni 90. Nas, gli House of pain i Cipress Hill sono ancora parte integrante dei miei ascolti e per quanto riguarda l’Italia il monumentale SXM resta il disco di riferimento. Però, quasi a compensare, gli ho anche detto che lui e Ghemon sono gli unici rapper italiani di cui ho tutta la discografia e, aldilà della nostra amicizia, non è sicuramente un caso. Anche lo stile, un po’ come la classe, non è acqua.</p>
<p>Conosco Kiave da quando era un ragazzino che se ne andava in giro con i suoi demo, ho sempre pensato che fosse un predestinato. Passione, tecnica e l’integralismo di chi pensa che il rap sia una missione. Queste caratteristiche le ha sempre avute, poi aggiungendo le liriche sopraffine e conscius della crescita, i modi eleganti, un background culturale di tutto rispetto e il continuo impegno sociale.. beh…coglierete anche il senso, non soltanto estetico, della coppola preferita al new era e di pezzi come Hardcore Gentleman o MK Ultra, brano manifesto che apre Stereotelling.</p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">Nel video del primo singolo uscito, Lasciami sbagliare, appari senza coppola e “ingiacchettato”, pur parlando di immagine mi sembra però si voglia dare un segnale di crescita e maturità artistica, ascoltando il disco colgo subito anche una maggiore voglia di spingersi oltre espressa con grande libertà. StereoTelling pure affrontando tematiche che da sempre ti caratterizzano quali il razzismo, la difesa dei deboli e del diverso, l’amore e la crescita individuale , sembra riuscire a dosare benissimo musicalmente gli episodi più hard core o sperimentali con quelli pop o tendenti al reggae che personalmente adoro.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">KIAVE</b>: <em>Innanzitutto grazie per l&#8217;ottima fotografia introduttiva a me e alla mia musica, mi fa davvero piacere. La tenuta più elegante, anche se elegante è una parola grossa, sta ad indicare proprio la ricerca di originalità che mi ha sempre insegnato l&#8217;Hip Hop, da una parte, dall&#8217;altra l&#8217;accettare di non avere più 25 anni. La coppola è sempre li, quando smetterà di essere di moda, quindi a breve, tornerà a coronare i miei pensieri. E&#8217; come hai detto tu, io non ho indossato il new era come tutti, perchè ho sempre cercato una personalità mia, sia nel vestire che nella scrittura, quando ancora le due cose non si intrecciavano cosi freneticamente. Ricordo che i primi tempi che facevo Rap, ero estremamente influenzato da DJ Lugi, dal suo stile, dal suo suono, e ho impegnato un sacco di energie per staccarmi da questo, mi impegnavo e studiavo qualcosa che fosse solo mio, lo ammetto, a volte ho esagerato sfociando in qualcosa di forzato, ma alla base c&#8217;era comunque una ricerca stilistica, cosa che ahimè, col tempo è andata sempre più affiovelondosi. Sono contento piaccia un pezzo “sofferto” come “Rum e sigarette”, perchè la genesi della sua realizzazione è stata travagliata e particolare, ma poi con Macro (Macro Marco, ndr) siamo riusciti a fare qualcosa di solitamente solido, inutile dirti quanto sono contento di avere Macro nel team di produzione, che al di la dell&#8217;amicizia ritengo uno dei migliori di sempre.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2682" alt="Don Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/02/©TommasoGesuato_MIRCO-KIAVE30725-1024x682.jpg" /></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">E’ innegabile che molte delle recenti pop star italiane siano state prodotte e generate dal Rap, che ormai si confrontano con un mercato sicuramente diverso dal vostro per altro con esiti e risultati che in alcuni casi sono chiari e in altri molto meno; che ritengo il lavoro di Macro Beats, così come di unlimited struggle, di fondamentale importanza e sicuramente gigantesco trattandosi pur sempre di realtà indipendenti ; posto anche che i mondi del mainstream e dell’underground riescono oggi tranquillamente a convivere e a coesistere, considerata la difficoltà del mercato musicale italiano, secondo te quale sarà il prossimo giro, cosa prevedi dopo questa notevole sovraesposizione del rap?</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">KIAVE:</b> <em>Prevedo un naturale calo dei numeri, fisiologico, come è giusto che sia, ma a differenza della precedente glaciazione (anni 2001/2003) che ricordo bene, perchè c&#8217;ero, sono sicuro che l&#8217;underground rimarrà stabile, si muoverà in un sottosuolo diverso, fatto di linee wi fi e smartphone, ma sicuramente sopravvivrà anche grazie al quantitativo gigantesco di dischi usciti negli utimi anni. Ci sono tante nuove leve che stanno cercando un suono con criterio e cultura, e questo è molto importante secondo me. Non sono per la chiusura, anche in questo disco ho cercato di spingermi più in la possibile con suoni nuovi e nuove atmosfere, e penso che sia tempo di creare una nuova golden age, vedremo cosa succederà..</em></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">Anche in “StereoTelling” sono molto forti e presenti i concetti di appartenenza e di identità, non soltanto in riferimento alla tua terra e alla tua città. È molto la tematica legata all’amore, sia come concetto universale che come passione temporanea, tuttavia, mi sembra anche che tu voglia ribadire l’importanza dei rapporti sentimentali stabili, ma sempre con grande rispetto della figure femminili…. una rarità di questi tempi&#8230;</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">KIAVE:</b> <em>Be di sti tempi se ne sentono cazzate in giro, maggiormente su questo argomento. So di essere un rapper anomalo sotto alcuni punti di vista, non essendo io ne omofobo ne sessista, ma per fortuna non sono l&#8217;unico. Però anche qui, come può essere l&#8217;Hip Hop una cultura discriminante nel 2016, accusano me di essere anacronistico, ma non trovo nulla di più retrò di questo al giorno d&#8217;oggi.. Più che dei rapporti sentimentali stabili, punto all&#8217;importanza dell&#8217;amore, che ultimamente viene visto un po&#8217; come un tabù, quasi una cosa per sfigati, e mi sembra davvero una cazzata. Non parlo solo d&#8217;amore verso la persona con cui si condivide un rapporto, ma anche di amore verso ciò che ci circonda, verso la natura, i propri valori. Chi non è mai riuscito ad amare, è riuscito a convincerci che l&#8217;amore sia per persone deboli, quando non c&#8217;è niente di più forte che lasciarsi andare ad amare, sempre secondo me.</em></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/HO9tv5aCl_U" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Latte &amp; Sangue, conversazione ad ampio raggio sul rap e dintorni  con Don Diegoh e Ice One</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 08:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>2bePOP è anche un po’ casa di Diego Lechiara a.k.a. Don Diegoh. L’idea di quell’h in fondo al ...<a href="https://www.2bepop.it/latte-sangue-don-diegoh-e-ice-one/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/latte-sangue-don-diegoh-e-ice-one/">Latte &#038; Sangue, conversazione ad ampio raggio sul rap e dintorni  con Don Diegoh e Ice One</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2682" alt="Don Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_01_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />2bePOP è anche un po’ casa di Diego Lechiara a.k.a. Don Diegoh. L’idea di quell’h in fondo al nome è anche figlia di chi vi sta raccontando l’incontro  settembrino con il rapper crotonese e Seby Ice One. Latte &amp; Sangue è in uscita, è già stata pubblicata la tracklist e la copertina realizzata dal nostro Roberto Gentili. Il disco è dedicato anche a Stefano Cuzzocrea, che mi presentò Diego circa dieci anni addietro chiedendomi di consigliarlo legalmente per un problema di omonimia con un dj techno. È così che venne concepita quell’h distintiva, è così che nacque una lunga amicizia sulle solide fondamenta di una casa chiamata 2bePOP.</p>
<p>Fa caldo come se fosse ancora agosto e l’entusiasmo di Diegoh di parlare del suo nuovo lavoro è incontenibile.<span id="more-2665"></span></p>
<p><i>“Per me sono cambiate moltissime cose, nel mio modo di vedere la musica e principalmente nel mio modo di farla. Dopo l’uscita di Radio Rabbia ho trascorso un lungo periodo senza scrivere nulla di nuovo, ma in realtà ogni giorno cercavo di capire quali erano le cose da migliorare dal punto di vista lirico. L’obiettivo era cambiare quasi tutto, &#8216;asciugare&#8217; il più possibile le metriche e usare le parole giuste. Poche e d’impatto.”</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><br />
Credi che Radio Rabbia, disco precedente  n.d.r., abbia in qualche modo favorito una sorta di maturazione e di consapevolezza diversa anche grazie ai tanti live con Ice One ai controlli?</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DON DIEGOH:</b><i> Tra un live e l’altro (da settembre 2013 abbiamo iniziato a girare assieme in lungo e largo), passavo interi pomeriggi in studio con Seby a sentire i suoi beat. C’è voluto un po’ di tempo prima di individuare l’amalgama necessaria a stendere i pezzi. Fortunatamente, oltre a farmi sentire le basi Seby passava con una pazienza incredibile intere ore a spiegarmi la sua visione di musica per farmi ragionare su alcuni aspetti che fino a quel momento non avevo mai valutato. Nel tempo si è creato il mood giusto e sono arrivate le canzoni.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b> <i>Personalmente ho amato molto l&#8217;album Radio Rabbia. Trovo il lavoro di Mastrofabbro molto maturo e con un’impronta ben definita: è stato molto utile conoscere bene Radio Rabbia per creare un sound originale tenendo conto del background di Diego. L&#8217;intuizione principale è stata quella di lavorare palleggiandoci il lavoro, trovando sintonia dove potevamo e sospensione del giudizio nelle zone a noi sconosciute.</i></p>
<p><i>Io ho dato i beats in fase seminale a Diegoh che ci ha inciso le voci, per poi rilavorare i beats dopo, avendo le voci, ed impreziosendo dove possibile le rime, con accorgimenti musicali un po’ lontani dalla logica del loop a tutti i costi. </i></p>
<p><i>Devo dire che c&#8217;è stato un flusso di fiducia reciproca tra me e Diegoh, che ha dato secondo me i suoi frutti. Nello specifico per quanto riguarda me il risultato che volevo raggiungere in questa sinergia l&#8217;ho raggiunto senza avere dubbi di sorta. Volevo un suono che rappresentasse le mie radici.. poi il mio percorso&#8230;ed anche una botta di presente e futuro messi insieme.</i></p>
<p><i>Usare le skills da musicista insieme con quelle di beatmaker è sempre stato un mio pallino fin dall&#8217;inizio della mia storia personale, e qui ho reso in pieno quello che al momento per me rappresenta questo concetto.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2684" alt="Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_03_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />Ritengo che tu sia riuscito grazie al lavoro e alla ricerca continua a ritagliarti un tuo spazio molto personale ed originale all’interno della tradizione rap calabrese, fatta di gente importante come Lugi, Kiave, e Turi per citarne solo alcuni. Non era facile visto che molto già è stato detto e fatto e soprattutto evitando il rischio di emulazione/imitazione.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b> <i>Provenire dalla stessa Regione di gente come Luigi, Salvatore, Mirko, Macro, per me da sempre vuol dire proporre un certo tipo di Rap che si avvicini il più possibile al livello da loro raggiunto. Studio per questo, ci metto tutto me stesso per questo. Non mi sono mai paragonato a loro, ma nel tempo ho avuto l’occasione di confrontarmi spesso e in alcuni casi di lavorarci anche assieme. Questo mi ha portato ad assorbire i loro consigli. Fondamentalmente mi hanno visto crescere (Kiave in primis) e hanno sempre dedicato attenzione alle mie cose. Pertanto, io cerco di seguire un mio percorso ma nel rispetto di un filone (quello calabro) che ad oggi è uno dei più rappresentativi nello Stivale.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">In un momento così difficile per il mercato discografico , dopo averci messo tanta passione e dedizione è lecito chiedervi  cosa vi aspettate da questo album.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b> <i>Che l’amore e l’impegno profuso in ogni singola canzone arrivi, tramite le cuffie o tramite un impianto a chi ha fame di musica. </i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b><i> Le mie aspettative sono molto semplici. In genere affido il destino di un disco, in mano alla gente che ci segue. Alla fine suoniamo, componiamo e registriamo per far conoscere il pensiero di molti filtrato attraverso la musica e le rime. La sfida è rendere emozioni, suoni e pensieri, universali. Se ci siamo riusciti suoneremo tanto…ed è la parte che mi piace di più.</i></p>
<p><i>Vorrà dire che saremo riusciti a dare alla gente non quello che vuole, ma quello che gli serve, perchè &#8220;quello che vuole&#8221; avrà una durata nel tempo relativa alla durata del desiderio; “quello che gli serve&#8221; durerà molto di più ed avrà un utilità ed una funzione che nel tempo verrà spiegata dal pubblico stesso. Inoltre non ho mai creduto in quell’Hip Hop che si professa duro e puro e fa le cose solo per stesso. L’onanismo musicale non fa per me e genera solo divisioni.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">Fin da Radio Rabbia ho sempre avuto l’impressione che il tuo rap, il tuo suono, così come certe liriche  fossero  molto legate e figlie  di quello degli anni 90 e quindi ai capisaldi del rap italiano. Sarà forse anche per la vicinanza con il Colle o con le stesso Ice One  che trovo del resto molto naturale.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b><i> In qualche modo è vero. Simone (Danno) del Colle ha seguito questo disco dalla sua genesi fino al giorno in cui lo abbiamo terminato, con un entusiasmo che per me è stata linfa vitale. La sua partecipazione all’interno è dunque, in qualche modo, speciale perché ho percepito una forte stima nei confronti di quello che stavamo facendo. Anche Massimo (masito) e Baro ci sono stati molto vicini, in diverse fasi. Io in qualche modo sono figlio della roba fatta in Italia e negli Usa durante la Golden Age, anche se nel tempo ho allargato i miei orizzonti. “Latte &amp; Sangue” vuole essere &#8211; e credo che ciò si evinca dai testi &#8211; un tributo ad un determinato tipo di visione musicale. Un voler sottolineare che tutto si muove in avanti, ma certe cose non cambiano mai. I gruppi che hanno fatto la storia nei Novanta continuano a fare la storia negli anni Duemila perché hanno saputo evolversi con intelligenza senza snaturarsi. Ecco, questa è per me la strada da intraprendere.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2685" alt="Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_04_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />Senza volere approfondire troppo e quindi innescare polemiche vecchie e sterili ma, comunque, approfittando del vostro sapere e della vostra militanza, in tempi così difficili per la musica italiana quando invece tutto sembra sorridere ad certo tipo di rap, volevo chiedervi se pensate che il successo e lo sdoganamento del rap  mainstream abbia in qualche modo favorito l&#8217;underground.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b> <i>Lo sdoganamento del rap in generale è un fenomeno di massa, che per certi versi può anche favorire quell&#8217;underground intelligente che trova come mezzi di espressione quei palchi che ti avvicinano al pubblico, e che non sono frequentati dal mainstream.</i></p>
<p><i>Per me l&#8217;artista underground che se la prende con il pubblico dicendo che non capisce niente è fallimentare tanto quanto l&#8217;artista mainstream che contando sulle strategie di marketing vessatorie non ha più consapevolezza del proprio valore comunicativo ed artistico e si consola facendoci vedere orologi da 10000 euro al suo polso come se gli orologi o la gioielleria fossero l’Hip hop.</i></p>
<p><i>Anche questa moda di scorporare il rap dall’Hip Hop facendoli sembrare cose che si possono separare facilmente fa ridere…e favorisce l&#8217;underground. Vedere uno che un in testo ci comunica venti volte che sta fatto, e che non fa Hip Hop ma rap e ne va fiero, per me è come uno sotto t.s.o. che nuota sul pavimento pensando di stare alle olimpiadi.</i></p>
<p><i>Inoltre il mainstream liricamente si difende solo dietro punchline ormai sempre più disastrose dove i temi che risaltano di più sono il liquido seminale maschile, quanto scopano, quanto pippano, quanto sono falliti gli altri, quanto sono belli loro etc&#8230; chiaramente con la ciliegina che hanno venduto tanto e che hanno fatto più soldi di tutti&#8230; che si è un termine di paragone valido sulle vendite sicuramente (tenendo conto che comunque contano su canali informativi molto più populisti e generalisti dell&#8217;underground)&#8230; ma che li allontana da chi vive la vita veramente con principi reali.</i></p>
<p><i>Comunque io il mainstream lo rispetto quando genera cose valide. D’altronde gli artisti che ho amato più di tutti erano sia underground che mainsteam. Per fare un esempio, nella mia valigia di dischi con cui giravo nell&#8217;85 avevo sia i Run Dmc che già all&#8217;epoca erano mainstream, e i dischi di Marley Marl che uscivano stampati in maniera indipendente in due o tremila copie nel mondo.. e magari sulla copertina dei Run Dmc, nei ringraziamenti c&#8217;era tra gli altri proprio il nome di Marley Marl: penso che questo dica tutto&#8230;</i></p>
<p>Non ci resta che aspettare e pare non manchi molto, Tutto Qua:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/OI5Y0-nuwM8" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Fury &#8211; brutti, sporchi e cattvi</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 10:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L’uscita ed il lancio italiano di “Fury” di David Ayer mi avevano lasciato completamente indifferente. Ero anche abbastanza ...<a href="https://www.2bepop.it/fury-brutti-sporchi-e-cattvi/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/fury-brutti-sporchi-e-cattvi/">Fury &#8211; brutti, sporchi e cattvi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2429" alt="Fury - brad pitt" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/fury_recensione_brad_pitt.jpg" width="620" height="320" />L’uscita ed il lancio italiano di “Fury” di David Ayer mi avevano lasciato completamente indifferente. Ero anche abbastanza diffidente verso l’operazione basata essenzialmente sulla presenza di Brad Pitt acconciato come in Inglorious Basterds e sull’utilizzo nel trailer di una hit come “Take me the Church” di Hozier, che in effetti poi col film non c’entra un cazzo.</p>
<p><span id="more-2427"></span>Nondimeno mi indispettiva l’ennesimo film di genere sulla seconda guerra mondiale da parte degli americani che tutto, ma tutto, avevano già detto ed espresso sul tema. Avendolo però in programmazione sotto casa e con due ore da impegnare, in una calda prima serata di giugno, ho deciso di cedere. Vi confesso anche che era tanta la voglia di evasione che sarei andato a vedere qualunque altra cosa.</p>
<p>Il film si è rilevato però una gradevole sorpresa. Anche soltanto dal punto di vista del puro intrattenimento non gli si può muovere alcuna critica.</p>
<p>L’estetica prescelta è quella del soldato Ryan di Spielberg, la prima sequenza ed alcuni dialoghi ricordano un po’ Tarantino e Inglorious Basterds senza però averne il caratterizzante tono sardonico.</p>
<p>In Fury è tutto più plumbeo, aleggia sui personaggi una pesante area di morte mista all’adrenalina da combattimento. Fango, sangue e merda sembrano essere i veri protagonisti del film. A momenti è come avvertirne la puzza.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2432" alt="Fury " src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/fury-master675.jpg" width="675" height="446" />Brad Pitt e la sua squadra equipaggio del Tank Sherman, chiamato appunto Fury, hanno combattuto i Nazisti partendo dall’Africa fino a giungere in Germania negli ultimi giorni del conflitto mondiale. Durante la &#8220;guerra totale&#8221; proclamata da Hitler che aveva chiamato alle armi e all’ultimo sforzo difensivo anche donne e bambini. La squadra è come una famiglia, il carro armato è una casa, uccidere i nazisti è “il più bel lavoro del mondo”. Wardaddy, Brad Pitt, è il padre padrone pieno di cicatrici ed ustioni che guida la battaglia ed educa una giovane recluta alla ferocia della guerra. Nel contempo è anche un padre affettuoso e protettivo perché  “gli ideali sono pacifici, è la storia ad essere violenta”.</p>
<p>Fury ha tutti i luoghi comuni del War Movie. Il sergente di ferro che non molla mai,  la giovane recluta alle prese con l’orrore che non aveva mai immaginato, ver<img class="alignright size-medium wp-image-2434" alt="Fury" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/1432986924-210x300.jpg" width="210" height="300" />setti biblici a go go e la trama un po’ western con il “mucchio selvaggio” nelle cui mani, e vita, è riposto il futuro dei buoni.</p>
<p>Tuttavia dietro un’apparente etica eroica e tutta muscoli e proiettili un po’ alla John Wayne o alla Milius, si nasconde un film che evidenzia l’inutilità di ogni gesto e di ogni eroismo, rispetto all’abbrutimento dell’uomo causato dalla crudeltà della guerra.</p>
<p>Wardaddy ed i suoi sono brutti, sporchi e cattivi. Sanno di essere agli ultimi giorni di una guerra che però per loro non finirà mai, anche perché forse non saprebbero stare senza. Sono morti dentro o forse convinti di essere diventati immortali. A differenza di Norman, la recluta a cui Il sergente  dopo avere insegnato ad uccidere, impone un momento di intimità con una giovane tedesca. Sono “giovani e vivi ” dice di loro Wardaddy. Fuori dall’appartamento della città conquistata in cui per qualche ora si ristorano domina l’orrore. È l’unica scena del film nella quale i protagonisti sono umani, si percepisce la sensazione di casa, di vita ed intimità vera. A riportarli alla realtà sarà l’avvento del resto dell’equipaggio che quasi rifiuta quel tipo di sensazione , di quadretto familiare, troppo pulita, troppo lontana da quello che vivono ed hanno vissuto.</p>
<p>Norman, sarà poi battezzato col nome di  “macchina”. “Grazie alla guerra ha scopato ed ha imparato ad uccidere”. Per lui infatti suonerà quasi come una battuta infelice o uno sberleffo il “sei un eroe ragazzo” pronunciato da un commilitone alla fine del film, dopo il sacrificio del Fury, la cui ultima scena è una ripresa dall’alto del cingolato circondato da corpi sventrati ed ammassati sotto lo sguardo perso di Norman, privo dell’innocenza iniziale.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-2436" alt="Fury" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/1432987119-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />Fury svolge benissimo il suo compito. Principalmente deve intrattenere e ci si riesce benissimo.</p>
<p>I combattimenti sono cruenti, c’è un uso massiccio di proiettili traccianti che rende tutto più spettacolare. Gli attori sono bravi e a proprio agio, per due ore assistiamo eccitati ad un uso spropositato di proiettili e granate e a frasi ad effetto di un sobrio Brad Pitt in ottima forma. A margine si può fare anche qualche  riflessione seria considerando che nel mondo si combattono ancora delle guerre e che c’è sempre  qualche buffone che semina odio, ma ci fermiamo allo spettacolo.</p>
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		<title>La Grande Giovinezza</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 08:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sorrentino è un regista che della storia e dell’intreccio dei suoi film, quanto meno intesi come narrazione classica ...<a href="https://www.2bepop.it/la-grande-giovinezza/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/la-grande-giovinezza/">La Grande Giovinezza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2382" alt="Paolo Sorrentino" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/Paolo+Sorrentino+BFI+52+London+Film+Festival+2_2PnkB1F1gl.jpg" width="594" height="361" />Sorrentino è un regista che della storia e dell’intreccio dei suoi film, quanto meno intesi come narrazione classica e diretta, sembra fregarsene altamente da qualche anno a questa parte. È più interessato alla realizzazione di scene potenti ed imponenti, o alla comunicazione del suo pensiero e della sua idea attraverso i dialoghi dei personaggi. Sicuramente gli va riconosciuto il merito di pensare e realizzare cinema in grande e di riuscire ad ottenere sempre il massimo dai suoi attori, nonché di lavorare benissimo con la musica.</p>
<p><span id="more-2381"></span>L’Oscar, al quale di certo non mai aveva pensato, gli ha regalato il grande pubblico e la ribalta mondiale e, di conseguenza, conferito maggiore potere dal quale deriva maggiore responsabilità, proprio come per un super eroe.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-2384" alt="La Grande Bellezza poster" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/013-210x300.jpg" width="151" height="216" />Del resto pur essendo imperfetto e ridondante, la Grande Bellezza è un film di enorme impatto e non soltanto visivo. Non sapremo mai se gli americani siano riusciti a cogliere del film tutto ciò che va oltre la bellezza eterna ed immobile di Roma e le suggestioni Felliniane, anche se Sorrentino, ha il difetto di mettere in ogni suo film tanta di quella carne al fuoco da correre il rischio di disorientare anche i sui fan storici e lo spettatore più attento e cinefilo. Non è infatti un caso che in Italia il film abbia diviso anche il pubblico e generato contro Sorrentino un esercito di haters, un po’ come per le rockstar, ed in generale per ogni personaggio pubblico che ottenga  grande polarità.</p>
<p>Il recente Festival di Cannes che vedeva in gara Moretti, Sorrentino e Garrone, ha avuto per  registi italiani gli stessi esiti ed effetti della sconfitta della Juventus in finale di Champions League. Buon risultato ma questa volta neanche la medaglietta di consolazione. Anche per loro, ingiustificata esultanza e soddisfazione degli haters da facebook che hanno lodato il mediocre ma “socialmente impegnato”  vincitore Audard tacciando di presunzione, arroganza e mediocrità Paolo Sorrentino. Per sempre ritenuto colpevole di avere vinto un oscar che secondo loro non meritava.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2393" alt="Youth" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/Youth_04472_picture-by-Gianni-Fiorito.jpg" width="1000" height="665" />Detto ciò, Youth non sarà un&#8217;opera perfetta, è sicuramente un film minore rispetto a “La grande Bellezza” ma anche più intimo, più doloroso e più personale. Come al solito il regista si interroga su temi importanti. La memoria, il ricordo, la famiglia, la solitudine ed il senso dell’arte e della vita. Compito non poco difficile e ed ambizioso. Non mancano le scene possenti, quelle barocche e visionarie  che ormai si possono definire tranquillamente Sorrentiniane più che Felliniane ma che, non per questo, meno inutili o scontate.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2395" alt="Youth" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/2015-05-21-1432168308-3553752-Youth_02884_picturebyGianniFioritocopia1-300x205.jpg" width="300" height="205" />Il Film è anche pieno di tantissime  cose e riferimenti ad altro cinema. Potremmo scomodare  Thomas Mann per alcune influenze “letterarie” o addirittura Mèliès per restare nella storia del cinema. Qualche scena mi ha ricordato anche la trilogia di Seidl più che Paul Thomas Anderson o Wes Anderson che ad alcuni dotti fa sempre comodo citare per sentirsi più “sul pezzo”.</p>
<p>In ogni caso, non possono essere le citazioni, gli omaggi o una reclamata mancanza di trama ad inficiare un film come Youth. Sicuramente pretenzioso, così come lo è tutto il cinema di Sorrentino, ma probabilmente suo miglior film. Ben venga la voglia di mettersi in discussione, osare , pensare e rischiare attarversola grandezza e l’eccesso. Discorso quest’ultimo estensibile anche per “il Racconto dei Racconti” di Garrone. Le riflessioni sul cinema, sull’arte e sulla vecchiaia che Sorrentino fa recitare a Jane Fonda , breve e sfatta,  sono intensissime. Giganteggiano per gran parte del film anche Michael Caine e Harvey Keitel, probabilmente alle prese con le migliori parti a loro riservate negli ultimi anni. Non sfigura neanche il giovane Paul Dano.</p>
<p style="text-align: left"><img class="aligncenter size-full wp-image-2388" alt="Youth" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/youth-giovinezza-recensione-sorrentino-cinema.jpg" width="990" height="465" />Youth non è film di facile fruizione,  per apprezzarlo e restarne coinvolti emotivamente bisogna lasciarsi trasportare dalle scene e dalla sensazioni. Non si può restare indifferenti rispetto al Maradona obeso che palleggia con una pallina da tennis, all’alpinista che rassicura la figlia dal vuoto durante una scalata portandosela in spalla, dalla Venezia semi sommersa dalla acque che terrorizza Michael Caine. Se ciò non dovesse succedervi, se la vostra attenzione dovesse concentrarsi  esclusivamente sull’esile trama, sull’inutilità eccessiva di alcune scene o sulla banalità di qualche dialogo, rischiereste di restare in superficie soffermandovi esclusivamente sulla storia di due vecchi artisti in un albergo svizzero alle prese con tempo che passa e che per loro diminuisce drammaticamente. Che comunque, diciamolo con grande franchezza, già basta ed avanza per piacerci un bel po’.</p>
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		<title>Il Rapper venuto dal Freddo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2015 09:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Probabilmente è un rischio avere realizzato un disco come Laska, un sacco di gente ha notato la diversità. ...<a href="https://www.2bepop.it/il-rapper-venuto-dal-freddo/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/il-rapper-venuto-dal-freddo/">Il Rapper venuto dal Freddo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="aligncenter size-large wp-image-2264" alt="Mecna Photo" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/mecna_promo-2890-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />“Probabilmente è un rischio avere realizzato un disco come Laska, un sacco di gente ha notato la diversità. Ma non è frutto del calcolo. È evoluzione che rispecchia le influenze dei miei ascolti, come già era successo per Disco Inverno, anche l’approccio alla canzone è diversa rispetto alle cose classiche… per niente canonico direi…”</em></p>
<p><span id="more-2266"></span>Anche Corrado &#8211; Mecna &#8211; Grilli, come molti degli artisti che 2bePOP vi racconterà per qualche tempo, è uno a cui piace rischiare, ripartire, sperimentare. Una volta appreso della tappa cosentina del tour non abbiamo potuto fare a meno di incontralo e di farci raccontare storie e cose…</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2262" alt="mecna_promo-2582" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/mecna_promo-2582-300x200.jpg" width="300" height="200" />Esordendo con &#8220;<em>Disco Inverno&#8221;</em> nel 2012/13 (Macro Beats/Audio Globe), dopo una serie di Ep, si impone come rapper  tra i più interessanti ed originali della scena. Si porta a casa il premio MEI del 2013 e un altro riconoscimento come migliore artista a promuovere la sua musica attraverso i social network. Poi parte con un tour interminabile che va a sublimare il successo del disco. Durante un ritiro tra le nevi norvegesi concepisce <em>“Laska”</em>, l’album uscito a gennaio del 2015 sempre per Macro Beats ma con distribuzione Universal.</p>
<p><em>&#8220;La scelta di utilizzare delle basi più orientate verso l’elettronica è stata naturale. In quel periodo ho saccheggiato Spotify scoprendo cose elettroniche e sperimentali anche di artisti di cui non ricordo il nome. Già per la produzione di “Cerotti” (brano uscito in free download e realizzato sulla strumentale di “Open” di Rhye), avevo utilizzato una base del genere ed aveva funzionato abbastanza bene. Poi ho incontrato Andrea Iamsefie e subito ci siamo trovati bene, abbiamo quindi deciso di contattate Davide degli Amari, Yakamoto Kotzuga ma anche produttori più classici della scena hip hop &#8220;.</em></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2265" alt="mecna" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/mecna_promo-3072-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />Ghemon e Mecna sono i due artisti di Macro Beats che senza concedere nulla al mainstream hanno conquistato una parte di pubblico sicuramente più ampia, eterogenea e diversa da quella legata all’ hip hop. Entrambi, sono dei rappers sui generis e molto legati alle tematiche conscious, tuttavia incarnano il quality control, il coraggio e la competenza che caratterizzano una etichetta indie come Macro Beats in un mercato difficile come quello italiano.</p>
<p><em>&#8220;Aldilà del successo di pubblico, io credo che ogni artista abbia un’ idea precisa di quello che vuole fare e realizzare. Vale per me ed anche per Ghemon. Tutti sappiamo cosa funziona e cosa no, che cosa si ascolta in generale. Ribadisco però che le nostre produzioni rispondono ad una logica del tutto naturale senza pensare troppo ad una costruzione che in fondo non c’è.  Il nostro è un approccio per certi versi intimista alla musica che fa crescere il pubblico che ti ascolta (con le cose nuove) portandosi dietro gli affezionati. Il pubblico va allenato agli ascolti, mi ci sbatto da sempre e ci credo tantissimo. Per esempio cerco di farlo attraverso le playslist che realizzo su Spotify, è come dire: ecco, questo ascolto e questo sono. È un modo impo</em><em>rtante per comunicare qualcosa. In un certo senso preparo un percorso di ascolto per chi mi segue a quello che poi realizzerò. Questo era </em><em>anche il discorso e l’idea di partenza di Blue Nox: avere un sito, un blog dove condividere contenuti con tutti&#8221;</em>.</p>
<p>Laska è un disco che concettualmente rimanda al freddo e al gelo, parla sostanzialmente dell’amore e delle sue trasformazioni, della rabbia e della crescita. Non è un caso che la cover del cd ritragga una rosa nel ghiaccio in una bellissima foto di Pietro Cocco. “ Mi piace l’inverno , e mi piaceva l’idea che anche nella parte grafica ci fosse un richiamo.  Alla fine il disco non è vario e va più o meno tutto in una direzione molto intima”.</p>
<p>Ci chiediamo quanto Mecna possa essere spiazzante sia per contenuti che per l’approccio intimista ed elettronico rispetto all’attuale scena hip hop.</p>
<p><em><img class="aligncenter size-large wp-image-2263" alt="mecna_promo-2755" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/mecna_promo-2755-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />“Per me il rap è un mezzo di espressione, io faccio il rap ma non sono hip hop, non mi sento hip hop.  Ai fans voglio regalare l’onesta. Tempo addietro un ragazzo mi ha lasciato un messaggio in cui mi  chiedeva di restare me stesso aldilà delle definizioni.  Mi piace il concetto, mi fa stare bene.  Alla fine di tutto quella che resta è la musica, i contenuti.  La musica è la mia passione, quando ascolto delle bombe tipo.. Drake o Kanye West  dico.. mah.. vorrei che le mie cose suonassero così… e quando le faccio e le riascolto sono soddisfatto di come suonano, di essere riuscito a realizzare anche io delle bombe. Faccio il mio da sempre, non guardo al resto, certo osservo quello che mi succede intorno… la scena rap è sotto i riflettori ma faccio il mio e alla fine se fai quello che senti vieni sempre ripagato o, quanto meno, resti soddisfatto”. </em></p>
<p style="text-align: right;">Francesco Sapone / Roberto Gentili<br />
Credits photo: <a title="Mattia Buffoli" href="http://www.mattiabuffoli.com/" target="_blank">Mattia Buffoli</a></p>
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