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	<title>2bePOP &#187; Reportage</title>
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		<title>2bePOP Waves &#8211; chapter 3</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 21:55:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3490" alt="2bePOP Waves" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/Asset-2.png" width="1014" height="730" />L’estate sta finendo e un anno se ne va. Sto diventando grande. Lo sai che non mi va. In spiaggia di ombrelloni, non ce ne sono più. No, fermiamoci. Sto copiando il testo di una canzone dei Righeira. L’estate perὸ stava finendo davvero e dovevo lasciare la California e tornare a New York.  Stani e Ninni, i miei amici surfisti, come me cresciuti a St. Agata street (un quartiere comparabile a Santa Monica), erano partiti la mattina dopo la grande mareggiata. Nelle orecchie avevo la playlist di Peter, il dj che come me viveva a Brooklyn e che aveva suonato al 2bePOP. <span id="more-3509"></span>Qualche giorno prima mi aveva stranamente umiliato nel playground di Pacific Grove, nonostante il play della mia squadra, Gabriel Curry, un tipo che giocava con i Warriors ed era il mio erede sui campi della West Coast, urlasse di tutto pur di stimolarmi. Oltre a surfare, in molti giocavamo a basket a St. Agata street. Era, questa strada, un posto particolare. Attorno a questo neighborhood di Paola-by-the-sea erano gravitati Soap il musicista avvocato, Macromarco quando cantava “monotematico, monocromatico, monotonico, attonito”, Stefano il dj con i baffi e fondatore di 2bePOP e pure Otto uno che nel ’98 accendeva lo spinotto con le sue musicassette. Negli anni d’oro il <i>Los Angeles Times</i> aveva mandato un giornalista che seguiva la scena hip hop e i surfisti locali.  Avevo sentito che un regista di Monterey voleva girare un docufilm su quel periodo. Secondo Andy Mar, un mio vecchio amico di Cos Angeles, era il miglio con più personaggi di tutta la costa ovest degli Stati Uniti. Eppure ce ne andavamo quasi tutti da li. Verso nord: Palo Alto, San Francisco, Seattle, Portland e Vancouver; e verso sud: Los Angeles e San Diego. Per noi l’emigrazione era un elemento come l’acqua. Nonostante questo, c’era chi guardava con sospetto i latinoamericani che venivano fuggendo dalla fame, dalla sete e dalle guerre dei narcotrafficanti. Stranezze della natura umana, ma io sto, di nuovo, targiversando. Ricominciamo: Eravamo alla fine dell’estate, il 2bePOP sembrava lontano e la partenza si avvicinava. Brooklyn mi aspettava. Jade, la famosa musicista con vemenza sexy, mi cercava e altre lasciavano messaggi in segreteria – ma non rispondevo quasi mai. Avrei mai più rivisto la ragazza americana dai capelli di mare? Avrei forse voluto, di tanto in tanto, sentire l’intensità della sua bocca e l’elettricità del suo corpo. Sarebbero bastati tre secondi per riattivare le connessioni che sarebbero poi continuate o finite per sempre. Ma serviva coraggio, non paraocchi, per guidare le imprevedibili geometrie dei sentimenti. Intanto, mentre penso al loft che dovrὸ trovare per guardare Manatthan, fumare e scrivere poesie, penso agli sguardi nuovi incrociati per caso e ai silenzi che diventavano magicamente parole. Si avvicinano, nel frattempo, dei ragazzi di Bristol. Si facevano chiamare Massive Attack. Iniziano a suonare “Teardrop” sulla spiaggia. Il vento spirava forte come a spingerci via. Arrivava il primo vero temporale estivo e portava con se metafore e forse arcobaleni. Passa quel genio con i baffi che fa il dj. Guarda che fisso l’oceano in silenzio. “È oggi che si da il meglio di se stessi amico”, mi sussurra all’orecchio.   Era con Valentina, la cantante con il fiore nei capelli che sorrideva sempre. Fischiettava “Finally moving” dei Pretty Lights. <i>Finalmente il movimento</i>. Mi venne in mente Galileo Galilei (“Eppur si muove”). Pensai che quando si sta troppo attenti alle virgole ci si blocca. E, soprattutto, si perde il contenuto vero delle cose e lo sguardo d’insieme. In fono in qualche modo si farà. Come il nuovo 2bePOP, il prossimo campionato NBA e quello NCAA. E si <i>muoverà</i>. Come il globo. Anche in autunno.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Professor</em> AM</p>
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		<title>2bePOP Waves &#8211; chapter 2</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Aug 2017 15:49:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3490" alt="2bePOP Waves" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/Asset-2.png" width="1014" height="730" />Dopo il 2BEPOP ci ritrovammo in spiaggia. In un bar vicino suonava Estas Tonne, un chitarrisa ucraino che Albo dell’Old Square Beats mi aveva presentato la sera prima. La musica arrivava fino a noi e confondeva le parole di Stefano e Aldo (si, proprio quello che aveva allevato tritoni vicino Santa Cruz). <span id="more-3496"></span>Il dj con i baffi parlava di una festa sulla scalinata di una vecchia villa comunale, che avrebbe organizzato in un paesino lontano, bagnato da un mare altrettanto lontano, chiamato Mediterraneo. L’oceano intanto, almeno quel giorno, non era pacifico. La mia ragazza americana con i capelli neri mossi dal mare e dal sole restὸ ferma a guardare l’orizzonte. I suoi sguardi racchiudono il tramonto e il giorno che risorge. Mentre fumo foglie di tabacco e bevo anice selvatico, la brezza e la salsedine fissavano gli equilibri mobili dei sentimenti e dipingevano la luce tra i nostri occhi. Avevamo il vento contro, soffiato anche dagli dei gentili che credevano al mondo standard e lineare. Ero finalmente pronto difenderla cavalcando un drago buono o sparire per sempre. Il dj con i baffi ci aveva insegnato che le mappe dell’amore, e del genio, e della felicità, possono essere imprevedibili e diverse per ogni essere umano. Trovarsi. Perdersi. Ritrovarsi. Metto allora il messaggio in francese per lei nella bottiglia e lo lancio in mare: forse era il primo, forse l’ultimo. Accarezzo il suo cuore fatato mentre lei mi sistema il cinturino dell’orologio e prendo la tavola. Era la più grande mareggiata del nuovo secolo. Un canadese, Danny Michel, intanto aveva iniziato a cantare <i>Ashes to Ashes</i> di David Bowie. Stani, uno con la bandana da <i>native american</i> che parlava sempre di rivoluzione e viveva vicino il campus di Berkeley, e Ninni, che di solito dava lezioni di beach volley a Santa Monica, mi aspettavano sulla riva. La nostra forza era anche nella mancanza di rancori e nel ritrovarsi senza darsi appuntamento. Quando volevo fuggire, ma le stelle dicevano di fermarmi, loro, in un modo o nell’altro, spuntavano sempre per cavalcare le onde. E il mare ci dava le risposte. Surfammo per ore. La colonna sonora iniziava con <i>Green Onions</i> del 1962 ed era stata preparata da Uncle Mike, un dj cult con barba e capelli lunghi da santone indiano del quale stampavano magliette con la sua sagoma e che avevo incontrato anni prima al Grand Hotel Soho di Manatthan. Quando la mareggiata finì mi ritrovai da solo, sdraiato sulla tavola a pancia in giù, ma senza tante risposte. Chiudo gli occhi e mi svegliano le sirene sulle note di <i>Surfer Girl</i> dei Beach Boys. Devo riprendermi. Arriva planando il dj con i baffi. Sfiora l’acqua. “Il timore del dare il nome alle cose o del lottare per le giuste cause puὸ bloccarci e non realizzare i sogni”, iniziὸ a urlare. “Spegni la mente. Ascolta il cuore e senti l’aria”, mi disse. “Perché il destino è scritto nei segreti. Perché la navicella degli spiriti possa continuare il viaggio. Perché è la vita di chi sceglie un mondo migliore.” Effettivamente era stato cosi anche per il 2bePOP. Chi avrebbe mai pensato che sarebbe diventato l’evento dell’anno o che le coordinate sarebbero arrivate dal cielo?</p>
<p style="text-align: right;"><em>Professor</em> AM</p>
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		<title>2bePOP Waves</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Aug 2017 11:31:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><img class="aligncenter size-full wp-image-3490" alt="2bePOP Waves" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/Asset-2.png" width="1014" height="730" /> Era arrivato il momento di ritrovare le nostre anime e tornare a casa. Partii quindi per la California del sud in una calda mattina d’estate. Passai qualche giornata tra Venice Beach e Westwood sulla collina di UCLA. <span id="more-3488"></span>Lì Joseph, il guru con la barba che era diventato ascetico tra i silenzi di Busto Arsizio e che non si occupava mai di temi secondari, cercava il prossimo segretario di stato americano, io, più semplicemente osservavo quelli sopra i due metri di altezza per capire chi poteva essere l’erede di Jabbar. In realtà incontrammo il nostro riflesso: Paul e MaryGiὸ, una coppia che aveva le nostre stesse facce, dialetti e storie. Il giorno dopo fummo risucchiati in quella via lattea che è l’autostrada di Los Angeles. Sentii un rumore. Ci sorpassὸ con la motocicletta sorridendo. Era Stefano il DJ con i baffi. Dietro aveva Warren G che cantava Regulate. Li seguimmo fino a una spiaggia con a fianco un vigneto che finiva quasi a mare e alle spalle una scogliera alta quanto i grattacieli di New York. Il Pacifico quel giorno era un’oasi di pace. Le onde erano lunghe ma dolci. Era l’8 agosto e non c’era nessuno. Loro si misero su due pietre a cantare Miss you dei Rolling Stones. A ognuno manca, in fondo, sempre qualcosa o qualcuno. A me in quel momento nessuno. Quel luogo era la cosa più vicino al paradiso e aspettavano una ragazza americana che sarebbe arrivata quella sera da Yale. Eravamo diretti tutti a Paola by-the-sea per il 2bePOP Fest, l’evento musicale della West Coast organizzato dal famoso DJ con i baffi. Ci sarebbero stati davvero tutti: quel dj produttore lungo lungo con un figlio piccolo che, nonostante fosse pure lui lungo lungo, si presentava come “Micromarco”, Soap, quell’avvocato musicista, Aldo, che da ragazzo allevava tritoni sulle colline che da Santa Cruz affacciano sul mare, quei fuoriclasse del freestyle di nome Mirko e Diego e così via. La serata successiva sarebbe stata aperta da Peter, il DJ sognatore appena arrivato da Brooklyn con i suoi vinili. Chi più, chi meno, avevamo tutti quanti un seppur piccolo debito col DJ con i baffi. Passammo le serate più belle dell’estate. Restai a guardarne una da un muretto insieme a un paio di fantasmi gentili, poi in pista ricevetti l’abbraccio più bello. La ragazza americana con i capelli mossi dal mare e dal sole, i grandi occhi e l’anima intensa mi sussurrὸ all’orecchio: “stanotte il cuore di Paola by-the-sea batte tutto per il DJ con i baffi”. Aveva ragione e, appena arrivὸ Stefano ai dischi, la magia fece si che le statue iniziarono a saltare e poi a veleggiare in cielo. A un certo punto, non contento, prese la sua bacchetta magica e fece apparire i Public Enemy che, direttamente da un palco del 1988, iniziarono a cantare Don’t believe the hype. Non credere ai semplici slogan e alle trovate pubblicitarie. Era ormai chiaro anche alle nuvole: il 2bePOP era una filosofia di certi spiriti. Era diventato come la grande onda in un Un mercoledì da leoni. Una volta l’anno occorreva ritrovarsi sulla nostra spiaggia, prendere la tavola da surf e cavalcarla.</p>
<p dir="ltr" style="text-align: right;"><em>Professor</em> AM</p>
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		<title>Nella luce delle 6 e olTRE</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 16:19:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3486" alt="img_0237" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_0237-1024x681.jpg" width="1024" height="681" /></p>
<p>Sentivamo la necessità di confermare, durante questa terza edizione del 2BePOP, che ogni sforzo organizzativo e ogni decisione di natura artistica erano in favore di una Comunità che prima di ogni cosa ama la Musica e lo stare insieme. Per farlo abbiamo raddoppiato la libidine costruendo due serate, siamo partiti dal centro per arrivare al mare e abbiamo cercato un dialogo sonoro tra ieri e domani. Ci siamo svegliati presto per farvi fare tardi.<br />
Ci siamo riusciti?</p>
<p><span id="more-3484"></span><br />
Martedì 8 e Mercoledì 9 agosto il Brunnen Bier di Paola e il Lido La Calura di San Lucido sono stati i teatri di 2 feste meravigliose. Avremo modo di rivedere i video, di emozionarci di nuovo con lo &#8220;straniero&#8221; <strong>Davide Shorty</strong>, di sorridere e ballare con <strong>Killacat</strong> oppure gridare con il Rap di <strong>Kiave</strong> e <strong>Don Diegoh</strong>. Ma non sarà solo questo a dirci se ci siamo riusciti. Lo penseremo ricordandoci quanta gente ha partecipato attivamente rendendo uniche queste due serate (che piacevole paradosso!).<br />
E allora rivedremo un mare di ragazzi e ragazze di ogni età incollate sotto la consolle di <strong>Dj Kerò</strong>, rimaste in estasi per la qualità del set di <strong>Godblesscomputers</strong> e rapite dal viaggio musicale di <strong>Katzuma</strong>. Che non sappiamo dove porta, e il bello è proprio questo.<br />
Stasera ci ripenseremo su, con un pizzico di stanchezza post <em>ballamenti</em>, e capiremo che siamo riusciti nella cosa più importante: rivederci tutti, per il terzo anno, per &#8220;<em>uscire a riveder le stelle</em>&#8221; e poi salutarci &#8220;<em>nella luce delle 6:00</em>&#8220;.</p>
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		<title>Fine primo tempo, cambio campo.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Aug 2017 10:46:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3482" alt="whatsapp-image-2017-08-09-at-12-07-09" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/WhatsApp-Image-2017-08-09-at-12.07.09.jpeg" width="720" height="351" /></p>
<p>Nell&#8217;era delle Instagram stories i ricordi durano 24 ore, ma il 2BePOP Fest dura il doppio e quest&#8217;anno è partito in maniera perfetta, dal centralissimo <strong><em>Brunnen Bier</em></strong> di Paola prima di fare tappa al Lido La Calura per il super party di questa sera!</p>
<p><span id="more-3481"></span></p>
<p>Non sappiamo e non amiamo quantificare il numero dei presenti, perché noi siamo quelli del &#8220;chi c&#8217;era sa&#8221;. Quello che possiamo dirvi, a caldo (e che caldo!) è che erano presenti davvero! Un oceano di anime danzanti, rapite dalle voci di Davide Shorty e Killacat e scatenatesi ulteriormente con il mega dj set firmato Dj Kerò. Paola ha inaugurato la terza edizione del 2BePOP, grazie all&#8217;ospitalità e alla grande accoglienza del Brunnen Bier (che ha festeggiato come meglio non poteva due anni di attività) mettendo un&#8217;altra bandierina sulla mappa del festival. Una mappa fatta di mille luoghi, da cui ogni anno arrivano i protagonisti di questa stupenda realtà: artisti e pubblico, insieme, per emozionarsi.<br />
E ieri non mancava <strong>nessuno</strong>.<br />
<strong>Davide Shorty</strong> è un talento immenso. Lo ha dimostrato ieri sulle note del pianista factotum Claudio Guarcello, dando letteralmente vita a un live che parla soul e pensa moderno. <strong>Killacat</strong>, alla prima uscita ufficiale dopo il nuovo disco, sceglie sempre una strada nuova per arrivare al cuore di chi ascolta. Con la certezza di essere un fenomeno al microfono.<br />
Ed eccolo il &#8220;chi c&#8217;era sa&#8221;, perché mentre vi scriviamo chi ha fatto notte con noi sta lentamente ricaricandosi in vista di oggi con la consapevolezza di aver già sorriso e amato questa prima parte di <strong>2BePOP</strong>.<br />
Adesso, tutti a ballare al Lido<strong> La Calura</strong> con <strong>Katzuma aka Deda</strong> e <strong>Godblesscomputers</strong>. Siamo stati in città, e adesso siamo pronti per arrivare al mare e fare mattina. Fino alla luce delle 6 e oltre.</p>
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		<title>Bellissimo.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2016 12:30:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Signora Katia, elegante come sempre, prende posto accanto a suo marito. Interessati e coinvolti, vedranno assieme Diggin&#8217; ...<a href="https://www.2bepop.it/bellissimo/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/bellissimo/">Bellissimo.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
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<p>La Signora Katia, elegante come sempre, prende posto accanto a suo marito. Interessati e coinvolti, vedranno assieme Diggin&#8217; New York, con l&#8217;aria di chi fa della curiosità un elisir di eterna giovinezza. Sono lì, come tutti noi, per la seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p>Quella delle conferme.</p>
<p><span id="more-3322"></span></p>
<p>Sono lì, in prima fila, quando Danno (colonna portante dei Colle Der Fomento) presenta insieme al regista Daniele Guardia il suddetto film girato nella Grande Mela; sottolineando il senso di  comunità che si respira nei quartieri di quella che è la Capitale dell&#8217;Hip Hop mondiale:  &#8221;Sappiate che in ogni manifestazione in cui i rapper suonano nel proprio posto di origine, il cibo viene offerto gratuitamente alla gente. Chi ha avuto successo torna per un giorno dalla propria gente a restituire l&#8217;amore ricevuto nel corso degli anni&#8221;. Lo stesso senso di comunità, lo stesso concetto di amore e condivisione, hanno pervaso questa notte il Lido La Calura di San Lucido. Ne scriviamo a poche ore di distanza, dopo aver fatto le 7 del mattino, dopo aver smontato il palco su cui Funk Rimini prima e Ghemon &amp; Le forze del bene poi hanno regalato un momento &#8220;Per tutti&#8221;.</p>
<p>Già, perché il senso di 2BePop è proprio questo: fare. Per tutti.</p>
<p>Ne scriviamo con la necessità di dirvi che abbiamo avuto la conferma che cercavamo. Quello che ancora non è un festival, ma che si prefigge di diventarlo, è un evento destinato a restare. Negli anni. Dietro le linee c&#8217;è un gruppo di amici, forti del fatto di poter costruire una realtà solida. I loro nomi restano nascosti, la priorità da queste parti è vedere la gente ballare e sorridere.</p>
<p>Stanotte la gente lo ha fatto. Non sappiamo se sono cadute stelle, eravamo troppo impegnati a non perderci un&#8217;istante di quello che è accaduto.</p>
<p>Quando le luci si accendono sul palco, con il benestare della sabbia su cui poggia, il team di Dj e strumentisti Funk Rimini scalda l&#8217;atmosfera con un groove da camicia e piedi nudi. Niente fricchettonisimi, il nostro vuole essere un complimento: i ragazzi fanno tutto live n direct, mossi dalla voglia di lasciare il segno a molti chilometri da casa. Missione compiuta: questa band sembra un&#8217;astronave di suoni, la cui orbita va tenuta d&#8217;occhio.</p>
<p>Il cambio palco è appannaggio di Kiave e Don Diegoh: una sequela di strofe con un omaggio finale a chi ha creduto nella loro visione lirica: quel funambolico giornalista coi baffi che, a giudicare dall&#8217;impegno dei presenti, è ancora il padrone di casa quando si parla di musica.</p>
<p>Se c&#8217;è un&#8217;altra band di tutto rispetto, che ieri sera ha dimostrato di essere equipaggiata per ogni tipo di kermesse, quella band risponde al nome di &#8220;Le forze del bene&#8221;. Teo, Chris, Alessia, Drago e Rabbo sono il parquet su cui le rime di Ghemon danzano a diverse velocità.</p>
<p>Canzoni di velluto, su cui le parole scivolano come pioggia. Canzone di sole dopo la pioggia stessa. È un Ghemon in formato storyteller quello che si presenta on stage: racconta l&#8217;amore come lui solo sa fare, e poi regala un aneddoto sul suo rapporto con Stefano. Parole che si appiccicano all&#8217;aria. L&#8217;Indigo Tour, come titolo vuole, è qualcosa di speciale.</p>
<p>Un po&#8217; come il Dj Set con cui Dj Keró infiamma l&#8217;area dancehall subito dopo i live, perché diciamocelo chiaramente: un vero campione ha bisogno di pochi tocchi di palla per far esplodere la platea.  A partire sua performance, il Lido La Calura diventa una bolgia. Dopo di lui sono Ice One e Danno a voler fare un regalo a una folla sempre più gremita: si presentano dietro i giradischi per un back 2 back dal sapore metropolitano, divertendosi come ciò che sono: due amici che hanno fatto e continuano a fare la storia tra il genio, la sregolatezza e il funk romano. Quando lasciano la consolle, è Gheesa a raccoglierla in eredità: il suo set mena come un fabbro. Quello della Mujina invece è l&#8217;inizio di un segmento caro a chi vive l&#8217;estate e l&#8217;inverno da queste parti: reggae, roots, dancehall vibration, con Mista Vinz a scuotere il popolo. È lui che introdurrà colui che, un po&#8217; a sorpresa, chiude con la solita maestria le danze lasciando in tutti la voglia di riaprirle presto: Macro Marco.</p>
<p>Crediamo non ci sia bisogno di aggiungere altro.</p>
<p>Una formazione così sembra la Nazionale.</p>
<p>Un posto così sembra un&#8217;Oasi in cui tutto è possibile, basta solo volerlo.</p>
<p>Stanotte ne abbiamo avuto la conferma.</p>
<p>La Signora Katia e suo marito, che hanno più esperienza di noi, forse staranno leggendo questo articolo con l&#8217;aria di chi già sapeva sarebbe andata così bene.</p>
<p>Il 2BePopFest 2016 è stato bellissimo.</p>
<div></div>
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		<title>God Bless The Boss</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 08:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bruce springsteen]]></category>
		<category><![CDATA[Circo Massimo]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[The Boss]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-3283" alt="borntorun" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/borntorun.jpg" width="1280" height="800" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di &#8220;Born in The Usa&#8221;.Oggi manca esattamente una settimana al mio cinquantesimo compleanno ed ho appena assistito alla tappa romana del &#8220;The River Tour&#8221;. Il Boss e la leggendaria E Street Band continuano a stare sul palco per 4 ore e 10 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3259"></span>Non sono e non sono mai stato un fan sfegatato di Springsteen, lo conobbi grazie a Mister Fantasy, il programma televisivo rai dei primi anni 80. Il conduttore, Carlo Massarini, mandava sempre dei video live del giovane cantautore del New Jersey, che in patria era già leggenda. Rimasi colpito dall&#8217;intensità di quei concerti, dal contatto che Springsteen riusciva a creare col pubblico, dal suo darsi senza riserve e dalla compattezza della band/famiglia nella quale spiccavano Big Man e Little Steven. Iniziai quindi a recuperarne i dischi appassionandomi più al personaggio/musicista che non propriamente a tutta la sua produzione. Qualche anno dopo scoppiò la bomba &#8221; Born in The Usa&#8221; e quindi il successo commerciale e la fama planetaria. Alla vigilia del mio esame di maturità quel tour già leggendario approdò a San Siro, decisi che valeva la pena &#8221; scappare&#8221; da casa per un giorno, cosi come avevo già fatto due anni prima per i Police di Synchronicity. Decisi bene, e diventai dipendente da live di Springsteen. L&#8217;esame poi lo avevo superato con qualche affanno e le botte di mio padre mentre i Police, di cui ero anche fan maniacale, finirono per sciogliersi.<br />
Oggi mi ritrovo qua,come per chiudere un cerchio. Puntuale ad una sorta di appuntamento fissato trent&#8217;anni addietro. C&#8217;è anche qualche lacrimuccia. Alla fine del concerto scorrono sui mega screen le immagini di Clarence Clemons e di Danny Federici. E&#8217; passata tanta vita, abbiamo perso qualcuno che manca terribilmente, qualcun altro è arrivato. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, c&#8217;è chi è vestito come se dovesse andare in discoteca, sfoggio di tatuaggi e barbe, t shirt del boss ma anche dei Guns and Roses e di Vasco. Un pubblico senza età, un pò come i Rolling Stones dello scorso anno e ci sono anche tanti padri con i loro figli. Siamo tutti al Circo Massimo, &#8221; beautiful location&#8221; nella città più bella del mondo a celebrare il rock,n roll.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3284" alt="springsteen_circomassimo_adn" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg" width="960" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il boss sale sul palco sulle note di &#8220;c&#8217;era una volta il west&#8221; il suo Daje Roma, vi amo, spinge via tutte le paure portandoci lontano dal terrore di chi colpisce anche quello che stiamo celebrando; la cultura, lo stare insieme lontani da ogni distinzione.Del resto Bruce Springsteen è sempre stato artista sensibile verso la lotta per l&#8217;affermazione dei diritti umani e di ogni altra libertà.<br />
Sono le 20,15 e New York City Serenade pervade di magia il rosso tramonto della capitale.Una serie di cuori e dei cartelli con sopra scritti i titoli di alcune canzoni accolgono Bruce e la band. Lui sa che sarà una serata magica e allora sconvolge nell&#8217;ordine dei brani la scaletta. Badlands, Summertime Blues di Eddy Cochran e Boom Boom di John Lee Hooker. &#8220;Drive all night&#8221; e poi chiaramente tutto &#8221; The River&#8221;. Emozionanti gli episodi acustici con chitarra e armonica così come la sequenza di Born in The Usa con Born To Run e Hungry Hearts,Because The Night e Dancing in the Dark. Non si chiude con la consueta Twist and Shout ma con Shout degli Isley Brothers suonata e cantata con i sessantamila per 12 minuti. Poi Thunder Road, col boss che lascia il palco poco dopo la mezzanotte.<br />
Ad un concerto di Springsteen ti diverti e canti a squarciagola i tuoi ooooo o shalalàlla anche se non conosci nessuna delle sue canzoni. Lo spettacolo non è solo lui o la bandana di Little Steven, o il piano di Roy Bittan o le rullate furiose di Max Weinberg, lo spettacolo è il pubblico. C&#8217;è chi è là per ascoltare la storia di Tom Joad o quella dei reduci del vietnam, c&#8217;è chi della poetica del boss e della storia d&#8217;america che ha sempre cantato se ne sbatte ed è li solo per ballare o per Born in the Usa ( che poi è un pezzone). Bruce Springsteen e la sua band di settant&#8217;enni sono magia, sono il rock&#8217;n roll che non è mai morto, sono un esempio di umiltà e passione anche per chi fa il musicista per lavoro.<br />
La festa è finita ed andiamo in pace ed in corteo verso il colosseo. Appagato come non mai tra e me e me penso che Ho rosicato nel vedere dei bambini saltare e ballare con le loro cuffie, il mio è ancora troppo piccolo anche se spesso imbraccia la chitarra col il piglio giusto. Magari una di queste sere gli racconterò la storia di tre amici americani &#8220;c&#8217;era una volta uno che lo chiamavano il Boss e suoi amici Little Steven, uno col bandana , e Big Man, un gigante nero che suonava il sax. Grazie a loro abbiamo saltato, ballato, ed abbiamo vissuto l&#8217;america anche se non ci siamo mai stati. Era solo rock&#8217;n roll ma ci piaceva&#8221;.</p>
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		<title>Sono stata al concerto di Vasco Rossi, e mi chiedo perché non l’abbia mai fatto prima.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2016 21:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Tiziana Liguori Nella mia vita ho sempre seguito alcune indicazioni sociali, semplici ma determinanti nelle mie scelte ...<a href="https://www.2bepop.it/vasco-rossi/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/vasco-rossi/">Sono stata al concerto di Vasco Rossi, e mi chiedo perché non l’abbia mai fatto prima.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3234" alt="Vasco Rossi Foto" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/scaletta-concerto-vasco-rossi-roma-tour-2016.jpg" width="700" height="450" /></p>
<address>di Tiziana Liguori</address>
<p>Nella mia vita ho sempre seguito alcune indicazioni sociali, semplici ma determinanti nelle mie scelte di qualsiasi tipo.</p>
<p>Ho sempre creduto che la gente figa ascolta solo musica alternativa, non mainstream (quella che non ascolta nessuno per intenderci), la gente non figa ascolta musica commerciale.<span id="more-3232"></span></p>
<p>La gente figa passa il tempo a snocciolare nomi di artisti pseudo sconosciuti, letti su qualche articolo di qualche blog, di qualche giornalista, trovato così per caso. Artisti che passano la loro vita a suonare nei circoletti fumosi e bui, con massimo 20 persone paganti, e nelle loro canzoni parlano del male di vivere, di lotte politiche, passandoti messaggi così criptici che per forza ti ci ritrovi, nel senso che ognuno se li interpreta a modo suo.</p>
<p>La gente non figa passa il tempo a cantare l’ultima canzone del noto cantante, a commentarla con frasi concise e  esempi di vita quotidiana. In macchina ha sempre il disco pronto e lo si ascolta a tutto volume, con il finestrino abbassato e il gomito di fuori. No messaggi politici, niente male di vivere, gioia e divertimento, che sono a un passo dalla superficialità.</p>
<p>Ecco questo era il mio mondo sociale, basato su questo pregiudizio semplice e presuntuoso, e anche arrogante va.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3236" alt="Vasco Rossi live Roma 2016" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/vasco-rossi-live-il-22-e-23-giugno-a-roma-r2oa2-150x150.jpg" width="150" height="150" />Poi sono andata al concerto di Vasco Rossi. Il mio pregiudizio sociale mi impedisce di comprare il biglietto, in realtà manco mi fa sfiorare l’idea. Il caso però non si fa gli affari suoi e una mia amica mi dice che ha due biglietti gratis, andiamo, cazzo è di lunedì, vabbhè che ti frega passiamo una serata.</p>
<p>Si parte da un lato della città praticamente deserta, complice la partita dell’Italia. Si arriva in un altro quadrante della città congestionato da macchine, motorini e gente palestrata con la fascia in testa e la canottiera con la scritta Vasco.</p>
<p>Gente che cammina compatta che a stento trattiene l’emozione, o la sfoga con il solito mantra del Popopopooopo, venuto fuori da qualche Mondiale e usato in ogni occasione calcistica o meno, maschia diciamo.</p>
<p>Le donne sono tutte così simili, passano dalla zeppa bianca altissima sotto il pantalone attillato, ai pantaloncini supercorti. Tette e addominali in vista. Femmine prima ancora che donne. E sono accompagnate dall’uomo della situazione. Tatuaggi e muscoli, maglia con la scritta Vasco ovunque, qualcuno anche ha tra i capelli. E la fascia ovunque. Tra i capelli delle donne e sulle teste degli uomini.</p>
<p>La camminata degli uomini poi, è quasi un omaggio al loro mito. Gambe divaricate leggermente e molleggiano sulle ginocchia. Ma questo lo noterò dopo.</p>
<p>Arrivate allo stadio, da brave anzianotte scopriamo nostro malgrado che i biglietti sono per il prato. E non nascondiamo un momento di malessere. In piedi, di lunedì sera, tutta la serata, in mezzo ai veri fans. Amen.</p>
<p>Lo spettacolo di un concerto all’Olimpico riporta in vita il mio animo provincialotto. Un ohhhhh di emozione viene fuori appena entro. C’ero già stata all’Olimpico, ma anche stavolta è come se fosse la prima. Le luci, la gente, già questo un po’ mi riporta in pace con i miei pregiudizi.</p>
<p>Certo continuo a guardarmi intorno però comincio a non vedere solo palestrati e canottiere, ma anche famiglie e bambini piccoli, ragazze normali senza addominali, ragazzi con occhiali e polo, e un tipo con la camicia bianca appena uscito dall’ufficio, che a fine serata diventerà ufficialmente il mio mito.</p>
<p>Poi entra Vasco Rossi. La gente impazzisce, ovviamente, e io comincio a sorridere, in maniera stranamente involontaria.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3239" alt="Vasco Rossi in forma" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/vasco-rossi-roma-2016-biglietti-per-il-concerto-allo-stadio_756957.jpg" width="617" height="360" /></p>
<p>Vasco in formissima, un viso bello e rilassato, sorriso e una giacca glitter che fa poco rocknroll. E il suo modo di stare in piedi. Maglia nera che lascia intravedere la sua pancia. Jeans morbidi. Mi vengono in mente i miei compaesani e la mia adolescenza nel mio paese.</p>
<p>Loro adorano Vasco. È il loro dio. Sono cresciuti con le sue canzoni, lui ha saputo dare loro le parole giuste per le occasioni giuste, e anche qualche consiglio di stile, considerata la frequenza di maglie nere, jeans un po’ larghi sotto e cappelli verdi militare che si vedono nel mio paese.</p>
<p>Quando alle feste parte Rewind i miei compaesani si abbracciano e cominciano a cantare insieme a squarciagola. Lo stesso effetto di Roadhouse Blues dei Doors. Un unico abbraccio, un’unica voce che aumenta di volume su singole parole a fine frase, e un unico salto.</p>
<p>E anche l’Olimpico diventa un’unica voce che non si interrompe mai, per tutte le due ore e quaranta di concerto. Vasco inizia cantando le canzoni più recenti, e io mi guardo intorno, in silenzio visto che non ne conosco neanche una, e vedo solo occhi lucidi e gente che canta e sorride.</p>
<p>La seconda parte del concerto mi mette seriamente in crisi, me e i miei borghesissimi pregiudizi. Vasco comincia a cantare tutte quelle canzoni a cui non so dare un titolo ma che conosco bene, e io canto con lui e con la sua gente, canto come fa la sua gente, saltando o stando ferma con le braccia alzate, urlando “Lalalalala fammi godere, ehhhh”, con buona pace del mio antisessismo, guardando ragazze con le tette da fuori cantare sulle spalle di qualche uomo, guardando il tipo con la camicia bianca che è diventato l’amico di tutti abbracciando e cantando a squarciagola tutte le canzoni, guardando e sorridendo un gruppo di ragazzi che accende in pieno stadio, in pieno concerto, un fumogeno.</p>
<p>E comincio a pensare che effettivamente non c’ho capito molto, oscurata com’ero dai miei pregiudizi. Vasco Rossi non è un cantante tamarro. Non canta canzoni tamarre. Parla una lingua semplice che da voce alla rabbia, alla passione, al senso di alienazione e di inadeguatezza. Parla di amore con frasi semplici e terrene. Usa espressioni che identificano e celebrano un modo di essere. Tutto con parole semplici e chiare, senza fronzoli. Il messaggio che riserva al suo popolo è perfetto una roba del tipo “non temete l’odio ma la paura, non dovete avere paura” incitandoli a combattere per realizzare i propri sogni. Roba semplice si, ma d’effetto, considerando il boato di approvazione che l’olimpico gli riserva.</p>
<p>Vasco Rossi da sempre denuncia un “precariato esistenziale” prima ancora che economico, generazioni intere che difficilmente riusciranno a vincere, non perdenti ma sconfitti dalla vita, almeno in superficie. E offre loro le parole per convogliare la propria rabbia ma anche la forza per lottare.</p>
<p>Sono giorni che riascolto tutte le sue vecchie canzoni. E sono giorni che penso che i pregiudizi sono davvero una cazzata. I pregiudizi limitano le esperienze e spengono la curiosità. E senza curiosità non si vive.</p>
<p>Quindi grazie Vasco Rossi, anzi Komandante.</p>
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		<title>Calabria Soul Kitchen: Pipi, Pira, Puma &amp; Piana Riot</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 21:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Simona Lombardo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Continua Calabria Soul Kitchen, l’itinerario di viaggio nell’anima e nei sapori della mia regione. Ci siamo lasciati con ...<a href="https://www.2bepop.it/calabria-soul-kitchen-pipi-pira-puma-piana-riot-2/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/calabria-soul-kitchen-pipi-pira-puma-piana-riot-2/">Calabria Soul Kitchen: Pipi, Pira, Puma &#038; Piana Riot</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Continua <b>Calabria Soul Kitchen</b>, l’itinerario di viaggio nell’anima e nei sapori della mia regione. Ci siamo lasciati con l’aroma della Cipolla di Tropea e i ricordi di un amore estivo, arrivando fino a <b>Nicotera</b>, l’ultimo paese della provincia di Vibo famoso per gli studi sulla dieta mediterranea. Affacciamoci da un’ideale terrazza di questa ultima propaggine del Monte Poro e guardiamo a Sud: godremo del panorama sulla <b>Piana di Gioia Tauro</b>, luogo protagonista di questo nuovo racconto.</p>
<p>In un colpo d’occhio ampissimo, Nicotera ci offre la vista dei paesi della costa, <b>San Ferdinando</b> e <b>Gioia</b>, fino al Monte Sant’Elia di <b>Palmi</b>, ci concede di sbirciare fino alla <b>Costa Viola</b>, Bagnara, e allungando lo sguardo fino allo Stretto, ci regala l’<b>Aspromonte</b> e l’Etna. Sospirando, socchiuderemo gli occhi dalla troppa emozione scorgendo a ovest le <b>Isole Eolie</b>.</p>
<div id="attachment_3138" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3138 " alt="A chiana, veduta dal Monte Poro" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Nicotera-300x201.jpg" width="500" height="401" /><p class="wp-caption-text">A chiana, veduta dal Monte Poro</p></div>
<p><span id="more-3130"></span>Una vista dall’alto è una vista globale, un punto di osservazione che scansiona e svela palmo palmo, mostrando <b>brutto e bello insieme</b>, due facce dello stesso paesaggio che fanno della Piana un luogo di <b>forti contrasti</b>. È inutile negarlo, alle voci Gioia Tauro, Rosarno, Piana, corrispondono spesso i sinonimi di illegalità, abusivismo, degrado.</p>
<p><b>La Piana è un luogo dell’anima per me</b>, ma nei giardini di arance e mandarini che la ricoprono, tra i profumi di zagara e l’afrore pungente delle clementine, gli immigrati sono sfruttati ogni anno a migliaia. Le distese di ulivi secolari, imponenti e unici, sono anche il degrado ambientale delle campagne, dei rifiuti abbandonati, sotterrati. Lo specchio blu del mare dove resiste la tradizione della pesca forte e vigorosa, si colora dell’orrore di depuratori malfunzionanti. <b>Calabria Soul Kitchen</b> però cerca il bello, e quindi ritiene sia doveroso menzionare l’anima riot di chi da queste parti lotta per autodifesa, per raccontare il territorio anche da questo punto di vista. I tempi stanno cambiando, c’è più informazione, più senso civico. C’è chi sfrutta è vero, ma c’è anche chi difende, chi inquina e chi denuncia, c’è chi dimentica la propria storia e chi lavora per mantenerla viva.</p>
<div id="attachment_3133" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3133  " alt="Pescatore a San Ferdy, una mattina di novembre" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo_4.png" width="470" height="353" /><p class="wp-caption-text">Pescatore a San Ferdy, una mattina di novembre</p></div>
<p>A <b>Rosarno</b>, Koa Bosco è la squadra di calcio composta dagli immigrati africani impiegati nella raccolta degli agrumi a pochi euro al giorno. Promossa in Seconda Categoria, la squadra è un esempio virtuoso di integrazione, di volontà dal basso per garantire coesione sociale e accoglienza ed è un’intera comunità, con associazioni, parrocchie e privati cittadini, a rimboccarsi le maniche per i pasti, i vestiti, perché crede in migliori opportunità per tutti.</p>
<p>A <b>San Ferdinando</b>, Mesima Blu è un altro esempio di chi si spende per far tornare allo splendore del passato il proprio territorio, l’area fluviale del Mesima in particolare, per crearne un parco naturale.</p>
<p>A <b>Gioia</b>, l’Associazione Pian delle Fosse difende strenuamente il centro storico, rivalutandone gli antichi edifici e il Museo Archeologico e gruppi di cittadini riuniti in varie associazioni si impegnano per maggiori controlli sul depuratore e per sensibilizzare a maggiori tutele per un ambiente in serio pericolo.</p>
<p>E se ovunque nella Piana proliferano <b>non-luoghi</b>, con mastodontici centri commerciali per feticisti dell’offerta speciale, resiste anche il commercio più tradizionale, quello fatto dei <b>piccoli pescatori</b> e del <b>mercato dei contadini</b>.</p>
<div id="attachment_3134" style="width: 624px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3134 " alt="La moglie del pescatore, marina di Gioia" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo_3.png" width="614" height="260" /><p class="wp-caption-text">La moglie del pescatore, marina di Gioia</p></div>
<p>La preparazione di pranzi e cene, infatti, da queste parti si organizza meticolosamente prima di tutto nel momento della spesa. Supermercato? Naaaaa. La mattina di buonora si va in spiaggia. I pescatori sono rientrati all’alba con le reti – sulla spiaggia le loro mogli se ne stanno sotto un ombrellone con il pescato in bella vista. <strong>Merluzzi, spatole, alici…</strong> Quello che il mare offre diventa il piatto del giorno. Tutto il resto? Si compra al mercato. Contadini KM0, prodotti di stagione, vecchine curve dietro al banco, come fossero ancora intente a raccogliere nel campo, dispongono con ordine la merce, lucidando di tanto in tanto il pomodoro più bello. Chi compra pretende sempre uno sconto, chi vende lo nega, e il teatrino della contrattazione è degno di un’esercitazione in un corso aziendale di vendita efficace.</p>
<p>Non potete andare al mercato? Tranquilli, ci pensa lui, l’uomo col megafono di “<i>pipi, pira, puma, patati</i>”, <b>l’ortolano a domicilio</b>, mitica apparizione tra le strade della marina. Lo senti da qualche via più in là, la voce leggermente nasale. Esci, lo attendi, senti la cantilena farsi più forte e finalmente si avvicina in tutta la sua serafica lentezza, con il camioncino ricolmo di frutta e verdura. Gli fai segno, si ferma. Il mio preferito? Quello che oltre alla verdura vende anche i secchi e le scope, perché da un lato ha sempre un grappolo di <b>supersantos penzolanti</b>, feticcio adorabile d’infanzia &lt;3</p>
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<video class="wp-video-shortcode" id="video-3130-1" width="400" height="224" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo.mp4" /><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo.mp4">http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>“Ciao Zio, come va? La Zia Sta bene? Lo Stromboli si vede oggi?“ </i></b>È questa la domanda di rito ad ogni telefonata ad un parente della Piana. Ad un panorama mozzafiato non ci si fa l’abitudine. Mai. Come i romani che si emozionano alla vista del cupolone, come i piemontesi che sospirano guardando le Alpi, i bolognesi San Luca, nella Piana di Gioia lo sguardo verso ovest è un’emozione che si rinnova ogni giorno e che non stanca mai. Il rapporto col mare è intimo. <b>Il mare è uno di famiglia</b>.</p>
<div id="attachment_3132" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3132  " alt="Steve Zissou e lo Stromboli" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo_5.png" width="470" height="353" /><p class="wp-caption-text">Steve Zissou e lo Stromboli</p></div>
<p>In una casa affacciata sulla spiaggia è nata mia madre, le mie cugine vivono ancora lì, mio padre mi raccontava delle <b>mareggiate</b> che arrivavano fino alle case, dei lidi degli anni 70 pieni di turisti, con la piscina sulla spiaggia e <b>Patty Pravo</b> in concerto. Dalla spiaggia della marina di Gioia partiva il bastimento del mio bisnonno, che portava l’acqua alle Eolie. E oggi, che di turisti non ce ne sono più tanti e il fermento dei commercianti e dei magazzini pieni di botti di olio e di vino ha lasciato spazio ai <b>container del Porto</b>, ancora di più volgere lo sguardo verso la bellezza autentica del tramonto sul mare è una routine non razionale, un saluto rispettoso e dovuto all’ultima cosa forse <b>rimasta pura</b> da queste parti, perché l’uomo lo Stromboli non l’ha demolito e il sole non l’ha inquinato e giù in fondo, all’orizzonte, il mare sembra sempre immacolato. Il tramonto da qui riappacifica col mondo, <b>i contrasti svaniscono</b>, come il sole che si corica nel mare, quando conosci la gente di queste parti, <b>persone che accolgono</b>, sempre pronte a metterti a tuo agio dicendo: <b><i>prego,</i> <i>favorite</i></b><i>.</i></p>
<div id="attachment_3136" style="width: 570px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3136 " alt="Tramonto sul Golfo di Gioia Tauro" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Paina_Gioia_Simona_Lombardo.png" width="560" height="400" /><p class="wp-caption-text">Tramonto sul Golfo di Gioia Tauro</p></div>
<p align="center"><b>La Ricetta</b></p>
<p>Vi propongo un piatto di <b>Stroncatura con le Alici e il Pan Grattato</b>, ingredienti con una storia, quella dei commercianti e pescatori della Piana.</p>
<p>La <strong>stroncatura</strong> è una pasta di frumento integrale tipica della Piana di Gioia Tauro. Ottenuta dai residui della molitura del grano, ha una consistenza grossolana che la rende perfetta a trattenere i condimenti tipici. È stata portata qui dagli <b>Amalfitani </b>che nell’800, attirati dalle possibilità commerciali che Gioia offriva, si trasferirono per aprire botteghe e magazzini. La stroncatura è sempre stata una <b>pasta povera</b>, non raffinata che richiedeva condimenti forti che ne coprissero l’acidità. Fino a poco tempo fa era di produzione “illegale”, perché non controllabile igienicamente, e veniva venduta <b>avvolta nella carta del pane</b>. Oggi viene prodotta nei più rinomati pastifici ed è un’eccellenza da cena Slow Food.</p>
<p>Le alici sono quelle che mettiamo sotto sale e sott’olio in casa, in un grande <b>salaturo</b>, dopo averle comprate direttamente dal pescatore – anzi, da sua moglie sulla spiaggia.</p>
<p>Ingredienti per 4 persone</p>
<ul>
<li>350 gr di stroncatura</li>
<li>Alici sott’olio</li>
<li>Pan grattato</li>
<li>1 spicchio d’aglio</li>
<li>Peperoncino</li>
<li>Prezzemolo</li>
<li>Olio e sale</li>
</ul>
<p>Preparazione</p>
<p>In padella fate rosolare l’aglio nell’<strong>olio evo</strong>. Aggiungete alici e scioglietele. Unite il <strong>prezzemolo</strong> e il <strong>peperoncino</strong> a seconda della piccantezza desiderata. Mentre la stroncatura cuoce nell’acqua, in una padella <strong>tostate il pan grattato</strong> insieme ad un goccio d’olio. Una volta pronta, la stroncatura verrà saltata in padella con le alici per poi unirla alla “<strong>muddica</strong>” tostata.</p>
<div id="attachment_3131" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-3131  " alt="Stroncatura con alici e pan grattato." src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Calabria_Soul_Kitchen_Piana_Gioia_Simona_Lombardo_6.png" width="470" height="353" /><p class="wp-caption-text">Stroncatura con alici e pan grattato.</p></div>
<p align="center"><b>La Musica</b></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b></b>La canzone di questa puntata è un omaggio afrobeat a tutti i rifugiati nel mondo, da due grandissimi: <strong>Tony Allen </strong>&amp;<strong> Damon Albarn</strong> &lt;3</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/8-hMkHkoFrU" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/calabria-soul-kitchen-pipi-pira-puma-piana-riot-2/">Calabria Soul Kitchen: Pipi, Pira, Puma &#038; Piana Riot</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Torna il 2bePOP Fest con &#8220;Ghemon&#8221; Agosto 2016</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 08:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Politano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiccherie]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<category><![CDATA[allafinehosceltopaola]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E alla fine di tutto arrivò la musica, a sistemare schegge impazzite da estiva voglia di mare e a salvare il salvabile che alla fine #inqualchemodosifa! Troppo ermetica la narrazione? Ma lo sapete, qui a 2bePOP con le parole si gioca e noi amiamo fare le cose seriamente ma prendendoci molto poco sul serio. Quindi, annuncio serio. Per tutti. <b>Questa estate torna il 2bePOP Fest: e non vi deluderà.</b> Coordinate certe: <strong>direzione Sud, Sud ovest, tirreno cosentino Paolano, 10 agosto 2016</strong>… ma non solo, che un giorno stavolta non basta!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3050" alt="Ghemon - Indigo Tour" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/foto-indigotourghemon.jpg" width="690" height="460" /></p>
<address>foto credits: Tommaso Gesuato<span id="more-3046"></span></address>
<p>In anticipo sui tempi, sul luogo e sulle quello che troverete, qualcosa però tocca pur dirla. Intanto raddoppiamo sbattimento e mood <em>“in buona”</em> dividendo il Fest in 2 serate. Volete sapere perché? Piano, piano che sennò finiamo tutti in overdose da buone notizie. L’anticipazione principale se l’è data da solo il nostro amico Ghemon, giusto ieri. <b><i>Il 10 agosto sarà sul palco di 2bePOP con il suo Indigo Tour e “le forze del bene”, la sua band.</i></b> Vi avvisiamo, sul palco non saranno i soli. Ma per ora fatevi bastare questa notizia che il resto arriva con calma, sennò c’è sempre il rischio di cui sopra. Non ci credete? Ecco un link per la prova del nove.</p>
<h1><a title="Indigo Tour 2016" href="http://www.facebook.com/ghemonofficial/photos/a.394412072296.161683.48731632296/10153666566297297/?type=3&amp;fref=nf" target="_blank">Indigo Tour 2016</a></h1>
<p>Per il resto, sappiate che ci sarà bisogno di un sacco di buona energia a zonzo per la città. Altra piccola anticipazione sono le vostre storie, per chi ama scrivere, e sa che la musica può prendere forma di ritmico “pezzo giornalistico”. Un circo di carta e note musicali che diventano palcoscenico. Ancora troppo ermetici? E allora vi tocca restare su questa frequenza radiofonica per avere news dell’ultimo minuto che arriveranno a breve. Promesso.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3052" alt="Indigo Tour Band" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/foto-indigotourband.jpg" width="690" height="460" /></p>
<address>foto credits: Tommaso Gesuato</address>
<p>Per ora ascoltate quello che vi aspetta.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/G2fkmiTzYHo?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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