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	<title>2bePOP &#187; Berlino</title>
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		<title>Dardust, ricomincio da 7</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 15:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Gentili]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2360" alt="Dardust" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/DSC_0366-2-1024x688.jpg" width="1024" height="688" />Dario Faini, a.k.a.  Dardust, è un altro di quegli artisti che ci piace raccontarvi e presentarvi.</p>
<p>Del resto uno che intitola il brano di apertura del suo disco &#8220;Un Nuovo Inizio A Neukölln” non poteva non attirare la nostra attenzione proprio in tema di start e stop, arrivi partenze e ripartenze, inizi e fine.</p>
<p><span id="more-2355"></span><br />
Infatti, musicista di formazione classica, Dario Faini nei primi anni del 2000 si dedica all’<em>electropop</em> per poi divenire nel tempo  uno degli autori e songwriter pop più richiesti ed apprezzati. A marzo è uscito &#8220;7&#8243;, primo disco di un progetto che prevede una trilogia ispirata dalle atmosfere e dai suoni di Berlino, Londra e Rekjavjck. L’idea è quella di fondere il minimalismo pianistico di matrice neo classica  ad alcune sonorità elettroniche e rumoristiche tipiche del Nord Europa.</p>
<p><i><img class="alignleft size-medium wp-image-2357" alt="Dardust" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/0-top-300x198.jpg" width="300" height="198" />&#8220;Il mio è stato un </i><i>inizio timido con la musica dance e una band electropop. Parliamo di 15 anni fa, ero in fase di formazione. La scena degli anni novanta, e soprattutto band come Bluvertigo e Subsonica avevano unito l’elettronica al songwriting italiano, hanno  fatto incontrare due mondi diversi ed era impossibile non restarne colpito. </i><i>Non a caso anche in Dardust c’è un&#8217; unione di due mondi distanti, un tempo si  parlava di canzoni, ora si parla di scrittura minimalista.. quindi forse è stata quella di fine anni 90 la prima radice di questo tipo di atteggiamento ed  ispirazione&#8221;</i></p>
<p>&#8220;7&#8243; esce per la indipendente INRI ed Universal. Dopo le presentazioni di rito, la nostra prima considerazione è stata quella legata alle opportunità discografiche e promozionali riservate ad un musicista e paroliere di successo come Faini, che in barba a tutto il mainstream si lancia invece in un progetto che guarda ad un altro mercato e ad un altro pubblico, per quanto poi dall’ascolto estremamente fruibile.<i> </i></p>
<p><i>&#8220;Sono approdato </i><i>ad INRI, grazie al mio editore, Klaus Bonoldi, che ha scoperto varie realtà dal mondo indie. Una volta conosciuto il progetto, abbiamo pensato che INRI e tutti coloro che vi lavorano attorno, soprattutto Pietro Camonchia, fossero perfetti per Dardust. </i><i>Al momento dell’uscita mi sono chiesto se mi sarei ritagliato uno spazio in qualche ambito con il progetto Dardust. Mi ha sempre attratto il  concetto di bipolarità  quanto meno inteso come  contrasto. Il fatto di avere scritto per degli artisti  pop non significa che io non possa avere l’esigenza e la voglia di produrre  ed ascoltare altra musica. Mi piace il pop, ma tuttavia, tornando al concetto di bipolarità ho anche una mia idea di musica che è sicuramente molto distante da quella. Tuttavia penso che si possano fare bene ambo le cose senza particolari scompensi, l’importante è che la gente non cada nell’equivoco di pensare che tutto sia semplice o frutto di qualcosa nato a tavolino. Credo per altro che il confine tra alcuni generi in Italia si stia sempre di più assottigliando, non è un caso che anche cantautori della scena indie si stiano in qualche modo appassionando alla scrittura e alla composizione per altri colleghi sicuramente più mainstream&#8221;.</i></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2359" alt="Dardust" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/10653509_899854496731716_2218610225733741462_n-1.jpg" width="960" height="602" />&#8220;7&#8243; è un lavoro sicuramente autentico ed ispirato. Non aspettatevi un disco con delle sonorità prettamente elettroniche, forse ci sono più archi che beats, ma tuttavia è un lavoro godibilissimo e dalle atmosfere quasi cinematografiche. Per quanto abbia un mood tutt’altro che primaverile o estivo, raccontavamo a Dario di averlo ascoltato su un terrazzo in riva al mare, e di certo aveva reso l’atmosfera ed i colori del tramonto più caldi e suggestivi.</p>
<p><i>&#8220;</i><i>Si è vero, ognuno può ascoltare Dardust facendo quello che vuole, lo faccio anche io. Sicuramente si può parlare di ambient, anche se faccio un po&#8217; di fatica ad immaginarlo. Lounge forse no, anzi certamente no. </i><i>A me la scuola neoclassica o il minimalismo pianistico alla Einaudi o Allevi così come una certa scena elettronica nord europea singolarmente presi non mi interessano. A me piaceva fondere tra loro alcune cose legate alla scrittura minimalista pianistica ed alcune altre di una parte del mondo elettronico che viene dal nord. </i><i>Forse questo è stato il primo esperimento, e se qualcosa di simile c’è stata prima in Italia non è stato ribattuto il sentiero. Forse ho avuto la fortuna di essere sempre cresciuto con un certo gusto elettronico e un certo gusto per la scuola classica, o forse nell&#8217; ambiente classico c’è stato un atteggiamento più conservatore e meno aperto ad un certo tipo di contaminazione. Di certo non voglio dire di avere fatto una cosa rivoluzionaria o unica, però di fatto credo avere avuto un atteggiamento moderno partendo dalla contaminazione&#8221;.</i></p>
<p>Ascoltando &#8220;7&#8243; non sfugge qualche eco di Sigur Ros o addirittura di Bjork. Ma siamo ancora al capitolo berlinese, ci chiediamo cosa succederà in quello islandese anche se nel mezzo poi ci sarà Londra ed inoltre, perché &#8220;7&#8243; e non &#8220;tre&#8221; ?</p>
<p><i><img class="alignright size-medium wp-image-2358" alt="Dardust" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/10525633_907946352589197_5089455289894135978_n-300x200.jpg" width="300" height="200" />&#8220;…Io direi più che altro che esiste una nuova onda che segue questa scena con questi suoni, alcune band li fondono addirittura con le sonorità da club. Bjork ha ancora un pubblico ed un seguito pazzesco,  forse più per le cose legate agli anni 90, alle quali penso stessi facendo riferimento, rispetto alle ultime produzioni. Tuttavia il seguito che questa musica ha fuori dall’Italia non è neanche immaginabile per noi. Devi moltiplicarla almeno per dieci. </i><i>Non vedo l’ ora di andare a </i><i>Reykjavic </i><i>in Islanda, ci sono già stato, ho scritto già delle cose&#8230;  l’influenza mi piacerebbe spostarla ancora, renderlo ancora più rarefatto e per questo l’Islanda… sono un patito dei Sigur Ros, di </i><i>Olafur Arnalds e Nils Frahm. </i><i>Mi piace variare l&#8217;elettronica, e come dicevo prima vorrei fare un cd spostandola verso una cultura più club senza eliminare gli episodi pianistici più intimi. Proverò un incontro più estremo con il drumming beat ed altre sonorità. La sfida è quella di dare ancora più energia sul piano dell’ascolto per poi portarla nei live.</i></p>
<p><i><img class="aligncenter size-large wp-image-2366" alt="Dardust" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/06/IMG_8431-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />&#8220;7 &#8221; non è un titolo casuale o forse sì.</i><i> Ci sono stati dei momenti  in cui il 7 ci ossessionava. </i></p>
<p><i> Sette giorni a Berlino, produzione in sette mesi, sette brani, ma non solo. Ad un tratto addentrandoci nella numerologia abbiamo pensato: facciamo 3 dischi, 7 x 3 la perfezione e vai, facciamo la prima parte di Dardust in questa trilogia, che poi sono fanatico di Bowie quindi della trilogia berlinese. Insomma c’erano tanti motivi per fare tre dischi.. che poi ad un certo punto i ragazzi che hanno lavorato in Dardust, dalle letture dei gate degli aeroporti ai binari dei treni, erano tutte col numero  7 ! .. Andai a portare il disco a Milano per la prima volta al mio editore, ero in stazione sul  binario 7 per la carrozza 7  ed il  posto 7D… quindi vabbè chiamiamolo 7 dai, che poi avendo un po’ l’ ambizione di portarlo fuori, il sette era più memorizzabile all’estero per un progetto italiano e quindi via&#8230;&#8221;</i></p>
<p>Non è di poco conto evidenziare che la nostra lunga e piacevole conversazione telefonica si è interrotta per ben sette volte…ma vabbè questa è un’altra storia</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/IwZikAE2bZw" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>C&#8217;era troppo Clubbing nel tuo Thriller</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 13:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2276" alt="Clubbing Thriller" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/Thriller_Clubbing.jpg" width="1024" height="768" />Immaginate se fra un po&#8217;, in seguito a un fortissimo esaurimento nervoso, dovuto a troppi Estathé e a pochi riposi postprandiali, io quasi per incanto, e con un insolito piglio <i>suprematista</i> cominciassi a scrivere status farraginosi sulla condizione di un ultra trentenne affetto da pigrizia acuta che ha smesso di radersi perché di lacrima facile o solo perché <i>fa figo </i>essere un hipster.<span id="more-2277"></span></p>
<p>Potrei in alternativa scrivere dei finti report dove esalto le performance astruse della nuova Marina Abramović di turno, senza però scordarmi di denunciare la carenza di CLUBBING in Italia&#8230; ormai sempre più imperante e diffusa. Oppure diventerei uno di quegli intellettuali di provincia, che al venerdì preferiscono il cinema alla serata live, dimenticando il mio background da giovinastro affetto da aritmia precoce. Potrei esaltare il ritorno di George Miller, mito di gioventù e baluardo di velocità, nichilismo e visione distopica di tutte le brutture che ogni giorno viviamo nel nostro quotidiano inferno al silicio. Immaginate una scena degna di Matrix, dove al posto di campi di esseri umani, si snodano cuffie, tastiere e monitor da call center. Dacci oggi il nostro call master quotidiano e rimetti a noi i nostri accrediti.</p>
<p>O magari se facessi lotte di principio per un giornale di merda come CALABRIA ORA, e come diceva Pierangelo Bertoli, vestendomi come un fesso con maglie a righe da <i>hipster-in-stile-marinaretto-minimal-chic-fan-di-David-Crosby</i> o del cantautorato west coast agrodolce alla James Taylor, salviamo le balene, liberate li pescetti + apericena vegan-style &amp; cose, vorrei che, a quel punto, qualche vero amico mi prendesse a male parole o, ancora meglio, a calci nel deretano!</p>
<p>Se le cose andassero così mi aspetterei da voi una colletta per pagare un sicario affinché mi possa cucire un pregevole cappotto di legno vecchio stampo, così almeno uscirei di scena come un &#8220;martire&#8221;, facendo la figura dell&#8217;eroe idealista e romantico tutto d&#8217;un pezzo. Per poi venire rivalutato dopo tanti anni come un novello <i>Peppino Impastato</i>, con tanto di serate a tema organizzate dal teatro dell&#8217;acquario a cui partecipano persone ipovedenti o con evidenti problemi di deambulazione e maglioni a collo alto, polacchine e giacche di velluto a costine larghe.</p>
<p>…E una vita sprecata e gli altri siamo noi di Umberto Tozzi che fa da colonna sonora ad una periferica esistenza di silente monotonia e di assoluta vigliaccheria, sopportando angherie sul posto di lavoro, corna e cazziatoni, e nervi a fiori di pelle, e palle che girano come eliche di un idrovolante invisibile che smuove la mia coscienza di verme rancoroso e inutile ammennicolo, avanzo di call center, rifiuto di liceo, bandito da ogni accademia che si rispetti e non. Tanto alla fine come diceva qualcuno una moglie brutta e una laurea in scienza della comunicazione non la si nega a nessuno, o quasi&#8230;</p>
<p>Forse c’era solo un po’ troppo clubbing nel suo thriller, per essere un ragazzo simpatico e colto, come ce ne sono tanti in questa provincia sorniona e narcolettica. O, forse, sto solo narrando le gesta di un novello Don Chisciotte armato di cuffie e consolle, con un cuore grande più di una valigetta colma di bei cd e musica celestiale. Oppure forse dovrei smetterla di farmi distrarre dal cd di Gianni Celeste, che la mia vicina si ostina a mandare in loop a tutto volume. Il buon trading chiama e ci sono piatti da lavare, account da sloggare e profili twitter da aggiornare.</p>
<p>Se non giochi a calcio, da giovane nei piccoli paesi di provincia come Lattarico o Rota Greca, difficilmente trovi un posto, una moglie e un cognato che possa davvero stimarti. C’è troppo thriller in queste mie affermazioni. La notte è un cacciatore solitario con un biglietto invisibile da vidimare. Devi solo scegliere se tu sarai il vigilante o il gaglioffo seduto in quel bar a consumare amari, aspettando il finale di partita: Lattarico-Rota Greca. La vita è qualcosa di più che una battuta di caccia al cinghiale: doveva andare a Berlino, ma a Fuscaldo era già una leggenda.</p>
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		<title>Canzoni invisibili ma tridimensionali</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Oct 2013 22:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Contravvenire alle regole. Talvolta anche a quelle della buona educazione. Ecco qual è la sfida di questo millennio. ...<a href="https://www.2bepop.it/canzoni-invisibili/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/canzoni-invisibili/">Canzoni invisibili ma tridimensionali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1890" alt="canzoni invisibili intervista" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/10/canzoni-invisibili-intervista.jpg" width="960" height="354" />Contravvenire alle regole. Talvolta anche a quelle della buona educazione. Ecco qual è la sfida di questo millennio. E la prima norma da infrangere è il tempismo perfetto, in un mondo che corre troppo veloce, per lasciare che i pensieri assumano tridimensionalità. Cercare l’imperfezione. Sembra questo il segreto che basa l’evoluzione della musica contemporanea sull’utilizzo di delay ovunque, assemblando intanto il passato per riformularlo e portarlo fino a qui. Poi tocca abolire le banalità. Ed è così che Canzoni Invisibili divengono palpabili<span id="more-1889"></span>. Il resto è un ideale concreto che non guarda più ai confini geografici. Il resto è mandare a quel paese chi di dovere e magari andarci pure a quel paese. Ed oggi quel Paese, per chi cerca di coltivare la propria arte, è senza dubbio Berlino.</p>
<p>Luca Saporiti ed Alex Cremonesi ne discutono proprio lì. Italiani in terra straniera che considerano l’incontro con se stessi casa propria, un po’ come l’ Hackbarth’s Cafè. La coppia prende alcuni testi di Italo Calvino e, seduti a quel tavolino, li spinge dentro, li mangia e metabolizza fino  a farli propri, fino a farli diventare delle canzoni personali. Questa è la base. Ma Luca, noto come Lagash, il bassista Marlene Kuntz, viene dal jazz e dunque per lui la musica è un punto d’incontro. Intorno a quelle canzoni, quindi, si apre un cerchio, che somiglia ad un vortice, dentro al quale vengono raccolte altre esperienze e individualità espressive. Canzoni Invisibili diventa un lavoro cumulativo. Ma anche una Molekine, fatta di testi, disegni, visioni e suoni incisi su un vinile. Un oggetto che va oltre la materialità quasi per paradosso. E poi uno spettacolo, anzi più spettacoli irripetibili e in format differenti ogni volta.</p>
<p>“È lo spirito con il quale nascono le cose in questa città”, racconta proprio Luca, che vive a Berlino sei mesi l’anno e ne cattura lo spirito ad ogni respiro, fino a trattenerne l’aria: “Il mio progetto si riempie di persone e talenti di ambiti differenti, in linea con le factory che popolano questo luogo; laboratori aperti e performativi, scambi e collaborazioni”. In cosa differisce rispetto alle esperienze simili da questa parte delle Alpi? “Qui non serve essere qualcuno come in Italia: qui basta saper dimostrare di avere qualcosa da dire, in maniera originale, qui conta l’arte, non i personaggi ma le persone. E poi le strade pullulano di artisti, è facile scambiare quattro chiacchiere, qualche nota, bozze, idee”.</p>
<p>Già perché Canzoni Invisibili è diventato una piattaforma transartistica e transmediale. C’è dentro talmente tanta gente da essersi trasformato in un’esperienza che varca i confini. “Non ci rivolgiamo ad un pubblico solo o ad un’unica nazione”, continua a spiegarci Luca. Dentro, difatti, ci sono musicisti, grafici, pittori, illustratori, video-artisti, cantanti e produttori che vengono da ogni parte. I brani vengono tradotti in più lingue. I pezzi sono illustrati, come nel caso di quello realizzato per il progetto da Ad Bourke: lo ha corredato di immagini la visionaria Arianna Vairo e non è l’unica grafica che ha contribuito a corredare queste canzoni. Dentro ci sono Eugenio Finardi come Ellen Allien , ma pure la coreografa e ballerina Erna Ormarsdottir  ed anche il poeta indiano Jeet Tahyil ed un mare di artisti provenienti da ogni parte del mondo, compreso il nostro Claudio Sinatti , forte di curriculum infinito nell’ambio del videoclip.</p>
<p>C’è lui con Luca nella performance per Urban Superstar. La rassegna sulle arti urbane è postmoderna almeno quanto il progetto di Lagash e ne rispecchia anche il desiderio di crossover. Lo show audio-video è allestito in un chiostro rinascimentale, il chiostro di Santa Chiara, nel cuore del centro storico di Cosenza. Elettronica che rimbalza su mura spesse e visual che colorano gli antichi mattoni di proiezioni magmatiche che sembrano uscite dalle opere variopinte con le quali il curatore della rassegna, Luca Scornaienchi, ha decorato la mostra allestita nello stabile di fronte a questo insolito teatro occasionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il concerto è un sodalizio tra rumori e note, tra fotogrammi e suoni. Un basso suonato come una chitarra, arpeggiando su cybernetiche pulsioni impresse nella memoria del laptop. Un musicista e un artista video che improvvisano sul tema. Ed anche un guasto del computer diventa parte della performance involontariamente. È un po’ come se si trattasse si cyber-jazz-extrasensoriale. È ancora l’anima dell’adottiva Berlino a reggere i fili: “le composizioni sono figlie dello spirito che si espira lì”, ci aveva anticipato Luca.</p>
<p>Ma tra ispirazioni e inspirazioni la corsa verso il futuro non si arresta: il sito www.canzoniinvisiili.com è diventato una piattaforma aperta nella quale gli utenti si promuovono e offrono come protagonisti, input, parti del progetto. Intanto, oltre al vinile, Moleskine ha dato palpabilità alle Canzoni Invisibili, rendendo le pagine appunti di un viaggio grafico, musicale che si completa piano piano grazie a chi ne ha voglia. Chiunque ne abbia voglia. L’essenziale è invisibile agli occhi, si dice così. Ma queste canzoni si possono toccare, ascoltare, guardare, dipingere, filmare, comporre, recitare, ballare…</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Lost for Life: un film che racconta la saga berlinese di Iggy e Bowie</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 15:45:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Cazzate. Tutti parlano della triologia berlinese di Bowie. Alla fine si tratta invece di ben cinque album, tra ...<a href="https://www.2bepop.it/lost-for-life-gabriel-range/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/lost-for-life-gabriel-range/">Lost for Life: un film che racconta la saga berlinese di Iggy e Bowie</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-978" alt="David-Bowi&amp;Iggy-Pop" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/02/David-BowiIggy-Pop.jpg" width="1040" height="892" />Cazzate. Tutti parlano della triologia berlinese<span id="more-977"></span> di Bowie. Alla fine si tratta invece di ben cinque album, tra l’altro registrati, più che altro, tra la Francia e la Svizzera. Sì, nel computo vanno annoverati anche i due dischi di Iggy che il Duca Bianco ha prodotto: si è fatto le ossa sperimentando sul primo dei due, senza rischiare di fare la stessa figura di merda che aveva fatto poco prima con  la colonna sonora di quel film che aveva interpretato da protagonista, nel suo ultimo periodo. Era scappato anche per quello dagli Usa</p>
<p>Lui e il signor Pop si sono rifugiati a Berlino per fuggire da piccoli insuccessi e dalla tossicodipendenza. Erano de fattoni. La polvere li stava seppellendo. Se la sono data a gambe levate verso una nuova vita ed hanno finito per dare nuova vita al rock.</p>
<p>La complice era un luogo mentale. Una città che adesso non c’è più, o meglio, che si è trasformata nella nuova Europa. C’era ancora quel vecchio muro che cadendo ha tentato di unire due mondi equidistanti dal giusto. Erano gli anni 70. Si aggiravano come fantasmi di loro stessi, in bar pieni, tutta la notte, cercandosi e specchiandosi deformati nel fondo di bottiglie da vuote.</p>
<p>Erano poco più che due ragazzini. La musica che li animava aveva rischiato di spegnerli e si erano rintanati in quel vecchio continente così austero e perverso, un po’ come i controsensi che gli scorrevano in vena e che gli salivano su per le narici come aria liofilizzata e nutriente. Nessuno scheletro si aggirava noi loro armadi: erano loro stessi divenuti scheletrici. Avevano bisogno di cibo. Cibo per l’anima. Pima di finire definitivamente all’inferno.</p>
<p>Questa è la trama. Sì, perché dalla trilogia berlinese del Duca Bianco e dai dischi che ha prodotto in quella città per il suo amico Iggy ne sta venendo fuori un film. Secondo l&#8217; Hollywood Reporter, che riporta la notizia, per il lavoro i produttori britannici di Altered Images si sono alleati con i berlinesi di Egoli Tossell Film. Alla regia è stato chiamato Gabriel Range, filmmaker inglese il cui film più noto è &#8220;Death of a president&#8221;, del 2006, in cui si immaginava l&#8217;assassinio, nel 2007, di George W. Bush. Si intitolerà “Lost For Life”, proprio come una delle canzoni nate in quel periodo dai due.</p>
<p>Il titolo è pittoresco, ma anche una puttanata che attira gli allocchi. Il brano non è nuovo ad incursioni cinematografiche, avendo arricchito e non di poco la colonna sonora di “Trainspotting”, oltre che i dj-set di ogni scadente rock-club in era 2.0 da mp3.</p>
<p>La storia però merita, questo è chiaro. Si tratta di due ragazzi che si disintossicano, facendo musica, e cambiano le sorti del rock. Non si vorrà mica negare l’importanza di Bowie e Brian Eno in quegli anni e con quei dischi per la nascita della successiva new wave? La trama è oltremodo ricca. E poi, anche senza contare che oggi Berlino è, più che mai, il fulcro della cultura d’avanguardia, musicale e non, contemporanea e d’avanguardia, si tratta della stessa città che ha trasformato i Depeche Mode, dai segaioli che erano, nella pop-band più seminale degli ultimi 30 anni.</p>
<p>La produzione è un’ottima idea, se pure, oltre al titolo, sta già tentando ruffianate a gogò. La spinta promozionale è incentrata sul fatto che la storia in pellicola non narra la solita biografica rock che si conclude con la morte del protagonista, nossignore. Quei due monelli,  infatti, sono ancora vivi e addirittura impegnati entrambi nei propri rispettivi album in uscita.</p>
<p>Dunque non manca neppure il lieto fine. Una favola basata su musica ed eccessi in sostanza. Non resta che gridare ciak. Sperando che il copione sia all’altezza di una vicenda tanto importante. La storia del rock se lo merita.</p>
<p>Se poi si vuole arrivare preparati al cinematografo, basta leggere l’ottimo libro di Thomas Jerome Scarbrook, uscita anche in versione italiana per Arcana. Chi ha un po’ di culo può ancora trovarla in giro. Però, in genere, certe cose tornano al mittente, dopo aver preso polvere negli scaffali.</p>
<p>Del resto l’editoria è in crisi ed io resterò precario a vita. Anzi, se continua così, magari, anche sulla mia lapide potete scrivere lost for life, basta un copia e incolla, in quello sono tutti bravi. Ma anche quella la leggerebbero in pochi.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Tricky tra le macerie del muro in nome di False Idols</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 23:33:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti lì. Ieri, il figlioccio Sean Lennon ha portato a Berlino anche la sua matrigna Yoko Ono. La ...<a href="https://www.2bepop.it/false-idols-tricky/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/false-idols-tricky/">Tricky tra le macerie del muro in nome di False Idols</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-943" alt="tricky" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/02/tricky-1024x674.jpg" width="1024" height="674" /></p>
<p>Tutti lì. Ieri, il figlioccio Sean Lennon ha portato a Berlino anche la sua matrigna Yoko Ono<span id="more-942"></span>. La scorsa notte, al teatro Volksbuhne, lei ha, difatti, spento le candeline, in un concerto-evento,  con una Plastic Ono Band rinnovatissima, visto che sul palco c’erano, tra gli altri, il chitarrista dei Wilco Nels Cline, la polistrumentista dei Cibo Matto Yuka Honda e una schiera di ospiti che spaziava dal leader dei R.E.M. Michael Stipe a Rufus e Martha Wainwright fino a Robyn Hitchcock.</p>
<p>Perché proprio in quella città? Sean dice che è la passione di mamma sua. E già, perché culona o non culona, citando San Silvio, corrono tutti verso quelle parti. Le case costano poco, la vita ancora meno, gli stipendi sono più alti rispetto a molti Paesi d’Europa e tutto questo amplifica e dilata una grande qualità di Berlino: la libertà.</p>
<p>Del resto, prima di arrivare là i Depeche Mode erano una bubble gum band di sbarbatelli che non aveva mai assaporato il sesso come si deve, e neanche i Kraftwerk se vogliamo. E Bowie? Lui e Iggy si sono accoppiati in cinque dischi da favola proprio in quelle strade, dietro quel muro che non c’è più, cambiando le sorti dell’intera storia del rock. Tra l’altro i due saranno i protagonisti di un film che racconta quei giorni, ma questa è un’altra storia e la racconteremo più in là.</p>
<p>La news, adesso, è che pure un altro personaggione approda lì. L’eclettico Tricky molla la londinese Domino Records e firma con la berlinese K7. Perché? Phil Howells , A&amp;R della laebel spiega la cosa in questo modo: “Siamo in grado di mettergli a disposizione un team e la nostra rete di distribuzione mondiale, per aiutarlo a lanciare sulla sua nuova etichetta nuovi e freschi talenti creativi; questo accordo mette a disposizione di Tricky il meglio di due mondi: una totale libertà creativa e un enorme supporto da parte nostra&#8221;.</p>
<p>E, difatti, la novità non è ne’ il contratto e ne’ un cambio di residenza, ma la nuova etichetta fondata da Tricky, la False Idols, che già dal nome è l’ennesimo guizzo di lucida follia di questo eclettico e geniale eroe del pop.</p>
<p>Belle premesse insomma. Tra l’altro, a sentire lui, non si tratta di una label personale e neppure di una cosa legata semplicemente alla musica: “Con la Island avevo vera libertà e contava solo la musica. Negli ultimi anni, invece, avevo un contratto discografico ma la mia visione e i miei obiettivi non erano gli stessi dell&#8217;etichetta: si trattava solo di business e di procurarsi i soldi per pagare l&#8217;affitto. Associarmi a K7 mi ha riportato ai tempi in cui contava solo la musica, e il mio nuovo album lo dimostra. Avere idee e non poterle portare al pubblico è una delle cose peggiori che possano accadere a un artista, e ora posso tornare a essere me stesso. Non sono fatto solo di musica: ho altre idee anche nel campo delle arti visive, della grafica e della scrittura in più in generale. Le persone sono fatte di molte cose a cui bisogna lasciare uno spazio di espressione. Intorno a me ho tanti grandi talenti, artisti che amo e che rispetto. Con False Idols permetterò loro di mettere in mostra il loro talento senza restrizioni&#8221;.</p>
<p>Insomma in base al suo credo tocca avere fede. E poi come si fa non credere ad uno che si professa da principio un falso idolo? L’onestà è più rara dei ciucci che volano, di questi tempi. Anzi pare che anche i ciucci che non volano rischino l’estinzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Stefano Cuzzocrea</p>
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