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	<title>2bePOP &#187; bruce springsteen</title>
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		<title>God Bless The Boss</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 08:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-3283" alt="borntorun" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/borntorun.jpg" width="1280" height="800" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di &#8220;Born in The Usa&#8221;.Oggi manca esattamente una settimana al mio cinquantesimo compleanno ed ho appena assistito alla tappa romana del &#8220;The River Tour&#8221;. Il Boss e la leggendaria E Street Band continuano a stare sul palco per 4 ore e 10 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3259"></span>Non sono e non sono mai stato un fan sfegatato di Springsteen, lo conobbi grazie a Mister Fantasy, il programma televisivo rai dei primi anni 80. Il conduttore, Carlo Massarini, mandava sempre dei video live del giovane cantautore del New Jersey, che in patria era già leggenda. Rimasi colpito dall&#8217;intensità di quei concerti, dal contatto che Springsteen riusciva a creare col pubblico, dal suo darsi senza riserve e dalla compattezza della band/famiglia nella quale spiccavano Big Man e Little Steven. Iniziai quindi a recuperarne i dischi appassionandomi più al personaggio/musicista che non propriamente a tutta la sua produzione. Qualche anno dopo scoppiò la bomba &#8221; Born in The Usa&#8221; e quindi il successo commerciale e la fama planetaria. Alla vigilia del mio esame di maturità quel tour già leggendario approdò a San Siro, decisi che valeva la pena &#8221; scappare&#8221; da casa per un giorno, cosi come avevo già fatto due anni prima per i Police di Synchronicity. Decisi bene, e diventai dipendente da live di Springsteen. L&#8217;esame poi lo avevo superato con qualche affanno e le botte di mio padre mentre i Police, di cui ero anche fan maniacale, finirono per sciogliersi.<br />
Oggi mi ritrovo qua,come per chiudere un cerchio. Puntuale ad una sorta di appuntamento fissato trent&#8217;anni addietro. C&#8217;è anche qualche lacrimuccia. Alla fine del concerto scorrono sui mega screen le immagini di Clarence Clemons e di Danny Federici. E&#8217; passata tanta vita, abbiamo perso qualcuno che manca terribilmente, qualcun altro è arrivato. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, c&#8217;è chi è vestito come se dovesse andare in discoteca, sfoggio di tatuaggi e barbe, t shirt del boss ma anche dei Guns and Roses e di Vasco. Un pubblico senza età, un pò come i Rolling Stones dello scorso anno e ci sono anche tanti padri con i loro figli. Siamo tutti al Circo Massimo, &#8221; beautiful location&#8221; nella città più bella del mondo a celebrare il rock,n roll.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3284" alt="springsteen_circomassimo_adn" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg" width="960" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il boss sale sul palco sulle note di &#8220;c&#8217;era una volta il west&#8221; il suo Daje Roma, vi amo, spinge via tutte le paure portandoci lontano dal terrore di chi colpisce anche quello che stiamo celebrando; la cultura, lo stare insieme lontani da ogni distinzione.Del resto Bruce Springsteen è sempre stato artista sensibile verso la lotta per l&#8217;affermazione dei diritti umani e di ogni altra libertà.<br />
Sono le 20,15 e New York City Serenade pervade di magia il rosso tramonto della capitale.Una serie di cuori e dei cartelli con sopra scritti i titoli di alcune canzoni accolgono Bruce e la band. Lui sa che sarà una serata magica e allora sconvolge nell&#8217;ordine dei brani la scaletta. Badlands, Summertime Blues di Eddy Cochran e Boom Boom di John Lee Hooker. &#8220;Drive all night&#8221; e poi chiaramente tutto &#8221; The River&#8221;. Emozionanti gli episodi acustici con chitarra e armonica così come la sequenza di Born in The Usa con Born To Run e Hungry Hearts,Because The Night e Dancing in the Dark. Non si chiude con la consueta Twist and Shout ma con Shout degli Isley Brothers suonata e cantata con i sessantamila per 12 minuti. Poi Thunder Road, col boss che lascia il palco poco dopo la mezzanotte.<br />
Ad un concerto di Springsteen ti diverti e canti a squarciagola i tuoi ooooo o shalalàlla anche se non conosci nessuna delle sue canzoni. Lo spettacolo non è solo lui o la bandana di Little Steven, o il piano di Roy Bittan o le rullate furiose di Max Weinberg, lo spettacolo è il pubblico. C&#8217;è chi è là per ascoltare la storia di Tom Joad o quella dei reduci del vietnam, c&#8217;è chi della poetica del boss e della storia d&#8217;america che ha sempre cantato se ne sbatte ed è li solo per ballare o per Born in the Usa ( che poi è un pezzone). Bruce Springsteen e la sua band di settant&#8217;enni sono magia, sono il rock&#8217;n roll che non è mai morto, sono un esempio di umiltà e passione anche per chi fa il musicista per lavoro.<br />
La festa è finita ed andiamo in pace ed in corteo verso il colosseo. Appagato come non mai tra e me e me penso che Ho rosicato nel vedere dei bambini saltare e ballare con le loro cuffie, il mio è ancora troppo piccolo anche se spesso imbraccia la chitarra col il piglio giusto. Magari una di queste sere gli racconterò la storia di tre amici americani &#8220;c&#8217;era una volta uno che lo chiamavano il Boss e suoi amici Little Steven, uno col bandana , e Big Man, un gigante nero che suonava il sax. Grazie a loro abbiamo saltato, ballato, ed abbiamo vissuto l&#8217;america anche se non ci siamo mai stati. Era solo rock&#8217;n roll ma ci piaceva&#8221;.</p>
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		<title>Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 13:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, ...<a href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/">Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter  wp-image-2655" style="border: 0px;" alt="Bruce Springsteen" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/6_7_small-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga, verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore.<span id="more-2653"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo. Da costa a costa. LaCoste permettendo. E mi perdonino, se possono, tutti gli skin che leggeranno questo pezzo. C&#8217;è una promessa che va mantenuta, c&#8217;è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio.</p>
<p>Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e la strada. Della musica di questo celebrato artista si è detto tante volte, forse troppe. E troppe celebrazioni alle volte fanno solo ubriacare. Ma nel rock si è visto anche di peggio. Chiedere ad Elvis per credere. Provare per credere. Prove it all night.</p>
<p><b>Qui ci interessa però descrivere il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada.</b></p>
<p>Come per altri celebri artisti, penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac, la strada ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l’importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale.</p>
<p>In molti casi il successo di un artista di questo genere è legato doppiamente al suo rapporto con la vita di strada, alle avventure sognate, sublimate o vissute dal vero, il più delle volte seguendo un percorso improvvisato, non definito.</p>
<p>Il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada è lungo e duraturo. Già nel suo primo disco la celebrazione del vivere alla macchia, on the road, sarà uno dei suoi marchi di fabbrica. E’ così che costruirà e plasmerà la sua epica, una mitologia fatta di ruote e di sudore, di giacche di pelle rubate a Marlon Brando, di corse nel cuore della notte che sanno di ribellione con un causa, apparente e non.</p>
<p>David Bowie, musicista inglese che già all&#8217;epoca godeva di una certa credibilità artistica, se ne innamorò, di questa estetica ruspante e verace, e riproponendo due brani di Springsteen nel suo repertorio, il più fortunato, It&#8217;s hard to be a saint in the city è uno spaccato urbano iperrealista, non privo di umorismo e di episodi surreali e intriganti.</p>
<p>La strada, in tutti i suoi aspetti è al centro di buona parte della discografia springsteeniana. Già nei titoli viene messa in primo piano: Jungleland, Street of fire, Racing in the streets, Out in the street, Thunder Road, Backstreets, Incident on 57th Street, fino ad arrivare a Street of Philadelfia.</p>
<p>Si tratta della stessa strada raccontata da Martin Scorsese che in Mean Streets e in Taxi Driver è davvero vicina come scrittura e punto di vista a quella poetica spingsteeniana, che nella mitologia del rock ha sempre avuto un posto di rilievo al pari degli Stones, di Dylan e di Tom Waits. Anche il regista Walter Hill, un autore duro e da uno stile secco e iperrealista,  lo cita ben due volte, e arriva a usare un suo titolo per quello che sarà uno dei suoi film meno riusciti: Streets of fire.  Sean Penn al suo esordio dietro la macchina da presa guarderà a Springsteen come modello per raccontare una storia di sangue, di fratelli e di strade violente nel suo The Indian Runner.</p>
<p>La corsa pazza di Springsteen pare interrompersi dopo l&#8217;ubriacatura amorosa di Tunnel of love, del 1987, dove uno dei suoi protagonisti nella struggente e notturna Cautius Man, arriva a dire: <i>Una notte Billy si svegliò dopo un terribile sogno chiamando sua moglie per nome lei giaceva respirando al suo fianco in un sonno sereno, mille miglia lontana lui si vestì al chiaro di luna e si incamminò veloce giù verso l’autostrada quando vi giunse non trovò nient&#8217;altro che la strada.</i></p>
<p>Il tema della strada torna però nel successo e steinbeckiano The ghost of tom joad, quasi un seguito ideale di quel capolavoro e ancora cinematografico che era stato Nebraska, tra Malick e Ford, tra l&#8217;esistenzialismo e il nichilismo, ad un passo dall&#8217;isolamento e dalla depressione. Saranno davvero tante le strade battute dalla sua chitarra e dalla sua penna, sempre puntuale nel saper cogliere alcuni degli aspetti più importanti e veri di questo mito americano.</p>
<p>Appassionato di auto, motociclista, e animo zingaro, Bruce Springsteen ha davvero incarnato, in modo del tutto personale, l&#8217;eroe da lui stesso celebrato e cantato più volte.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2658" alt="Cover Born to Run" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/cover-1024x512.jpg" width="1024" height="512" />Per chi ha amato dischi come Born to run, che oggi compie 40 anni, e Darkness on the edge of town, non sarà difficile ricordare il significato univoco di strada per Spingsteen: tutto inizia e si conclude con un colpo di acceleratore, con un cambio di marce, e con una corsa folle lungo il sogno americano (che non c&#8217;è).</p>
<p>Si possono vestire gli abiti dei reduci del Vietnam, o dell&#8217;eroe della classe operaia. Ribelli, attaccabrighe o semplicemente viaggiatori, uomini di passaggio che devono risolvere qualche malaffare ad Atlantic City, o in un meeting nei pressi di un fiume. Non ha importanza di quale sia la location o lo scopo: ci sarà sempre una strada, un volante, un passaggio e un passeggero. Si tratta appunto della neo mitologia americana, di cui Springsteen è stato per almeno 10 anni uno dei massimi esponenti. Non è un caso che ancora oggi, a distanza di 30 anni, quando si pensa ad una certa atmosfera notturna, di gare clandestine e di frizioni bruciate, si pensa subito alla sua poetica <i>stradaiola</i> e suburbana.</p>
<p>Giacomo Leopardi nelle note del Zibaldone anticipa la poetica springsteeniana di Born To Run, quando scrive: “La velocità è piacevolissima, per sé sola, cioè per la vivacità, l&#8217;energia, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea d&#8217;infinito. Sublima l&#8217;anima, la fortifica.” Non molto distante, questo pensiero dall’inno di fuga di Born to run, dove il protagonista invita la sua ragazza a tagliare con il passato per camminare nella luce.</p>
<p>Bruce Springsteen ha vissuto quelle strade, ha cantato quel tipo di racconto scarno ed epico nello stesso tempo. I suoi protagonisti sono cresciuti, invecchiati, qualche volta anche morti, sul sedile di una Chevi. Hanno provato a camminare come gli eroi che volevano diventare. La realtà però è fatta di altre cose. Springsteen questo lo sapeva, e per questi motivi ha preferito creare dopo tanto viaggiare una casa dentro cui far riposare questo animo inquieto e battagliero. I suoi eroi però vivranno per sempre, e saranno sempre lì, pronti quando la notte li chiamerà a raccolta, in un&#8217;ultima adunata, come in una celebre scena di un film di Walter Hill, guerrieri, giovani ribelli, ragazzi di città e di periferia che preferiscono essere protagonisti delle loro vite. Che preferiscono non accettare passivamente quello che la vita vuole e pretende da loro.</p>
<p>Siamo nelle terre che Jack London chiamava Vagabonlandia e che Springsteen contribuisce a ridefinire, portando il suo contributo a quel Grande Romanzo Americano, dei Dos Passos, Faulkner e Steinbeck. Con una prosa lucida, stringata e talvolta epica, Springsteen vive e racconta la strada, con i suoi personaggi a metà tra l&#8217;eroismo da fumetto e lo spaccato urbano di una città multiforme e multietnica. In questa miscela convivono le tante facce dell&#8217;America e del suo sogno irrealizzabile. Ci sono dentro operai, reduci, orfani e poeti, c&#8217;è dentro uno spaccato di vita che grida giustizia e pietà. Sono ruote che vengono scambiate per ali, come dice in Thunder Road, canzone di speranza e di redenzione. E&#8217; una città di perdenti e noi ce ne stiamo scappando per vincere. Al di là dei molti proclami però, i personaggi di Springsteen vivono e incarnano la strada, il viaggio con consapevolezza. C&#8217;è un prezzo da pagare e a volte il biglietto è davvero troppo caro. Ci sono lungo la strada immigrati che cercano un modo migliore per vivere, uomini a piedi lungo i binari, ragazzi che sognano una vita migliore guardando dentro uno specchietto retrovisore. C&#8217;è la strada nel suo significato simbolico e allegorico e c&#8217;è quasi sempre una speranza, di raggiungere prima o poi una terra promessa.</p>
<p>C’è un protagonista, a volte solitario, a volte accompagnato da un partner, in una scorribanda notturna. E’ una notte che brucia di vita e di passione…</p>
<p><i>Viviamo per desiderare, e cosi farò anch&#8217;io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo tutto alla perfezione pieno di splendida ignoranza in cerca di una scintilla altrove.</i> (Jack Kerouac, Angeli di desolazione)</p>
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		<title>La Panda del Pollino</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2015 13:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Un bel panda tibetano di passaggio per Milano, incontrò, con gran stupore, una panda… col motore!” (Gianni Rodari) ...<a href="https://www.2bepop.it/la-panda-del-pollino/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/la-panda-del-pollino/">La Panda del Pollino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><i><img class="aligncenter size-full wp-image-2245" alt="Panda del Pollino" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/05/darioarticolo1.jpg" width="858" height="323" />“Un bel panda tibetano</i></p>
<p align="center"><i>di passaggio per Milano,</i></p>
<p align="center"><i>incontrò, con gran stupore,</i></p>
<p align="center"><i>una panda… col motore!”</i></p>
<p align="center">(Gianni Rodari)</p>
<p><span id="more-2243"></span><img title="Continua..." alt="" src="http://www.2bepop.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" />Mi sono comprato una Fiat Panda vecchio modello verde. Così, quando avrò 60 anni e mi romperà le palle guidare potrò coronare il mio sogno di divenire un automobilista rincoglionito e nichilista. Erano anni che progettavo la cosa. Un po’ come Melville, con il suo maestoso caminetto. Con le differenze del caso, ovviamente!</p>
<p>Mi sono sempre considerato un tipo da <i>media collina</i>. Quindi, dato come un fatto acquisito che sono un tamarro collinare, ho deciso che era giunto il momento. E in questo momento  mi merito anch’io la mia Panda verde vecchio modello. E&#8217; stata la prima macchina che ho provato a guidare a quindici anni. E&#8217; giusto che sia anche l&#8217;ultima, non trovate? Un mio vicino di casa ne ha una rossa. Anni fa un paio di stronzetti hanno provato a fregargliela. Era una notte placida di agosto e io ero in preda all&#8217;insonnia e al rodimento di culo.</p>
<p>Sono uscito in pantofole, mutande e canottiera. Rischiando che mi spaccassero la testa. Non me ne fregava niente, onestamente. Forse ho avuto una prima avvisaglia di nichilismo da anziano, anche se avevo poco più di 30 anni all&#8217;epoca. Ma sto divagando. Mi sono comprato una fiat panda vecchio modello. Con questa macchina accompagnerò mia moglie, la mia compagna o solo qualche amico per andare a giocare al bowling, o solo per andare a vedere un film di Woody Allen al cinema.  Ci saranno ancora film di Woody Allen al cinema, quando avrò 60 anni, non disperate, ma soprattutto non fate i pignoli. Io con voi non lo sono stato quando vi ho visto suonare le maracas con il jeans coi <i>risvoltini</i>. Siamo amici dal liceo, non mi dovete dare nessuna spiegazione, è un segno dei tempi.</p>
<p>Un imbarbarimento. Ma va bene lo stesso. Io però vi voglio spiegare la filosofia dell&#8217;automobilista del Pollino. Ho degli amici che vivono nella zona del Parco nazionale del Pollino. Anche loro hanno una Fiat Panda vecchio modello. Per me queste persone sono assolutamente degne di stima e di rispetto. E&#8217; gente schietta, senza fronzoli. Sono persone che hanno deciso come stare al mondo, ma soprattutto dove stare&#8230; al mondo. E&#8217; gente che se ne sbatte altamente dei tweet di Fedez, e chiamateli fessi! No, dai chiamateli. <i>Chiamami scemo, ma non chiamarmi emo</i>, come dice il mio carissimo amico Totonno. Lo so, lui ha una Panda nuovo modello, ma lo perdono. Lo conosco dai tempi del liceo. E&#8217; uno che ha stile, e vi fa incazzare. Nella vita ciò che conta è avere attitudine, mi dicono. Lui ne ha, cazzo se ne ha. Ho perso il filo&#8230; ah, ecco, ci sono! Con la Panda tornerò al mio Paese come un vincente, facendo un po’ il contrario rispetto a quello che canta il Boss in <i>Thunder Road</i>. Sapete, da piccolo sognavo auto sportive e belle donne. Un mio vicino di casa, di qualche anno più vecchio mi diceva spesso:- <i>Esci da questo thriller, Miché!</i> A me però non fregava nulla e davanti allo specchio mi esercitavo con il mio moonwalk calabro-lucano. Qualche tempo dopo ho capito che fare tendenza ed essere hipster sono la mia reale missione. La vita è reale, come diceva Freddie Kruger.</p>
<p><i>“Tanti anni fa, quando ero poco più che un adolescente, venni preso di mira da una combriccola che stranamente parlava solo napoletano, seguendomi ovunque, chiamandomi insistentemente con questo odioso epiteto &lt;&lt;Ecc&#8217;allah è arrivato &#8216;O Fallitone!&gt;&gt; La mia giovane vita venne segnata in modo indelebile da questo funesto episodio che mi turbò e ancora oggi mi fa venire i brividi! Questo squadrone del terrore, girava a bordo di una Panda vecchio modello grigia, targata Salerno.”</i></p>
<p>Avete mai guidato una Fiat Panda vecchio modello su una strada del Pollino? No? E allora di cosa diavolo stiamo parlando, amici miei? C&#8217;è la prima, c&#8217;è la seconda, e poi la guidava anche l&#8217;Avvocato Agnelli. Fate 2+2 oppure provate a capire come è bello guidare una panda 4&#215;4. Non è bello ciò che è bello. E&#8217; bello ciò che è Panda. Vecchio modello, of course. Perché in fondo, c’è un Avvocato in ognuno di noi, o qualcosa del genere.<i></i></p>
<p>Non è vero Stè? <img src="https://www.2bepop.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";)" class="wp-smiley" /> </p>
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