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	<title>2bePOP &#187; David Bowie 2013</title>
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		<title>David Bowie the day next la caduta sulla Terra</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 17:48:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1137" alt="david bowie" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/david-bowie.jpg" width="1024" height="768" />L’aria qui è più leggera<span id="more-1136"></span>. Sono le orecchie a non sentire altro che un brandello di cielo assordante. Sorvolando le città si ha più paura che a percorrerle, con tutto che la cronaca tenta di metterci paura. Se l’uomo impersona dio con l’aldilà delle nuvole, forse è solo il timore di somigliargli. Anche il passeggero aereo più abituale ha un attimo di ansia, ogni volta, mentre compie l’ascensione oppure quando sta per tornare a terra. Una sorta di percorso sciamanico. Simbolismi.</p>
<p>Anche il nuovo album di Bowie ha lo stesso problema. Tutti paragonano questo ultimo nato alla triologia detta berlinese. Giusto, anzi giustissimo. Il riecheggiare di quella saga è palese, anche se con meno freddezza di fondo, se il gelo viene lasciato altrove. Sono canzoni che servono a sbrinargli il cuore. Parole e note che allontanano la vecchiaia e la tristezza del tempo che scade e restituiscono giovinezza, immortalità. Il Duca spicca il volo, quindi, e torna a terra, dunque, incredulo sul se essere angelo o diavolo, incapace di auspicare cosa gli spetti oltre la soglia della carne.</p>
<p>Così decide di far finta che sia tornato all’era della sua Germania. Nell’itinerario di allora, fatto di Svizzera, Francia e un muro ancora in piedi che divideva l’anima della città in due e faceva altrettanto con il mondo, c’era un percorso personale del piccolo e smilzo David. Era tutto ridotto all’osso, anche lui. C’era la fuga dagli Usa e dall’ovvio. Ci stavano demoni da lasciare nella città degli angeli. L’imperativo era mollare la tossicodipendenza a Hollywood e trovare altre strade, le vie del progresso.</p>
<p>Il fallimento lo aveva trovato a ridosso della luna. Eppure si era alienato così tanto da riuscire meglio come attore extraterrestre che come musicista. Bisognava ristabilire la soglia e ancorarsi al terreno.</p>
<p>Ecco perché l’elettronica. Ecco perché un compagno di viaggio, Iggy, con la stessa  esigenza di risorgere dalle polveri. Ma era allora. E oggi anche la coca non è più quella. Oggi il demone è la morte, una morte nuova che non è bianca ma già piena di segni, parole, inchiostri e cicatrici. Ora l’angelo lo si cerca in un suono che fa riecheggiare una città senza muri e la primavera più bella. Ascensione verso la giovinezza ritrovata, prima dell’impatto con il sottosuolo ed i suoi vermi.</p>
<p>Il fulcro sonoro, come l’obbiettivo focalizzato nei testi, è, difatti, il passato. Un passato immortale. Non a caso il web resta fuori dai giochi promozionali. La contemporaneità dell’arte non si muove sulla linea di quell’eterno presente chiamato kronos: l’arte ha altri tempi e suona aion fino a perdere di vista l’orizzonte tra antico e futuro.</p>
<p>Restano, dunque, canzoni alla vecchia maniera per colmare i vuoti dell’attesa. Non si tenta la modernità come altri colossi seminali, tipo i Depeche Mode di adesso, ad esempio: loro cercano di far capire chi comanda, chi detta legge, di salvare la giovinezza e non l’idea vita; e  aveva fatto lo stesso James Brown con I’m Real, imponendosi come legato e autore del rap, prima che l’house sfoderasse un James Brown Is Dead per esautorare il re agendo su altre masse e fonie.</p>
<p>David, al contrario, tenta di ristabilire il sé, senza paragonarsi ai nuovi eroi della musica, senza emulare nessuno. Non cerca ma trova. Guarda la felicità e la rivive. Torna dove ha sconfitto il demonio, ora che lui potrebbe tronare a prenderlo. Ferma il tempo in sostanza, ma non in un eterno presente. Questo Next Day è fuori dal tempo. Non c’è alcun dubbio su questo. Sono sussurri di quella voce elegante mai dimenticata. Un Sax che grida perché ha ancora fiato. Un album vecchio uscito ora, perché vecchio non lo sarà mai. Un Cristo non può morire. E David nessuno osa crocifiggerlo adesso. Non è la pietà cristiana a risparmiarlo. E forse non sono solo gli italiani ad applaudire all’atterraggio, ma il mondo intero. Si tratta ì solo di un disco?</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Lost for Life: un film che racconta la saga berlinese di Iggy e Bowie</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 15:45:40 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-978" alt="David-Bowi&amp;Iggy-Pop" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/02/David-BowiIggy-Pop.jpg" width="1040" height="892" />Cazzate. Tutti parlano della triologia berlinese<span id="more-977"></span> di Bowie. Alla fine si tratta invece di ben cinque album, tra l’altro registrati, più che altro, tra la Francia e la Svizzera. Sì, nel computo vanno annoverati anche i due dischi di Iggy che il Duca Bianco ha prodotto: si è fatto le ossa sperimentando sul primo dei due, senza rischiare di fare la stessa figura di merda che aveva fatto poco prima con  la colonna sonora di quel film che aveva interpretato da protagonista, nel suo ultimo periodo. Era scappato anche per quello dagli Usa</p>
<p>Lui e il signor Pop si sono rifugiati a Berlino per fuggire da piccoli insuccessi e dalla tossicodipendenza. Erano de fattoni. La polvere li stava seppellendo. Se la sono data a gambe levate verso una nuova vita ed hanno finito per dare nuova vita al rock.</p>
<p>La complice era un luogo mentale. Una città che adesso non c’è più, o meglio, che si è trasformata nella nuova Europa. C’era ancora quel vecchio muro che cadendo ha tentato di unire due mondi equidistanti dal giusto. Erano gli anni 70. Si aggiravano come fantasmi di loro stessi, in bar pieni, tutta la notte, cercandosi e specchiandosi deformati nel fondo di bottiglie da vuote.</p>
<p>Erano poco più che due ragazzini. La musica che li animava aveva rischiato di spegnerli e si erano rintanati in quel vecchio continente così austero e perverso, un po’ come i controsensi che gli scorrevano in vena e che gli salivano su per le narici come aria liofilizzata e nutriente. Nessuno scheletro si aggirava noi loro armadi: erano loro stessi divenuti scheletrici. Avevano bisogno di cibo. Cibo per l’anima. Pima di finire definitivamente all’inferno.</p>
<p>Questa è la trama. Sì, perché dalla trilogia berlinese del Duca Bianco e dai dischi che ha prodotto in quella città per il suo amico Iggy ne sta venendo fuori un film. Secondo l&#8217; Hollywood Reporter, che riporta la notizia, per il lavoro i produttori britannici di Altered Images si sono alleati con i berlinesi di Egoli Tossell Film. Alla regia è stato chiamato Gabriel Range, filmmaker inglese il cui film più noto è &#8220;Death of a president&#8221;, del 2006, in cui si immaginava l&#8217;assassinio, nel 2007, di George W. Bush. Si intitolerà “Lost For Life”, proprio come una delle canzoni nate in quel periodo dai due.</p>
<p>Il titolo è pittoresco, ma anche una puttanata che attira gli allocchi. Il brano non è nuovo ad incursioni cinematografiche, avendo arricchito e non di poco la colonna sonora di “Trainspotting”, oltre che i dj-set di ogni scadente rock-club in era 2.0 da mp3.</p>
<p>La storia però merita, questo è chiaro. Si tratta di due ragazzi che si disintossicano, facendo musica, e cambiano le sorti del rock. Non si vorrà mica negare l’importanza di Bowie e Brian Eno in quegli anni e con quei dischi per la nascita della successiva new wave? La trama è oltremodo ricca. E poi, anche senza contare che oggi Berlino è, più che mai, il fulcro della cultura d’avanguardia, musicale e non, contemporanea e d’avanguardia, si tratta della stessa città che ha trasformato i Depeche Mode, dai segaioli che erano, nella pop-band più seminale degli ultimi 30 anni.</p>
<p>La produzione è un’ottima idea, se pure, oltre al titolo, sta già tentando ruffianate a gogò. La spinta promozionale è incentrata sul fatto che la storia in pellicola non narra la solita biografica rock che si conclude con la morte del protagonista, nossignore. Quei due monelli,  infatti, sono ancora vivi e addirittura impegnati entrambi nei propri rispettivi album in uscita.</p>
<p>Dunque non manca neppure il lieto fine. Una favola basata su musica ed eccessi in sostanza. Non resta che gridare ciak. Sperando che il copione sia all’altezza di una vicenda tanto importante. La storia del rock se lo merita.</p>
<p>Se poi si vuole arrivare preparati al cinematografo, basta leggere l’ottimo libro di Thomas Jerome Scarbrook, uscita anche in versione italiana per Arcana. Chi ha un po’ di culo può ancora trovarla in giro. Però, in genere, certe cose tornano al mittente, dopo aver preso polvere negli scaffali.</p>
<p>Del resto l’editoria è in crisi ed io resterò precario a vita. Anzi, se continua così, magari, anche sulla mia lapide potete scrivere lost for life, basta un copia e incolla, in quello sono tutti bravi. Ma anche quella la leggerebbero in pochi.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Bowie: i segreti di The Next Day</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 15:37:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-537" alt="David-Bowie-returns" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/01/David-Bowie-returns-1024x653.png" width="1024" height="653" />Non è un uomo. David Bowie è una sorta di alieno. Mentre tutti lo davano per moribondo è tornato in cattedra a dare lezioni di rock e di vita. Ed ora i segreti vengono a galla<span id="more-536"></span>.</p>
<p>Ci ha tenuto a restare in silenzio. Sul suo nuovo album non è trapelato nulla fino al giorno del suo sessantaseiesimo compleanno. Se santo sei è il significato che dà a questa cifra il catechismo di matrice cattolica. Sarà, ma il nostro Luzzato Fegiz, dalle pagine del Corriere, si rifà ancora ai travestimenti e alle perversioni sessuali parlando della carriera di questo elegantissimo Duca Bianco. Ah, Mario con il Presidente del consiglio che abbiamo avuto, ancora ti fissi con corna e chiappe chiacchierate? In Inghilterra, invece, centrano in pieno il senso di questo nuovo singolo e Neil McCormick, dalle colonne del Daily Telegraph, presenta la berlinese Where Are We Now? come &#8220;forse il miglior ritorno nella storia del rock”. E poi dicono che noi italiani siamo esterofili.</p>
<p>Comunque, in proposito all’aggettivo berlinese c’è da rivelare qualche anticipazione in tinta. Già, perché la design company Barnbrook, che ha curato la parte grafica di quello che sarà il nuovo album di Bowie, è prodiga di dichiarazioni sulla copertina. &#8220;Volevamo che la cover fosse il più possibile minimale e così abbiamo ritenuto che la soluzione più elegante fosse di utilizzare quella di Heroes, semplicemente eliminando il titolo del vecchio album e ritagliando uno spazio bianco al centro”. Un centro perfetto, insomma, che ben si lega al discorso cantato da Bowie già nel singolo apripista.</p>
<p>The Next Day sarà dunque un album pieno di malinconia? Pare che il bianco e nero essenziali scelti per l’artwork non ne escludano la nostalgia, questo sì. Il senso concettuale sembra abbia evocazioni di numerosi riferimenti dotti, tra i quali spicca, particolarmente, il “Tomorrow, and tomorrow and tomorrow” poeticamente legato al Macbeth, ancorato all&#8217;inesorabile spinta verso il futuro e contro la stasi del potere. E non manca il rimando esistenziale ad Aspettando Godot, proprio all’attesa del giorno successivo e di quel che verrà poi.</p>
<p>Con Bowie, come sempre o quasi, c’è il suo produttore storico: Tony Visconti; lui sembra aver tenuto in cuffia per due anni l’album, a detta sua, continuamente ed ovunque. Ed ha anche qualche dichiarazione più sonora al riguardo: “Il singolo è una traccia molto riflessiva ma è forse l&#8217;unica canzone del disco nella quale David va così profondamente alla ricerca di sé stesso. Il resto dell’album è parecchio più rock”. Visconti, paradossalmente non ancora abituato al bizzarro e profondo mondo emotivo di Bowie, è rimasto alquanto stupito dalla scelta di far anticipare la relase proprio da questa canzone, a detta sua “bellissima, ma lenta”. E aggiunge: “Avrebbe potuto optare per qualcos&#8217;altro e lasciare tutti a bocca aperta con la sua energia; penso che la prossima cosa sua che ascolterete sarà radicalmente diversa&#8221;.</p>
<p>C’è da credergli? Che Bowie abbia ancora qualcosa da dire è fuori discussione e già ripartire da quella Berlino che lo ha guarito nella seconda metà dei 70, dando poi una vita sessuale persino ad una bubblegum band di ragazzini come i Depeche Mode, è sintomatico. Però il senso dell’album si spera comunque essere legato alla maturità, questo pare doveroso. Che poi Visconti sia sbigottito dall’energia ci sta, come ci sta il fatto che sia intenzionato ad incassare un po’ di soldini; del resto il suo puledro lo ha abituato a laute ricompense fin da Space Oddity, nel 69, prima collaborazione della lunghissima serie tra i due, interrotta 10 anni fa, prima del silenzio assoluto.</p>
<p>E gli affari sono affari. Tant’è che la Columbia ha lanciato il singolo a sorpresa in ben 119 paesi e sta già contando i soldoni, in barba alla crisi. Eppure a casa, in Uk, il singolo non andrà in classifica. La Official Charts Company ha deciso così. Perché? Il singolo viene regalato a coloro i quali pre-ordinano l&#8217;album, e così lo stesso rientra in una delle categorie di ineleggibilità, in quanto non è possibile conteggiare quali copie vengano regalate per promozione e quali invece regolarmente vendute.</p>
<p>Ma cosa cambia per Bowie? Lui è stato il numero uno anche in questi 10 anni di silenzio. Lester Bangs non sarebbe d’accordo e lo riempirebbe di offese ancora una volta. Però questa è ormai una storia vecchia. Ora è bene pensare al giorno che verrà, senza troppe nostalgie, almeno si spera…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Stefano Cuzzocrea</p>
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