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	<title>2bePOP &#187; Ghemon</title>
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		<title>A Mezzanotte sono fiorite le Orchidee</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 13:43:13 +0000</pubDate>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3515" alt="5-foto-by-ottavio-fantin" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/09/5-Foto-by-Ottavio-Fantin-®.jpg" width="1800" height="1200" /></p>
<p>&#8220;<i>Lui è diverso. Ghemon (o forse adesso si chiama Gilmar?) è un cazzotto nello stomaco a tutto il rap italiano, ma sferrato con la leggerezza di una farfalla e la forza di un elefante</i>&#8220;.  (Stefano Cuzzocrea, 8 gennaio 2013.)</p>
<p><span id="more-3514"></span></p>
<p><i>Mezzanotte</i> è il nuovo album di <b>Ghemon</b>, fuori da qualche giorno per Macro Beats (label che in questo 2017 sta festeggiando i suoi primi 10 anni di attività).  <i>Mezzanotte </i>è, soprattutto, un album nuovo. Che arriva 3 anni dopo il fortunatissimo <i>Orchidee. </i>Ancora una volta come un cazzotto nello stomaco, solo che questa volta il destinatario non è il Rap Game.</p>
<p>Leggerezza e forza sono proprio due dei punti cardinali di questo disco.  La leggerezza, quella stronza, a volte manca a tutti noi.</p>
<p>Non è facile infatti raccontarsi senza timore di ricevere un giudizio, donando alla propria musica il vestito buono per mettersi a nudo, andando se necessario contro tutto e tutti. Ci vuole coraggio per cambiare tutto ogni volta. Coraggio e studio. Ma poi, quel momento in cui premi il tasto &#8216;invio&#8217; e ti mostri al mondo, è determinato proprio dalla leggerezza. Dietro la quale si cela una forza incredibile.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/yypRHEONX4E?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><i>&#8220;Forse è lui la new wave dell’hip hop a casa nostra. Eppure è un estimatore del passato, dal funk e dal soul americani alle posse nostrane. Quello che non si atteggia a vincente e va per la sua strada comunque&#8221; (ibidem).</i></p>
<p><i></i>Ghemon ci ha sempre abituati a qualcosa di &#8216;diverso&#8217;. E qualcuno se ne era accorto, <a href="http://www.2bepop.it/ghemon-gilmar-intervista/">come potete leggere</a>. Lasciamo totalmente da parte i clichet del Rap intellettuale, devoto all&#8217;eleganza fine a sé stessa, che non premia i contenuti di strada e le pose da superuomini. Parliamo di vita. Come questo disco.</p>
<p><i>Mezzanotte </i>racconta un momento difficile, in cui le canzoni diventano i negativi di una metamorfosi che porta il ragazzo a diventare uomo. Volendo, c&#8217;è anche un capro espiatorio e questo potrebbe essere la fine di una storia d&#8217;amore. Con tutta la transizione del caso. Ma bisogna scavare molto di più, parola per parola, se si vuole capire la potenza di questo disco. Già sotto il profilo lessicale. Non sarà facile, Signori, perché non è un disco da una botta e via. Qualcuno lo ha definito complesso. Altri sofisticato.</p>
<p>Per noi è una roba che ci fa dire che se questo è il Pop del 2020 siamo ben lieti di accoglierlo. Non per un giorno, non per un mese. Ma ogni volta che si fa &#8216;Mezzanotte&#8217;. Le parole raccontano di una depressione forte, vissuta con l&#8217;impeto di chi vuole farla passato e risalire fino alla &#8216;Luce&#8217; (tanto per citare un pezzo del passato di G.). Le parole diventano musica e la musica parte dalle stesse mani di chi le ha scritte. Mancava qualcosa, forse, nei precedenti episodi. Il cantarle con un&#8217;intensità inaudita (in tutti i sensi).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3516" alt="7-foto-by-mauro-puccini" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/09/7-Foto-by-Mauro-Puccini-®.jpg" width="3000" height="2000" /></p>
<p>E allora, oltre a essere &#8220;diverso&#8221;, Ghemon è sempre stato un perfezionista. &#8216;Magia nera&#8217; e &#8216;Dentro le pieghe&#8217; ne sono la prova. Ma la perfezione a volte porta a degli scompensi. La notte li conserva, il giorno con il suo lavoro incessante (quello fatto sulla voce, sul fisico, sulla mente) lì rende arte. E se è vero che &#8216;Ogni guerriero delle volte deve andare giù&#8217;, è anche vero che per superare noi stessi (musicalmente e umanamente) a volte dobbiamo infilare le dita nel buio. Ne verranno fuori brani &#8216;allegri ma seri&#8217;, e autentici capolavori come &#8216;Dopo la medicina&#8217; e &#8216;Temporale&#8217;. Senza dimenticarci di noi stessi, come succede in &#8216;Kintsugi&#8217; (che, a proposito, è Rap. E chiude il disco, riparando con loro le ferite).</p>
<p>Il nuovo album di Ghemon ci mostra il Ghemon che il disco precedente aveva lasciato intravedere, con meno concessioni alle radio e con un <i>labor limae </i>profondo. Perché oltre a ciò che si dice, almeno in un&#8217;opera, è importante il &#8216;come lo si dice&#8217;.</p>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/7Jw0vZgVwoWvNM3PuxOcL5" width="300" height="380" frameborder="0" allowtransparency="true"></iframe></p>
<p><em>&#8220;In verità tutto lascia presagire che si metterà a cantare più che limitarsi a rappare&#8221;</em> (Ibidem.)</p>
<p>Se l&#8217;obiettivo era cantare bene, trasferendo nelle canzoni la densità di argomenti e sensazioni che si possono esibire in 3-4 minuti di Rap, con la sfrontatezza di un registro linguistico che fa invidia a tutti (indie-eroi e new sensation del pop e della trap), Ghemon ha vinto. Potremmo star qui a elencare tutte le frasi che ci hanno colpito, ma vi immaginiamo leggerci e ascoltare il disco. In auto, in cuffia, a letto.</p>
<p>Le Orchidee sono fiorite a Mezzanotte.</p>
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		<title>Bellissimo.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2016 12:30:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3323" alt="IMG_1503" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/IMG_1503.jpg" width="6000" height="4000" /></p>
<p>La Signora Katia, elegante come sempre, prende posto accanto a suo marito. Interessati e coinvolti, vedranno assieme Diggin&#8217; New York, con l&#8217;aria di chi fa della curiosità un elisir di eterna giovinezza. Sono lì, come tutti noi, per la seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p>Quella delle conferme.</p>
<p><span id="more-3322"></span></p>
<p>Sono lì, in prima fila, quando Danno (colonna portante dei Colle Der Fomento) presenta insieme al regista Daniele Guardia il suddetto film girato nella Grande Mela; sottolineando il senso di  comunità che si respira nei quartieri di quella che è la Capitale dell&#8217;Hip Hop mondiale:  &#8221;Sappiate che in ogni manifestazione in cui i rapper suonano nel proprio posto di origine, il cibo viene offerto gratuitamente alla gente. Chi ha avuto successo torna per un giorno dalla propria gente a restituire l&#8217;amore ricevuto nel corso degli anni&#8221;. Lo stesso senso di comunità, lo stesso concetto di amore e condivisione, hanno pervaso questa notte il Lido La Calura di San Lucido. Ne scriviamo a poche ore di distanza, dopo aver fatto le 7 del mattino, dopo aver smontato il palco su cui Funk Rimini prima e Ghemon &amp; Le forze del bene poi hanno regalato un momento &#8220;Per tutti&#8221;.</p>
<p>Già, perché il senso di 2BePop è proprio questo: fare. Per tutti.</p>
<p>Ne scriviamo con la necessità di dirvi che abbiamo avuto la conferma che cercavamo. Quello che ancora non è un festival, ma che si prefigge di diventarlo, è un evento destinato a restare. Negli anni. Dietro le linee c&#8217;è un gruppo di amici, forti del fatto di poter costruire una realtà solida. I loro nomi restano nascosti, la priorità da queste parti è vedere la gente ballare e sorridere.</p>
<p>Stanotte la gente lo ha fatto. Non sappiamo se sono cadute stelle, eravamo troppo impegnati a non perderci un&#8217;istante di quello che è accaduto.</p>
<p>Quando le luci si accendono sul palco, con il benestare della sabbia su cui poggia, il team di Dj e strumentisti Funk Rimini scalda l&#8217;atmosfera con un groove da camicia e piedi nudi. Niente fricchettonisimi, il nostro vuole essere un complimento: i ragazzi fanno tutto live n direct, mossi dalla voglia di lasciare il segno a molti chilometri da casa. Missione compiuta: questa band sembra un&#8217;astronave di suoni, la cui orbita va tenuta d&#8217;occhio.</p>
<p>Il cambio palco è appannaggio di Kiave e Don Diegoh: una sequela di strofe con un omaggio finale a chi ha creduto nella loro visione lirica: quel funambolico giornalista coi baffi che, a giudicare dall&#8217;impegno dei presenti, è ancora il padrone di casa quando si parla di musica.</p>
<p>Se c&#8217;è un&#8217;altra band di tutto rispetto, che ieri sera ha dimostrato di essere equipaggiata per ogni tipo di kermesse, quella band risponde al nome di &#8220;Le forze del bene&#8221;. Teo, Chris, Alessia, Drago e Rabbo sono il parquet su cui le rime di Ghemon danzano a diverse velocità.</p>
<p>Canzoni di velluto, su cui le parole scivolano come pioggia. Canzone di sole dopo la pioggia stessa. È un Ghemon in formato storyteller quello che si presenta on stage: racconta l&#8217;amore come lui solo sa fare, e poi regala un aneddoto sul suo rapporto con Stefano. Parole che si appiccicano all&#8217;aria. L&#8217;Indigo Tour, come titolo vuole, è qualcosa di speciale.</p>
<p>Un po&#8217; come il Dj Set con cui Dj Keró infiamma l&#8217;area dancehall subito dopo i live, perché diciamocelo chiaramente: un vero campione ha bisogno di pochi tocchi di palla per far esplodere la platea.  A partire sua performance, il Lido La Calura diventa una bolgia. Dopo di lui sono Ice One e Danno a voler fare un regalo a una folla sempre più gremita: si presentano dietro i giradischi per un back 2 back dal sapore metropolitano, divertendosi come ciò che sono: due amici che hanno fatto e continuano a fare la storia tra il genio, la sregolatezza e il funk romano. Quando lasciano la consolle, è Gheesa a raccoglierla in eredità: il suo set mena come un fabbro. Quello della Mujina invece è l&#8217;inizio di un segmento caro a chi vive l&#8217;estate e l&#8217;inverno da queste parti: reggae, roots, dancehall vibration, con Mista Vinz a scuotere il popolo. È lui che introdurrà colui che, un po&#8217; a sorpresa, chiude con la solita maestria le danze lasciando in tutti la voglia di riaprirle presto: Macro Marco.</p>
<p>Crediamo non ci sia bisogno di aggiungere altro.</p>
<p>Una formazione così sembra la Nazionale.</p>
<p>Un posto così sembra un&#8217;Oasi in cui tutto è possibile, basta solo volerlo.</p>
<p>Stanotte ne abbiamo avuto la conferma.</p>
<p>La Signora Katia e suo marito, che hanno più esperienza di noi, forse staranno leggendo questo articolo con l&#8217;aria di chi già sapeva sarebbe andata così bene.</p>
<p>Il 2BePopFest 2016 è stato bellissimo.</p>
<div></div>
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		<title>Fidatevi &#8211; The Last Call</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2016 21:47:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/11870947_10207734094893229_8986100806018897498_n-495x495.jpg" alt="" width="495" height="495" /><p>di Diego Le Chiara ( Don Diegoh) The Last Call. Paola, Stazione di Paola. Questa, signori, è la ...<a href="https://www.2bepop.it/fidatevi-the-last-call/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/fidatevi-the-last-call/">Fidatevi &#8211; The Last Call</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
	<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/11870947_10207734094893229_8986100806018897498_n-495x495.jpg" alt="" width="495" height="495" />			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3313" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-3313" alt="Main Stage La calura" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/2bepop1-300x300.jpg" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Main Stage La calura</p></div>
<div id="attachment_3311" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-3311" alt="The Bluebeaters" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/2bepop2-300x225.jpg" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">The Bluebeaters</p></div>
<p>di Diego Le Chiara ( Don Diegoh)</p>
<p>The Last Call.</p>
<p style="text-align: left;">Paola, Stazione di Paola. Questa, signori, è la nostra ultima chiamata prima di addentrarci nei preparativi e farvi trovare tutto pronto al Lido La Calura per la seconda edizione del 2BePop Fest che si terrà il 10 agosto. Vi diamo 10 motivi per stare con noi, per vivere tutti assieme una notte che desideriamo diventi un appuntamento fisso anno dopo anno.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-3309"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ghemon &amp; Le Forze del Bene</p>
<p style="text-align: left;">Gianluca non torna in Calabria da qualche tempo. La sensazione è quella di assistere a un live speciale, fuori dalle logiche e dalla partitura. Una scaletta creata ad hoc per &#8220;salutare&#8221; un amico e far sentire lui i suoi progressi. L&#8217; Indigo Tour è energia pura, è un live che unisce sapientemente ritmo e poesia. Negli anni, Ghemon ha confermato il suo valore artistico e non contento ha scelto la strada più difficile per rafforzarlo: l&#8217;evoluzione, figlia di giorni di day off passati in studio a provare, provare, provare e allenare l&#8217;anima. Da &#8220;Sangamaro&#8221; a &#8220;Adesso sono qui&#8221;   &#8220;qualcosa è cambiato&#8221;, e il 10 agosto ne avremo le prove. Ah, in apertura non perdetevi i Funk Rimini. Per nessun motivo al mondo!</p>
<p style="text-align: left;">A New York con il Danno</p>
<p style="text-align: left;">Se si parla di pesi massimi nel Rap Italiano è impossibile non menzionare i Colle Der Fomento. Una delle due voci del gruppo, Jedi Master Danno, sbarca a Paola con il documentario Diggin&#8217; New York, testimonianza diretta della sua visione dell&#8217;Hip Hop proveniente dalla Grande Mela. Un racconto verace, sincero, senza fronzoli, di uno spot unico nel mondo. A ciò si aggiunga un Dj Set in tema, curato dall&#8217;mc romano che ai piatti se la cava benissimo. Con lui Daniele Guardia, regista del documentario che ha già raccolto pareri positivi in tutta Italia e che è stato presentato (in anteprima) a Miami, prima di raggiungere altre metropoli che di black music ne sanno: Perugia, Roma, Milano, Londra.</p>
<p style="text-align: left;">I DJ&#8217;S</p>
<p style="text-align: left;">Kerò, Macro Marco, Ice One, il già citato Danno, Fabio Nirta, Polychrome, Vincenzo Nac, Mujina Crew. Stili diversi, modi diversi di accarezzare il groove, con un obiettivo comune: far ballare la gente fino al mattino. Nuff said. Real party is ova here.</p>
<p style="text-align: left;">La Gente</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare la trovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare&#8221;. Chi è già stato al 2BePop lo scorso anno ha respirato un&#8217;atmosfera unica, in cui amicizia e serenità si fondono. Non ci sono sorrisi di circostanza. 2BePop Fest è stare insieme, divertirsi, celebrare.</p>
<p style="text-align: left;">Il palco sulla spiaggia</p>
<p style="text-align: left;">Non si contano coloro i quali lo scorso anno si sono offerti volontari per aiutare i ragazzi del service a montarlo. Un momento di condivisione bellissimo, segno della grande voglia di portare a compimento uno spettacolo in cui tutti sono protagonisti. La scelta del main event, Ghemon &amp; Le Forze del bene, d&#8217;altronde testimonia questa assenza di barriere tra artisti e pubblico. Vivere di musica, vivere la musica. Siamo qui per questo.</p>
<p style="text-align: left;">La location è da sogno, con le casse che suonano forte a pochi passi dalla scogliera.</p>
<p style="text-align: left;">I barman e lo staff del Lido La Calura</p>
<p style="text-align: left;">Hai presente la California? Non c&#8217;entra niente. Non ci interessa. A Paola, nella fattispecie a San Lucido, c&#8217;è una costa fatta di tanti lidi. Tutti davvero belli. Li vedi in progressione dalla macchina, scendi, ti fermi e prendi qualcosa da bere. Sui barman e sullo staff del Lido La Calura potremmo dire molte cose ma ci limiteremo a quattro semplici parole: ospitalità, cortesia, talento, qualità.</p>
<p style="text-align: left;">I cocktail dei barman del Lido La Calura Scusate se insisto. Fanno paura. Ok, basta.</p>
<p style="text-align: left;">Le sorprese</p>
<p style="text-align: left;">La line up è già molto ricca, ma quest&#8217;anno stiamo facendo le cose in grande. Sappiate che altri ospiti si aggiungeranno in corso d&#8217;opera per rendere ancor più memorabile questa seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p style="text-align: left;">La giornata</p>
<p style="text-align: left;">Colazione, pranzo, caffè, gelato, aperitivi, birrette, cena, concerto, mare. Tanto mare. 2BePop Fest è un momento che dura 24 ore. Fossimo su TripAdvisor scriveremmo che &#8220;la location è accogliente&#8221; e bla bla bla, ma non ci sono mai piaciute le convenzioni. Venite, fidatevi.</p>
<p style="text-align: left;">Stefano</p>
<p style="text-align: left;">Non c&#8217;è bisogno di aggiungere altro.</p>
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		<title>Da Roma fino a New York, passando per Paola: anche il Danno al 2BePopFest con Dj Set e Documentario sulla Grande Mela</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 11:56:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Noi, generazione in fissa con Alberto Sordi e con film del calibro di “Un americano a Roma”, abbiamo ...<a href="https://www.2bepop.it/da-roma-fino-a-new-york-passando-per-paola-anche-il-danno-al-2bepopfest-con-dj-set-e-documentario-sulla-grande-mela/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/da-roma-fino-a-new-york-passando-per-paola-anche-il-danno-al-2bepopfest-con-dj-set-e-documentario-sulla-grande-mela/">Da Roma fino a New York, passando per Paola: anche il Danno al 2BePopFest con Dj Set e Documentario sulla Grande Mela</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3305" alt="Schermata 2016-07-28 alle 13.14.35" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/Schermata-2016-07-28-alle-13.14.35.png" width="1914" height="870" /></p>
<p>Noi, generazione in fissa con Alberto Sordi e con film del calibro di “Un americano a Roma”, abbiamo sempre sognato di vedere come se la cavano due italiani a New York. Due che, a vederli, sembrano ‘la strana coppia’.</p>
<p>Uno è uno degli Mc’s più forti di sempre del panorama Rap del nostro Paese. Il suo gruppo ha cresciuto tre generazioni di teste Hip Hop, dando alla luce album divenuti all’istante dei classici.</p>
<p>L’altro è un regista, peraltro originario di San Lucido.</p>
<p>Prima di ogni altra cosa, però, diamo la notizia: &#8220;Digging New York&#8221;, il documentario che ha come protagonista <strong>Danno</strong> del <em><strong>Colle der Fomento</strong></em> e che è un’opera prima del film-maker <strong>Daniele Guardia</strong>, verrà proiettato al <em><strong>2BePop Fest 2016</strong></em>. Per l’occasione, lo stesso Danno raggiungerà in consolle gli altri Dj’s (alcuni dei quali sono stati già annunciati) per un Dj Set a tema New York.</p>
<p><span id="more-3304"></span></p>
<p>Nel darci appuntamento al 10 agosto, Simone ha voluto fare di più: ci ha consigliato 6 chicche estrapolate proprio dal suo nuovo set, in rappresentanza del suono moderno che si respira nella Grande Mela.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/wjIj3mlX6XY?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Mentre le ascoltiamo come sottofondo a queste righe, vi diamo alcune news sul documentario. Ma non troppe. Ci piacerebbe che veniste con la stessa curiosità che ha portato Danno nel Nuovo Continente forse solo per trovare una risposta a una domanda che lo ha sempre tenuto ‘sul pezzo’.</p>
<p>E’ lui stesso a porsi l’interrogativo nel trailer.</p>
<p><iframe src="https://player.vimeo.com/video/157128745" width="500" height="281" frameborder="0" title="Digging New York   (official trailer)" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></p>
<p><b>“Fammi andà a vede”. </b></p>
<p>La nostra speranza è che lo stesso interrogativo conduca molti di voi presso il <b>Lido La Calura di Paola</b> nella notte di San Lorenzo, per assistere a uno show unico (<b>Ghemon &amp; Le Forze del bene</b> sul main stage apriranno le danze di una notte che vedrà numerosi protagonisti in consolle) e per godere di quello che è a tutti gli effetti un film. Al suo interno la presenza di numerosi protagonisti della scena newyorkese: <b>da Tony Touch a Rockness degli Heltah Skeltah, da Shabaam Shadeeq a M-1 dei Dead Prez, passando per Jojo Pellegrino o Ricky Powell </b>e arrivando a Polo (Mc napoletano de La Famiglia trapiantato a NY).</p>
<p>Ma il protagonista, nelle intenzioni degli autori, è l’Hip Hop stesso. Il suo modo di attaccarsi alle pareti della city più espressiva.<b>La sua capacità di trasudare infinito</b>.</p>
<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/VCwY8a-7Vyg?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Oggi, a distanza di mesi dall’uscita (la première del doc è avvenuta a Miami), il Danno nel descriverlo in poche battute lo ha ritenuto “Solo un altro modo di fare freestyle, ma sempre freestyle è”.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/0wGvFbQcIO8?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><b>Daniele Guardia </b>vede la sua opera prima, prodotta da <i>Wrong Way Pictures</i>, come un “atto d’amore nei confronti della cultura che lo ha cresciuto”. Galeotta, nella decisione di realizzare il Docu, fu la proiezione di un altro Docu visto assieme a ZoeMap (Daniela Croci, operatrice dello stesso): “Versibus Alternis”.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/OPbLFyNlNyE?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per uno come Daniele, “appassionato da sempre di rap in freestyle e di cinema, il prodotto non poteva che essere un film documentario con il numero uno dei freestyler, nella mecca dell&#8217;Hip Hop”. Ecco perché, “Diggin New York è un film senza copione, senza scene rifatte, tutto ‘buona la prima’. E&#8217; stato il prezzo per avere un prodotto vero ed efficace”.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/A-nYINci4Nw?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>In conclusione, Daniele crede di aver dato questa direzione al suo viaggio dall’altra parte del mondo senza voler insegnare nulla a nessuno. Bensì con la voglia di “portare gli appassionati di questa grandiosa cultura a fare un giro nella NY dei nostri giorni, attraversando i quartieri più significativi della golden age cercando e condividendo i valori dell&#8217;HIP HOP, il tutto con un sacco di freestyle”.</p>
<p>Il lavoro è impreziosito dalle grafiche di <b>Deep Masito</b> (Colle Der Fomento, Destroy &amp; Rebuild) e dalle musiche di <b>Stabber, Dj Baro, Dj Craim, Dj FastCut, CUNS</b>.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/aSGSaVxqUGQ?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ecco, dunque, un altro motivo per esserci.</p>
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		<title>6 sfumature di Groove &#8211; La playlist di Ice One per la 2BePopFest 2016</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 13:23:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il party? E’ vita. Roba da Maestri (o ‘Maiesci’ per dirla alla romana) che non smettono mai di ...<a href="https://www.2bepop.it/6-sfumature-di-groove-la-playlist-di-ice-one-per-la-2bepopfest-2016/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/6-sfumature-di-groove-la-playlist-di-ice-one-per-la-2bepopfest-2016/">6 sfumature di Groove &#8211; La playlist di Ice One per la 2BePopFest 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3300" alt="iceone1-654x404" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/iceone1-654x404.jpg" width="654" height="404" /></p>
<p>Il party? E’ vita. Roba da Maestri (o ‘<i>Maiesci</i>’ per dirla alla romana) che non smettono mai di sentirsi allievi del suono. Una cosa che, se vuoi farla, devi avere la cultura che scorre nei polsi.</p>
<p>Un po’ come la scrittura.</p>
<p><span id="more-3299"></span></p>
<p>Sebastiano Ruocco, meglio conosciuto come <b>Ice One</b>, ha un sacco di alter-ego musicali: Dj Sensei, Gerard Metronome, FLTF (acronimo che sta per Fresh Like the Future), Godzilla…Uno per ogni tipo di party, perché ogni volta che sta in consolle (da trentacinque anni a questa parte) vuole scrivere una storia diversa. Oppure numerosi racconti che confluiscono in un finale unico. Errato, considerando la sua età anagrafica, pensare a lui come a un vecchio capo tribù fermo sulle sue posizioni.</p>
<p>La danza è movimento, come quelle che si facevano attorno al fuoco, così Seby ha sempre avuto la buona abitudine di proiettarsi verso il futuro. Nel suono come nelle idee.</p>
<p>Volete sapere da dove è partito il suo amore per la musica? <b>Stefano Cuzzocrea </b>aveva tracciato un suo profilo provocatorio in un’intervista in cui provo a tirargli fuori <a href="http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNHtF7y2bxT3wWXAdWk8K4zh39L1Fg">tutta la verità sul rap italiano</a>. Era il febbraio del 2014, e i due stavano seduti a un divanetto rosso del Rising Love (noto locale romano), chiacchierando come due scrittori della realtà: usando penne diverse (la biro e il sequencer) ma riconoscendo molti punti di contatto nella loro visione del mondo e dei fatti. Quella chiacchierata, sapientemente appuntata da Stefano live n direct, fece il giro del web e riuscì nell’intento di creare una discussione.</p>
<p>Si erano promessi un altro incontro, a base di musica e libri. E così sarà.</p>
<p>Qui c’è un piccola anticipazione, che vorremmo ribattezzare con il titolo di ‘6 sfumature di Groove’. Ascoltare per credere:</p>
<p>1) <b>ScHoolboy Q &#8211; Groovy Tony</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/7iJDXIOk0bg?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>2) <b>Rock Shyt FEAT FAT JOE , LORD FINESSE &amp; DIAMOND D</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NhQTa8aZZ-Q?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>3) <b>DJ Shadow - &#8221;Nobody Speak&#8221; feat. Run The Jewels</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/8gJ3HzBbdxI?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>4) <b>Frankie Sinatra &#8211; The Avalanche<a href="https://www.youtube.com/watch?v=8gJ3HzBbdxI" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3D8gJ3HzBbdxI&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNFgmt13YuqX1rTAd1XMv7YhrhCI8A"><br />
</a></b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SjfspM5sDIA?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>5) <b>Think Twice &#8211; The Four Owls<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/JYOYqn4No1w?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>6) <b>Smiff N Wessun &#8211; Gunn Rap<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/bSJAX8XM5YE?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Direttamente dalla scuola del Funk Romano, Ice One regala uno special set a 2BePop, aspettando il 10 agosto e la seconda edizione del Nostro Festival preferito. Un festival, se ancora non si fosse capito, pieno di sorprese.</p>
<p>Già, perché l’<a href="http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNGMYx0qZe0hc3qlSZTPqnRbSKYGCQ">Indigo Tour di Ghemon</a> sarà il momento clou tutto soul e sudore di una serata in cui addetti ai lavori e non si mescoleranno in un unico party. E chissà che lo stesso Ice One non ne faccia parte scegliendo Paola.</p>
<p>D’altronde, a pochi passi da qui ha vissuto un Signore che di party e di funk se ne intende: si fa chiamare Dj Lugi.</p>
<p>L&#8217;anno scorso ci eravamo salutati , alle 6 del mattino, dinanzi ad una &#8220;dancehall area&#8221; del <b>Lido La Calura</b> vestita a festa in mezzo a bottiglie vuote e sguardi pieni. Ci rivedremo lì, con una nuova storia da scrivere. Ognuno con le sue mani e con il suo modo di essere. Nel segno del party.</p>
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		<title>Torna il 2bePOP Fest con &#8220;Ghemon&#8221; Agosto 2016</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 08:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Politano]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E alla fine di tutto arrivò la musica, a sistemare schegge impazzite da estiva voglia di mare e ...<a href="https://www.2bepop.it/torna-il-2bepop-fest-con-ghemon-agosto-2016/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/torna-il-2bepop-fest-con-ghemon-agosto-2016/">Torna il 2bePOP Fest con &#8220;Ghemon&#8221; Agosto 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E alla fine di tutto arrivò la musica, a sistemare schegge impazzite da estiva voglia di mare e a salvare il salvabile che alla fine #inqualchemodosifa! Troppo ermetica la narrazione? Ma lo sapete, qui a 2bePOP con le parole si gioca e noi amiamo fare le cose seriamente ma prendendoci molto poco sul serio. Quindi, annuncio serio. Per tutti. <b>Questa estate torna il 2bePOP Fest: e non vi deluderà.</b> Coordinate certe: <strong>direzione Sud, Sud ovest, tirreno cosentino Paolano, 10 agosto 2016</strong>… ma non solo, che un giorno stavolta non basta!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3050" alt="Ghemon - Indigo Tour" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/foto-indigotourghemon.jpg" width="690" height="460" /></p>
<address>foto credits: Tommaso Gesuato<span id="more-3046"></span></address>
<p>In anticipo sui tempi, sul luogo e sulle quello che troverete, qualcosa però tocca pur dirla. Intanto raddoppiamo sbattimento e mood <em>“in buona”</em> dividendo il Fest in 2 serate. Volete sapere perché? Piano, piano che sennò finiamo tutti in overdose da buone notizie. L’anticipazione principale se l’è data da solo il nostro amico Ghemon, giusto ieri. <b><i>Il 10 agosto sarà sul palco di 2bePOP con il suo Indigo Tour e “le forze del bene”, la sua band.</i></b> Vi avvisiamo, sul palco non saranno i soli. Ma per ora fatevi bastare questa notizia che il resto arriva con calma, sennò c’è sempre il rischio di cui sopra. Non ci credete? Ecco un link per la prova del nove.</p>
<h1><a title="Indigo Tour 2016" href="http://www.facebook.com/ghemonofficial/photos/a.394412072296.161683.48731632296/10153666566297297/?type=3&amp;fref=nf" target="_blank">Indigo Tour 2016</a></h1>
<p>Per il resto, sappiate che ci sarà bisogno di un sacco di buona energia a zonzo per la città. Altra piccola anticipazione sono le vostre storie, per chi ama scrivere, e sa che la musica può prendere forma di ritmico “pezzo giornalistico”. Un circo di carta e note musicali che diventano palcoscenico. Ancora troppo ermetici? E allora vi tocca restare su questa frequenza radiofonica per avere news dell’ultimo minuto che arriveranno a breve. Promesso.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3052" alt="Indigo Tour Band" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/04/foto-indigotourband.jpg" width="690" height="460" /></p>
<address>foto credits: Tommaso Gesuato</address>
<p>Per ora ascoltate quello che vi aspetta.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/G2fkmiTzYHo?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Pat Cosmo: Pharrell all&#8217;italiana</title>
		<link>https://www.2bepop.it/pat-cosmo/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2014 23:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dovremmo vergognarci? È davvero tanto duro ammettere che la nostra musicalità è basata sulla melodia? Gli americani, e ...<a href="https://www.2bepop.it/pat-cosmo/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/pat-cosmo/">Pat Cosmo: Pharrell all&#8217;italiana</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2083" alt="pat cosmo" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/06/pat-cosmo.jpg" width="960" height="960" />Dovremmo vergognarci? È davvero tanto duro ammettere che la nostra musicalità è basata sulla melodia?<span id="more-2079"></span> Gli americani, e gli afroamericani in particolare, hanno invece un senso del ritmo molto più spiccato. Peculiarità a parte, però, c’è da dire che il loro mercato discografico è smisurato rispetto al nostro, del resto è quello di un continente intero, mica di una scarpetta a metà strada tra Europa ed Africa.  Se non si tengono a mente queste basilari differenze, non si può certo comprendere quanto il nostro Pat Cosmo possa essere considerato il Pharrell italiano, in un universo pop fatto di rap e canzoni come di ritmo e melodia, di colonialismi vecchi e nuovi in antitesi con quella famosa rivoluzione che non sarà teletrasmessa. Giusto, Gil? È innanzitutto una questione di stile.</p>
<p>La storia inizia nel 1973. Quell’anno Kool And The Gang incidono Good Times, che è un po’ il progenitore di Happy, mentre Bob Marley registra Catch a Fire, l’album che consegna all’Inghilterra il reggae e rende il rock del terzo mondo sempre più vicino. Il 5 aprile di quell’anno nasce Pharell Williams e pochi mesi dopo, il 16 settembre per essere precisi, arriva sul pianeta Terra anche Patrick Benifei. Ci vorranno 20 anni prima che i due esordiscano nelle rispettive band e ne sono già passati altrettanti fino a quel qui ed ora dal quale si cerca di stabilire un contatto.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/5vdICTNO1Zk" height="315" width="420" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Com’è l’Italia del 1993? Tangentopoli vorrebbe segnare la fine della prima repubblica e invece diventa uno specchietto per le allodole che regala ciò che resta del Paese a calcio, mignotte e scommesse con la vita. Il movimento studentesco de La Pantera tenta di recuperare quel filo rosso che lega il dissenso politico a una generazione che segue la precedente e non ha mai smesso, forse, di essere costretta a sanguinare. È il punk ad aver aperto altre strade. Ed è ancora il punk ad aver regalato la musica e la lingua ad un popolo di ragazzi che hanno voglia di giocarsi il tutto per tutto. Intanto la miccia accesa da Marley con Catch A Fire ha innestato un ordigno che ha tinto il rock di nero e lo ska di bianco, oltre ad aver forgiato la techno come l’hip hop, tutti ingredienti che in questa saga hanno il loro ruolo da protagonisti, relegando tutti gli altri a semplici comparse in cerca di un destino da cambiare.</p>
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<p>Patrick all’epoca studia pianoforte da un’insegnante, privatamente, e sostiene gli esami al conservatorio. Fa già sul serio insomma. Ha pure un gruppo, anzi una posse: “Sono un rapper mancato”, ci racconta, mentre fa una pausa, in un bar di Torino, prima di registrare la sua ennesima collaborazione in ambito hip hop. “Mi piace molto il rap come tipo di espressione, è un modello di comunicazione base, è molto popolare, nel senso che è accessibile a chiunque, è universale, è partito dal ghetto e poi è diventato di tutti, del resto è un mezzo che ha dato voce a chi non poteva averla, e a chi non aveva i soldi per uno studio di registrazione ha dato un’opportunità alternativa”, continua a spiegarci. Non a caso la vita di Pat Cosmo cambia proprio per via di un concerto hip hop e proprio nel 1993. Difatti, in una licenza dal servizio militare, dato che la naja è ancora obbligatoria all’epoca, come a quei tempi cantava Lou X, il giovane Benifei, appena ventenne, parte per Milano e Luca, un suo amico col quale deve andare allo show di Paris, lo porta in uno squat. Tra gli abitanti c’è Alioscia, una delle due voci dei Casino Royale (l’altra è Giuliano Palma). Pat non conosce la band ma fortuna vuole che inizia a farne parte quasi immediatamente, mentre il gruppo lascia l’inglese e il two tone per cambiare i connotati della musica italiana in maniera inequivocabile e irreversibile.</p>
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<p>“Ho iniziato a suonare le tastiere con loro nell’ultima parte del tour nel quale portavano in giro “Dainamaita, poi siamo entrati in studio per registrare “Sempre più Vicini”, ci riassume, ricostruendo la vicenda più sapida ed ibrida della cultura contemporanea meneghina. Tra le case occupate di via Garigliano e via Della Pergola, lì a Milano e in quel periodo, vivono e si muovono, oltre a Pat ed Alioscia, un’infinità di artisti, pensatori e musicisti, tra i quali Claudio Sinatti, Alessio Manna e Dj Gruff. L’hip hop è il nuovo punk e chi era costretto a sanguinare ha nuove cicatrici a base di inchiostro grazie alla mano di Paolino. Un periodo indelebile. “Sento la mancanza di fare i dischi come si facevano una volta, c’erano altri budget, si stava un mese intero all’estero per registrare, girando per i negozi di dischi e nei club, respirando ed inspirando tutto quello che finiva tra i solchi del vinile, e già prima si stava in campagna a fare i provini, in più tutto questo lo si faceva assieme, si viveva insieme; adesso si incide tutto in un attimo col computer, il campionamento ha modificato i processi di lavorazione, ma il ricordo dell’Orionoco studio di Londra mi fa ancora venire la pelle d’oca”. Non sono state solo gioie però. Se si chiede a Patrick quale sia stato il momento peggiore della sua vita non ha dubbi: “Il periodo in cui ci siamo sciolti: il sentimento che ho provato è come  quello che ti distrugge quando finisce un matrimonio; avevamo suonato con gli U2,  scelti da loro per aprire il tour italiano, eravamo al top della forma e invece, improvvisamente è scoppiato tutto; sono dovuto tornare a casa dei miei per riprendermi, avevo perso tutto. Lo scisma tra Giuliano e Alioscia non ha lasciato in piedi la famiglia. “Testa contro testa ed io stavo nel mezzo, non potevo scegliere tra un fratello e un altro”, ci racconta ancora Patrick, mandando giù il sorso più amaro,  quasi venti anni dopo, poco lontano da quella Milano dal doppio standard, ma ancora più vicino.</p>
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<p>Adesso, il suo coefficiente è massimo. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Con i Casino ha fatto pace già dai tempi di “Reale”. Quando sono tornato con loro è stato perché quella cosa mi mancava, era un’altra dimensione rispetto al resto”. E se ci si domanda quale sia il resto, allora si ignora una bella fetta di rock, reggae e rap italiano degli ultimi 20 anni. Le collaborazioni di Patrick sono un’infinità, dai La Crus a Dj Gruff, passando per la band che porta in giro Neffa, i Regga e National Ticket ed anche la loro mutazione chiamata Smoke, dai quali viene fuori la carriera di Nina Zilli se vogliamo, senza contare il Patrick membro stabile degli Africa Unite, tutte le sue numerosissime collaborazioni in ambito hip hop, particolare questo che lo rende ancora più vicino a quel Pharrell di cui sopra.</p>
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<p>Ma c’è dell’altro, ovvero i BlueBeaters, prima di ogni altra cosa. Inizia a far parte del gruppo già negli anni zero e ne esce perché “annoiato dal fatto che eravamo fermi da troppo e quando sono ripartiti ero impegnato a suonare altrove e a comporre un disco per Tricarico, in più l’idea di fare le cover di vecchi successi italiani non mi alletta troppo”; adesso però ne è diventato la voce principale, dopo che Giuliano Palma ha preferito la carriera solista. “Ci siamo reinventati un po’ di volte, tant’è che sono rientrato da tastierista ed ora che è tornato anche Peter Truffa sono il cantante; all’inizio ero preso dalla timidezza, poi è andata  progressivamente sempre meglio: sto imparando ad affrontare il palco da un’altra angolazione e mi piace un sacco, difatti pare che negli show io sorrida molto e la gente percepisca il mio entusiasmo”. Assieme a loro pare stia registrando un intero album, anche se al momento hanno inciso solo un singolo, in studio con Max Casacci: si tratta della loro versione della Toxic di Britneyana memoria. Ma le novità non si faranno attendere: “Io ed un po’ di altra gente stiamo scrivendo dei pezzi, questa volta i BlueBeaters non si limiteranno alle cover”.</p>
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<p>Ecco il passaggio fondamentale. È solo negli ultimi tempi difatti che Pat Cosmo ha preso consapevolezza della sua voce. La sua carriera, in sostanza, sembra essere spiegata dai titoli di due album, i primi due, della band di Pharrell, i N.E.R.D., ovvero “In Search Of” e “Fly Or Die. E, paradossalmente, tra i promotori di questa seconda fase, quella del volo, c’è Ron: “Non sono andato in tour con lui perché è stato uno di quelli che mi hanno convinto a cantare, dunque mi ha dato coraggio, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Se per Williams questo ruolo lo ha avuto Teddy Riley per Pat Cosmo c’è voluto Rosalino Cellamare, ma lo abbiamo detto all’inizio che l’Italia non è l’America e del resto Carosone ha dedicato a questo tema e a Renzo Arbore la sua canzone più celebre. Ecco, se Patrcick invece che con Ron fosse andato a Sanremo con The Bloody Beetroots, la similitudine con i Daft Punk e Pharrell sarebbe stata grottesca, ma per fortuna loro hanno scelto Gualazzi. Le vie del Get Lucky sono infinite insomma. Tant’è che dal palco dell’Ariston il signor Benifei è tornato con ben altre consapevolezze: “Chiunque, dietro le quinte, mi ha detto che CRX gli ha cambiato la vita o che almeno lo ha spinto a comprare il campionatore”.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Milano Design Week &amp; Elita Festival</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 15:46:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-1276" alt="design week 2013" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/04/design-week-2013-1024x1024.jpg" width="1024" height="1024" />È triste<span id="more-1275"></span>. Vedere Roma raggomitolarsi sulla propria decadenza piega le speranze. Nulla è eterno. Le strade deserte di sera e lo sgranchirsi sociale del venerdì e sabato sembrano esercizi dozzinali di sostentamento. Chi sperava nella primavera ha visto solo qualche bermuda in odor’ di naftalina. Il resto sono elezioni su elezioni, cerchi concentrici che qualcuno, a ragione, avrebbe usato per prendere la mira e che oggi, invece, si trasformano in mire. Verranno tempi migliori forse. Ma chi visse sperando ha poi finito per incarnare un pezzo di Masini.</p>
<p>La disperazione porta a migrare. Chi comprende che sia solo un sonnellino, un fuoco che riposa sotto la cenere se la cava con divagazioni su rotaie. Direzione Milano. E se i religiosi gridavano che lì hanno solo la nebbia è tempo di aprire gli occhi, o almeno di vederci chiaro. Il Design Week fa la differenza. Sarebbe stata solo una fiera se la capacità di relazionarsi, lo sforzo sinergico, un principio comunitario coniugato, però, all’imprenditoria e al concetto di vetrina e status symbol non avesse creato un piano integrato capace di svegliare  migliaia di persone provenienti da vari pianeti, ed anche il sole .</p>
<p>La pioggerellina del giovedì è mancuniana e fa molto new wave. Fuori dal Salone c’è una fila, tra le vie di Brera e via Tortona, che somiglia a quella per la toilette in ogni club. Bancarelle con panini che fanno molto festa patronale in Calabria aggiungono colore e soprattutto odore di arrosto, di carne alla brace e cervelli in fumo o almeno di fumo negli occhi.</p>
<p>Quella che su 2bePOP è una devianza consolidata e contratta, quello che definiamo “il morbo della periferia”, trova giovamento in zona Lambrate: industrialità dismessa, rovine di un mondo in corsa che si trasformano in spazi destinati all’arte, in riciclo dell’urbano per il migliore urbano. Ovviamente lontano dal centro, dai vertici, dalle stanze dei bottoni e dai bottoni per azionare il dosa sapone e l’asciugamani ad aria calda.  Una sorta di Londra che per una volta non fa sembrare i sobborghi meneghini parodie del fulcro di ogni circonvalla. Tanto che non c’è una lingua madre e i flussi sembrano abitanti di Babele protesi ad un nuovo mondo possibile o almeno percorribile.</p>
<p>Ciò che distanzia il Design Week dal concetto seriale di fiera, si è già detto, è il modus che gli consente di vestire ma anche di vivere l’intero perimetro metropolitano, esperimento non partito in nessun altro porto, neppure intorno al Pitti fiorentino, sebbene le dinamiche potrebbero essere simili. Tanta roba. Forse addirittura troppa, tanto che gli indigeni se ne lamentano: “figa, dovrebbe durare almeno 15 giorni o un mese, è impossibile vedere e seguire tutto”, è il commento che ne dà chi quei luoghi li vive ogni giorno, con devozione quotidiana a Sant’Ambrogio, a San Silvio o alla prossima moda.</p>
<p>Tutti si dedicano al design, finanche i parrucchieri. Ce ne sono un’infinità a Milano, ma si dubita che a questa inflazione di taglio (e per estensione anche di cucito) non sia seguita una rovina dei vecchi barbieri, tant’è che le strade e le feste pullulano di giovani Matusalemme. Che barba che noia, avrebbe detto Sandra al pungente Raimondo, ma non in questa settimana, dunque, tanti sono gli incontri, le esposizioni e i party.</p>
<p>È tutto un clubbing, un aperitivo costante, con drink gratis e birre a due lire, anzi a due euro per fare giustizia nei confronti della contemporaneità. E come se non bastasse, da anni, esiste anche Elita. Il festival nella fiera è quanto di più attinente possa esistere ad un piano di fattibilità ben congeniato  in un corso di organizzazione eventi. Una trovata che nessuno avrebbe mai applicato in altri posti italiani dove la domanda sonnecchia e l’offerta cerca risposte nel fondo di un bicchiere.</p>
<p>Elita, tra l’altro, ha un cartellone decisamente chic. Talabot ne è la prova più in linea con i tempi, viste le classifiche di fine anno.  Ma oltre a lui Red Bull mette le ali anche agli Esperanza, che riempiono il Tunnel del divertimento fino alle 4 ed oltre, giocando in casa, e in più partiranno per giocare su altre piazze per tutto il week end, tra Roma e Pescara, realizzando risultati peggiori. Del resto, forse, il campanilismo sta creando concerti che somigliano a feste di compleanno ed anche la band, interrogata dopo il tour, non ha avuto solo smentite per questa domanda, o meglio non ha dato risposte univoche, ma questa è un’altra storia che racconteremo più in là.</p>
<p>Il venerdì del Design Week, invece, suona hip hop 100% e lo fa anche bene. È già il giorno dopo e la pioggerellina inglese ha lasciato il posto ad un sole che fa sorridere di ogni diceria della curva religiosa e cancella le nebbie cerebrali. A infierire potenziando tanto splendore arriva la scuderia Macro Betas. Ghemon, Kiave e Mecna danno vita uno show nel qual ognuno mette la propria personalità, uno per volta, non ripudiando una coralità che sa di posse evoluta e coniugata al millennio in corso d’opera. E quando il calabro dei tre introduce con “ci siti”, sul palco milanese, il brano Redenzione, è una periferia geografica a redimersi; particolare trascurabile se non si fosse affetti dal morbo di cui sopra.</p>
<p>La crew è solo un’introduzione. La star è Mos Def. Il live è un succedersi di rare groove mandati dal dj e pezzi magistralmente intonati da lui, sotto lo pseudonimo di Yasiin Bey. La sala è gremita e si squaglia dal caldo, eppure il pubblico barbuto non leva il cappello di lana, testimoniando un modo di essere o forse o più probabilmente di sembrare. L’M.C. ride e balla, tra un brano e l’altro, asciugandosi il sudore con un cimelio intimo che una fan gli ha lanciato sul palco in sincronia col primo beat. Tutto molto 90 ma senza nostalgia. Sebbene il finale ci riporti su note mai dimenticate e in uno scenario che profuma di bei ricordi impressi su peli ormai ingrigiti. Nessuno è immune.</p>
<p>Neppure Milano lo è: il resto della rassegna è un elenco in cui capeggiano Villalobos e James Holden, il clubbing, il sabato del villaggio, le file per il bagno e macchie di giaguaro che non vanno via. Se davvero durasse un mese, forse, chissà, qualcosa cambierebbe. Che so, il Presidente della Repubblica almeno…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Ghemon &amp; Gilmar: l&#8217;intervista&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 12:39:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Lui è diverso. Ghemon (o forse adesso si chiama Gilmar?) è un cazzotto nello stomaco a tutto il ...<a href="https://www.2bepop.it/ghemon-gilmar-intervista/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/ghemon-gilmar-intervista/">Ghemon &#038; Gilmar: l&#8217;intervista&#8230;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-471" alt="Ghemon/Gilmar" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/01/ghemon-1024x629.jpg" width="1024" height="629" />Lui è diverso. Ghemon (o forse adesso si chiama Gilmar?) è un cazzotto nello stomaco a tutto il rap italiano, ma sferrato con la leggerezza di una farfalla e la forza di un elefante.</p>
<p><span id="more-469"></span></p>
<p>Cos’ha di diverso? Una laurea in Giurisprudenza, tanto per cominciare, a differenza di tutti i suoi colleghi, e soprattutto di quelli che vestono i panni di scugnizzi da Z movie di Scarface nelle camerette dei quindicenni. Poi indossa, talvolta, la t-shirt dei Joy Division, segno che ha una certa apertura mentale. Senza contare l’animo romantico da anticonformista del soul. Forse è lui la new wave dell’hip hop a casa nostra. Eppure è un estimatore del passato, dal funk e dal soul americani alle posse nostrane. Quello che non si atteggia a vincente e va per la sua strada comunque.</p>
<p>La sfiga lo perseguita. Tant’è che anche nel mega-scazzo tra vecchia e nuova scuola degli scorsi mesi c’è rimasto coinvolto perché si trovava nel posto giusto, al momento giusto e ha detto le cose giuste. The Art Of Rap e le solite proiezioni alterate . Sembrava un po’ Massimo Boldi, in un vecchio film, inseguito dai tifosi del suo Milan e anche da quelli della Roma. “Non mi va di parlare di quella diatriba, fa troppo male”, commenta a caldo.</p>
<p>Difatti gli scazzi sono inutili. Soprattutto ora che la scena sembra rinvigorita. “Nuovi,meno nuovi, tutti fanno e hanno qualcosa da dire, spesso anche di spessore. Quanto a me, guardo la cosa da fuori, spesso. Mi sento come un fratello che è andato a lavorare altrove, un tifoso; non di una squadra ma dell’intero movimento. Io non devo fare i dischi che ho già fatto, perciò faccio il tifo per chi può migliorare l’immagine di questa cosa, non dimenticando il lato culturale dell’arte. Auguro a tutti di fare delle cose che durino nel tempo o per lo meno, che loro stessi ricordino con orgoglio”. Ma non lo dice per darsi un tono: lui è davvero diverso.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-478" alt="Ghemon/Gilmar" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/01/IMG_5497a-200x300.jpg" width="200" height="300" /></p>
<p>E poi ha già capito qual è il problema reale, anzi tutte le controindicazioni. Ed ovviamente la prima tra tutte è la saturazione. E magari fosse solo quella: “Da un lato non ti puoi fermare, perché altrimenti la gente ti seppellisce dopo tre mesi, dall’altro penso che un video, un pezzo, iniziano ad avere una vita di sei ore per internet. Bisogna sapersi dosare. Però, pure per sparire ci vogliono i soldi”.</p>
<p>Ci aveva già pensato a sparire. Un anno fa aveva dato l’addio al rap pubblicamente. “Un giorno le mie parole sul mio addio avranno senso e si capirà che non c’era nessuna incoerenza. Nel frattempo che si arriva a quel punto, lascio parlare la musica che mi viene. Se il genere musicale è un vestito, a me piace il patchwork. Altro discorso, invece, è il mio amore per la cultura hip hop: quello prescinde dalle scelte dell’artista”.</p>
<p>In verità tutto lascia presagire che si metterà a cantare più che limitarsi a rappare. “Vedi che il cambiamento ritorna sempre? E’ ineluttabile, per me. Non dirò niente finché non esce il primo singolo. Ho un disco nel cassetto, ma al 99% non uscirà. Sento di dovermi confrontare con cose diverse e dello stesso avviso è Fid Mella, ovvero il beat maker che mi sostiene da sempre. Vogliamo iniziare da capo, ci sentiamo cresciuti, anche anagraficamente, ed è tempo di lavorare ancora più duramente. E’ una cosa che ci sentiamo di fare perché il lavoro ci gasa. Esatto, hai capito bene: lavorare ci gasa”.</p>
<p>Ecco il punto: mentre tutti gli stradaioli fanno i perdigiorno lui ha un altro credo. Una cosa che si evince chiaramente dai suoi testi: poesie a cielo aperto. Guarda in alto, si potrebbe dire citando i Casino Royale, tant’è che la sua ultima uscita è stata prodotta da Marco Polo, noto beat maker americano. Si intitola, devotamente, Per La Mia Gente. “Marco e Bassi si erano beccati prima in tour europeo e poi a Brooklyn in studio da Marco. E’ proprio lui, con grande sorpresa, che ha proposto di fare l’ep e il tour. Devo dire che è stata una grande esperienza e un motivo di crescita personale e artistica. Dico grazie a loro due per avermi coinvolto, motivato e sgrezzato. Non si finisce mai d’imparare”.</p>
<p>Intanto la gente sta imparando a leggerlo meglio, tentando di arrivare sino alla sua profondità poetica. “Dico sempre: le persone vanno per stadi. Il primo è ma che merda è questa?, seguito da ancora questa roba?!, a cui poi di solito segue il beh però perlomeno è originale e si conclude il ciclo con questa roba la fa solo lui, è un mito!. E’ il cerchio dell’evoluzione di chi si espone. Penso che sia cambiato il fatto che, a parte i miei fan storici, lo zoccolo duro che mi ha sempre seguito, gli altri siano passati da considerare la mia fastidiosa stranezza come una originale peculiarità. Come dice Guzzanti, Tu sei un po’ pazzo, vero? E’ na’ qualità!”</p>
<p>E in tutto questo, a ragion veduta, lui, mentre si trasforma e si evolve nelle sembianze di Gilmar, si gode una ricercata e forse trovata maturità artistica ormai riconosciuta “come un bel passaggio della mia vita, che però va avanti, perciò non posso fermarmi. Quello che mi interessa è fare buona musica, il resto sono proclami, un giorno li fai e il giorno dopo te li rimangi”.</p>
<p>Magari potesse rimangiarsi anche il duetto con Siria però: lei potrà anche essere la regina delle mie pugnette, ma quel pezzo è una marchetta. Del resto se esistesse già la perfezione che senso avrebbe l’idea di evoluzione, o addirittura il vivere? E poi anche la coerenza è una noia mortale…</p>
<p align="right"><em>Stefano Cuzzocrea</em></p>
<p style="text-align: left;" align="right"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/G_YxdmIGChU?rel=0" height="360" width="640" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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