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	<title>2bePOP &#187; ice one</title>
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	<description>Fucking Lifestyle</description>
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		<title>Bellissimo.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2016 12:30:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3323" alt="IMG_1503" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/IMG_1503.jpg" width="6000" height="4000" /></p>
<p>La Signora Katia, elegante come sempre, prende posto accanto a suo marito. Interessati e coinvolti, vedranno assieme Diggin&#8217; New York, con l&#8217;aria di chi fa della curiosità un elisir di eterna giovinezza. Sono lì, come tutti noi, per la seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p>Quella delle conferme.</p>
<p><span id="more-3322"></span></p>
<p>Sono lì, in prima fila, quando Danno (colonna portante dei Colle Der Fomento) presenta insieme al regista Daniele Guardia il suddetto film girato nella Grande Mela; sottolineando il senso di  comunità che si respira nei quartieri di quella che è la Capitale dell&#8217;Hip Hop mondiale:  &#8221;Sappiate che in ogni manifestazione in cui i rapper suonano nel proprio posto di origine, il cibo viene offerto gratuitamente alla gente. Chi ha avuto successo torna per un giorno dalla propria gente a restituire l&#8217;amore ricevuto nel corso degli anni&#8221;. Lo stesso senso di comunità, lo stesso concetto di amore e condivisione, hanno pervaso questa notte il Lido La Calura di San Lucido. Ne scriviamo a poche ore di distanza, dopo aver fatto le 7 del mattino, dopo aver smontato il palco su cui Funk Rimini prima e Ghemon &amp; Le forze del bene poi hanno regalato un momento &#8220;Per tutti&#8221;.</p>
<p>Già, perché il senso di 2BePop è proprio questo: fare. Per tutti.</p>
<p>Ne scriviamo con la necessità di dirvi che abbiamo avuto la conferma che cercavamo. Quello che ancora non è un festival, ma che si prefigge di diventarlo, è un evento destinato a restare. Negli anni. Dietro le linee c&#8217;è un gruppo di amici, forti del fatto di poter costruire una realtà solida. I loro nomi restano nascosti, la priorità da queste parti è vedere la gente ballare e sorridere.</p>
<p>Stanotte la gente lo ha fatto. Non sappiamo se sono cadute stelle, eravamo troppo impegnati a non perderci un&#8217;istante di quello che è accaduto.</p>
<p>Quando le luci si accendono sul palco, con il benestare della sabbia su cui poggia, il team di Dj e strumentisti Funk Rimini scalda l&#8217;atmosfera con un groove da camicia e piedi nudi. Niente fricchettonisimi, il nostro vuole essere un complimento: i ragazzi fanno tutto live n direct, mossi dalla voglia di lasciare il segno a molti chilometri da casa. Missione compiuta: questa band sembra un&#8217;astronave di suoni, la cui orbita va tenuta d&#8217;occhio.</p>
<p>Il cambio palco è appannaggio di Kiave e Don Diegoh: una sequela di strofe con un omaggio finale a chi ha creduto nella loro visione lirica: quel funambolico giornalista coi baffi che, a giudicare dall&#8217;impegno dei presenti, è ancora il padrone di casa quando si parla di musica.</p>
<p>Se c&#8217;è un&#8217;altra band di tutto rispetto, che ieri sera ha dimostrato di essere equipaggiata per ogni tipo di kermesse, quella band risponde al nome di &#8220;Le forze del bene&#8221;. Teo, Chris, Alessia, Drago e Rabbo sono il parquet su cui le rime di Ghemon danzano a diverse velocità.</p>
<p>Canzoni di velluto, su cui le parole scivolano come pioggia. Canzone di sole dopo la pioggia stessa. È un Ghemon in formato storyteller quello che si presenta on stage: racconta l&#8217;amore come lui solo sa fare, e poi regala un aneddoto sul suo rapporto con Stefano. Parole che si appiccicano all&#8217;aria. L&#8217;Indigo Tour, come titolo vuole, è qualcosa di speciale.</p>
<p>Un po&#8217; come il Dj Set con cui Dj Keró infiamma l&#8217;area dancehall subito dopo i live, perché diciamocelo chiaramente: un vero campione ha bisogno di pochi tocchi di palla per far esplodere la platea.  A partire sua performance, il Lido La Calura diventa una bolgia. Dopo di lui sono Ice One e Danno a voler fare un regalo a una folla sempre più gremita: si presentano dietro i giradischi per un back 2 back dal sapore metropolitano, divertendosi come ciò che sono: due amici che hanno fatto e continuano a fare la storia tra il genio, la sregolatezza e il funk romano. Quando lasciano la consolle, è Gheesa a raccoglierla in eredità: il suo set mena come un fabbro. Quello della Mujina invece è l&#8217;inizio di un segmento caro a chi vive l&#8217;estate e l&#8217;inverno da queste parti: reggae, roots, dancehall vibration, con Mista Vinz a scuotere il popolo. È lui che introdurrà colui che, un po&#8217; a sorpresa, chiude con la solita maestria le danze lasciando in tutti la voglia di riaprirle presto: Macro Marco.</p>
<p>Crediamo non ci sia bisogno di aggiungere altro.</p>
<p>Una formazione così sembra la Nazionale.</p>
<p>Un posto così sembra un&#8217;Oasi in cui tutto è possibile, basta solo volerlo.</p>
<p>Stanotte ne abbiamo avuto la conferma.</p>
<p>La Signora Katia e suo marito, che hanno più esperienza di noi, forse staranno leggendo questo articolo con l&#8217;aria di chi già sapeva sarebbe andata così bene.</p>
<p>Il 2BePopFest 2016 è stato bellissimo.</p>
<div></div>
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		<title>6 sfumature di Groove &#8211; La playlist di Ice One per la 2BePopFest 2016</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 13:23:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3300" alt="iceone1-654x404" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/iceone1-654x404.jpg" width="654" height="404" /></p>
<p>Il party? E’ vita. Roba da Maestri (o ‘<i>Maiesci</i>’ per dirla alla romana) che non smettono mai di sentirsi allievi del suono. Una cosa che, se vuoi farla, devi avere la cultura che scorre nei polsi.</p>
<p>Un po’ come la scrittura.</p>
<p><span id="more-3299"></span></p>
<p>Sebastiano Ruocco, meglio conosciuto come <b>Ice One</b>, ha un sacco di alter-ego musicali: Dj Sensei, Gerard Metronome, FLTF (acronimo che sta per Fresh Like the Future), Godzilla…Uno per ogni tipo di party, perché ogni volta che sta in consolle (da trentacinque anni a questa parte) vuole scrivere una storia diversa. Oppure numerosi racconti che confluiscono in un finale unico. Errato, considerando la sua età anagrafica, pensare a lui come a un vecchio capo tribù fermo sulle sue posizioni.</p>
<p>La danza è movimento, come quelle che si facevano attorno al fuoco, così Seby ha sempre avuto la buona abitudine di proiettarsi verso il futuro. Nel suono come nelle idee.</p>
<p>Volete sapere da dove è partito il suo amore per la musica? <b>Stefano Cuzzocrea </b>aveva tracciato un suo profilo provocatorio in un’intervista in cui provo a tirargli fuori <a href="http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNHtF7y2bxT3wWXAdWk8K4zh39L1Fg">tutta la verità sul rap italiano</a>. Era il febbraio del 2014, e i due stavano seduti a un divanetto rosso del Rising Love (noto locale romano), chiacchierando come due scrittori della realtà: usando penne diverse (la biro e il sequencer) ma riconoscendo molti punti di contatto nella loro visione del mondo e dei fatti. Quella chiacchierata, sapientemente appuntata da Stefano live n direct, fece il giro del web e riuscì nell’intento di creare una discussione.</p>
<p>Si erano promessi un altro incontro, a base di musica e libri. E così sarà.</p>
<p>Qui c’è un piccola anticipazione, che vorremmo ribattezzare con il titolo di ‘6 sfumature di Groove’. Ascoltare per credere:</p>
<p>1) <b>ScHoolboy Q &#8211; Groovy Tony</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/7iJDXIOk0bg?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>2) <b>Rock Shyt FEAT FAT JOE , LORD FINESSE &amp; DIAMOND D</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NhQTa8aZZ-Q?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>3) <b>DJ Shadow - &#8221;Nobody Speak&#8221; feat. Run The Jewels</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/8gJ3HzBbdxI?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>4) <b>Frankie Sinatra &#8211; The Avalanche<a href="https://www.youtube.com/watch?v=8gJ3HzBbdxI" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3D8gJ3HzBbdxI&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNFgmt13YuqX1rTAd1XMv7YhrhCI8A"><br />
</a></b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SjfspM5sDIA?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>5) <b>Think Twice &#8211; The Four Owls<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/JYOYqn4No1w?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>6) <b>Smiff N Wessun &#8211; Gunn Rap<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/bSJAX8XM5YE?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Direttamente dalla scuola del Funk Romano, Ice One regala uno special set a 2BePop, aspettando il 10 agosto e la seconda edizione del Nostro Festival preferito. Un festival, se ancora non si fosse capito, pieno di sorprese.</p>
<p>Già, perché l’<a href="http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNGMYx0qZe0hc3qlSZTPqnRbSKYGCQ">Indigo Tour di Ghemon</a> sarà il momento clou tutto soul e sudore di una serata in cui addetti ai lavori e non si mescoleranno in un unico party. E chissà che lo stesso Ice One non ne faccia parte scegliendo Paola.</p>
<p>D’altronde, a pochi passi da qui ha vissuto un Signore che di party e di funk se ne intende: si fa chiamare Dj Lugi.</p>
<p>L&#8217;anno scorso ci eravamo salutati , alle 6 del mattino, dinanzi ad una &#8220;dancehall area&#8221; del <b>Lido La Calura</b> vestita a festa in mezzo a bottiglie vuote e sguardi pieni. Ci rivedremo lì, con una nuova storia da scrivere. Ognuno con le sue mani e con il suo modo di essere. Nel segno del party.</p>
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		<title>Latte &amp; Sangue, conversazione ad ampio raggio sul rap e dintorni  con Don Diegoh e Ice One</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 08:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>2bePOP è anche un po’ casa di Diego Lechiara a.k.a. Don Diegoh. L’idea di quell’h in fondo al ...<a href="https://www.2bepop.it/latte-sangue-don-diegoh-e-ice-one/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/latte-sangue-don-diegoh-e-ice-one/">Latte &#038; Sangue, conversazione ad ampio raggio sul rap e dintorni  con Don Diegoh e Ice One</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2682" alt="Don Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_01_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />2bePOP è anche un po’ casa di Diego Lechiara a.k.a. Don Diegoh. L’idea di quell’h in fondo al nome è anche figlia di chi vi sta raccontando l’incontro  settembrino con il rapper crotonese e Seby Ice One. Latte &amp; Sangue è in uscita, è già stata pubblicata la tracklist e la copertina realizzata dal nostro Roberto Gentili. Il disco è dedicato anche a Stefano Cuzzocrea, che mi presentò Diego circa dieci anni addietro chiedendomi di consigliarlo legalmente per un problema di omonimia con un dj techno. È così che venne concepita quell’h distintiva, è così che nacque una lunga amicizia sulle solide fondamenta di una casa chiamata 2bePOP.</p>
<p>Fa caldo come se fosse ancora agosto e l’entusiasmo di Diegoh di parlare del suo nuovo lavoro è incontenibile.<span id="more-2665"></span></p>
<p><i>“Per me sono cambiate moltissime cose, nel mio modo di vedere la musica e principalmente nel mio modo di farla. Dopo l’uscita di Radio Rabbia ho trascorso un lungo periodo senza scrivere nulla di nuovo, ma in realtà ogni giorno cercavo di capire quali erano le cose da migliorare dal punto di vista lirico. L’obiettivo era cambiare quasi tutto, &#8216;asciugare&#8217; il più possibile le metriche e usare le parole giuste. Poche e d’impatto.”</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><br />
Credi che Radio Rabbia, disco precedente  n.d.r., abbia in qualche modo favorito una sorta di maturazione e di consapevolezza diversa anche grazie ai tanti live con Ice One ai controlli?</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DON DIEGOH:</b><i> Tra un live e l’altro (da settembre 2013 abbiamo iniziato a girare assieme in lungo e largo), passavo interi pomeriggi in studio con Seby a sentire i suoi beat. C’è voluto un po’ di tempo prima di individuare l’amalgama necessaria a stendere i pezzi. Fortunatamente, oltre a farmi sentire le basi Seby passava con una pazienza incredibile intere ore a spiegarmi la sua visione di musica per farmi ragionare su alcuni aspetti che fino a quel momento non avevo mai valutato. Nel tempo si è creato il mood giusto e sono arrivate le canzoni.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b> <i>Personalmente ho amato molto l&#8217;album Radio Rabbia. Trovo il lavoro di Mastrofabbro molto maturo e con un’impronta ben definita: è stato molto utile conoscere bene Radio Rabbia per creare un sound originale tenendo conto del background di Diego. L&#8217;intuizione principale è stata quella di lavorare palleggiandoci il lavoro, trovando sintonia dove potevamo e sospensione del giudizio nelle zone a noi sconosciute.</i></p>
<p><i>Io ho dato i beats in fase seminale a Diegoh che ci ha inciso le voci, per poi rilavorare i beats dopo, avendo le voci, ed impreziosendo dove possibile le rime, con accorgimenti musicali un po’ lontani dalla logica del loop a tutti i costi. </i></p>
<p><i>Devo dire che c&#8217;è stato un flusso di fiducia reciproca tra me e Diegoh, che ha dato secondo me i suoi frutti. Nello specifico per quanto riguarda me il risultato che volevo raggiungere in questa sinergia l&#8217;ho raggiunto senza avere dubbi di sorta. Volevo un suono che rappresentasse le mie radici.. poi il mio percorso&#8230;ed anche una botta di presente e futuro messi insieme.</i></p>
<p><i>Usare le skills da musicista insieme con quelle di beatmaker è sempre stato un mio pallino fin dall&#8217;inizio della mia storia personale, e qui ho reso in pieno quello che al momento per me rappresenta questo concetto.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2684" alt="Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_03_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />Ritengo che tu sia riuscito grazie al lavoro e alla ricerca continua a ritagliarti un tuo spazio molto personale ed originale all’interno della tradizione rap calabrese, fatta di gente importante come Lugi, Kiave, e Turi per citarne solo alcuni. Non era facile visto che molto già è stato detto e fatto e soprattutto evitando il rischio di emulazione/imitazione.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b> <i>Provenire dalla stessa Regione di gente come Luigi, Salvatore, Mirko, Macro, per me da sempre vuol dire proporre un certo tipo di Rap che si avvicini il più possibile al livello da loro raggiunto. Studio per questo, ci metto tutto me stesso per questo. Non mi sono mai paragonato a loro, ma nel tempo ho avuto l’occasione di confrontarmi spesso e in alcuni casi di lavorarci anche assieme. Questo mi ha portato ad assorbire i loro consigli. Fondamentalmente mi hanno visto crescere (Kiave in primis) e hanno sempre dedicato attenzione alle mie cose. Pertanto, io cerco di seguire un mio percorso ma nel rispetto di un filone (quello calabro) che ad oggi è uno dei più rappresentativi nello Stivale.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">In un momento così difficile per il mercato discografico , dopo averci messo tanta passione e dedizione è lecito chiedervi  cosa vi aspettate da questo album.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b> <i>Che l’amore e l’impegno profuso in ogni singola canzone arrivi, tramite le cuffie o tramite un impianto a chi ha fame di musica. </i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b><i> Le mie aspettative sono molto semplici. In genere affido il destino di un disco, in mano alla gente che ci segue. Alla fine suoniamo, componiamo e registriamo per far conoscere il pensiero di molti filtrato attraverso la musica e le rime. La sfida è rendere emozioni, suoni e pensieri, universali. Se ci siamo riusciti suoneremo tanto…ed è la parte che mi piace di più.</i></p>
<p><i>Vorrà dire che saremo riusciti a dare alla gente non quello che vuole, ma quello che gli serve, perchè &#8220;quello che vuole&#8221; avrà una durata nel tempo relativa alla durata del desiderio; “quello che gli serve&#8221; durerà molto di più ed avrà un utilità ed una funzione che nel tempo verrà spiegata dal pubblico stesso. Inoltre non ho mai creduto in quell’Hip Hop che si professa duro e puro e fa le cose solo per stesso. L’onanismo musicale non fa per me e genera solo divisioni.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">Fin da Radio Rabbia ho sempre avuto l’impressione che il tuo rap, il tuo suono, così come certe liriche  fossero  molto legate e figlie  di quello degli anni 90 e quindi ai capisaldi del rap italiano. Sarà forse anche per la vicinanza con il Colle o con le stesso Ice One  che trovo del resto molto naturale.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">DIEGOH:</b><i> In qualche modo è vero. Simone (Danno) del Colle ha seguito questo disco dalla sua genesi fino al giorno in cui lo abbiamo terminato, con un entusiasmo che per me è stata linfa vitale. La sua partecipazione all’interno è dunque, in qualche modo, speciale perché ho percepito una forte stima nei confronti di quello che stavamo facendo. Anche Massimo (masito) e Baro ci sono stati molto vicini, in diverse fasi. Io in qualche modo sono figlio della roba fatta in Italia e negli Usa durante la Golden Age, anche se nel tempo ho allargato i miei orizzonti. “Latte &amp; Sangue” vuole essere &#8211; e credo che ciò si evinca dai testi &#8211; un tributo ad un determinato tipo di visione musicale. Un voler sottolineare che tutto si muove in avanti, ma certe cose non cambiano mai. I gruppi che hanno fatto la storia nei Novanta continuano a fare la storia negli anni Duemila perché hanno saputo evolversi con intelligenza senza snaturarsi. Ecco, questa è per me la strada da intraprendere.</i></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2685" alt="Diegoh e Ice One" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/10/foto_04_diegoh_ice.jpg" width="1024" height="683" />Senza volere approfondire troppo e quindi innescare polemiche vecchie e sterili ma, comunque, approfittando del vostro sapere e della vostra militanza, in tempi così difficili per la musica italiana quando invece tutto sembra sorridere ad certo tipo di rap, volevo chiedervi se pensate che il successo e lo sdoganamento del rap  mainstream abbia in qualche modo favorito l&#8217;underground.</b></p>
<p><b style="font-family: 'Gotham Medium', sans-serif;">ICE ONE:</b> <i>Lo sdoganamento del rap in generale è un fenomeno di massa, che per certi versi può anche favorire quell&#8217;underground intelligente che trova come mezzi di espressione quei palchi che ti avvicinano al pubblico, e che non sono frequentati dal mainstream.</i></p>
<p><i>Per me l&#8217;artista underground che se la prende con il pubblico dicendo che non capisce niente è fallimentare tanto quanto l&#8217;artista mainstream che contando sulle strategie di marketing vessatorie non ha più consapevolezza del proprio valore comunicativo ed artistico e si consola facendoci vedere orologi da 10000 euro al suo polso come se gli orologi o la gioielleria fossero l’Hip hop.</i></p>
<p><i>Anche questa moda di scorporare il rap dall’Hip Hop facendoli sembrare cose che si possono separare facilmente fa ridere…e favorisce l&#8217;underground. Vedere uno che un in testo ci comunica venti volte che sta fatto, e che non fa Hip Hop ma rap e ne va fiero, per me è come uno sotto t.s.o. che nuota sul pavimento pensando di stare alle olimpiadi.</i></p>
<p><i>Inoltre il mainstream liricamente si difende solo dietro punchline ormai sempre più disastrose dove i temi che risaltano di più sono il liquido seminale maschile, quanto scopano, quanto pippano, quanto sono falliti gli altri, quanto sono belli loro etc&#8230; chiaramente con la ciliegina che hanno venduto tanto e che hanno fatto più soldi di tutti&#8230; che si è un termine di paragone valido sulle vendite sicuramente (tenendo conto che comunque contano su canali informativi molto più populisti e generalisti dell&#8217;underground)&#8230; ma che li allontana da chi vive la vita veramente con principi reali.</i></p>
<p><i>Comunque io il mainstream lo rispetto quando genera cose valide. D’altronde gli artisti che ho amato più di tutti erano sia underground che mainsteam. Per fare un esempio, nella mia valigia di dischi con cui giravo nell&#8217;85 avevo sia i Run Dmc che già all&#8217;epoca erano mainstream, e i dischi di Marley Marl che uscivano stampati in maniera indipendente in due o tremila copie nel mondo.. e magari sulla copertina dei Run Dmc, nei ringraziamenti c&#8217;era tra gli altri proprio il nome di Marley Marl: penso che questo dica tutto&#8230;</i></p>
<p>Non ci resta che aspettare e pare non manchi molto, Tutto Qua:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/OI5Y0-nuwM8" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Ice One: tutta la verità sul rap italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2014 10:15:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La verità? È normale che un teenager la cerchi tra le rime di un rapper che gli è ...<a href="https://www.2bepop.it/ice-one-intervista/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/ice-one-intervista/">Ice One: tutta la verità sul rap italiano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2045" alt="iceone3" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/05/iceone3.jpg" width="640" height="960" />La verità? È normale che un teenager la cerchi tra le rime di un rapper che gli è quasi coetaneo, soprattutto se un brand lo ha incoronato con un cappellino e YouTube gli ha fornito un regno. Ma l’hip hop non è una cosa per ragazzini, anzi il pericolo è proprio cadere in questo tranello anagrafico.  Ice One ne è l’esempio<span id="more-2044"></span>.</p>
<p>Sebastiano è nato nel 1966 a Torino, ma è originario di Napoli e si considera partenopeo, anche se vive tra Ostia e Roma da decenni. È un classico esempio di sangue misto, per rifarsi a un altro caposaldo di questa saga. Però le vicende che accomunano e saldano Sebastiano Ruocco al rap vanno rintracciate molto  prima di quei 90 che tutti chiamano golden era.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/72728112&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true" height="450" width="100%" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Bisogna indietreggiare fino all’inizio degli 80, prima ancora che un film campione di incassi come Flashdance mostrasse al mondo, in un breve e  significativo spezzone, cosa fosse la break dance ispirando i primi passi di emuli desiderosi di diventare b-boy, Seby, allora, ballava ed  era già un dj. “Mettevo i dischi il giovedì, mandavo electro e funk, perché la disco mi è sempre stata sul cazzo”, ci racconta, prima di una jam capitolina, e poi continua a parlarci di quella Roma che fu: “il club era il Veleno e aveva una programmazione abbastanza varia, il sabato, sempre lì, metteva i dischi Jovanotti ma era irriconoscibile rispetto ad adesso: era un ciccione”; particolare, quest’ultimo, che, più che suonare come un pettegolezzo in linea con i vecchi spot della dottoressa Tirone, sembra accomunare il Lorenzo nazionale a quell’Iron T che, dopo aver smaltito un po’ di kg per ordine della Maionchi, ha dato ottimi risultati a nome Tiziano Ferro e ottenuto perdono in base a quella stessa vecchia equazione di Cecchetto basata sul peso specifico di una video star.</p>
<p>E se tra le parole di Sebastiano ci fosse davvero il bandolo di quel cordone che qualcuno ha confuso con l’ombelico del mondo? Restiamo in Italia però. Non accingiamoci a varcare la soglia di una cultura, quella hip hop, che negli Usa ha un’altra valenza e alte pecche.</p>
<p>Quali?</p>
<p>C’è da capire prima come si intrecciano queste storie così differenti.</p>
<p>L’esplosione del fenomeno, come si è detto, arriva con la break: “Ballavamo ovunque, ma il posto più gettonato era Galleria Colonna, in pieno centro, l’attuale Galleria Alberto Sordi, e posso vantarmi di aver insegnato i primi passi a Crash Kid nella Special Breaking Crew”. Quest’ultimo, per chi non lo sapesse, è stato un breaker italiano che ha avuto un’eco incredibile ovunque, grazie a forza e tenacia, diventando uno dei ballerini più rispettati nelle jam di mezza Europa, deceduto, poi, in circostanze tristissime, alla fine dei 90.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/107929158&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true" height="450" width="100%" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Prima di quel 97 che rappresenta un po’ il primo epilogo dei sogni in formato doppia H, o almeno di un’era, Ice One aveva realizzato diversi dischi in inglese, poi in italiano, sia come rapper che come produttore, anzi in veste di beat maker la storia è decisamente più articolata. All’epoca lavora in uno stoico negozio di dischi, Disfunzioni Musicali, mecca dei dj e dei collezionisti di tutta Italia, in più smanetta con un mucchio di batterie elettroniche e campionatori; tant’è che, addirittura, sul magazine Aelle, i tempi considerato organo di partito del rap italiano, tiene una rubrica sui mezzi del mestiere e sulle tecniche di campionamento e se lo può permettere: i suoi beat fanno ballare e rappare più di una generazione. “Sono il producer italiano che ha venduto di più: ho all’attivo 1000 pubblicazioni, ma  pubblicazioni reali, non in free download. Il cane se deve segnare il territorio fa tante pisciate ed io ho fatto così con i dischi”, ci spiega Seby, col tono del b-boy fiero di kaosiana memoria e un uso della metafora parecchio più antico e stradaiolo, che si ricollega direttamente alla old school.</p>
<p>Ma per chi ha prodotto tutti questi dischi e soprattutto perché? Il motivo ce lo spiega in un attimo accendendo i riflettori sul senso commerciale di quella che è stata la prima era d’oro del rap: “Nei primi 90 la discografia si è accorta che un disco rap costava poco e guadagnava tanto”</p>
<p>Per quanto riguarda invece la carriera di Sebastiano la storia è principalmente italiana e non si ferma al rap, anche perché Ice One non si è limitato ad incidere hip hop, anzi con diversi moniker ha realizzato pezzi e dischi in ambito elettronico, come i tre album sotto il nome Sensei, che strizzano l’occhio al trip hop, e ultimamente, tanto per citare una di queste sue avventure, un e.p. trap intitolato “ParT TimE TraP” dietro lo pseudonimo Gerard Metronome.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/6139000&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true" height="450" width="100%" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>“Sia come dj che come producer mi sono sempre dedicato anche all’elettronica,  del resto non la considero un canale troppo diverso dall’hip hop e oltretutto la cosa all’occorrenza mi ha ricaricato” è una di quelle affermazioni che ci fa guardare Sebastiano da una prospettiva capace di racchiudere un universo intero, quello della back music degli ultimi 35 anni, senza la claustrofobia di chi non sa esaminare ed esplorare realtà e mondi comunicanti.</p>
<p>Certo, il rap gli ha concesso degli ottimi risultati.</p>
<p>Il suo brano più famoso? “Quelli che ben pensano, certamente, anche se poi Frankie Hi Nrg ha perso la testa e anche il resto: è uno che non si è mai comportato correttamente con nessuno e che non ha restituito quello che ha preso;  senza contare poi gli errori dei suoi discografici: nessuna delle major con le quali ha lavorato si è mai chiesta il motivo del successo di quel brano, insomma  non hanno avuto la scaltrezza di capire quanto il  ruolo di noi producer avesse contribuito e non sono riusciti a bissare i risultati”.</p>
<p>Difatti, Ice One è rimasto più in linea con i Colle Der Fomento, con i quali sta ancora collaborando per il loro album in uscita a breve. Si sono incontrati a uno Zulu party, al teatro Palladium, nel quartiere Garbatella. All’epoca si chiamavano Facce Da Culo e ci stavano dentro anche Giorgio e Davide dei Cor Veleno, o, almeno, sentendo i ricordi di Sebastiano sembra sia andata così: “Da quell’incontro avevamo stabilito di collaborare, ma subito dopo ho avuto un problemaccio lavorativo e quindi ho dovuto dilatare i tempi, dunque se per Massimo e Simone la cosa non ha comportato ripensamenti per gli altri invece pare sia stata pregiudicante”.  Non a caso, con Danno, che su 2bePOP abbiamo intervistato tempo fa <a href="http://www.2bepop.it/lhip-hop-italiano-non-e-un-danno-ma-lui-ce-ancora/" target="_blank">(qui il link</a>), pare che Ice One condivida ancora una certa avversione nei confronti del mercato discografico: “Quelli come Fibra mi sembra che facciano minialbum street finti, mentre vivono con una corte intorno, i loro pezzi sono per la gente e non della gente, e intonano brani che sono  frasi in loop da rimbecilliti, non capisco perché tengano le loro doti così nascoste: sono capaci di fare molto meglio” contesta Seby, salvo poi vedere comunque il bicchiere mezzo pieno: “Sono sempre stato contento del fatto che esista anche la musica di merda: almeno si nota facilmente la differenza con quella di qualità”.</p>
<p>Cosa è cambiato rispetto al passato? “Il diventare famosi è diventato nel rap un po’ immediato come se si trattasse dei tronisti”, rimprovera Sebastiano, che non abbandona però la nave e riapre con Irma Records la sua vecchia label, Mandibibola, ed è pronto a registrare  un nuovo disco, mentre tiene in piedi un mucchio di collaborazioni, tra le quali quella per l’album di Don Diegoh (<a href="http:/http://www.2bepop.it/don-diegoh-lintervista/" target="_blank">col quale abbiamo chiacchierato tempo fa</a>) e quella assieme a Kento ed Havoc dei Moob Deep.</p>
<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/72608169&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true" height="450" width="100%" frameborder="no" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Di certo è mutato il metodo di lavoro di Ice One: “Ormai produco con il computer: dopo che un ‘inondazione, anni fa, mi ha provocato un bel po’ di danni alle attrezzature, ho smesso di accumulare roba”, ci confida, in un’affermazione che sembra far riecheggiare la sua storica collaborazione con gli Assalti Frontali per l’album “Banditi”.</p>
<p>Cosa ricorda di quel periodo fatto di rap impegnato politicamente? “Le posse l’hip hop lo avevano studiato davvero poco, però avevano consapevolezza e infatti da quell’album abbiamo guadagnato in termini personali e non certo monetari, anche perché i centri sociali, in generale, in quel periodo, hanno affossato il mercato: i locali pagavano molto meglio ma avevano meno pubblico”.</p>
<p>Insomma, di anni e dischi ne sono passati tanti, eppure l’hip hop italiano sembra non sia mai riuscito a sconfinare verso gli Usa, restando, anche adesso che è tornato a dominare le classifiche, rap di serie b.</p>
<p>Ovviamente la verità in merito a questo divario un teenager non se la domanda neppure, salvo l’aver notato la figura di merda che ha fatto Emis Killa con Dj Premier, magari, una cosa scontata tra l’altro. Del resto anche i motivi reali sono scontati. Il preludio è il solito, anche per Ice One : “Siamo una colonia degli Usa, dunque importiamo modelli e loro non ci chiedono niente in cambio; anzi, 20 e più anni fa, i primi live degli americani qui a Roma erano esemplari per comprendere che divario ci fosse: loro ci rimanevano male di fronte alla presenza di un pubblico interamente composto da bianchi, si incazzavano e andavano via dopo performance lesinate da ogni punto di vista, era per via di una sorta di razzismo loro nei nostri confronti, Ice Cube all’epoca avrà suonato venti minuti ed anche i Naughty  By Nature hanno fatto lo stesso”.</p>
<p>Sebastiano è forse prevenuto?</p>
<p>Potrebbe anche essere ma lui c’era e poi non è stato forse <a href="http://www.goldworld.it/32885/music/kool-herc-lintervista/">Kool Herc</a>, intervistato dai media italiani, a dire che il rap è diventato un affare talmente grosso da aver generato un presidente hip  hop? Chi sarebbe questo presidente? Lo stesso Obama che fa il guerrafondaio in giro per il mondo e che si presenta qui, con un esercito di guardie del corpo, per proporci l’acquisto di caccia bombardieri miliardari?  Ice One non ha dubbi: “Dopo secoli di sfruttamento i neri si accontentano di un mezzo risultato, del resto lo schiavismo c’è stato anche per colpa degli stessi africani: la tratta la gestivano tra di loro, e poi c’erano i negri da cortile pronti a tradire la propria gente per servire il padrone”.</p>
<p>E, sempre a stima del vero, anche questa può essere un’altra saggia metafora da oldschooler…</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
<p>&nbsp;</p>
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