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	<title>2bePOP &#187; jack kerouac</title>
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		<title>Il mio Nome è Kevin Cipparrone e vivo a Fagnano Castello</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2016 07:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><i><img class="alignnone size-full wp-image-3066" alt="Poster" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/poster.jpg" width="960" height="730" />Ma è meglio PJ Harvey o Patti Smith?</i></p>
<p><i>Dipende. E da che dipende? </i></p>
<p><i>Da che punto guardi la P tutto dipende. </i>(Tratto da “Un dialogo, probabilmente”)</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3065"></span>Una volta <b>Tom Waits</b> durante le riprese di Short Cuts chiese a <b>Robert Altman</b> come voleva inquadrarlo. E Altman gli rispose: &#8211; Il tuo mondo in questo momento è quello del recitare, il mio è quello di fare le inquadrature, quindi non rompere le palle.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che non sia più gente come Altman in circolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti stavo notando che ogni volta che muore un grande della musica, Prince, Bowie o <b>Merle Haggard</b>, c&#8217;è sempre lo spiritoso che fa qualche battutaccia su <b>Keith Richards</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">A me piace pensare che Keith legga tutti i nostri post, che di simpatico hanno davvero molto poco, e si faccia sopra… Niente, si faccia sopra. Basta così.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ come quella volta che mi trovavo a Roggiano Gravina per assistere a un concerto di <b>Tolo</b> <b>Marton</b>, perché sono un tamarro come pochi e mi piace quel tipo di musica datata. In particolare apprezzo quando la sezione ritmica di una band è capace di chiudere il pezzo senza fare errori. E&#8217; una mia fissazione. Prendere o lasciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi reputo in assoluto una delle persone meno competenti per parlare o, peggio,  scrivere di musica. Onestà, ci vuole onestà di &#8216;sti tempi, fanculo la diplomazia e fanculo anche a quei quattro situazionisti che con tre accordi ci costruiscono una carriera e un conto in banca dignitoso. Non fa per me, campo alla giornata io e accampo scuse basandomi su alibi morali che reggono solo nei giorni pari, quando mi va bene. Soffro d&#8217;insonnia e piglio <i>un po&#8217; di cose</i> per riposare decentemente, di tanto in tanto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-large wp-image-3067" alt="Cipparrone Plus" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Cipparrone-plus-1024x718.jpg" width="1024" height="718" />Ieri notte stavano dando in tv On the road, tratto dal libro-culto di <b>Jack Kerouac</b>. Non un bel film. Però è servito per farmi tornare in mente la storia dei gemelli Kevin e <b>Nicholas Cipparrone</b>, che ho conosciuto in villeggiatura a Fuscaldo, molti anni fa. Loro venivano per trovare nonni e zii e si fermavano due mesi all&#8217;anno, nei travolgenti e sfolgoranti anni novanta. E Fuscaldo all&#8217;epoca sfolgorava, di vita e di pazzia. Mio padre, che è sempre stato un grande ironico, aveva coniato un&#8217;espressione per descrivere quello status: <i>Vabbè, ma tanto siamo al mare</i>!</p>
<p style="text-align: justify;">Nel senso che era tutto concesso e tollerato. Qualche volta mi ricordo che andavamo da Zucchero a prendere un gelato e a discutere sui massimi sistemi e sulle scena musicale underground italiana. Loro in realtà, <i>i gemelli del gol</i> Cipparrone erano appassionati di heavy metal e di band come <b>Pantera</b>, <b>Anthrax</b>, <b>Sepultura</b> e altre realtà che io conoscevo solo di riflesso, visto che mio cugino aveva una dignitosa collezione di musicassette. Le canzoni erano come delle ciambelle, le potevi mettere in tasca, ora invece è tutto così impalpabile, o forse è solo l’arteriosclerosi che avanza…</p>
<p style="text-align: justify;">A me interessavano poche cose e musicalmente ai tempi non ero andato oltre la sacra triade <strong>De André </strong>- <strong>De Gregori </strong>- <strong>Guccini</strong>, e a livello internazionale, <strong>Police</strong>, <b>Nirvana</b>, <strong>U2</strong>, <strong>Queen</strong> e <strong>Madonna</strong>. Insomma, non capivo un cazzo di musica, ignoravo l&#8217;esistenza dei <b>Magma</b> (gruppo francese che canta in una lingua inventata dal leader-batterista e glottoteta) e la ignoro ancora oggi. Più che altro mi interessavo di cinema e libri, ma anche lì non è che ci capissi molto. Insomma sono sempre stato uno coerente, diciamo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A Kevin non stavo simpatico, perché lui era uno di quelli emancipati, oggi lo definiremmo <i>hipster</i>, ma all&#8217;epoca non avevamo tanti termini per etichettare la gente. Ci limitavamo a chiamare stronzi, le persone che ci stavano sulle palle. Eravamo fatti così, come diceva la sigla di un cartone animato educativo. Un&#8217;altra cosa importante era che tutti noi, simpatici e antipatici, eravamo ostinatamente contro la tecnologia. Cioè, facevamo delle concessioni. Videoregistratore, impianto stereo e chitarra elettrica erano ok. Ma già chi era fissato con i cd non ci andava così tanto a genio. Io avevo un walkman Sony, e penso anche Nicholas, con cui ci univa la passione per i testi di <b>Kurt Cobain</b> e alcuni libri che ci scambiavamo in un gioco inesauribile e sfiancante di citazioni, per noi colte, ma che oggi farebbero solo pensare a due disadattati come tanti. Due di quelli che preferiscono trascorrere il proprio tempo dietro ai libri, piuttosto che ad andare appresso alla ragazzine.</p>
<p><img class="size-full wp-image-3076 aligncenter" alt="Cipparrone Brothers" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/cipparrone_brothers.jpg" width="600" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma negli anni novanta era tutto molto normale e dignitoso. Anche l&#8217;essere dei disadattati poteva avere un senso, o forse mi piaceva pensare fosse così. Se non ricordo male c&#8217;era anche qualcos&#8217;altro che ci univa: l&#8217;ideale politico. Qualcosa di vago, che era in qualche maniera legato con la <b>Pantera</b>, il movimento universitario di cui noi sapevamo poco e niente. Ma era bello pensare di farne parte, anche solo a livello ideale. Del resto ero uno che leggeva Kerouac, e che quindi in qualche modo aspirava a quello stile di vita cosiddetto “alternativo”. E gli alternativi all&#8217;epoca erano il mainstream di oggi, per quanto riguarda il “<i>Volume Noi Giovani Anni Novanta”</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Ci si accontentava davvero di poco, o forse no. In effetti eravamo scontenti come pochi… </b></p>
<p style="text-align: justify;">In giro c’erano personaggi a dir poco sovversivi e folkloristici. Impazzavano i fan di <b>Lorenzo Lamas</b>, e c’era chi a bordo di una <b>Honda NSR</b> 125 si sentiva un maniaco della velocità, mentre sfrecciava a tavoletta, evitando pedoni, passeggini e anziani con la mobilità di un bradipo in calore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poi c’era il momento che tutti noi aspettavamo. Il falò di San Lorenzo. Che ci prendeva almeno una settimana per preparativi e organizzazione. Legna, fischi, ragazze da invitare e che sistematicamente ci davano bidone e poi, dulcis in fundo, un assortimento di bottiglie che manco i peggiori bar di <b>Caracas</b>. Era l’epoca del Gin Lemon e del Vodka Tonic, quella, e quasi nessuno di noi era ancora andato in Spagna. Fatto da non sottovalutare. Nonostante questo, si procedeva sempre a testa alta, come tanti <i>caproni disarticolati</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">I gemelli Cipparrone suonavano entrambi la chitarra, e io all’epoca mi ero convinto di saper cantare. Di positivo ci fu che tramite una ragazza che piaceva a tutti e tre, scoprimmo un mondo: l’Irlanda. E anche qui, grandi seghe mentali e non, con cinema musica e libri. Anche se la scoperta di <b>Roddy Doyle</b>, mi sarebbe tornata utile, quasi 10 anni dopo, a Cork. Ma quella è un’altra storia!</p>
<p style="text-align: justify;">L’unico vera dramma di quelle sere d’estate era quando l’ubriachezza molesta mista agli ormoni sfociava nel delirio politico e distopico alla Gibson, William, purtroppo!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Questo è quello che la mia mente ricorda a grandi linee, del comizio di Kevin Cipparrone:</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>La dittatura, il sistema, la nomenclatura, e tutto quello che noi vediamo come un barlume di parvenza che in tanti chiamano società civile in realtà non esistono. L&#8217;individuo oggi viene completamente lasciato libero, (allo sbando) da uno stato invisibile, impalpabile, che però quando avverte che l&#8217;individuo diventa pericoloso, e che quindi costituisce una minaccia reale, o potenziale, lo bracca e fa di tutto per ridimensionarlo, come si fa con una bestia feroce, che ha perso il senno. C&#8217;è solo questo controllo &#8220;apparente&#8221; tra gli individui e gli stati, le nazioni, che hanno perso sempre più potere e sono ormai allo sbando e verso un disarmo totale. Dove conta solo il profitto di aziende, multinazionali e corporation. Diciamo che il mio punto di vista si ispira più ad autori come Dick, Burroughs e William Gibson… </i></p>
<p style="text-align: justify;">E qui il ricordo diventa davvero molto vago, ma non so dire se per colpa mia o no.</p>
<p style="text-align: center;"><i>Viviamo per desiderare, e cosi farò anch&#8217;io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo un bel niente, pieno di splendida ignoranza come un &#8220;coglionazzo&#8221; qualsiasi che si barcamena scongiurando un naufragio con questa Marea di seconda mano.</i></p>
<p style="text-align: center;">(<b>Jack Kerouac</b>)</p>
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		<title>Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 13:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dario Greco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, ...<a href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/born-to-run-tutte-le-strade-di-bruce-springsteen/">Born to run – Tutte le strade di Bruce Springsteen</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter  wp-image-2655" style="border: 0px;" alt="Bruce Springsteen" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/6_7_small-1024x682.jpg" width="1024" height="682" />È il 25 agosto 1975, Bruce Springsteen ha quasi 26 anni. Born to run, il suo terzo album, celebra la vita on the road, attraverso la voce e le speranze di due ragazzi in fuga, verso un altrove che li condurrà a vivere una vita migliore.<span id="more-2653"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ogni artista ha il suo feticcio, ma per certi artisti il feticcio è una vera e propria ossessione. Una missione da compiere e da portare a termine. A qualsiasi costo. Da costa a costa. LaCoste permettendo. E mi perdonino, se possono, tutti gli skin che leggeranno questo pezzo. C&#8217;è una promessa che va mantenuta, c&#8217;è un patto, spesso celebrato lungo il famoso crocevia del tempo e dello spazio.</p>
<p>Nel caso di Bruce Springsteen ci sono solo due cose che contano davvero: la musica e la strada. Della musica di questo celebrato artista si è detto tante volte, forse troppe. E troppe celebrazioni alle volte fanno solo ubriacare. Ma nel rock si è visto anche di peggio. Chiedere ad Elvis per credere. Provare per credere. Prove it all night.</p>
<p><b>Qui ci interessa però descrivere il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada.</b></p>
<p>Come per altri celebri artisti, penso a Jack London, Bob Dylan o Jack Kerouac, la strada ha rappresentato tutto ciò che era davvero importante. E reale. Con Springsteen l’importanza di descrivere qualcosa di reale è fondamentale, quando non essenziale.</p>
<p>In molti casi il successo di un artista di questo genere è legato doppiamente al suo rapporto con la vita di strada, alle avventure sognate, sublimate o vissute dal vero, il più delle volte seguendo un percorso improvvisato, non definito.</p>
<p>Il rapporto tra Bruce Springsteen e la strada è lungo e duraturo. Già nel suo primo disco la celebrazione del vivere alla macchia, on the road, sarà uno dei suoi marchi di fabbrica. E’ così che costruirà e plasmerà la sua epica, una mitologia fatta di ruote e di sudore, di giacche di pelle rubate a Marlon Brando, di corse nel cuore della notte che sanno di ribellione con un causa, apparente e non.</p>
<p>David Bowie, musicista inglese che già all&#8217;epoca godeva di una certa credibilità artistica, se ne innamorò, di questa estetica ruspante e verace, e riproponendo due brani di Springsteen nel suo repertorio, il più fortunato, It&#8217;s hard to be a saint in the city è uno spaccato urbano iperrealista, non privo di umorismo e di episodi surreali e intriganti.</p>
<p>La strada, in tutti i suoi aspetti è al centro di buona parte della discografia springsteeniana. Già nei titoli viene messa in primo piano: Jungleland, Street of fire, Racing in the streets, Out in the street, Thunder Road, Backstreets, Incident on 57th Street, fino ad arrivare a Street of Philadelfia.</p>
<p>Si tratta della stessa strada raccontata da Martin Scorsese che in Mean Streets e in Taxi Driver è davvero vicina come scrittura e punto di vista a quella poetica spingsteeniana, che nella mitologia del rock ha sempre avuto un posto di rilievo al pari degli Stones, di Dylan e di Tom Waits. Anche il regista Walter Hill, un autore duro e da uno stile secco e iperrealista,  lo cita ben due volte, e arriva a usare un suo titolo per quello che sarà uno dei suoi film meno riusciti: Streets of fire.  Sean Penn al suo esordio dietro la macchina da presa guarderà a Springsteen come modello per raccontare una storia di sangue, di fratelli e di strade violente nel suo The Indian Runner.</p>
<p>La corsa pazza di Springsteen pare interrompersi dopo l&#8217;ubriacatura amorosa di Tunnel of love, del 1987, dove uno dei suoi protagonisti nella struggente e notturna Cautius Man, arriva a dire: <i>Una notte Billy si svegliò dopo un terribile sogno chiamando sua moglie per nome lei giaceva respirando al suo fianco in un sonno sereno, mille miglia lontana lui si vestì al chiaro di luna e si incamminò veloce giù verso l’autostrada quando vi giunse non trovò nient&#8217;altro che la strada.</i></p>
<p>Il tema della strada torna però nel successo e steinbeckiano The ghost of tom joad, quasi un seguito ideale di quel capolavoro e ancora cinematografico che era stato Nebraska, tra Malick e Ford, tra l&#8217;esistenzialismo e il nichilismo, ad un passo dall&#8217;isolamento e dalla depressione. Saranno davvero tante le strade battute dalla sua chitarra e dalla sua penna, sempre puntuale nel saper cogliere alcuni degli aspetti più importanti e veri di questo mito americano.</p>
<p>Appassionato di auto, motociclista, e animo zingaro, Bruce Springsteen ha davvero incarnato, in modo del tutto personale, l&#8217;eroe da lui stesso celebrato e cantato più volte.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2658" alt="Cover Born to Run" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/cover-1024x512.jpg" width="1024" height="512" />Per chi ha amato dischi come Born to run, che oggi compie 40 anni, e Darkness on the edge of town, non sarà difficile ricordare il significato univoco di strada per Spingsteen: tutto inizia e si conclude con un colpo di acceleratore, con un cambio di marce, e con una corsa folle lungo il sogno americano (che non c&#8217;è).</p>
<p>Si possono vestire gli abiti dei reduci del Vietnam, o dell&#8217;eroe della classe operaia. Ribelli, attaccabrighe o semplicemente viaggiatori, uomini di passaggio che devono risolvere qualche malaffare ad Atlantic City, o in un meeting nei pressi di un fiume. Non ha importanza di quale sia la location o lo scopo: ci sarà sempre una strada, un volante, un passaggio e un passeggero. Si tratta appunto della neo mitologia americana, di cui Springsteen è stato per almeno 10 anni uno dei massimi esponenti. Non è un caso che ancora oggi, a distanza di 30 anni, quando si pensa ad una certa atmosfera notturna, di gare clandestine e di frizioni bruciate, si pensa subito alla sua poetica <i>stradaiola</i> e suburbana.</p>
<p>Giacomo Leopardi nelle note del Zibaldone anticipa la poetica springsteeniana di Born To Run, quando scrive: “La velocità è piacevolissima, per sé sola, cioè per la vivacità, l&#8217;energia, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea d&#8217;infinito. Sublima l&#8217;anima, la fortifica.” Non molto distante, questo pensiero dall’inno di fuga di Born to run, dove il protagonista invita la sua ragazza a tagliare con il passato per camminare nella luce.</p>
<p>Bruce Springsteen ha vissuto quelle strade, ha cantato quel tipo di racconto scarno ed epico nello stesso tempo. I suoi protagonisti sono cresciuti, invecchiati, qualche volta anche morti, sul sedile di una Chevi. Hanno provato a camminare come gli eroi che volevano diventare. La realtà però è fatta di altre cose. Springsteen questo lo sapeva, e per questi motivi ha preferito creare dopo tanto viaggiare una casa dentro cui far riposare questo animo inquieto e battagliero. I suoi eroi però vivranno per sempre, e saranno sempre lì, pronti quando la notte li chiamerà a raccolta, in un&#8217;ultima adunata, come in una celebre scena di un film di Walter Hill, guerrieri, giovani ribelli, ragazzi di città e di periferia che preferiscono essere protagonisti delle loro vite. Che preferiscono non accettare passivamente quello che la vita vuole e pretende da loro.</p>
<p>Siamo nelle terre che Jack London chiamava Vagabonlandia e che Springsteen contribuisce a ridefinire, portando il suo contributo a quel Grande Romanzo Americano, dei Dos Passos, Faulkner e Steinbeck. Con una prosa lucida, stringata e talvolta epica, Springsteen vive e racconta la strada, con i suoi personaggi a metà tra l&#8217;eroismo da fumetto e lo spaccato urbano di una città multiforme e multietnica. In questa miscela convivono le tante facce dell&#8217;America e del suo sogno irrealizzabile. Ci sono dentro operai, reduci, orfani e poeti, c&#8217;è dentro uno spaccato di vita che grida giustizia e pietà. Sono ruote che vengono scambiate per ali, come dice in Thunder Road, canzone di speranza e di redenzione. E&#8217; una città di perdenti e noi ce ne stiamo scappando per vincere. Al di là dei molti proclami però, i personaggi di Springsteen vivono e incarnano la strada, il viaggio con consapevolezza. C&#8217;è un prezzo da pagare e a volte il biglietto è davvero troppo caro. Ci sono lungo la strada immigrati che cercano un modo migliore per vivere, uomini a piedi lungo i binari, ragazzi che sognano una vita migliore guardando dentro uno specchietto retrovisore. C&#8217;è la strada nel suo significato simbolico e allegorico e c&#8217;è quasi sempre una speranza, di raggiungere prima o poi una terra promessa.</p>
<p>C’è un protagonista, a volte solitario, a volte accompagnato da un partner, in una scorribanda notturna. E’ una notte che brucia di vita e di passione…</p>
<p><i>Viviamo per desiderare, e cosi farò anch&#8217;io, e balzerò giù da questa montagna sapendo tutto alla perfezione o non sapendo tutto alla perfezione pieno di splendida ignoranza in cerca di una scintilla altrove.</i> (Jack Kerouac, Angeli di desolazione)</p>
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