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	<title>2bePOP &#187; Niccolò Fabi</title>
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		<title>Piccole, come le cose importanti. L&#8217;approdo di Niccolò Fabi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 10:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Todarello]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3196" alt="Niccolo Fabi al Pianoforte" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Fabi_pianoforte.jpg" width="1200" height="800" />Chi lo segue da vent’anni, ha sempre saputo che Niccolò Fabi prima o poi sarebbe approdato a un porto, un luogo di pace e sospeso dal tempo dove scrivere il suo disco più intimo e personale di sempre. <i>Una somma di piccole cose</i> è così, nove canzoni «nate in solitudine, in una condizione in cui si è portati a scavarsi dentro così a fondo che è come se aveste in mano le mie analisi del sangue».</p>
<p><span id="more-3178"></span><br />
E l’auditorium di Milano, con il suo ambiente raccolto e l’acustica perfetta, sembra il luogo ideale per ascoltarle. Fuori, la pioggia di maggio fa il resto.<br />
Melodie che fluiscono lente e delicate, tra accordi di cui ormai si riconosce il marchio di fabbrica dopo due sole note, tanto è definito lo stile che Fabi ha saputo costruire nel tempo.<br />
<i>Facciamo finta</i> è da pelle d’oca, perché ci prende per mano e ci porta nell’intimità della sua famiglia, duramente messa alla prova dalla perdita della figlia Olivia, <i>Filosofia agricola</i> è invece la summa della nuova vita del cantautore, che un anno fa ha lasciato Roma per trasferirsi in campagna: è là, nel silenzio e nell’abbraccio della natura, che l’uomo è davvero solo con sé stesso, capace di dirsi cose che di solito tende a sfuggire.<br />
E così l’auditorium si trasforma in focolare, come in certe sere d’inverno in cui solo la pioggia, o lo scoppiettio della legna nel camino, sono in grado di rompere il silenzio.<br />
Si sta seduti in platea ma è come se intorno ci fosse il paesaggio della copertina del disco: il cielo, le nuvole, gli alberi, e sullo sfondo un orizzonte da guardare e su cui meditare.<br />
È un ascolto quasi religioso, che Fabi guida compiaciuto accompagnato dai quattro musicisti della sua nuova band, con in testa il cantautore torinese Alberto Bianco. Due chitarre, un basso e le percussioni.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3197" alt="Niccolo Fabi in concerto" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/05/Fabi_concerto.jpg" width="2448" height="3264" /></p>
<p>C’è anche un pianoforte elettrico rosso, ed è proprio lui a suonarlo in diversi brani. È un Fabi che sperimenta, a 48 anni appena compiuti, riarrangiando alcuni pezzi: un grande classico come <i>Il negozio di antiquariato</i>, offerto in musica per la voce del pubblico, e anche la nuova <i>Vince chi molla</i>, tre parole diventate anche il motto del tour, e che troviamo stampate sulle magliette del merchandising.<br />
E d’improvviso ci troviamo nel cuore della notte, nel momento in cui tutto è silenzio, <i>Vince chi molla </i>però<i> </i>non è una celebrazione della sconfitta: è piuttosto una canzone sulla paura: la paura dell’assenza, delle trasformazioni, delle separazioni, e di quel groppo in gola che a volte ci prende ma non va contrastato, piuttosto va fatto fluire, perché solo accettando la sofferenza è possibile una vita serena. Ed è per questo che «per ogni tipo di viaggio è meglio avere un bagaglio leggero».<br />
Il suono di Fabi ricorda sempre di più i Bon Iver, che lui stesso ha citato tra i gruppi che lo hanno ispirato, insieme al cantautore Sufjan Stevens, nuovo protagonista della scena folk e indie statunitense. Prima del finale dedicato ai suoi brani più noti, c’è spazio per <em>Giovanni sulla terra</em>, uno dei pezzi che Niccolò ha scritto per <i>Il padrone della festa</i>, l’album realizzato con Daniele Silvestri e Max Gazzè.<br />
Una storia bellissima, il racconto della giornata tipo di un uomo che lotta affinché la sua vita assomigli il più possibile ai propri desideri.<br />
«L’esperienza con Max e Daniele è stata importante per tutti noi &#8211; racconta &#8211; perché il cantautore tende sempre all’ egocentrismo e non è quasi mai disposto all’ascolto. Quell’avventura ci ha fatto uscire da una bolla e ci ha spinto ad aprirci al confronto: per crescere bisogna confrontarsi».</p>
<p>Il finale del concerto è qualcosa di già visto: aumenta il volume, aumentano i bpm, e si scalda anche il pubblico che lascia le poltroncine per ballare davanti al palco. Del resto <i>Lasciarsi un giorno a Roma</i>, e i fan della prima ora lo sanno bene, è un pezzo che pur raccontando di un amore finito riesce a trasmettere energia positiva, è una spinta verso la libertà di una scelta, il racconto a tratti ironico di due anime che hanno bisogno di prendere ognuno la propria strada. Una canzone scritta nel 1998 e lontana anni luce dal Fabi di oggi, così impegnato a scandagliarsi l’anima nel silenzio dei boschi.<br />
E posto che <i>Una somma di piccole cose </i>assomiglia tanto a un giro di boa, alla conclusione di un percorso iniziato nel 1995, chissà che in futuro Fabi non riesca a stupirci, cambiando completamente rotta.</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/P7jcqfecilU?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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