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	<title>2bePOP &#187; roma</title>
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		<title>God Bless The Boss</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 08:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Sapone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di ...<a href="https://www.2bepop.it/god-bless-the-boss/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/god-bless-the-boss/">God Bless The Boss</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone  wp-image-3283" alt="borntorun" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/borntorun.jpg" width="1280" height="800" /></p>
<p style="text-align: justify;">La prima volta che vidi un concerto di Bruce Springsteen avevo diciotto anni, era il tour mondiale di &#8220;Born in The Usa&#8221;.Oggi manca esattamente una settimana al mio cinquantesimo compleanno ed ho appena assistito alla tappa romana del &#8220;The River Tour&#8221;. Il Boss e la leggendaria E Street Band continuano a stare sul palco per 4 ore e 10 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3259"></span>Non sono e non sono mai stato un fan sfegatato di Springsteen, lo conobbi grazie a Mister Fantasy, il programma televisivo rai dei primi anni 80. Il conduttore, Carlo Massarini, mandava sempre dei video live del giovane cantautore del New Jersey, che in patria era già leggenda. Rimasi colpito dall&#8217;intensità di quei concerti, dal contatto che Springsteen riusciva a creare col pubblico, dal suo darsi senza riserve e dalla compattezza della band/famiglia nella quale spiccavano Big Man e Little Steven. Iniziai quindi a recuperarne i dischi appassionandomi più al personaggio/musicista che non propriamente a tutta la sua produzione. Qualche anno dopo scoppiò la bomba &#8221; Born in The Usa&#8221; e quindi il successo commerciale e la fama planetaria. Alla vigilia del mio esame di maturità quel tour già leggendario approdò a San Siro, decisi che valeva la pena &#8221; scappare&#8221; da casa per un giorno, cosi come avevo già fatto due anni prima per i Police di Synchronicity. Decisi bene, e diventai dipendente da live di Springsteen. L&#8217;esame poi lo avevo superato con qualche affanno e le botte di mio padre mentre i Police, di cui ero anche fan maniacale, finirono per sciogliersi.<br />
Oggi mi ritrovo qua,come per chiudere un cerchio. Puntuale ad una sorta di appuntamento fissato trent&#8217;anni addietro. C&#8217;è anche qualche lacrimuccia. Alla fine del concerto scorrono sui mega screen le immagini di Clarence Clemons e di Danny Federici. E&#8217; passata tanta vita, abbiamo perso qualcuno che manca terribilmente, qualcun altro è arrivato. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, c&#8217;è chi è vestito come se dovesse andare in discoteca, sfoggio di tatuaggi e barbe, t shirt del boss ma anche dei Guns and Roses e di Vasco. Un pubblico senza età, un pò come i Rolling Stones dello scorso anno e ci sono anche tanti padri con i loro figli. Siamo tutti al Circo Massimo, &#8221; beautiful location&#8221; nella città più bella del mondo a celebrare il rock,n roll.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3284" alt="springsteen_circomassimo_adn" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/springsteen_circomassimo_adn.jpg" width="960" height="720" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il boss sale sul palco sulle note di &#8220;c&#8217;era una volta il west&#8221; il suo Daje Roma, vi amo, spinge via tutte le paure portandoci lontano dal terrore di chi colpisce anche quello che stiamo celebrando; la cultura, lo stare insieme lontani da ogni distinzione.Del resto Bruce Springsteen è sempre stato artista sensibile verso la lotta per l&#8217;affermazione dei diritti umani e di ogni altra libertà.<br />
Sono le 20,15 e New York City Serenade pervade di magia il rosso tramonto della capitale.Una serie di cuori e dei cartelli con sopra scritti i titoli di alcune canzoni accolgono Bruce e la band. Lui sa che sarà una serata magica e allora sconvolge nell&#8217;ordine dei brani la scaletta. Badlands, Summertime Blues di Eddy Cochran e Boom Boom di John Lee Hooker. &#8220;Drive all night&#8221; e poi chiaramente tutto &#8221; The River&#8221;. Emozionanti gli episodi acustici con chitarra e armonica così come la sequenza di Born in The Usa con Born To Run e Hungry Hearts,Because The Night e Dancing in the Dark. Non si chiude con la consueta Twist and Shout ma con Shout degli Isley Brothers suonata e cantata con i sessantamila per 12 minuti. Poi Thunder Road, col boss che lascia il palco poco dopo la mezzanotte.<br />
Ad un concerto di Springsteen ti diverti e canti a squarciagola i tuoi ooooo o shalalàlla anche se non conosci nessuna delle sue canzoni. Lo spettacolo non è solo lui o la bandana di Little Steven, o il piano di Roy Bittan o le rullate furiose di Max Weinberg, lo spettacolo è il pubblico. C&#8217;è chi è là per ascoltare la storia di Tom Joad o quella dei reduci del vietnam, c&#8217;è chi della poetica del boss e della storia d&#8217;america che ha sempre cantato se ne sbatte ed è li solo per ballare o per Born in the Usa ( che poi è un pezzone). Bruce Springsteen e la sua band di settant&#8217;enni sono magia, sono il rock&#8217;n roll che non è mai morto, sono un esempio di umiltà e passione anche per chi fa il musicista per lavoro.<br />
La festa è finita ed andiamo in pace ed in corteo verso il colosseo. Appagato come non mai tra e me e me penso che Ho rosicato nel vedere dei bambini saltare e ballare con le loro cuffie, il mio è ancora troppo piccolo anche se spesso imbraccia la chitarra col il piglio giusto. Magari una di queste sere gli racconterò la storia di tre amici americani &#8220;c&#8217;era una volta uno che lo chiamavano il Boss e suoi amici Little Steven, uno col bandana , e Big Man, un gigante nero che suonava il sax. Grazie a loro abbiamo saltato, ballato, ed abbiamo vissuto l&#8217;america anche se non ci siamo mai stati. Era solo rock&#8217;n roll ma ci piaceva&#8221;.</p>
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		<title>Ho visto il live dei Doors, oppure erano i Black Angels?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 15:03:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1901" alt="black angels roma" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/10/black-angels-roma.jpg" width="960" height="720" />Impossibile? Eppure c’è sempre una prima volta nella vita. Credo di aver visto il live dei Doors nel 2013 e c’era anche Jim Morrison. Poco importa se in realtà erano i Black Angels: quando arrivano gli angeli mica si bada al loro colore o ad altre sottigliezze, o no?<span id="more-1900"></span> Qualcuno gridava “Jimmy” ad Alex Maas e potrebbe sembrare un tiro mancino, certo, ma alla fine il mancino era proprio il cantante. Ce n’era pure un altro ad impugnare la chitarra al contrario su quel palco ma non si trattava di Curt Cobain: ho detto che suonavano gli angeli non i fantasmi.</p>
<p>Del resto, quel sound retrò che la poderosa band insegue è immortale. Lo dimostra l’entusiasmo che alcuni giovincelli di ultima generazione nutrono per complessi dalle influenze simili, i Tame Impala, incensati dai consensi del pubblico teen. Lo confermano una massa di over 40 accorsi in circolo al Circolo degli Artisti per la data romana di questi angeli texani. Un live ruggente come l’era d’oro della musica. Un lunedì da leoni insomma. Con la sala gremita e la sensazione che il rock’n’roll non sia solo patrimonio che spetta ai ragazzini. Un suono senza tempo lascia che trionfi quella psichedelia capace di infrangere le leggi del kronos e arrivare nella contemporaneità ostentando capelli grigi e barbe lunghe fatte di peli duri, barbe non di primo pelo insomma.</p>
<p>Si potrebbe dire in barba alle mode allora. Ed è questo il punto. Avere un credo vuol dire portarlo avanti anche controcorrente. Angeli, angeli.  Un sound ruvido che conduce nel paradiso del vinile saltando a pie’ pari l’era del digitale. È il trionfo dell’analogico e delle chitarre. Già, perché questa band di Austin rifiuta addirittura le tastiere, differendo dalle peculiarità dei Doors almeno un minimo quindi. Ed in quel minimo ci passano i 70 dell’hard rock, gli ottanta del metal e i 90 del grunge, in due parole, appunto, le chitarre, diamine.</p>
<p>In questa celestiale oscurità di delay e accordature rigorosamente aperte la gente muove il capo rapita da un’idea di tempo che getta al diavolo le lancette, perdendosi nei vortici che animano lo sfondo del palco: proiezioni che riportano i trip-test di San Francisco nel mondo del grafic design dei giorni nostri. Il resto lo fa la scaletta, composta, come da copione, dai brani dell’ultimo “The Indigo Meadow” e da un po’ di vecchie perle prese random dalla discografia meno recente del gruppo.</p>
<p>E se pure sembrano un vecchio gruppo di Los Angeles c’è da dire che di band che scimmiottano i Joy Division come gli Editors, o anche più, è pieno il mondo della musica e i loro live scendono giù come acqua fresca. Questa volta, invece, fanculo alle precipitazioni di Manchester, le canzoni avevano il gusto del malto invecchiato nella torba, roba texana che ti faceva uscire fuori, a fine set, con una sbronza maschia e cazzuta. Tutto questo sperando che a mezzanotte, quando si spengono le luci del palco, la magia non si dilegui nel ritorno all’ordinario. Aspirazioni più che lecite per chi è stato rapito un’oretta e poco più dagli angeli.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Death Grips a Roma, il live report</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 12:41:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La ratio è questa. La musica serve a colmare i vuoti . Se per un musicista è una ...<a href="https://www.2bepop.it/death-grips-a-roma-il-live-report/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/death-grips-a-roma-il-live-report/">Death Grips a Roma, il live report</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" alt="" src="http://media.npr.org/assets/img/2012/10/21/death_grips-ead7cee0372a0ccf7dccdd8eff28df31f5634d0a-s51.jpg" width="666" height="500" />La ratio è questa. La musica serve a colmare i vuoti<span id="more-1452"></span></p>
<p>. Se per un musicista è una sorta di rimedio alla follia, per noi altri, che ci troviamo part time dall’altra parte del palco, è un modo per capire cosa ci manca, altrimenti non saremmo lì alla ricerca di emozioni. Detto questo passiamo al live dei Death Grips a Roma. Senza il preambolo, però, un report non avrebbe senso ma solo titoli di canzoni e dati sugli spettatori, con conseguenti smentite da parte della questura.</p>
<p>È lunedì. Chi si aspettava 300 persone non ha mai vissuto questo documentario in atto intitolato “La Capitale ai tempi della crisi”. Anzi, a dire il vero, ci sono stati lunedì peggiori al Circolo degli Artisti. Sarà che la band californiana, istrionica e transtilistica, riesce a raccogliere adepti del rap, rockettari open mind, ondeggiatori da dubstep e pithforkiani in divisa American Apparel vs. Pifebo di ordinanza. Meglio così. Non c’è cosa più fastidiosa che accogliere una band emergente di quelle osannate all’estero in un numero pari a quello di due squadre di calcio, con panchina lunga alla Murigno però. Ed il primo vuoto è colmato, insomma, almeno a metà sala.</p>
<p>Il secondo non dipende dalla platea. Il terzetto si presenta privo di un’unità. Diciamo che ha poca batteria e in effetti la durata della conversazione con il pubblico è più breve e meno intensa del previsto. C’è linea però, quella sì. Si stabilisce subito un contatto fatto di rabbia e tensione, rabbia e tensione che uniscono anziché dividere. In un momento storico particolare, un frangente temporale nel quale ogni canzone pare la sigla di coda, loro riescono a tenere desta l’attenzione, a dare una colonna sonora che potrebbe essere la sigla di testa di questo ipotetico film sulle rivolte in corso d’opera magari. Il paradosso però è che il batterista Zach Hill abbia marinato il tour proprio per i suoi impegni cinematografici; che sia un segno del destino? La speranza è l’ultima a morire e siamo più o meno tutti in coma, se non in agonia, almeno fino all’inizio del live.</p>
<p>Ecco. I Death Grips sono di buon auspicio.  Dall’invecchiamento dei Public Enemy, dallo scioglimento dei Rage Against The Machine e dall’inizio della sedentarietà malcelata di Tricky era emersa una specie di criptonite musicale inficiante per tutti gli aspiranti superman rivoluzionari. Senza più santi né eroi, in sostanza. Qualcuno si era rifugiato nella playstation di Manu Chao, mentre i più conservatori erano immobilizzati di fronte ai Modena e ai redivivi 99, appigliandosi ad una damigiana da 5 litri per non essere sballottati a bordo dell’inesorabile treno per Babylon. Ironie a parte, avevamo bisogno di colmare più vuoti del previsto.</p>
<p>Dunque Stefan &#8220;MC Ride&#8221; Burnett e Andy &#8220;Flatlander&#8221; Morin ci sono venuti in soccorso, proprio mentre uno strano freddo di fine maggio stava per smaterializzare l’unica nostra certezza rimasta in piedi: il surriscaldamento del pianeta e l’ipotesi di una fine del mondo sempre più vicina. E invece esistono ancora le mezze stagioni.</p>
<p>Sì, perché il loro sound non è tanto nuovo da essere rivoluzionario ma neppure tanto retrò da essere involuzione nostalgica. Dalle casse esce un’energia che non è amalgama, non è dance, non è rock ma neppure la loro negazione: nulla si distrugge e tutto si trasforma come natura vuole. Bassi a palla. Eppure paradossalmente non si ha l’impressione di assistere ad un live set di elettronica, sebbene a parte l’m.c. non ci sia altro oltre ad un pc e qualche macchinario. Non si è difronte alla sagra dell’ovvio, dunque, e già questo può bastare.</p>
<p>Che poi il duo scada un tantino nella monotonia è qualcosa che, quindi, gli si può anche perdonare. Burnett, con indosso la maglietta di Tricky, ovvero il torso nudo di rito, urla e rappa, rappa e urla, compensando lo stara-abusato stile con movenze che gli fanno meritare un bel 10 in presenza scenica. Ma già si sapeva. Andy pigia tasti, da buon astronauta, pure se la navicella pare mantenere troppo spesso la stessa rotta e spesso giri a vuoto intorno al rosso Marte, per Giove. Completano il giro astrale in meno di un’ora e, tirando le somme, il viaggio non vale il costo del biglietto.</p>
<p>Restano dei vuoti da colmare, tutto qui. Eppure il bicchiere è mezzo pieno. Forse abbiamo dimenticato troppo in fretta lo slogan che ha forgiato il punk dal quale ancora attingiamo sia noi che loro: quel ”sii ragionevole, chiedi l’impossibile” messo sulla barra e mai più cliccato. Anzi i Death Grips forse lo tengono sul desktop come screensaver e vanno a casa col malloppo. Del resto i vuoti vanno colmati, Tricky deambula ancora sui palchi e Chuck D ha chiesto un’elemosina milionaria per il nuovo disco dei Public Enemy. E non venitemi a chiedere cosa c’entrino ste altre faccende, affinate lo sguardo e l’udito. Anche se così facendo constanterete che il vuoto sembri ormai una voragine. Se l’importante non è la caduta ma l’atterraggio non resta che sperare bene…</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Identity: Francesca Cuttica</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 16:45:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1096" alt="china2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/china2.jpg" width="1094" height="1641" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-1095"></span></p>
<div id="attachment_1110" style="width: 692px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/francescacuttica1-2/" rel="attachment wp-att-1110"><img class=" wp-image-1110" alt="francescacuttica1" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/francescacuttica11.jpg" width="682" height="512" /></a><p class="wp-caption-text">Blusa e shorts vintage, giacca Aroma 30, calze American Apparel</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1111" style="width: 692px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/francescacuttica2-2/" rel="attachment wp-att-1111"><img class=" wp-image-1111" alt="francescacuttica2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/francescacuttica21.jpg" width="682" height="512" /></a><p class="wp-caption-text">Camicia vintage, giacca Aroma 30</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> Foto e testo di <a title="Serena Belcastro" href="http://lisbonserenade.tumblr.com/" target="_blank">Serena Belcastro</a></p>
<p>Francesca Cuttica è principalmente un’attrice, ma io l’ho conosciuta come China, voce e batteria dei WOW, trio garage lo-fi psichedelico di Bubca records, etichetta romana indipendente lo-fi/punk/garage.</p>
<p>E’ nata nel 1983 a Genova, ma vive a Roma da ormai 10 anni ed è qui e a tutto il Vecchio Continente che sente di appartenere, dopo un’esperienza a Las Vegas che l’ha vaccinata dal sogno americano.</p>
<p>L’ho incontrata nella sua casa in centro per scattarle qualche foto con il mio styling in un caldo pomeriggio invernale.  Tra un vinile e l’altro, qualche tè e mille sigarette si è rivelato un set intenso e rilassante che probabilmente solo in parte mi ha permesso di scoprire la sua vera anima.</p>
<p>Ermetica e apparentemente semplice, la sua bellezza è androgina e iper femminile al tempo stesso e racchiude una personalità complessa. Preferisce lasciar parlare le movenze del suo corpo e l’intensità del suo sguardo blu piuttosto che rischiare di rimanere imprigionata in un’intervista che possa inquadrare in qualche schema la sua natura più profonda. Ci ho provato, fallendo miseramente, a cercare di capire quali potessero essere i suoi riferimenti visivi per scoprire che per lei sono fonte di ispirazione poeti come Aldo Palazzeschi, Cesare Pavese e Marina Cvetaeva così come i posti e le persone che incontra e che decide di riprendere e fotografare nel suo blog <a title="Humansheadfly" href="http://humansheadfly.blogspot.it/" target="_blank">Humansheadfly</a> . È proprio da qui e dal blog dei <a title="WOW" href="http://wowiiii.blogspot.it/" target="_blank">WOW </a> che ho deciso di attingere per costruire un moodboard che riesca ad evocare i tratti distintivi dell’identità di China insieme a una poesia con cui lei stessa si identifica:</p>
<p>Chi sono?</p>
<p>Son forse un poeta?<br />
No, certo.<br />
Non scrive che una parola, ben strana,<br />
la penna dell&#8217;anima mia:<br />
&#8220;follia&#8221;.<br />
Son dunque un pittore?<br />
Neanche.<br />
Non ha che un colore la tavolozza dell&#8217;anima mia:<br />
&#8220;malinconia&#8221;.<br />
Un musico, allora?<br />
Nemmeno.<br />
Non c&#8217;è che una nota<br />
Nella tastiera dell&#8217;anima mia:<br />
&#8220;nostalgia&#8221;.<br />
Son dunque&#8230;che cosa?<br />
Io metto una lente<br />
Davanti al mio cuore<br />
per farlo vedere alla gente.<br />
Chi sono?<br />
Il saltimbanco dell&#8217;anima mia.</p>
<p>Aldo Palazzeschi</p>
<p style="text-align: center;">moodboard</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/387170_397355200355632_1290748831_n-2/" rel="attachment wp-att-1113"><img class="alignnone size-full wp-image-1113" alt="387170_397355200355632_1290748831_n" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/387170_397355200355632_1290748831_n1.jpg" width="450" height="612" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/foto0545/" rel="attachment wp-att-1100"><img class="alignnone size-full wp-image-1100" alt="Foto0545" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/Foto0545.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/foto0734/" rel="attachment wp-att-1101"><img class="alignnone size-full wp-image-1101" alt="Foto0734" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/Foto0734.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/img_0284/" rel="attachment wp-att-1102"><img class="alignnone size-full wp-image-1102" alt="IMG_0284" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_0284.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/img_0268/" rel="attachment wp-att-1103"><img class="alignnone size-full wp-image-1103" alt="IMG_0268" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_0268.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/foto0633/" rel="attachment wp-att-1104"><img class="alignnone size-full wp-image-1104" alt="Foto0633" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/Foto0633.jpg" width="640" height="480" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.2bepop.it/identity-francesca-cuttica/schermata-2013-01-28-a-13-20-26/" rel="attachment wp-att-1105"><img class="alignnone size-full wp-image-1105" alt="Schermata 2013-01-28 a 13.20.26" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-2013-01-28-a-13.20.26.png" width="687" height="436" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gli Zombie Zombie e il rituale del pop visionario</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 16:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Suoni]]></category>
		<category><![CDATA[french touch]]></category>
		<category><![CDATA[GIVDA]]></category>
		<category><![CDATA[Rituels D'un Noveau Monde Zombie Zombie]]></category>
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		<category><![CDATA[stefano cuzzocrea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il treno è in ritardo. Una cosa rituale. Il paradosso è che l’arrivo al concerto è in netto ...<a href="https://www.2bepop.it/zombie-zombie-rituels-dun-noveau-monde/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/zombie-zombie-rituels-dun-noveau-monde/">Gli Zombie Zombie e il rituale del pop visionario</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-819" alt="zombie" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2013/02/zombie.jpg" width="960" height="720" />Il treno è in ritardo. Una cosa rituale<span id="more-818"></span>. Il paradosso è che l’arrivo al concerto è in netto anticipo. Questa città ti risucchia in quei ritmi menefreghisti che il rapper Danno, giorni fa, in un’intervista, qui su 2bePOP ha definito “romani”. Mai stare troppo lontano dalla Capitale. Il rischio è di confonderla con città diversamente civilizzate. O forse detta così la questione è troppo tragica ed è solo Milano ad aver influenzato le lancette di un orologio che dovremmo dare in dotazione alle ferrovie; chi può dirlo? E, soprattutto, che cazzo ce ne frega? L’importante era il live e quello ce lo siamo visto sano-sano.</p>
<p>Sti Zombie Zombie sono inediti. Tempo fa svettavano nella classifica di fine anno di Givda, ma ora sono cambiati. Etienne Jaumet e Cosmic Neman hanno, difatti, assoldato il percussionista Francisco Lopez. A dire il vero in questo nuovo album, Rituels D&#8217;un Noveau Monde, c’è pure lo zampino di Joakim, ma sul palco di lui non c’è traccia. Insomma i presupposti, comunque, ci sono tutti.</p>
<p>Ed eccoli, dunque, in trio: due batterie ed un bel banco ricchissimo di sintetizzatori. Il ciccione bada all’elettronica. Gli altri due picchiano sulle pelli, filtrano a volte il suono in microfoni cybernetici, agitano manopole e pigiano tasti messi di fianco ai tamburi, insomma non sono da meno, pur non essendo in sovrappeso. Talvolta percuotono all’unisono, altre volte vanno ad integrarsi in manicomi africani, poliritmi visionari, afterbeat insomma. Bravi. Bravi entrambi tutti e tre.</p>
<p>Seguono la scaletta della trackilist quasi fedelmente. Lasciano rievocare gli ultimi 15 anni di french touch, senza sporcizia e neppure clubbing. Mirano alla psichedelia. Altrimenti per quale motivo si sarebbero presi la briga di registrare una cover di Sun Ra? E Rocket #9 sia.</p>
<p>Lo show va benone insomma. Un bel viaggione strafatto di manopole, potenziometri che, a dire il vero, ci restano sotto. E il fatto che si siano portati il fonico da casa la dice lunga: invece che puntare ancora allo shogaze spinto tentano una virata pop. Senza cantato viene difficile immaginarli in quella veste, ma che si stiano educando allo spettro del mixer è certo. Oppure sono talmente presi bene da questa coppia di batteristi, schierata in prima linea, che lasciano il resto dietro, sia in scheda tecnica che in equalizzazione. Va così però.</p>
<p>Una performance visionaria. Giusto un tantino meno elettronica del previsto, paradossalmente: cazzo, hanno tutti almeno un paio di synth, eppure va così. Per dispetto ci mettiamo una foto low-fi e sti cazzi. Comunque il finale butta la riuscitissima prova un tantino nel banale. Su Black Paradise gli stop and go e i rallentamenti sono accompagnati da una coreografia sciamanica nella quale non credono neanche loro: le risate gli scappano eccome.</p>
<p>Meglio così: i francesi sono antipatici, molto spesso, quindi un sorrisetto in più è rivoluzionario quanto la presa della Bastiglia; o era la presa per i fondelli? Bah, a me sembrano talmente felici a fine show, con tutto che eravamo un centinaio ad assistere, da comprare il cd di volata. Un rituale che si compie dopo ogni live ben riuscito. Del resto, con la drammatica estinzione dei negozi di dischi è davvero arduo arrivare in anticipo ormai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Stefano Cuzzocrea</p>
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