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	<title>2bePOP &#187; stefano cuzzocrea</title>
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		<title>Nella luce delle 6 e olTRE</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 16:19:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-3486" alt="img_0237" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2017/08/IMG_0237-1024x681.jpg" width="1024" height="681" /></p>
<p>Sentivamo la necessità di confermare, durante questa terza edizione del 2BePOP, che ogni sforzo organizzativo e ogni decisione di natura artistica erano in favore di una Comunità che prima di ogni cosa ama la Musica e lo stare insieme. Per farlo abbiamo raddoppiato la libidine costruendo due serate, siamo partiti dal centro per arrivare al mare e abbiamo cercato un dialogo sonoro tra ieri e domani. Ci siamo svegliati presto per farvi fare tardi.<br />
Ci siamo riusciti?</p>
<p><span id="more-3484"></span><br />
Martedì 8 e Mercoledì 9 agosto il Brunnen Bier di Paola e il Lido La Calura di San Lucido sono stati i teatri di 2 feste meravigliose. Avremo modo di rivedere i video, di emozionarci di nuovo con lo &#8220;straniero&#8221; <strong>Davide Shorty</strong>, di sorridere e ballare con <strong>Killacat</strong> oppure gridare con il Rap di <strong>Kiave</strong> e <strong>Don Diegoh</strong>. Ma non sarà solo questo a dirci se ci siamo riusciti. Lo penseremo ricordandoci quanta gente ha partecipato attivamente rendendo uniche queste due serate (che piacevole paradosso!).<br />
E allora rivedremo un mare di ragazzi e ragazze di ogni età incollate sotto la consolle di <strong>Dj Kerò</strong>, rimaste in estasi per la qualità del set di <strong>Godblesscomputers</strong> e rapite dal viaggio musicale di <strong>Katzuma</strong>. Che non sappiamo dove porta, e il bello è proprio questo.<br />
Stasera ci ripenseremo su, con un pizzico di stanchezza post <em>ballamenti</em>, e capiremo che siamo riusciti nella cosa più importante: rivederci tutti, per il terzo anno, per &#8220;<em>uscire a riveder le stelle</em>&#8221; e poi salutarci &#8220;<em>nella luce delle 6:00</em>&#8220;.</p>
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		<title>Bellissimo.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2016 12:30:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3323" alt="IMG_1503" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/IMG_1503.jpg" width="6000" height="4000" /></p>
<p>La Signora Katia, elegante come sempre, prende posto accanto a suo marito. Interessati e coinvolti, vedranno assieme Diggin&#8217; New York, con l&#8217;aria di chi fa della curiosità un elisir di eterna giovinezza. Sono lì, come tutti noi, per la seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p>Quella delle conferme.</p>
<p><span id="more-3322"></span></p>
<p>Sono lì, in prima fila, quando Danno (colonna portante dei Colle Der Fomento) presenta insieme al regista Daniele Guardia il suddetto film girato nella Grande Mela; sottolineando il senso di  comunità che si respira nei quartieri di quella che è la Capitale dell&#8217;Hip Hop mondiale:  &#8221;Sappiate che in ogni manifestazione in cui i rapper suonano nel proprio posto di origine, il cibo viene offerto gratuitamente alla gente. Chi ha avuto successo torna per un giorno dalla propria gente a restituire l&#8217;amore ricevuto nel corso degli anni&#8221;. Lo stesso senso di comunità, lo stesso concetto di amore e condivisione, hanno pervaso questa notte il Lido La Calura di San Lucido. Ne scriviamo a poche ore di distanza, dopo aver fatto le 7 del mattino, dopo aver smontato il palco su cui Funk Rimini prima e Ghemon &amp; Le forze del bene poi hanno regalato un momento &#8220;Per tutti&#8221;.</p>
<p>Già, perché il senso di 2BePop è proprio questo: fare. Per tutti.</p>
<p>Ne scriviamo con la necessità di dirvi che abbiamo avuto la conferma che cercavamo. Quello che ancora non è un festival, ma che si prefigge di diventarlo, è un evento destinato a restare. Negli anni. Dietro le linee c&#8217;è un gruppo di amici, forti del fatto di poter costruire una realtà solida. I loro nomi restano nascosti, la priorità da queste parti è vedere la gente ballare e sorridere.</p>
<p>Stanotte la gente lo ha fatto. Non sappiamo se sono cadute stelle, eravamo troppo impegnati a non perderci un&#8217;istante di quello che è accaduto.</p>
<p>Quando le luci si accendono sul palco, con il benestare della sabbia su cui poggia, il team di Dj e strumentisti Funk Rimini scalda l&#8217;atmosfera con un groove da camicia e piedi nudi. Niente fricchettonisimi, il nostro vuole essere un complimento: i ragazzi fanno tutto live n direct, mossi dalla voglia di lasciare il segno a molti chilometri da casa. Missione compiuta: questa band sembra un&#8217;astronave di suoni, la cui orbita va tenuta d&#8217;occhio.</p>
<p>Il cambio palco è appannaggio di Kiave e Don Diegoh: una sequela di strofe con un omaggio finale a chi ha creduto nella loro visione lirica: quel funambolico giornalista coi baffi che, a giudicare dall&#8217;impegno dei presenti, è ancora il padrone di casa quando si parla di musica.</p>
<p>Se c&#8217;è un&#8217;altra band di tutto rispetto, che ieri sera ha dimostrato di essere equipaggiata per ogni tipo di kermesse, quella band risponde al nome di &#8220;Le forze del bene&#8221;. Teo, Chris, Alessia, Drago e Rabbo sono il parquet su cui le rime di Ghemon danzano a diverse velocità.</p>
<p>Canzoni di velluto, su cui le parole scivolano come pioggia. Canzone di sole dopo la pioggia stessa. È un Ghemon in formato storyteller quello che si presenta on stage: racconta l&#8217;amore come lui solo sa fare, e poi regala un aneddoto sul suo rapporto con Stefano. Parole che si appiccicano all&#8217;aria. L&#8217;Indigo Tour, come titolo vuole, è qualcosa di speciale.</p>
<p>Un po&#8217; come il Dj Set con cui Dj Keró infiamma l&#8217;area dancehall subito dopo i live, perché diciamocelo chiaramente: un vero campione ha bisogno di pochi tocchi di palla per far esplodere la platea.  A partire sua performance, il Lido La Calura diventa una bolgia. Dopo di lui sono Ice One e Danno a voler fare un regalo a una folla sempre più gremita: si presentano dietro i giradischi per un back 2 back dal sapore metropolitano, divertendosi come ciò che sono: due amici che hanno fatto e continuano a fare la storia tra il genio, la sregolatezza e il funk romano. Quando lasciano la consolle, è Gheesa a raccoglierla in eredità: il suo set mena come un fabbro. Quello della Mujina invece è l&#8217;inizio di un segmento caro a chi vive l&#8217;estate e l&#8217;inverno da queste parti: reggae, roots, dancehall vibration, con Mista Vinz a scuotere il popolo. È lui che introdurrà colui che, un po&#8217; a sorpresa, chiude con la solita maestria le danze lasciando in tutti la voglia di riaprirle presto: Macro Marco.</p>
<p>Crediamo non ci sia bisogno di aggiungere altro.</p>
<p>Una formazione così sembra la Nazionale.</p>
<p>Un posto così sembra un&#8217;Oasi in cui tutto è possibile, basta solo volerlo.</p>
<p>Stanotte ne abbiamo avuto la conferma.</p>
<p>La Signora Katia e suo marito, che hanno più esperienza di noi, forse staranno leggendo questo articolo con l&#8217;aria di chi già sapeva sarebbe andata così bene.</p>
<p>Il 2BePopFest 2016 è stato bellissimo.</p>
<div></div>
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		<title>Fidatevi &#8211; The Last Call</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2016 21:47:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/11870947_10207734094893229_8986100806018897498_n-495x495.jpg" alt="" width="495" height="495" /><p>di Diego Le Chiara ( Don Diegoh) The Last Call. Paola, Stazione di Paola. Questa, signori, è la ...<a href="https://www.2bepop.it/fidatevi-the-last-call/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/fidatevi-the-last-call/">Fidatevi &#8211; The Last Call</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
	<img src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/08/11870947_10207734094893229_8986100806018897498_n-495x495.jpg" alt="" width="495" height="495" />			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3313" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-3313" alt="Main Stage La calura" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/2bepop1-300x300.jpg" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Main Stage La calura</p></div>
<div id="attachment_3311" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-3311" alt="The Bluebeaters" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/08/2bepop2-300x225.jpg" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">The Bluebeaters</p></div>
<p>di Diego Le Chiara ( Don Diegoh)</p>
<p>The Last Call.</p>
<p style="text-align: left;">Paola, Stazione di Paola. Questa, signori, è la nostra ultima chiamata prima di addentrarci nei preparativi e farvi trovare tutto pronto al Lido La Calura per la seconda edizione del 2BePop Fest che si terrà il 10 agosto. Vi diamo 10 motivi per stare con noi, per vivere tutti assieme una notte che desideriamo diventi un appuntamento fisso anno dopo anno.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-3309"></span></p>
<p style="text-align: left;">Ghemon &amp; Le Forze del Bene</p>
<p style="text-align: left;">Gianluca non torna in Calabria da qualche tempo. La sensazione è quella di assistere a un live speciale, fuori dalle logiche e dalla partitura. Una scaletta creata ad hoc per &#8220;salutare&#8221; un amico e far sentire lui i suoi progressi. L&#8217; Indigo Tour è energia pura, è un live che unisce sapientemente ritmo e poesia. Negli anni, Ghemon ha confermato il suo valore artistico e non contento ha scelto la strada più difficile per rafforzarlo: l&#8217;evoluzione, figlia di giorni di day off passati in studio a provare, provare, provare e allenare l&#8217;anima. Da &#8220;Sangamaro&#8221; a &#8220;Adesso sono qui&#8221;   &#8220;qualcosa è cambiato&#8221;, e il 10 agosto ne avremo le prove. Ah, in apertura non perdetevi i Funk Rimini. Per nessun motivo al mondo!</p>
<p style="text-align: left;">A New York con il Danno</p>
<p style="text-align: left;">Se si parla di pesi massimi nel Rap Italiano è impossibile non menzionare i Colle Der Fomento. Una delle due voci del gruppo, Jedi Master Danno, sbarca a Paola con il documentario Diggin&#8217; New York, testimonianza diretta della sua visione dell&#8217;Hip Hop proveniente dalla Grande Mela. Un racconto verace, sincero, senza fronzoli, di uno spot unico nel mondo. A ciò si aggiunga un Dj Set in tema, curato dall&#8217;mc romano che ai piatti se la cava benissimo. Con lui Daniele Guardia, regista del documentario che ha già raccolto pareri positivi in tutta Italia e che è stato presentato (in anteprima) a Miami, prima di raggiungere altre metropoli che di black music ne sanno: Perugia, Roma, Milano, Londra.</p>
<p style="text-align: left;">I DJ&#8217;S</p>
<p style="text-align: left;">Kerò, Macro Marco, Ice One, il già citato Danno, Fabio Nirta, Polychrome, Vincenzo Nac, Mujina Crew. Stili diversi, modi diversi di accarezzare il groove, con un obiettivo comune: far ballare la gente fino al mattino. Nuff said. Real party is ova here.</p>
<p style="text-align: left;">La Gente</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;E poi la gente, perché è la gente che fa la storia, quando si tratta di scegliere e di andare la trovi tutta con gli occhi aperti che sanno benissimo cosa fare&#8221;. Chi è già stato al 2BePop lo scorso anno ha respirato un&#8217;atmosfera unica, in cui amicizia e serenità si fondono. Non ci sono sorrisi di circostanza. 2BePop Fest è stare insieme, divertirsi, celebrare.</p>
<p style="text-align: left;">Il palco sulla spiaggia</p>
<p style="text-align: left;">Non si contano coloro i quali lo scorso anno si sono offerti volontari per aiutare i ragazzi del service a montarlo. Un momento di condivisione bellissimo, segno della grande voglia di portare a compimento uno spettacolo in cui tutti sono protagonisti. La scelta del main event, Ghemon &amp; Le Forze del bene, d&#8217;altronde testimonia questa assenza di barriere tra artisti e pubblico. Vivere di musica, vivere la musica. Siamo qui per questo.</p>
<p style="text-align: left;">La location è da sogno, con le casse che suonano forte a pochi passi dalla scogliera.</p>
<p style="text-align: left;">I barman e lo staff del Lido La Calura</p>
<p style="text-align: left;">Hai presente la California? Non c&#8217;entra niente. Non ci interessa. A Paola, nella fattispecie a San Lucido, c&#8217;è una costa fatta di tanti lidi. Tutti davvero belli. Li vedi in progressione dalla macchina, scendi, ti fermi e prendi qualcosa da bere. Sui barman e sullo staff del Lido La Calura potremmo dire molte cose ma ci limiteremo a quattro semplici parole: ospitalità, cortesia, talento, qualità.</p>
<p style="text-align: left;">I cocktail dei barman del Lido La Calura Scusate se insisto. Fanno paura. Ok, basta.</p>
<p style="text-align: left;">Le sorprese</p>
<p style="text-align: left;">La line up è già molto ricca, ma quest&#8217;anno stiamo facendo le cose in grande. Sappiate che altri ospiti si aggiungeranno in corso d&#8217;opera per rendere ancor più memorabile questa seconda edizione del 2BePop Fest.</p>
<p style="text-align: left;">La giornata</p>
<p style="text-align: left;">Colazione, pranzo, caffè, gelato, aperitivi, birrette, cena, concerto, mare. Tanto mare. 2BePop Fest è un momento che dura 24 ore. Fossimo su TripAdvisor scriveremmo che &#8220;la location è accogliente&#8221; e bla bla bla, ma non ci sono mai piaciute le convenzioni. Venite, fidatevi.</p>
<p style="text-align: left;">Stefano</p>
<p style="text-align: left;">Non c&#8217;è bisogno di aggiungere altro.</p>
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		<title>6 sfumature di Groove &#8211; La playlist di Ice One per la 2BePopFest 2016</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 13:23:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il party? E’ vita. Roba da Maestri (o ‘Maiesci’ per dirla alla romana) che non smettono mai di ...<a href="https://www.2bepop.it/6-sfumature-di-groove-la-playlist-di-ice-one-per-la-2bepopfest-2016/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/6-sfumature-di-groove-la-playlist-di-ice-one-per-la-2bepopfest-2016/">6 sfumature di Groove &#8211; La playlist di Ice One per la 2BePopFest 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3300" alt="iceone1-654x404" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2016/07/iceone1-654x404.jpg" width="654" height="404" /></p>
<p>Il party? E’ vita. Roba da Maestri (o ‘<i>Maiesci</i>’ per dirla alla romana) che non smettono mai di sentirsi allievi del suono. Una cosa che, se vuoi farla, devi avere la cultura che scorre nei polsi.</p>
<p>Un po’ come la scrittura.</p>
<p><span id="more-3299"></span></p>
<p>Sebastiano Ruocco, meglio conosciuto come <b>Ice One</b>, ha un sacco di alter-ego musicali: Dj Sensei, Gerard Metronome, FLTF (acronimo che sta per Fresh Like the Future), Godzilla…Uno per ogni tipo di party, perché ogni volta che sta in consolle (da trentacinque anni a questa parte) vuole scrivere una storia diversa. Oppure numerosi racconti che confluiscono in un finale unico. Errato, considerando la sua età anagrafica, pensare a lui come a un vecchio capo tribù fermo sulle sue posizioni.</p>
<p>La danza è movimento, come quelle che si facevano attorno al fuoco, così Seby ha sempre avuto la buona abitudine di proiettarsi verso il futuro. Nel suono come nelle idee.</p>
<p>Volete sapere da dove è partito il suo amore per la musica? <b>Stefano Cuzzocrea </b>aveva tracciato un suo profilo provocatorio in un’intervista in cui provo a tirargli fuori <a href="http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/ice-one-intervista/&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNHtF7y2bxT3wWXAdWk8K4zh39L1Fg">tutta la verità sul rap italiano</a>. Era il febbraio del 2014, e i due stavano seduti a un divanetto rosso del Rising Love (noto locale romano), chiacchierando come due scrittori della realtà: usando penne diverse (la biro e il sequencer) ma riconoscendo molti punti di contatto nella loro visione del mondo e dei fatti. Quella chiacchierata, sapientemente appuntata da Stefano live n direct, fece il giro del web e riuscì nell’intento di creare una discussione.</p>
<p>Si erano promessi un altro incontro, a base di musica e libri. E così sarà.</p>
<p>Qui c’è un piccola anticipazione, che vorremmo ribattezzare con il titolo di ‘6 sfumature di Groove’. Ascoltare per credere:</p>
<p>1) <b>ScHoolboy Q &#8211; Groovy Tony</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/7iJDXIOk0bg?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>2) <b>Rock Shyt FEAT FAT JOE , LORD FINESSE &amp; DIAMOND D</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NhQTa8aZZ-Q?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>3) <b>DJ Shadow - &#8221;Nobody Speak&#8221; feat. Run The Jewels</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/8gJ3HzBbdxI?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>4) <b>Frankie Sinatra &#8211; The Avalanche<a href="https://www.youtube.com/watch?v=8gJ3HzBbdxI" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.youtube.com/watch?v%3D8gJ3HzBbdxI&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNFgmt13YuqX1rTAd1XMv7YhrhCI8A"><br />
</a></b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SjfspM5sDIA?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>5) <b>Think Twice &#8211; The Four Owls<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/JYOYqn4No1w?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>6) <b>Smiff N Wessun &#8211; Gunn Rap<br />
</b></p>
<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/bSJAX8XM5YE?feature=oembed&#038;wmode=opaque" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Direttamente dalla scuola del Funk Romano, Ice One regala uno special set a 2BePop, aspettando il 10 agosto e la seconda edizione del Nostro Festival preferito. Un festival, se ancora non si fosse capito, pieno di sorprese.</p>
<p>Già, perché l’<a href="http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.2bepop.it/hosceltopaola-indigo-tour/)&amp;source=gmail&amp;ust=1469624709961000&amp;usg=AFQjCNGMYx0qZe0hc3qlSZTPqnRbSKYGCQ">Indigo Tour di Ghemon</a> sarà il momento clou tutto soul e sudore di una serata in cui addetti ai lavori e non si mescoleranno in un unico party. E chissà che lo stesso Ice One non ne faccia parte scegliendo Paola.</p>
<p>D’altronde, a pochi passi da qui ha vissuto un Signore che di party e di funk se ne intende: si fa chiamare Dj Lugi.</p>
<p>L&#8217;anno scorso ci eravamo salutati , alle 6 del mattino, dinanzi ad una &#8220;dancehall area&#8221; del <b>Lido La Calura</b> vestita a festa in mezzo a bottiglie vuote e sguardi pieni. Ci rivedremo lì, con una nuova storia da scrivere. Ognuno con le sue mani e con il suo modo di essere. Nel segno del party.</p>
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		<title>Tre mesi (e un&#8217;estate) senza Stefano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2015 09:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marcello Farno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stati di Coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[paola]]></category>
		<category><![CDATA[stefano cuzzocrea]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>di Eugenio Furia Una mattina di tre mesi fa ci siamo svegliati tutti con gli occhi gonfi per ...<a href="https://www.2bepop.it/tre-mesi-senza-stefano/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/tre-mesi-senza-stefano/">Tre mesi (e un&#8217;estate) senza Stefano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-2506" alt="stefano" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/07/1927793_1074042059646_4976_n.jpg" width="604" height="402" />di Eugenio Furia</em></p>
<p>Una mattina di tre mesi fa ci siamo svegliati tutti con gli occhi gonfi per il pianto della sera prima, col pianoforte iniziale di “Ogni singolo giorno” per sottofondo e la sensazione come di un ventennio che si chiude. Che siamo diventati adulti lo diciamo ogni volta che un amico ci lascia, bel modo per auto-convincercene, poi quando un altro se ne va a quarant&#8217;anni ripetiamo per l&#8217;ennesima volta che dobbiamo fottercene delle nostre miserie e meschinità quotidiane. Che le priorità sono altre.</p>
<p><span id="more-2504"></span>Secondo me il 13 aprile abbiamo tutti recuperato le chiacchiere in chat con Stefano, le cose che ci siamo detti e scritti. Era un inventore di uno slang panglish – nel senso di Paola+english – che ci divertivamo a usare anche noi per sentirci come lui. Fare le sue battute fulminanti però era difficile, e nei post del periodo nichilista ha dato amaramente il meglio di sé, però ci ha regalato delle lezioni sulla vita che fanno ancora male come un calcio nei coglioni più che un pugno nello stomaco. Cuzzo era un folletto visionario che usava le parole benissimo, anche quando non scherzava. Soprattutto quando non scherzava. Però scherzava spesso: “Pillamaròòòòò”. “Accùcchiala ccà”. “E cose”, sempre: molti hanno usato da subito (e continuano a farlo) questa specie di password per dialogare con lui su fb a distanza.</p>
<p>Scherzava pure sul caso incredibile di un suo omonimo attuale compagno dell&#8217;ex moglie. Quando si parlava di musica però diventava serio, addirittura serioso, un talebano rispettatissimo anche da chi non concordava con lui. Aveva un lato oscuro che si addensava in momenti quasi paranoici che lui stesso poi provvedeva a scacciare naturalmente con una battuta o una formuletta delle sue. Una su cui ridevamo sempre oggi mi sembra una nemesi: «il coccodrillo come fa» quando morì Amy Winehouse e lui scrisse, come spesso accadeva, lo status definitivo. Era il primo memorial per Dj Marcio, ridevamo; l&#8217;anno prima ci eravamo abbracciati fortissimo al suo funerale, e piangevamo.</p>
<p>[Nell'estate '96 c'era una jam di Lugi sul Tirreno cosentino, credo a Cittadella. Eravamo io e Raffaele. Stefano si presenta con un batuffolo che poi abbiamo scoperto essere la figlia. La colonna sonora del periodo era “Living proof” dei Group Home, Luigi che si chiamava ancora Dj Louis rideva ripetendoci questo verso: «ninety-five is yours / two thousand is mine», il '95 è tuo ma il 2000 è mio, rideva a 10mila denti con la faccia di quando ti vuole fare capire che siamo davanti al Genio, mentre spulciava tra i vinili (in gergo è il Diggin' in the crates) nelle leggendarie “cascette” di plastica, quelle della frutta che caricava sulla LugiMobile. Mirko iniziava in quei giorni a fare free-style e c'era anche quel pomeriggio, gli faceva domande in ginocchio come si fa davanti a un santone, l'autunno dopo sarebbe iniziata la nostra piccola golden age a Radio Ciroma (da via Montesanto a via Sabotino), l'amicizia con Marco e appunto con Stefano+Macro e la Paola Tribe, le serate di Marcello allo SpazioZero e poi in tutti gli altri locali — molti sono durati così poco che manco ricordo i nomi. Ai primi del '97 un concerto dei Sud Sound System al Dopolavoro ferroviario di Paola ebbe una parentesi ciromista, nel pomeriggio seguente, con jam aperta che durò forse 8 ore – Lucky dovrebbe avere ancora la registrazione in cd – e attirò un sacco di gente che sentiva il casino sui 105.7 e decideva di passare per godersela dal vivo, dopo essersi fatta inghiottire nel sottosuolo scendendo quei 3 gradini di ferro malfermi; la diretta causò qualche maldipancia nella vecchia guardia ciromista oltre che fra i detrattori di rap, reggae e affini (a Ciroma ci sono sempre state queste spaccature)].</p>
<p><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/07/10475511_10203830876964180_6808579912258697093_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2508" alt="stefano_90s" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/07/10475511_10203830876964180_6808579912258697093_n.jpg" width="604" height="403" /></a></p>
<p>Di quel periodo restano soprattutto perle sotto forma di mixtapes. In “On da real”, credo, c&#8217;è una strofa favolosamente ciotìgna di Stefano: l&#8217;ultima volta che l&#8217;ho visto, sotto Natale al Gizmo, gli ho chiesto di recuperarla e digitalizzarla. Ha riso come per dire «Tinni vulissa bbene! Biò è l&#8217;ultima cosa a cui penso, sinceramente». Scusa.</p>
<p>E scusa se ti ho dissuaso quando volevi infognarti pure tu nei giornali ma l&#8217;ho fatto per il tuo bene: fortunatamente per te ti sei salvato, almeno da questo — magra consolazione. «Niente, dopo che mi hanno mandato a casa, ho scritto per un anno, quando 10 mesi dopo ho chiesto come mai non mi avessero mai pagato, mi hanno risposto che non avevo più il contratto e come facevano a sapere che io scrivessi ancora&#8230; dunque, dopo altri sgarretti successivi, ho deciso di fotocopiare gran parte degli articoli, presso la biblioteca di stato e a prezzi non modici, e di farmeli pagare come da tariffario dell&#8217;ordine, visto che la mia autonomia contrattuale non si era manifestata a limitare tale diritto e non per mia colpa&#8230;». Questa è la tua versione su come funziona la nostra professione in Calabria, la conservo come memorandum per il Libro Nero sull&#8217;informazione calabrese che scriverò quando andrò in pensione quindi non scriverò mai perché difficilmente avrò una pensione. Insomma, avevo ragione a dissuaderti. Tanto, hai visto che le tue soddisfazioni le hai avute lo stesso?</p>
<p>La scrittura di Stefano era freschissima e leggera, una specie di flusso mutuato dal parlato con riferimenti al nostro pantheon generazionale di cinema tv cartoni animati politica fumetti tutto, long form spesso in prima persona prima che diventasse una moda da clickbait, lui era davvero ai livelli delle migliori penne di Vice e non lo dico perché non c&#8217;è più (né sono il solo a pensarlo), infarciva gli articoli di citazioni pop del cantautorato italiano più o meno di qualità anni 80-90 e una solida conoscenza della musica (indie, underground? No, semplicemente musica, tutta la musica, ché «la musica non è mai un incubo, a papà»): andate a rileggervi le sue cose su questa bellissima creatura che è 2bePOP, un manifesto già nel nome, ancora oggi una spanna avanti rispetto a molti altri esperimenti ben più pretenziosi ma scadenti.</p>
<p>Nelle foto che molti hanno condiviso in questi tre mesi lo vedete in tutte le versioni, da iena da matrimonio con cravatta rossa abbinata alla montatura degli occhiali da sole a hipster col camicione a quadri rosso-neri, sempre stiloso perché era una cosa che aveva dentro. Io ti vedo qua vicino con le gammuzze che finivano nei piedi a V e la bottiglia in mano (prima birre, poi acqua), il viso appuntito e il barbone da guru coltivato sul baffetto da narcos. E cose che ci mancheranno in questa prima estate senza di te, strano anfibio urbano-marittimo che hai portato la tua internazionalità paolana anche nei soggiorni più o meno lunghi in giro per le città e i festival, i baretti di Ostiense e il resto della Calabria.</p>
<p>Scusami ma il coccodrillo te lo dovevo, Stefanuzzo. «(&#8230;) cose difficili da respirare, cose difficili da dirti adesso qui, cose per le quali ringraziare una vecchia canzone e nomi di persone, cose, animali di merda e città, questo è il momento in cui finisce il gioco, questo è il momento&#8230;» (cit. Stefano Cuzzocrea conosciuto 20 anni addietro come Spral Phenomenal. E ci siamo voluti bene).</p>
<p><a href="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/07/63551_10201683698313344_249907169_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2514" alt="stefano_00s" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2015/07/63551_10201683698313344_249907169_n.jpg" width="960" height="694" /></a></p>
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		<title>Taylor McFerrin: don&#8217;t worry, make love</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2014 09:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti monelli? Ci vuole attitudine anche ad essere un bravo ragazzo. Come riconoscerne uno? Un esempio più contemporaneo ...<a href="https://www.2bepop.it/taylor-mcferrin-intervista/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/taylor-mcferrin-intervista/">Taylor McFerrin: don&#8217;t worry, make love</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-2178" alt="taylor" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/taylor-1024x680.jpg" width="1024" height="680" />Tutti monelli? Ci vuole attitudine anche ad essere un bravo ragazzo. Come riconoscerne uno? Un esempio più contemporaneo è l’autore di Early Riser, uno degli album più dolci e saporosi dell’anno. Si chiama Taylor McFerrin e se il suo cognome vi ricorda quello di qualcun altro non preoccupatevi: c’è da essere felici<span id="more-2177"></span>. Ebbene sì: è proprio il figlio di quel Bobby lì. “A volte è difficile, se cerco di confrontarmi con mio padre, ma io sono un musicista ormai da oltre 15 anni e sento di aver trovato il mio stile e il mio suono. Così ora mi sento a mio agio come artista. Mio papà è stato davvero una grande ispirazione per me, musicalmente e nella mia vita. Penso, però, che ora il mio ruolo sia di raccontare alla gente quello che sono, a prescindere, cosa ho fatto e ciò che loro non conoscono”.</p>
<p>La razionalità e la riconoscenza non sono cose da tutti, o no? Tra l’altro a queste sue belle doti si aggiunge l’onestà. Difatti, se ci si permette di accostarlo a Toro Y Moi non si arrabbia affatto. “Mi piace molto Toro Y Moi. Sento come un collegamento mentale con molti dei produttori giovani e attuali, siamo cresciuti ascoltando la stessa musica, ma ci esprimiamo attraverso i nostri stili musicali personali, quindi comunque alimentiamo anche delle differenze, nonostante il ceppo comune dal quale veniamo fuori. È difficile per me stabilire o tracciare quale sia il futuro della musica, penso però che tra qualche anno bisognerà comprenderlo meglio tutti insieme ed essere in grado di notare quali siano stati i momenti cruciali del cambiamento oggi ancora in atto. Ritengo, comunque, che Brainfeeder punti su un sacco di artisti che stanno aiutando a spingere più in là la musica in questo momento storico”.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2179" alt="Taylor-McFerrin" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/Taylor-McFerrin.jpg" width="675" height="447" /></p>
<p>Lucido. E oltretutto votato a fare gioco di squadra. Altro pregio da perla rara in questo mondo di individualisti. Eppure il suo show lo porta avanti da solo. Un tour italiano tutt’altro che esoso. Voglia di viaggiare. Riducendo al massimo le pretese e la line up. One man band.. Qualche macchina, un vecchio fender rhodes, una voce splendida e il beat-box che porta il soul a mischiarsi con l’hip hop più basilare. “Sono ben 14 anni che mi muovo tra palchi e sale prove, quindi cerco di portare tutto quello che so anche nelle mie performance dal vivo e trovare un buon equilibrio tra l’improvvisazione e il resto, di interagire con il pubblico in modo da rendere unica ogni esibizione. Lo spettacolo è ancora in evoluzione. Porterò il mio batterista, Marcus Gilmore, con me il prossimo anno per molti dei miei show e aggiungerà un ulteriore livello di profondità all&#8217;esperienza; so che la gente saprà davvero goderne. Lui è incredibile”.</p>
<p>Il jazz del 2000 è l’anima di tutta questa faccenda. Visceralità che spinge i tasti e guida la penna a scrivere canzoni che stringono il cuore e fanno pulsare l’amore nelle arterie come se fosse magma pronto ad eruttare. “Il brano intitolato Floraisa è per la mia dolce metà che sto pe sposare, celebreremo le nostre nozze a maggio. Il resto dell&#8217;album è una miscela di tutti i generi di musica che ho amato fin da bambino. Io preferisco concentrarmi su più stili, permettetemi di sbizzarrirmi con sound ed esperienze differenti, ed è una scelta che è venuta fuori in maniera molto naturale. Penso comunque che soul e hip hop siano la latitudine la longitudine in base alle quali traccio la mia idea di suono”.</p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/videoseries?list=PLhWWVi-OXMCB0bB5b0T1W1U94m-mgCuqE" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>In questo suo primo disco, che è un gioiellino, ha fatto quasi tutto da solo. Però ci sono un po’ di amici a dargli man forte. Ai brani collaborano il pianista Blue Note Robert Glasper e Thundercat (entrambi ospiti sulla sinuosa Already There); e nientemeno che papà Bobby e il pianista brasiliano Cesar Camargo Mariano sulle note più classiche di Invisible/Visible. Senza contare la mielosa voce di Nai Palm in Florasia e quelle di Emily King e Christina Ryat. Il risultato è meraviglioso. Una delle uscite migliori del 2014. “Non ho una prospettiva esterna sul mio album. So solo che è la musica più onesta che io abbia fatto negli ultimi anni. Sentivo che era importante per me presentare canzoni che avessero un significato molto personale. Non posso controllare come altre persone possano interpretarle, ma è stato un piacere avvertire che in molti si siano sentiti sintonia con tutto quello che io ho provato e tradotto in musica. Ho suonato in diverse band di New York fin dal 2000, quindi sento di avere già una lunga carriera alle spalle, anche se le persone stanno ascoltando solo ora un album davvero mio. È come se avessi inciso e fatto maturare tutti questi anni di esperienza in un unico progetto”.</p>
<p>Ma, come nei migliori romanzi d’amore, perché di romanticismo da bravi ragazzi si tratta, la storia continua. “Aspettatevi nuovi bani da me molto presto. Ho un sacco di tracce che finirò appena tornerò a casa dal tour e per le quali sono molto entusiasta. La cosa più importante, che ho imparato nei miei concerti di questi ultimi mesi è che dovrei fidarmi di più del mio istinto musicale e far sgorgare fuori le cose che suonano meglio per me stesso, assecondare il mio bisogno di espressione in maniera ancora più intima insomma”. E se non vissero tutti felici e contenti che si fottano allora.</p>
<p><em>Stefano Cuzzocrea</em></p>
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		<title>DYD, nostalgia del futuro anteriore</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2014 11:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[2bePOP]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Scenario postindustriale. Periferia. Contorni di un centro che è ancora maestosa testimonianza di fasti europei passati. Odore di ...<a href="https://www.2bepop.it/dyd-god/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/dyd-god/">DYD, nostalgia del futuro anteriore</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2170" alt="dyd" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/dyd.png" width="817" height="540" />Scenario postindustriale. Periferia. Contorni di un centro che è ancora maestosa testimonianza di fasti europei passati. Odore di kebab. Sobborghi della stazione centrale. Loro il treno per la contemporaneità non hanno affatto intenzione di perderlo. Questa volta meno che mai. I DYD vivono qui<span id="more-2169"></span>. In una Torino fatta di mattoni antichi e circuiti cyberpunk. Berlino li ha battezzati nella cattedrale della techno mondiale, quel Bergahin dal vezzo inaccessibile e dalle lunghe file di gente in cerca di nuove verità. Loro erano sul palco. Hanno tolto la i di DiD e ce l’hanno fatta. Il presupposto è God: un ep concepito nei luoghi natii e lanciato verso altri confini. <b>“</b><b>L&#8217;esterofilia a tutti i costi è per gli stupidi, noi siamo Torinesi al 100% (Quirino ormai lo è di adozione) e questo non ce lo scrolleremo mai di dosso neanche se volessimo. Abbiamo fatto un disco mettendo in campo le eccellenze della nostra città. Per quanto riguarda la promozione, in realtà guarda che stiamo lanciando in egual modo sia in Italia che all&#8217;estero solo che qui c&#8217;è meno risposta, secondo te come mai?”.</b> L’antagonismo li connota già da quando suonavano punk-funk, da quando erano ventenni col coltello in mezzo ai denti, le chiavi di un furgone e le bacchette della batteria come matite per disegnarsi un futuro, un altro mondo possibile, un domani su misura per monelli. Attitudine, cazzo. Dopo è venuto un ep in simbiosi con i Liquid Liquid. Miti del passato che ritornano. Poi si intravede la soglia dei 30 anni e la virata diventa maturità, o corsa per raggiungerla. <b>“La domanda che ci siamo fatti è stata: ma invece di piangerci addosso tutto il tempo perché siamo Italiani (noi lo facciamo fino a un certo punto, in giro ci sono poi dei campioni in quanto a piangersi addosso perché si è Italiani) perché non ci rimbocchiamo le maniche come hanno fatto i ragazzi, perché non facciamo quadrato e non sfruttiamo queste connessioni? Nasce tutto li”. </b></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2171" alt="dyd2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/dyd2.jpg" width="826" height="826" /></p>
<p>E infatti<b> </b>si sono chiusi in studio con Max Casacci dei Subsonica e Vaghe Stelle, fondendo trascorsi e speranze di un posto che gli respira fuori e dentro. Si tratta di quell’epicentro del Piemonte che è stato per oltre dieci anni l’epicentro della musica italiana altra. Sembrava tutto finito. Guido Savini, voce della band, lo aveva dichiarato a caratteri cubitali dalle pagine di Repubblica in un’intervista che ha ormai un annetto. <b>“La città è in crisi nera e le attività culturali lo sono di conseguenza. Detto questo non serve stare in un luogo ricco e prospera per fare buona musica, anzi a volte è quasi meglio il contrario, hai meno distrazioni”. </b></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2172" alt="dyd3" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/dyd3.jpg" width="640" height="640" /></p>
<p>E dentro questo Dio fatto di tre pezzi e un redit è confluita tutta la pasta elettronica ingurgitata in giro per l’Europa e bollita anche all’interno del calderone Club To Club, storico festival indigeno per il quale proprio Guido lavora in veste di assistente alla direzione artistica. <b>“Sì, C2C insieme anche a realtà come l&#8217;Astoria restano una roccaforte culturale importante per Torino. Partendo dal presupposto tutto quello che ci accade influenza la nostra musica, abbiamo molti amici produttori Italiani che fanno di gran lunga la musica più interessante in circolazione: penso a Vaghe Stelle, Lorenzo Senni, One Circle, Dave Saved, Haf Haf”. </b>Eppure per la povera Italia nutrono dei rancori ascoltando le medesime ragioni. <b>“Detta in breve, for dummies: l&#8217;Italia non è un mercato discografico, stop. Quindi a parte rarissimi casi, alcune isole felici, è molto improbabile che si formino delle realtà commerciali di successo legate alla musica. Per gli artisti il discorso è diverso, leggevo l&#8217;altro giorno su XLR8R che l&#8217;Italia è un paese che ha un importantissimo storico per quanto riguarda l&#8217;apprezzamento e l&#8217;innovazione della musica elettronica mondiale. Io sono assolutamente d&#8217;accordo”. </b>Ma il discorso è ricco e complesso<b>. </b>Difatti a parlare con loro dei nuovi nomi dell’elettronica, e in generale della musica, prodotta in Italia viene davvero lo sconforto. <b>“Io trovo ancora che il 90% della musica elettronica italiana suoni vecchia di almeno due anni. Non sono un cultore del nuovo a tutti costi, ma sembra veramente che ci sia un&#8217;emulazione forzata di cose che hanno avuto il loro momentum sempre appena prima. Non voglio sembrare pessimista, semplicemente credo che abbiamo il dovere di essere iper esigenti se vogliamo arrivare davvero ad avere una scena al passo con i tempi. Purtroppo spesso questo delay in Italia è colpa anche dei media musicali (non mi riferisco solo a quelli mainstream, ma anche alla maggior parte dei blog) che tendono ad esaltare qualcosa che non si rendono conto essere spesso già passato. Io preferisco ad esempio leggermi un focus su Lorenzo Senni su The Fader.” </b></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="//www.youtube.com/embed/QMC7ubnqNDE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>È la seconda volta nella stessa intervista che compare il nome di Lorenzo Senni, ma la y con la quale i DID si sono trasformati in DYD non è quella di gay: semplicemente hanno una passione per la techno d’avanguardia, che hanno magistralmente tessuto in forma canzone per darsi dei nuovi panni. Tra l’altro l’album d’esordio, perché di esordio si tratta, se pure il tutto nasce già dieci anni fa,<b> “È praticamente pronto”.</b> Lo<b> </b>affermano fieri, con l’urgenza di quando erano ancora dei ventenni con i pantaloni troppo stretti per consentirgli erezioni senza inibizioni. L’inibizione però oggi ce l’hanno con il sound prodotto da queste parti. Se non gli si può parlare di evoluzione, perché erano troppo piccini quando hip hop, techno e derivati avevano un pubblico di nicchia ed eravamo in pochi a ballare l’Alligalli  salvano i 90 di Lory D e soci, oltre a tutta l’eurodisco o italodisco che dir si voglia. <b>“Esatto. Tral&#8217;altro Archistar vuole essere un tributo a tutte queste correnti. Ci sono tutte quelle che hai elencato tu. Alla fine del pezzo lo senti l&#8217;arpeggio Italo!”.</b> </p>
<p><iframe width="560" height="315" src="//www.youtube.com/embed/E5p67RJnDfM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ma ci vuole attitudine anche per essere nostalgici? Il problema è che il confine con l’essere conservatori è davvero labile a questo punto.<b> </b>Eppure non tutte le speranze sembrano perse, anzi pare che le ragioni di fondo li proiettino verso il poi. <b>“Il cambio di nome per noi anche psicologicamente, seppure si tratti di una lettera sola, è un modo per ricominciare da zero”. </b>Che Bakunin sia con loro allora. Bisogna distruggere prima di ricostruire e tutto assume un senso che profuma di rivoluzione. Ben venga.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Populous, il mal d&#8217;Africa e un po&#8217; di altri virus contemporanei</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2014 09:48:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2162" alt="populous2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/populous2.jpg" width="692" height="960" />Era un ragazzo prodigio. Appena ventenne incideva per la tedesca Morr Music. Era approdato lì con una email, quando internet era un protocollo e non la parte predominante delle nostre giornate. Un precursore? Semplicemente un ragazzetto libero ed estroso al punto giusto<span id="more-2161"></span> magari. Uno che si divertiva a destrutturare l’hip hop e traslarlo in maniera astratta in album che avevano un senso poetico, sebbene le voci fossero registrate nel cesso di casa. Era così insomma. Oggi il suo Night Safari compare nelle classifiche di fine anno e viene recensito sui più blasonati magazine telematici internazionali, Pitchfork in testa. Dentro c’è la storia di un uomo. Già, perché il titolo presuppone un viaggio, tra suoni etnici e natura, ad esempio, ma forse è solo una metafora della quale non si rende conto neppure lui.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2164" alt="populous3" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/populous3.jpg" width="960" height="960" /></p>
<p>E pensare che dieci anni fa Andrea Mangia, in arte Populous, era talmente ostico nei confronti del reggae e della pizzica del suo Salento da porsi agli antipodi, in astio con quella che era una rivalutazione etnica e antropologica di una regione ancora in balia dei gommoni. Oggi il cerchio si chiude invece? <b>“Non ci avevo mai pensato ma potrebbe anche essere. Nella collezione di dischi di mio padre non sono mai mancati gli album da etnomusicologo. Brasile, Africa e anche Salento. Ha tutti i dischi di taranta possibili immaginabili, anche i più grezzi e scrausi. Io l&#8217;ho sempre preso in giro per questo. Non credo siano cose che mi abbiano influenzato consciamente. Dev&#8217;essere stato un processo molto più oscuro e subdolo”. </b></p>
<p>La vita ci cambia. Tant’è che, sebbene il disco sembri in linea con label come la Hyperdub, questa volta Andrea non ha voluto scomodare nessuno o mirare altrove:<b> “Non sono un grandissimo fan di Hyperdub. Mi piace ma non è un mio punto di riferimento. Sono altre le label che seguo con interesse: Stones Throw, Soundway, Brainfeeder, Friends Of Friend, Enchufada. Sinceramente non mi sono proprio sforzato di mandare il materiale in giro. Sapevo già con chi lavorare ed ero sereno così”. </b>Si potrebbe addirittura parlare di disco della maturità. “<b>Una parte di me sta vivendo ancora i tumulti post-adolescenziale, mentre il resto è tutto più a fuoco. Sono indubbiamente una persona più sicura e forse questo aspetto ha finito per influenzare anche le ultime produzioni”. </b>E difatti ci si trova difronte a pezzi che hanno un valore ossimoro: si muovono verso il clubbing pur essendo strutturati per star comodi in salone, si allineano al pop anche se guardano ben altre profondità emotive e spigolose. “<b>Indubbiamente è un album d&#8217;ascolto, anche se molte persone mi scrivono per dirmi che adorano ballare Brasilia e Quad boogie. La scaletta è costruita appositamente per dare l&#8217;idea di viaggio. La costante è la notte, ma gli scenari e i panorami cambiano di continuo”. </b></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/FGs57y4nA_Y" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Sarà per queste tinte equatoriali e sudate quanto votate alla tintarella di luna magari, ma questo safari si impregna di dionisiaci romanticismi e profumi di intimità tra corpi. È un album che si intinge di sesso. “<b>La musica etnica, i rituali, i suoni animaleschi amplificano questa tua sensazione. Sexy è un aggettivo che adoro”. </b></p>
<p>E qui si arriva al fulcro. Alla base di tutto c’è una ricerca delle radici, una visceralità dalle movenze animalesche che richiama l’istinto, la terra, il sangue, l’Africa, la prateria e il deserto, gli altipiani sudamericani e le coste dell’Australia. Lo ha fatto apposta. Ma come: usando strumenti etnici o affidandosi alla sua fida fede nei tempi moderni e cibernetici? “<b>Un mix delle due cose. Non volevo fare un disco di musica tribale e neppure uno di elettronica. Ecco perché anche in fase di produzione ho voluto mischiare le fonti sonore”. </b>Non bisogna tapparsi gli occhi però: questa inflessione verso i richiami world e la global-bass è una questione che sta diventando un nuovo trend. “<b>Assolutamente no: non credo sia ancora universalmente riconosciuto come di moda, come lo è stata la dubstep per esempio. È comunque qualcosa di nicchia. Certo, molti siti di settore ne stanno parlando e la cosa non può che farmi piacere”. </b></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/ZeFn4Q1BCX0" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Eppure di fianco a lui si muove una schiera di adepti, anche qui in Italia, che si allineano e fantasticano, tra circuiti e manopole, scegliendo proprio questa direzione. “<b>Con Clap! Clap! e Khalab oltre agli aspetti puramente artistici c&#8217;è un&#8217;amicizia vera che va avanti da anni ormai. È come se fossero di famiglia per me. Ma in Italia non siamo gli unici a trattare questa materia. Ribongia, Milangeles, Ckrono &amp; Slesh è da un pezzo che stanno spingendo il concetto di &#8220;global-bass&#8221;. Ora anche Go Dugong e Capibara stanno mutando il loro suono. Sono in buonissima compagnia insomma”. </b>Tutti ragazzetti a modo tra l’altro. Tant’è che sembra quasi che stiano componendo hit per quelle feste pericolose, nel sud del mondo, dove avrebbero paura ad andare. “<b>Ahahaha penso che abbia ragione. In fondo siamo solo degli occidentali che fanno musica sulla base di suggestioni, di viaggi mentali, di foto e video catturati sul web. Siamo dei fottuti impostori! Se io facessi veramente un safari notturno stai tranquillo che mi ritroverebbero nella savana sbranato da qualche felino”. </b></p>
<p>L’onestà è la qualità che più si apprezza in un artista. Perché di artista si tratta. Come definire altrimenti Popuolus o Andrea? “<b>Andrea Mangia è un nomade alla costante ricerca della sua vera identità. Populous è un poliedrico musicista alla costante ricerca dell&#8217;elemento di novità”. </b>Fatta questa distinzione, c’è da chiarire se la tendenza ad appropriarsi della musica africana sia un emulazione o un ennesimo colonialismo. “<b>Entrambe le cose, ma non userei il termine colonizzatore: perché lo reputo inopportuno in questi contesti: stiamo solo facendo musica”.  </b>Ecco la verità. Ecco la base di tutta questa vicenda che riesce a fare il giro del mondo e tornare ad adagiarsi sotto un ulivo, sulle rive dell’est Europa.<b> </b></p>
<p><iframe src="//www.youtube.com/embed/MZpxNl6WFn4" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Inutile tentare di spiegare troppe cose che restano legate all’istinto e alla voglia di rimettersi in discussione. Alla fine, sebbene si possa declinare ogni pezzo di questa storia in mille direzioni cangianti, non è altro che pop. Splendida e complicatissima popular music. “<b>Non avevo mai considerato il pop come modello espressivo. Ma alcuni miei amici e collaboratori (come Giorgio Tuma e Matilde Davoli) mi hanno pian piano educato. Ascoltare e studiare Nick Drake, Beatles, Antonio Carlos Jobim, Stereolab (solo per citare i primi che mi vengono in mente) è un punto di non ritorno. Ne sono rimasto folgorato e nel mio piccolo provo anch&#8217;io a scrivere qualcosa che abbia un retrogusto pop. Naturalmente cerco di farlo deragliare sui miei binari. Non sempre ci riesco, ma quando accade sono molto contento del risultato”. </b></p>
<p>Ce l’ha fatta invece. E il mondo intero se ne sta accorgendo. Il tutto seguendo semplicemente l’istinto e il desiderio. Non c’è un motivo preciso per il quale si scelga di comporre un disco, o meglio, in questo caso, un album addirittura concettuale. “<b>Non è una cosa che possa facilmente essere spiegata. Anch&#8217;io mi sono fatto più volte questa domanda, ma non ho mai avuto risposte soddisfacenti. Accade e basta”. </b>È un viaggio verso se stessi che poi, una volta sgorgato fuori, straripa fino a bagnare la vita di altre persone, contaminandole, impregnandole, o semplicemente sfiorando le loro vite. Un sogno che diventa realtà o che almeno ci prova. E poi? Cosa succederà dopo? Quale sarà il prossimo sogno? Quale ennesima condivisione ci attende nel magico mondo di Andrea? “<b>Sarò il direttore di sala del mio ristorante e voi naturalmente sarete a cena da me”. </b>Del resto la cucina non è mai andata così di moda…</p>
<p align="right">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Go Dugong live al Macro (Roma) alla ricerca di Toni Manero</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2014 09:51:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2157" alt="godugong" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/godugong.jpg" width="900" height="600" />Ma Toni Manero Baleari? In quel rituale febbrile del sabato sera continuano a crearsi fraintendimenti. Persi nel ghiaccio e limone, con l’ausilio di qualche cannuccia, è facile smarrire la club-culture e scambiare il gin con l’acqua tonica<span id="more-2156"></span>, la dance con il fitness, il palco con la realtà. Tipo: l’hip hop è roba da disco o no? Lasciando stare il twerking da cinquanta centesimi (da leggersi 50 Cent In The Club) e tornando finanche al 1979 (che anno!) pare di sì. Però, mentre Go Dugong, al Macro di Roma, pigia i tasti del suo live per cercare il futuro, qualcuno sta ancora cercando lo Studio 54, o peggio ancora Ibiza 1999,  nel fondo di un bicchiere.</p>
<p>“Facci ballare”, sussurra una ventenne Shirley Temple al nostro eroe, salendo coattivamente sul palco come una Giovanna d’alcol rivoluzionaria intenta nella liberazione del dancefloor. I genitori l’hanno educata maluccio. Ma se i più si stanno comunque divertendo, c’è bisogno di comprendere le minoranze. “Io sto facendo un live, non un djset”, si difende al microfono l’artista, col sorriso di chi, forse uno dei pochi, sa esattamente dove si trova e perché. “Dovresti strutturare due tipi di set: uno classico e uno più tarato per situazioni come questa”, gli ammonisce dolcemente un amico esperto del settore. Ma Go Dugong non ha dubbi: “A me di fare cose che non sono legate al mio modo di esprimermi non me ne frega un cazzo”. Si potrebbe concludere che vissero tutti felici e contenti, anche perché la consolle ricomincia col tunz tunz e chi è lì per ascoltare le direzioni possibili di quello che potemmo chiamare il futuro dell’hip hop è dunque libero di tornare a casa, soddisfatto, ben dopo le 2 di notte tra l’altro. Eppure c’è da dire altro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2158" alt="godugong2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/godugong2.jpg" width="900" height="600" /></p>
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<p>C’è da sottolineare come lo show sia un miscuglio di cose carioca, bum bap, africanismi e bass music inglese. C’è da anticipare che il nuovo album sarà una bomba. Ma per la deflagrazione ci vorrà del tempo: lo chiariscono a voce non sempre limpida le casse, spesso costrette a mandar fuori equalizzazioni ancora approssimative. Perché i musicisti da cameretta a volte non bastano e c’è necessità di uscire di casa e recarsi in studio. Cosa che il buon Go Dugong sta facendo a rilento, in scorribande fruttuose assieme a quelli di Fresh Yo. È tutto un work in progress talmente ruvido da allinearsi elettronicamente alla tradizione sgualcita del rock’roll puro. Levigherà anche il live, anzi il concerto: ricco di sali e scendi a livello di bpm quanto di spunti che rendono magica e tribale l’atmosfera. Al momento c’è bisogno di andare da Pinky, lì al bar, e prendere una bottiglietta di acqua liscia per mandare giù il tutto. Dà fastidio vedere qualcuno che potrebbe salvare l’evoluzione dell’hip hop nostrano e da cui, invece, si pretende che si trasformi in Coccoluto. Dà fastidio assai.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2159" alt="godugong3" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/12/godugong3.jpg" width="900" height="600" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che poi Toni Manero Baleari dov’è? Si limitano tutti ad ondeggiare, senza alcuna mossa segreta o evoluzione aerea degna di strabiliare il sabato e far salire la febbre. Ghiaccio, limone, cannucce e quell’arroganza puerile giusta e sbagliata quanto m2o o mdma oppure semplicemente mhmh.  I tempi cambiano ma quelli che non sanno tenere il passo, paradossalmente, hanno 20 anni o poco più. Si prendessero i miei peli bianchi, almeno farebbero un figurone sotto i neon viola.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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		<title>Jungle live a Milano: ecco il report</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 16:02:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Di cazzate se ne sentono tante. La prima, dopo gli inconvenienti tecnici al C2C, è che i Jungle ...<a href="https://www.2bepop.it/jungle-live-milano-report/" class="read-more">Continue Reading</a></p><p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it/jungle-live-milano-report/">Jungle live a Milano: ecco il report</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.2bepop.it">2bePOP</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2147" alt="jungle2" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/11/jungle2.jpg" width="640" height="608" />Di cazzate se ne sentono tante. La prima, dopo gli inconvenienti tecnici al C2C, è che i Jungle siano una fregatura. Niente di più sbagliato. Ma procediamo per ordine. La seconda fesseria è descrivere la band come intenta a seguire il trend lanciato da James Blake. Insomma, per questi e altri 5 motivi non aver visto il loro live al Magnolia di Milano è uno di quei peccati da confessare al mondo o almeno ad un prete, dipende dai credo<span id="more-2146"></span>. Di restare a barzotto capita a tutti. Ma questo vuol solo dire che la data meneghina del più giovanile fenomeno soul-funk britannico dell’anno può essere considerata la sua vera prima volta italiana. Certo, se avessero fatto un centro perfetto anche a Torino, durante il festival dancereccio più importante dello Scarpone, ne avrebbero guadagnato un po’ tutti: dal pubblico, ai promoter, ai protagonisti. Ma è un po’ come se un giovane sacerdote si emozionasse celebrando messa a San Pietro e fosse invece molto più convincente nella sua parrocchia di periferia. Perché questa metafora? Semplice: i Jungle sono i cultori di una tradizione antica, di un culto che in Uk non ha mai smesso di idolatrare il northernsoul e che ha necessità di coniugarsi al presente. Loro sono qui per questo.</p>
<p>Nel nome portano un’altra sfaccettatura del sound inglese, ma di natura diversissima. Non c’è quasi nulla che richiami al drum’n’bass, sebbene la sezione ritmica sia esemplare e inattaccabile e l’elettronica  sussurrata quanto basilare. Senza contare un percussionista al quale è dato il compito di portare ben oltre i brani del disco d’esordio e di spingere il live ben oltre i connotati propri all’era delle quantizzazioni da studio.</p>
<p>La cosa migliore? Quattro voci che intonano all’unisono, senza controcanti, canzoni che accendono i cuori. Ed anche quando si urla in faccia il ritornello di Drop ad un amore che potrebbe essere gli sgoccioli, ecco spuntare la passione già al pezzo successivo. Il tema portante è proprio il cardioritmo, l’infatuazione, le lenzuola sudate, i diari segreti da far diventare plateali. Tutte peculiarità del soul e di un’adolescenza che appartiene, a rigor’ d’anagrafe a J &amp; T, intestatari del progetto, come a tutti noi, senza vincoli d’età o di cicatrici non rimarginate intorno alla aorta. Dolcissimi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2148" alt="jungle4" src="http://www.2bepop.it/wp-content/uploads/2014/11/jungle4.jpg" width="640" height="631" /></p>
<p>Come suona il tutto? Come un romanzo in fieri da raccontare ad un’intervistatrice sconosciuta. Una di quelle con la fascia di lana in testa e lo smartphone in mano, seguendo il dress-code della serata. Ma, andando nello specifico e lasciando in ombra mood e testi, è come se gli Lcd Sounsystem suonassero Kool And The Gang e non viceversa. Finezze contemporanee. E se proprio si vuole chiamare in causa James Blake lo si può fare sottolineando l’unica cosa che lo accomuna a loro: decisamente molto meglio in versione live che su disco. La cosa è indiscutibile.  Niente jazz però: un sudatissimo funk che riempie l’aria di vibre in bilico tra i 70 e gli anni zero, confidando nella contemporaneità, ma senza seguire i trend. Ok, l’hype c’è eccome. Nonostante in città pare non ci sia una locandina, il posto è pieno. E poi tutte le manovre della band: l’anonimato di J &amp; T, oggi finalmente ormai noti come Tom McFarland e Josh Lloyd-Watson, amici d’infanzia e dirimpettai, che hanno giocato col mistero fino all’uscita dell’album per poi dichiarare che la band è un collettivo aperto. Senza contare che già dai prezzi delle t-shirt e dalla scelta di fabbricare pure un giubbotto apposito si intuisce quanto per loro l’immagine sia importante. Difatti, anche la scenografia, con il logo imperante e luci a scaldarne i tratti, la dice lunga su quanto studio ci sia dietro.</p>
<p>Il gruppo è coeso, non solo su questo, e delizia. Se c’è un difetto è proprio l’eccessiva coerenza: nessun picco di genialità fuori dalle righe tracciate dai brani, a parte le fantasiose percussioni che spingono la performance quasi una ventina di minuti oltre la durata del disco. I giovinastri se la cavano e ottengono tutto l’amore che seminano intorno. Avere 20 anni e portare a casa una vittoria come questa è una cosa rara da queste parti. Sebbene a casa loro sia diverso, qui si è giovani a 40 anni e i loro coetanei se la prendono comoda quindi. Eppure in tanti si sono scomodati a farsi km per ballare sulle note del cuore. Ed è bastato il sorriso del corista emulo di Roger Nelson (in arte Prince) per lasciarsi andare a movimenti che richiamano Don Lurio e gli anni 70. Tutto il resto è amore molto contemporaneo. Non raccontiamoci altre cazzate.</p>
<p style="text-align: right;">Stefano Cuzzocrea</p>
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