Banksy, New York, l’intervista, la pizza, Napoli e la Garbatella

di 2bePOP - 9 ottobre 2013

bansky eastsideC’è chi sogna la fama. C’è chi sogna New York. E c’è un tizio che rifiuta gran parte del suo successo e investe di tasca propria per mantenere l’anonimato, mentre si dedica ad una nuova missione per contribuire a cambiare il volto della Grande Mela. “Forse dovrei essere da qualche altra parte di più rilevante  come Pechino o Mosca  ma lì la pizza non è buona”, risponde Banksy interrogato sul perché abbia intrapreso questa sua iniziativa americana. Si intitola “Meglio fuori che dentro” l’intento del nome più rilevante della street art mondiale ed è incentrato sulla realizzazione di tante opere d’arte quanti sono i giorni di questo ottobre, scegliendo i muri di New York come tela e la soddisfazione personale come unica remunerazione.

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Pare che il misterioso, e quotatissimo, writer inglese si sia addentrato tra i vicoli della città, per mantenere il proprio, celebrato e ricercato, anonimato: “Si tratta di un posto pieno di nascondigli”, risponde al Village Voice, ovviamente tramite un meccanismo di dialogo strano: una casella vocale. Un’occasione rara. Non si concede quasi mai alle interviste. Non ha voluto neppure avere una corrispondenza via email per quanto è paranoico sulla privacy. È geloso della sua identità e fedele all’idea che i graffiti siano un crimine. Non a caso le opere che lo hanno reso una star senza volto sono ispirate  e dettate da un ideale politico assolutamente non nascosto, semmai dissimulato con sarcasmo e ironia, che del resto sono sinonimi di fantasia. Non a caso, anche questo suo tentativo di realizzare un museo a cielo aperto, nel giro di trenta giorni, rientra sempre in una devozione alla realtà che lui stesso, ancora al Voice, spiega così: “Ho iniziato a dipingere per strada  perché era l’unico posto che mi avrebbe dato spazio; “adesso devo continuare a pitturare lì per dimostrare a me stesso che non era un piano cinico . Inoltre così posso anche risparmiare: non dovendo acquistare tele”.

Ha pensato a tutto. Sia da un punto di vista concettuale, sia da quello pratico, senza contare la comunicazione: ha finanche messo online un sito dedicato a questa sua missione americana e predisposto un numero di telefono che spiega ogni singola opera. Il tutto continuando a scorrazzare per le vie di Manhattan e dintorni senza correre il rischio di essere riconosciuto. Mica male per uno che i galleristi di mezzo mondo rincorrono e tentano di vendere. Da questa storia non ricaverà un centesimo, semmai rischierà di essere preso per un vandalo se gli dovesse andare male. E dire che le star hollywoodiane sono arrivate a far scavare i muri per poter portarsi a casa uno dei suoi dipinti nel recente passato.

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Un gran monello ma davvero parecchio coerente. “I graffiti sono una forma d’arte nella quale il gesto è tanto importante almeno quanto il risultato, se non di più” non esita a proclamare sempre sulle colonne della stessa testata americana. L’ispirazione la trova nell’aria che respira in prossimità delle pareti che ha intenzione di colorare. “Il piano è quello di vivere qui, reagire alle cose, vedere le situazioni, percepire gli stimoli verniciarne i loro tratti”, confessa.

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E non si limita a dipingere. Sbeffeggiando i musulmani più agguerriti quanto gli occidentali più creduloni della cospirazione del terrore, giorni fa ha pubblicato questo video.

Ovviamente non tutte le opere di questa sua missione newyorkese avranno la stessa intensità. Lo dice lui stesso: “Alcune saranno piuttosto elaborate, altre saranno solo, che so, uno scarabocchio su un muro gabinetto, ad esempio “. E mentre tutto il mondo si concentra su questo prolifico ottobre di Banksy, qualcuno spera che la passione per la pizza lo porti ad esperienze analoghe qui in Italia. Magari nel quartiere romano della Garbatella, diventato negli ultimi 4 anni una galleria di street art a cielo aperto. Certo, potrebbe preferire nuovamente Napoli: lì, difatti, c’è già stato e, anzi una delle sue due opere partenopee è stata finanche cancellata. Non credo che gli sia dispiaciuto però. Perché? Ogni opera è un bene prezioso che può scomparire durante la notte. Seguendo le modalità della street art più fedele a se stessa non è difficile da comprendere. Anzi, a sentire Banksy, non è difficile neppure essere un artista: “Basta dedicare tutta la propria vita all’arte”.

Stefano Cuzzocrea