Dardust, ricomincio da 7

di Roberto Gentili - 5 giugno 2015

DardustDario Faini, a.k.a.  Dardust, è un altro di quegli artisti che ci piace raccontarvi e presentarvi.

Del resto uno che intitola il brano di apertura del suo disco “Un Nuovo Inizio A Neukölln” non poteva non attirare la nostra attenzione proprio in tema di start e stop, arrivi partenze e ripartenze, inizi e fine.


Infatti, musicista di formazione classica, Dario Faini nei primi anni del 2000 si dedica all’electropop per poi divenire nel tempo  uno degli autori e songwriter pop più richiesti ed apprezzati. A marzo è uscito “7″, primo disco di un progetto che prevede una trilogia ispirata dalle atmosfere e dai suoni di Berlino, Londra e Rekjavjck. L’idea è quella di fondere il minimalismo pianistico di matrice neo classica  ad alcune sonorità elettroniche e rumoristiche tipiche del Nord Europa.

Dardust“Il mio è stato un inizio timido con la musica dance e una band electropop. Parliamo di 15 anni fa, ero in fase di formazione. La scena degli anni novanta, e soprattutto band come Bluvertigo e Subsonica avevano unito l’elettronica al songwriting italiano, hanno  fatto incontrare due mondi diversi ed era impossibile non restarne colpito. Non a caso anche in Dardust c’è un’ unione di due mondi distanti, un tempo si  parlava di canzoni, ora si parla di scrittura minimalista.. quindi forse è stata quella di fine anni 90 la prima radice di questo tipo di atteggiamento ed  ispirazione”

“7″ esce per la indipendente INRI ed Universal. Dopo le presentazioni di rito, la nostra prima considerazione è stata quella legata alle opportunità discografiche e promozionali riservate ad un musicista e paroliere di successo come Faini, che in barba a tutto il mainstream si lancia invece in un progetto che guarda ad un altro mercato e ad un altro pubblico, per quanto poi dall’ascolto estremamente fruibile. 

“Sono approdato ad INRI, grazie al mio editore, Klaus Bonoldi, che ha scoperto varie realtà dal mondo indie. Una volta conosciuto il progetto, abbiamo pensato che INRI e tutti coloro che vi lavorano attorno, soprattutto Pietro Camonchia, fossero perfetti per Dardust. Al momento dell’uscita mi sono chiesto se mi sarei ritagliato uno spazio in qualche ambito con il progetto Dardust. Mi ha sempre attratto il  concetto di bipolarità  quanto meno inteso come  contrasto. Il fatto di avere scritto per degli artisti  pop non significa che io non possa avere l’esigenza e la voglia di produrre  ed ascoltare altra musica. Mi piace il pop, ma tuttavia, tornando al concetto di bipolarità ho anche una mia idea di musica che è sicuramente molto distante da quella. Tuttavia penso che si possano fare bene ambo le cose senza particolari scompensi, l’importante è che la gente non cada nell’equivoco di pensare che tutto sia semplice o frutto di qualcosa nato a tavolino. Credo per altro che il confine tra alcuni generi in Italia si stia sempre di più assottigliando, non è un caso che anche cantautori della scena indie si stiano in qualche modo appassionando alla scrittura e alla composizione per altri colleghi sicuramente più mainstream”.

Dardust“7″ è un lavoro sicuramente autentico ed ispirato. Non aspettatevi un disco con delle sonorità prettamente elettroniche, forse ci sono più archi che beats, ma tuttavia è un lavoro godibilissimo e dalle atmosfere quasi cinematografiche. Per quanto abbia un mood tutt’altro che primaverile o estivo, raccontavamo a Dario di averlo ascoltato su un terrazzo in riva al mare, e di certo aveva reso l’atmosfera ed i colori del tramonto più caldi e suggestivi.

Si è vero, ognuno può ascoltare Dardust facendo quello che vuole, lo faccio anche io. Sicuramente si può parlare di ambient, anche se faccio un po’ di fatica ad immaginarlo. Lounge forse no, anzi certamente no. A me la scuola neoclassica o il minimalismo pianistico alla Einaudi o Allevi così come una certa scena elettronica nord europea singolarmente presi non mi interessano. A me piaceva fondere tra loro alcune cose legate alla scrittura minimalista pianistica ed alcune altre di una parte del mondo elettronico che viene dal nord. Forse questo è stato il primo esperimento, e se qualcosa di simile c’è stata prima in Italia non è stato ribattuto il sentiero. Forse ho avuto la fortuna di essere sempre cresciuto con un certo gusto elettronico e un certo gusto per la scuola classica, o forse nell’ ambiente classico c’è stato un atteggiamento più conservatore e meno aperto ad un certo tipo di contaminazione. Di certo non voglio dire di avere fatto una cosa rivoluzionaria o unica, però di fatto credo avere avuto un atteggiamento moderno partendo dalla contaminazione”.

Ascoltando “7″ non sfugge qualche eco di Sigur Ros o addirittura di Bjork. Ma siamo ancora al capitolo berlinese, ci chiediamo cosa succederà in quello islandese anche se nel mezzo poi ci sarà Londra ed inoltre, perché “7″ e non “tre” ?

Dardust“…Io direi più che altro che esiste una nuova onda che segue questa scena con questi suoni, alcune band li fondono addirittura con le sonorità da club. Bjork ha ancora un pubblico ed un seguito pazzesco,  forse più per le cose legate agli anni 90, alle quali penso stessi facendo riferimento, rispetto alle ultime produzioni. Tuttavia il seguito che questa musica ha fuori dall’Italia non è neanche immaginabile per noi. Devi moltiplicarla almeno per dieci. Non vedo l’ ora di andare a Reykjavic in Islanda, ci sono già stato, ho scritto già delle cose…  l’influenza mi piacerebbe spostarla ancora, renderlo ancora più rarefatto e per questo l’Islanda… sono un patito dei Sigur Ros, di Olafur Arnalds e Nils Frahm. Mi piace variare l’elettronica, e come dicevo prima vorrei fare un cd spostandola verso una cultura più club senza eliminare gli episodi pianistici più intimi. Proverò un incontro più estremo con il drumming beat ed altre sonorità. La sfida è quella di dare ancora più energia sul piano dell’ascolto per poi portarla nei live.

Dardust“7 ” non è un titolo casuale o forse sì. Ci sono stati dei momenti  in cui il 7 ci ossessionava.

 Sette giorni a Berlino, produzione in sette mesi, sette brani, ma non solo. Ad un tratto addentrandoci nella numerologia abbiamo pensato: facciamo 3 dischi, 7 x 3 la perfezione e vai, facciamo la prima parte di Dardust in questa trilogia, che poi sono fanatico di Bowie quindi della trilogia berlinese. Insomma c’erano tanti motivi per fare tre dischi.. che poi ad un certo punto i ragazzi che hanno lavorato in Dardust, dalle letture dei gate degli aeroporti ai binari dei treni, erano tutte col numero  7 ! .. Andai a portare il disco a Milano per la prima volta al mio editore, ero in stazione sul  binario 7 per la carrozza 7  ed il  posto 7D… quindi vabbè chiamiamolo 7 dai, che poi avendo un po’ l’ ambizione di portarlo fuori, il sette era più memorizzabile all’estero per un progetto italiano e quindi via…”

Non è di poco conto evidenziare che la nostra lunga e piacevole conversazione telefonica si è interrotta per ben sette volte…ma vabbè questa è un’altra storia